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Il verde urbano e rurale: costo o investimento?

di: Paolo Odone, già Direttore del Verde pubblico di Torino

Festival paesaggio 2018 retro

La parabola del seminatore

Il titolo della prima sessione “Il verde urbano e rurale: costo o investimento?” di questo convegno mi ha portato a riflettere sul Vangelo secondo Luca al capitolo 8, versetti 5 e seguenti, dove è esposta la parabola del seminatore. Credo possa sorgere immediata una domanda: cosa c’entra il Vangelo con il verde, con il tema del convegno? C’entra eccome, il Vangelo è un grande maestro di vita non solo di valenza spirituale, ma anche sociale, politica, economica in termini molto concreti e quotidiani. A ben esaminarli i testi dei quattro Vangeli entrano nella vita reale a pieno titolo, così come altre considerazioni che riguardano l’economia, la giustizia, il lavoro, la politica, la natura, ecc.

Ciò detto, mi preme da subito esporre un quesito: è vero che ogni intervento costa, ma esso può diventare un investimento? La mia risposta è , anzi non solo può ma deve diventare un investimento. E lo diventa se il seminatore fa le cose bene e soprattutto se cura la crescita del seme nei tempi e modi dovuti, sempre che sia una persona responsabile (dal latino res ponderare). Ciò significa che ciascuno deve preoccuparsi non solo di avere idee e avviare iniziative, ma deve essere in grado di assicurarne, attraverso la gestione e la manutenzione, lo sviluppo, la crescita sino al momento di portare frutto. Si richiede quindi ad ogni persona di essere competente nel suo campo e moralmente conscio del suo compito e dei suoi doveri.

Piantare una barbatella di Barbera, seminare un campo di grano, infiorare un’aiuola sono attività che comportano un costo iniziale, ma poi portano frutto se il seminatore è attento a dove sparge il seme, se è in grado di accudirlo e crescerlo fino al momento del raccolto. Se il seminatore si attiene a queste norme, il verde urbano e rurale comportano costi d’avvio che si evolvono in investimenti produttivi.

Come ciò sia possibile ce lo spiegano i tre relatori:  Marco Devecchi illustra come gli investimenti nel verde producano vantaggi sociali, sanitari, culturali, immobiliari,turistici, climatici, ecc. per ognuno dei quali esiste già ampia documentazione in proposito; Massimo Tirone si sofferma su una specifica tipologia di verde, il cosiddetto verde verticale, che riguarda, oltre le pareti e i tetti verdi, le alberate, urbane ed extraurbane, e più in particolare l’albero in città, situazione ben diversa e ben più problematica dell’albero che cresce in campagna o in un bosco;  Ernesto Doglio Cotto infine allarga la nostra attenzione dalla città alla campagna, affrontando un argomento che potrebbe apparire condizionato da cavilli burocratici, volti a complicare più che a semplificare la vita degli agricoltori. L’agronomo, con un paziente ed oculato lavoro, ha esaminato vari documenti di Polizia Rurale e ne propone una lettura applicativa, talora suggerendo buoni consigli per una loro congrua applicazione.  Non dimentichiamo però che le norme di regola sono scritte per agevolare la vita della comunità e, se ognuno le rispetta, alla fine stiamo tutti meglio.     

Le risorse economiche e umane                                                                                                                  

Desidero, quindi, anch’io esternare alcuni miei pensieri sulla materia del convegno, maturati nei 35 anni di lavoro presso il Servizio Giardini e Alberate-Settore Verde Pubblico della città di Torino e che hanno concorso a confermarmi che investire nel verde pubblico e nell’ambiente più in generale, non solo risorse tecniche ed economiche ma soprattutto umane, sono spese proficue e redditizie  sotto molti aspetti.

