Sabato 27 aprile 2019 - ore 18

Palazzo Crova, Nizza Monferrato

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Le siepi campestri

di: Mariuccia Cirio, imprenditrice agricola

Ecosistema e ruolo del viticoltore

L’analisi del paesaggio può essere considerata uno degli strumenti che permette anche al viticoltore di accedere ad una maggiore conoscenza del suo fondo ed alla valutazione dei condizionamenti ambientali. L’ambiente non è fatto solo da ciò che si percepisce direttamente, ma anche da un insieme di relazioni che legano tra loro diversi elementi e dalla loro evoluzione nel tempo. L’ecosistema è il modello più completo e operativo per riconoscere le conseguenze delle azioni antropiche sul mondo esterno.

L‘ecologia classica definisce l´Ecosistema come unità che include tutti gli organismi che vivono insieme in una data area, interagenti con l’ambiente fisico, in modo tale che un flusso di energia porta ad una ben definita struttura biotica e ad una ciclizzazione dei materiali tra viventi e non viventi all’interno del sistema.

Il sistema dei coltivi si può definire, quindi, come un agroecosistema„ cioè un ecosistema trasformato dall’agricoltura ai fini economici. E’ un complesso di sistemi naturali ed antropici interagenti, la cui qualità è influenzata, positivamente o negativamente, dalle modalità di gestione; non è in grado di automantenersi, e la sua esistenza dipende dall’attività antropica. Gli agroecosistemi sono soggetti ad una rapida evoluzione, perché negli anni i sistemi di coltura della vite sono molto cambiati.

Il valore ecologico delle siepi

Si possono tuttavia ancora evidenziare quegli elementi sedimentati riconducibili a permanenze di sistemi organizzativi dei coltivi tradizionali o ad elementi ecologico-ambientali in proporzione variabile da zona a zona. Si tratta di forme di sistemazione del terreno, di gestione della naturalità residua, di elementi di connessione e di appoggio per gli scambi tra gli ambienti seminaturali e i sistemi colturali che  formano un mosaico ambientalmente più sostenibile, in grado di mantenere un equilibrio tra gli elementi.

Possiamo fare alcuni esempi: le formazioni lineari arbustive e/o arboree (le cosidettete siepi campestri e i filari), le fasce erbose lungo fossi e ai bordi dei campi (le cosiddette fasce tampone), le scoline per il drenaggio delle acque meteoriche ed i piccoli corsi d’acqua, piccole aree umide, boschetti, macchie arboree e alberi isolati, canneti lenticolari.

Tra questi le siepi campestri costituiscono elementi la cui composizione può essere equiparata per valore ecologico ai boschi, analogamente ai quali possiedono una struttura su più livelli, con un piano  erbaceo, arbustivo e arboreo.

La presenza di una rete di siepi si è dimostrata storicamente un importante mezzo per sostenere livelli soddisfacenti di biodiversità nell’agroecosistema con faune che utilizzano queste aree seminaturali come rifugio e i vicini appezzamenti coltivati come sito di alimentazione. Oggi negli ambiti resi più semplificati ed omogenei dall’azione antropica queste aree si sono sistematicamente eliminate e ridotte per svariati motivi che spaziano dall’occupazione di sempre maggior porzioni di spazio coltivabile grazie alla meccanizzazione, all’eliminazione dell’ombreggiatura, mentre sono lo strumento più efficace per incrementare la biodiversità e sulla loro ricostruzione si basano le principali misure agro ambientali e recentemente, difronte alle minacce del cambiamento climatico anche di condizionamento microclimatico dei fondi.

L’analisi di questi ambienti ha, infatti, rilevato che ad offrire un habitat migliore per la fauna sono le siepi con maggiori lunghezze e larghezze ed  una maggiore diversità vegetale. La continuità della rete di siepi e di filari è importante per offrire agli spostamenti degli animali la sicurezza dai predatori, diventando così una sorta di corridoio biologico per le specie se la densita´per ettaro è adeguata. Un altro elemento che contribuisce ad aumentare il valore naturalistico di siepi e di filari è la presenza, nelle vicinanze, di boschi e macchie boschive e corpi idrici in grado di offrire ulteriori risorse e riparo a numerose specie e da funzionare come punto di appoggio per gli spostamenti.