Per prima cosa sfatiamo un luogo comune, una fake news si direbbe oggi: non è vero che il verde costa e rende poco. Anche a causa di questo falso assioma nei bilanci comunali gli stanziamenti per la gestione e la manutenzione del verde spesso assumono il ruolo di Cenerentola. Riporto in proposito l’esempio di due città tra loro similari per dimensione e ambiente, Torino e Lione in Francia. Lione stanzia quasi il 5% del suo bilancio ordinario per la cura del verde e più in generale dell’ambiente; anche grazie a questo investimento la città ha avuto un rilancio economico, culturale, turistico altamente significativo. Torino ha invece progressivamente ridotte le risorse per la cura del verde da un valore di circa 1,2% del bilancio ordinario di anni addietro al valore attuale dello 0,7%. In valore assoluto nel 2008 a Torino lo stanziamento annuo per la cura del verde era di 6.000.700 euro, nel 2016, a fronte tra l’altro di un incremento delle aree verdi che assommano a circa 22.000.000 mq, lo stanziamento annuo era sceso a 1.800.000 euro.

Per avvalorare l’affermazione che  il costo del verde è un investimento riporto alcuni parametri frutto di studi scientifici, già riportati e verificabili in numerose pubblicazioni e convegni:                                                                                                                                                            

  • Ricadute sul clima: in una zona verde la temperatura può essere di 5°-7° inferiore rispetto a quella che si riscontra all’interno dell’isola di calore che si origina in estate in un’area edificata, povera di verde.
  • La cura del verde opera su un substrato biologico che per conservarsi vitale richiede tempestivi e differenziati interventi manutentivi, assicurando così la garanzia della continuità del posto di lavoro. Inoltre alcune delle operazioni colturali possono essere svolte da persone delle cosiddette fasce deboli o protette, offrendo l’opportunità di lavoro a chi troverebbe difficoltà ad essere inserito in realtà produttive che richiedono specifiche competenze e buona energia fisico-psichica.  Ribadisco e sottolineo  che la cura del verde deve essere per necessità continua e tempestiva, a differenza di altri servizi che l’ente pubblico deve garantire. Se una strada ha l’asfalto un po’ logorato, la stessa continua comunque a svolgere la sua funzione e le auto vi continuano a circolare, magari a velocità ridotta. Se un’aula scolastica ha le pareti da ritinteggiare, vi si può lo stesso continuare a insegnare che 2+2 fa sempre 4 Non così per il verde: se l’albero di nuovo impianto non è irrigato secca e muore; se il prato non viene periodicamente sfalciato diventa un gerbido impraticabile; se le larve del rodilegno non sono combattute l’albero prima o poi crolla a terra; se il vitigno di Barbera non è innestato su piede americano, arriva la fillossera e addio uva e vino; se un’aiuola non viene ripulita dei fiori appassiti non è più bella e presto viene invasa da infestanti e rifiuti. Ricordiamoci cosa diceva il principe Miskin nel romanzo L’Idiota (1867) di Dostoevskij La bellezza salverà il mondo.
  • Il verde è esigenza primaria, indispensabile per vivere. Senza verde non si respira e non si mangia, anche la bistecca è in prima istanza originata dal verde di un prato. Politicamente ciò significa che il cittadino ha diritto a disporre di parchi e giardini (e il dovere di usarne correttamente per sé, per gli altri, per il creato), l’amministratore ha il dovere di costruirli e mantenerli bene (e di conseguenza il diritto a ricandidarsi per essere rieletto).
  • Vantaggi turistici: un verde che associa ai suoi pregi anche valenze culturali, estetiche, storiche, specie se in sinergia con Patrimoni dell’umanità (UNESCO), con residenze e palazzi storici, con gallerie d’arte e musei ricchi di proposte e valori artistici, può concorrere ad attirare folle di turisti con tutti i vantaggi conseguenti.
  • Influenze sul valore immobiliare. Immobili con giardini propri o posti in vicinanza di parchi aumentano il loro valore e spuntano canoni d’affitto superiori. Anche le grandi società industriali, finanziarie, gli studi professionali collocati in contesti ambientali qualificati traggono vantaggi di immagine e pubblicità con ricadute positive sui rispettivi bilanci. Ricordo che anni addietro a Torino i valori degli immobili posti a corona dell’attuale parco Di Vittorio, maturarono in breve tempo un triplice incremento di valore. La prima volta quando fu approvata la deliberazione comunale per la costruzione del parco (precedentemente i terreni erano occupati come deposito delle cassette e dei carrelli dei Mercati Generali ortofrutticoli della città); la seconda volta all’apertura del cantiere; la terza volta a lavori ultimati con l’inaugurazione ufficiale del parco con tanto di taglio del nastro. Sempre in ambito immobiliare non sono da dimenticare i tetti verdi e il verde verticale, che usano le strutture edilizie, quindi senza consumo ulteriore di suolo, come base e supporto per la presenza e crescita della vegetazione. Questa, oltre a contribuire alla valorizzazione dell’immobile, svolge un’importante e benefica azione regolatrice sul microclima dei locali dell’edificio e quindi dei suoi occupanti, residenti o no.
  • Ultimamente ha preso molto sviluppo la presenza di orti in città, sia in piena terra che sui terrazzi e tetti piani e anche sulle pareti verticali. E’ questa una ulteriore opportunità che il verde offre per migliorare l’ambiente e la qualità della vita degli abitanti nelle città, che ormai ammontano, nei nostri paesi, anche oltre il 60% della popolazione di una nazione.
  • Verde e sanità: è questa un’abbinata che da tempo è stata scoperta e che viene sempre più incentivata, soprattutto nella costruzione o ristrutturazione di ospedali. La prossimità e la possibilità di toccare, camminare, respirare, fruire di giardini, fiori, alberi da parte dei pazienti e dei degenti delle case di riposo, di cliniche, sia pubbliche che private, di strutture sanitarie più in generale conducono tra l’altro ad una riduzione della spesa pubblica di questo comparto. Si è riscontrato,  infatti, che i degenti, sia per patologie fisiche che psichiche, recuperano più in fretta lo stato di salute rispetto ai degenti ricoverati in strutture sanitarie obsolete e tradizionali, senza spazi di socializzazione e di aree verdi attrezzate.

Prospettive di lungo termine

Tutto ciò, e altro ancora che potrebbe aggiungersi, portano ancora una volta a concludere che le spese per il verde sono spese utili, in grado di generare investimenti e profitti non solo strettamente economici. Ma occorre essere buoni seminatori e lasciarsi sedurre da ampie visioni e prospettive anche di lungo termine (quanti anni impiega un bosco per diventare maturo?), per individuare le persone, gli obiettivi, i tempi, le priorità, le verifiche, le risorse e così raccogliere a suo tempo i frutti e ripagare il costo iniziale dell’investimento.

Il primo investimento è sulle persone, senza queste né i soldi né la tecnologia sono in grado di fruttificare. Persone che devono essere: ► politiche, nel senso etimologico della polis, della comunità.  Quindi le persone politiche non sono necessariamente quelle iscritte ad un partito, ma quelle attente al bene comune, alla collettività, cioè disposte a servire, a essere utili e interessate al bene comune, agli altri prima che a loro stesse; ► professionali, preparate nel loro campo e impegnati ad aggiornarsi per offrire un servizio sempre più adeguato e rispondente alle nuove realtà ed aspettative della polis; ► colte, non solo nel campo specifico, in questa sede, del verde urbano e rurale, ma perché ricche di una solida base culturale allargata ai diversi aspetti dello scibile umano che, attraverso la conoscenza del pregresso, ci aiuta a comprendere il presente per costruire il futuro. E’ con una lettura intelligente (dal latino intus legere) della storia, della società che si può dare risposta alle aspettative, alle  esigenze in continua dinamica evolutiva dell’oggi dei cittadini; ► collaborative, aperte e disponibili ai suggerimenti, alle critiche, ai plausi che, con segnali diversi, i fruitori del verde pubblico trasmettono ai gestori di questo servizio.