Paesaggio monoculturale

Nelle zone a maggior vocazione viticola, la moderna gestione agricola ha portato all‘accorpamento progressivo di piccoli appezzamenti in unità di maggiori dimensioni, con conseguente distruzione delle siepi perimetrali e delle fasce boscate esistenti, come anche degli alberi isolati improduttivi, ma elemento essenziale del paesaggio. II paesaggio monoculturale che ne deriva, se da un lato dà una sensazione di ordine e cura per la geometria dei filari, dall’altro rappresenta una banalizzazione ecologica con una maggiore fragilità dell'ecosistema e anche una povertà di specie.

Negli ultimi decenni il coltivatore utilizza di meno certe risorse per l’economia dell’azienda agricola: legna da ardere, piccoli frutti, piante ricche di nettare adatte alla produzione del miele e materiali utili alla costruzione di attrezzi agricoli o di altro uso. Ciò ha comportato l’abbandono delle siepi e quindi l’eliminazione. Per gli agricoltori le siepi e le fasce boscate occupano uno spazio coltivabile, intralciano alcune operazioni agricole come la proiezione di ombra sul campo coltivato adiacente, la presenza di insetti nocivi e di altri parassiti, e, in particolare  i focolai di diffusione della flavescenza dorata.

Le amministrazioni comunali temono l'ingombro visivo lungo strade o l'intasamento dei fossi di scolo. I regolamenti di polizia rurale spesso non riconoscono la funzione delle siepi e permettono per la manutenzione l’uso indiscriminato della trincia. Ma solo un ecosistema ricco può trovare risposte adeguate alle crescite incontrollate.

In ambito urbano si è cominciato a riconoscere l‘importanza del verde urbano in relazione agli effetti dei cambiamenti climatici e all‘inquinamento diffuso, in campagna non è già tutto verde?

Il ruolo della regione Piemonte

Fin dal 1995 la Regione Piemonte ha riconosciuto  l'importanza delle formazioni lineari riguardo alla produzione di un microclima più dolce che attenua gli effetti avversi del gelo, della siccità e dell'umidità del suolo; l'azione di frangivento con una diminuzione della velocità pari al 40-80%; l'impedimento dell'erosione del suolo da parte di aria e acqua; la produzione a medio periodo di ramaglie per riscaldamento ecologico e per cippato da pacciamatura e, a lungo periodo, di legname da opera; la produzione accessoria di frutta secca (noci, nocciole, castagne); in sintesi un riequilibrio biologico. I vantaggi, quindi, superano di molto gli inconveninenti. Il riferimento esplicito alla biodiversità compare negli allegati tecnici del Piano di Tutela delle Acque relativamente alle fasce tampone lungo i corsi d‘acqua e nel PSR 2014-2020  (misura 4, Azione 4.1.1) che favorisce la realizzazione di siepi, filari, aree umide e altri interventi atti a favorire la biodiversità, a migliorare acqua e suolo. Recentemente è stata approvata a larga maggioranza del Consiglio regionale la nuova legge quadro sull‘Agricoltura che nel suo articolato cita queste formazioni a scopo di salvaguardia.

I saperi del mondo agricolo tradizionale

Ma, nonostante la corposa raccolta di materiale tecnico scientifico sulle siepi campestri, queste non sono ancora riconoscute dagli agricoltori e dagli amministratori. Eppure fanno parte di un agroecosistema e devono essere gestite tenendo conto dei loro interscambi con le aree coltivate. Fanno anche parte dei saperi del mondo rurale tradizionale, che potrebbero essere ripresi, come i filari di gelso lungo i prati o di salice che fornivano e forniscono i legacci vegetali, e le Arundo donax, come le canne.

La siepe campestre è, dunque, una formazione ricca di contenuti tecnici e scientifici, tanto da richiedere un approccio multidisciplinare del botanico, dell’ornitologo, dell’entomologo, dell’agronomo, del paesaggista.

Una loro corretta gestione sta nel riconoscere le specie arbustive ed erbacee, le tecniche di impianto, e la manutenzione con regole di buona pratica.

Dobbiamo riappropriarci della bellezza delle piccole cose: della bacca di biancospino, del prugnolo, del fiore della rosa canina, delle elitre dei carabidi, ricordando che quello che facciamo nelle nostre proprietà incide su quelle vicine e funziona bene solo se ha un collegamento ampio a rete ed permeabile. E poi sono elementi apprezzati dai turisti nelle passeggiate, accrescendo la loro conoscenza del rapporto tra colture e biodiversità.


Tags: ambiente, ecosistema, siepi, coltivazioni

 


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