Un esempio di costruttiva collaborazione l’impariamo guardando a noi stessi e a quanto ci sta attorno. Il cuore spinge il sangue, le arterie e le vene lo distribuiscono e il fegato lo purifica prima di restituirlo al cuore. Attraverso queste sinergie collaborative l’individuo, con i suoi miliardi di cellule, vive grazie all’attività integrata dei singoli organi. Analogamente gli scambi tra suolo, radici, tronco, rami, foglie, vasi conduttori, acqua, sole consentono al seme di germogliare, crescere, fruttificare, riprodursi e perpetuare la vita. Collaborazione che si estrinseca anche nella società umana (anche se non sempre in modo equo), dove c’è chi cura i giardini, chi i malati, chi insegna, chi fa il vigile e così via: se ognuno assolve bene il suo compito stiamo tutti bene, felici e contenti, altrimenti….;

► Last but not least, persone religiose, non perché recitano il Padre nostro e l’Ave Maria (nulla di male, anzi…), ma perché, rifacendosi ancora al latino (res ligare), sono persone che assommando in sé le caratteristiche sopra elencate, sono capaci di giovare agli altri, all’ambiente e, nel contempo, a se stesse, realizzandosi come soggetti completi e gioiosi. Se saremo in grado di divenire persone “religiose”- nell’accezione latina- sapremo scoprire il terreno buono, distribuiremo il seme nel modo e nel tempo dovuti (il grano a settembre-ottobre, i bulbi di tulipano a ottobre-novembre) così che al momento giusto (aprile per i tulipani e giugno per il grano) raccoglieremo il frutto del lavoro nostro e della natura. Impariamo anche a sognare come suggerisce un canto brasiliano: se si sogna da soli, / il sogno resta tale; / se si sogna insieme, / il sogno diventa realtà.                                                                                                                                                                                                                                                                              

Mi accorgo che sta diventando assai lunga la mia riflessione, ma le cose da dire e la carica emotiva che mi suscita sempre il tema del verde pubblico, mi coinvolgono anche visceralmente e mi spronano a trasmettere ad altri quanto di bello, di positivo, di gioioso, di costruttivo è stata la mia vita lavorativa, anche se non sono mancati temporali e grandinate, che possono però divenire momenti di riesame e ristrutturazione.

Proposta di Servizio civile obbligatorio

Prima di tirare le conclusioni e restando in tema, voglio ancora esporre una mia idea che da anni mi frulla in testa. L’ho esposta in varie occasioni e sedi, per scritto e oralmente, ma non ho mai avuto un riscontro consequenziale operativo, al di là delle solite frasi di rito, di sostegno ed elogiative. Provo anche in questa sede ad esporre l’idea di attivare per legge un Servizio Civile Obbligatorio perché la proposta è indirizzata ai giovani. Il Servizio dovrebbe coinvolgere tutti i giovani, ragazze e ragazzi, seminaristi, educande, disabili (compatibilmente al grado di infermità), detenuti, immigrati.

L’idea non è una novità. Romano Prodi, già Presidente del Consiglio dei Ministri, scriveva:”… in un paese in cui non solo il bilancio dello Stato è in dissesto ma la conservazione dei beni pubblici è miserevole e la cultura della manutenzione delle cose di proprietà comune è del tutto assente… Si pone perciò la necessità di organizzare un servizio civile obbligatorio  (per maschi e femmine)che abbia tre obiettivi fondamentali”. (come si vede nihil novi sub sole). “Il primo è quello di rimediare (almeno parzialmente) alle mancanze nella preparazione culturale, scolastica e professionale dei giovani stessi. Il secondo è quello di provvedere ai miglioramenti ed alla manutenzione dell’aspetto fisico dell’Italia (boschi, città, giardini, eccetera). Il terzo è quello di aiutare ed assistere la parte più debole della popolazione” (da Micromega, n.4/94). Oggigiorno mi pare che anche il vice Primo Ministro, Matteo Salvini, abbia accennato a potenziare il Servizio Civile, senza però connotarlo come obbligatorio.                     

Perché il Servizio Civile Obbligatorio? Numerose possono essere le motivazioni per sostenere tale proposta, con considerazioni che spaziano dal sociale all’economico, al professionale, all’estetico, ecc. A monte una premessa: da tempo si assiste ad un progressivo e diffuso degrado e abbandono del territorio, dell’ambiente, urbano e non,che comporta elevati costi e danni a persone e cose. Molte possono essere le cause di questo degrado come ampiamente documentato da tanti profeti, troppo spesso inascoltati e da una eccessiva fiducia nella tecnologia a scapito del rispetto delle esigenze e dei tempi della natura. A ciò si aggiunga ancora la scarsa attenzione prestata alla manutenzione nei confronti di progettazione ed esecuzione delle nuove opere. La manutenzione deve considerarsi esigenza prioritaria per godere e fruire di un bene, come più sopra illustrato. La carente manutenzione e il poco rispetto delle leggi naturali sono tra le cause primarie delle morie delle alberate urbane per l’alterazione della stazione di impianto a livello ipo- ed epigeo; lo stesso vale per le alluvioni, con la cementificazione delle sponde dei corsi d’acqua e per la mancata pulizia degli alvei; le stesse motivazioni possono spiegare in parte il manifestarsi di incendi boschivi, favoriti dalla mancata pulizia dei boschi e dall’incuria in cui è lasciato il territorio.

L’attivazione del Servizio Civile Obbligatorio potrebbe ridurre il manifestarsi dei suddetti danni, con salvaguardia di persone e cose; economicamente credo che il costo del Servizio Civile Obbligatorio, con l’attivazione del quale si dovrebbero ridurre i danni sociali e ambientali, risulterebbe monetariamente vantaggioso rispetto al costo che quegli eventi dannosi comportano. Ma non è solo una valutazione economica che può motivare l’instaurarsi del Servizio Civile Obbligatorio, altre considerazioni, ricordate dallo stesso Prodi, ne possono sostenere e perorare l’attivazione. I giovani coinvolti vi possono maturare una cultura sociale, oggi molto carente, con il coinvolgimento e la partecipazione alla cura del bene comune; possono acquisire competenze professionali specifiche e diversificate utili per il futuro inserimento nel mondo del lavoro; possono ampliare la loro cultura nel confronto con persone e realtà eterogenee; possono aprire il loro animo e la loro coscienza alla scoperta che c’è più gioia e più vita nel dare che nel ricevere, sperimentando la bellezza nello scambio e nell’incontro con chi ci circonda e con il creato che ci ospita.

Insomma, il Servizio Civile Obbligatorio, se ben gestito, può diventare scuola di vita e rendere coscienti che la crescita (nel suo significato più ampio) di un paese non può essere misurato sul PIL conteggiato solo in chiave monetaria, ma deve prendere in considerazione anche parametri morali (dal latino mos, cioè costumi, modi di vivere corretti), derivanti dalla formazione e l’educazione di persone capaci e responsabili, lo ripeto ancora una volta, verso sé stessi, gli altri, la storia, il creato. Valga in proposito quanto scriveva Luigi Einaudi, primo Presidente della Repubblica Italiana: “Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada, la quale non può che condurre al precipizio. Il problema economico è l’aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale” (da Economia di concorrenza e capitalismo storico, 1942).                                                                                                            

Si scoprirà così che più che al ben-avere occorre puntare al ben-essere e su questo tema, su questa sfida la scuola può giocare un ruolo importante.

Concludo con un richiamo al mio incipit: cerchiamo di essere un buon terreno, dove il seme possa germinare, crescere, portare frutto con la partecipazione e la collaborazione di quanti e di quanto ci sta attorno, rispettando i tempi per maturare e valorizzando le competenze di tutti. Ricordiamo che Dio stesso ha fatto squadra, prima al suo interno con la Trinità e poi con l’uomo; abbiamo anche presente che nella staffetta non vince la gara chi taglia per primo il traguardo ma la squadra nel suo insieme, se ognuno ha dato il suo contributo per conseguire la vittoria. La gara della staffetta è in un certo senso richiamato anche nel Vangelo di Giovanni (4, 37-38), chi crede può andarlo a leggere.

Tags: Festival del paesaggio agrario

 


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