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RESOCONTO DELLA TAVOLA ROTONDA 17 OTTOBRE “I servizi per lo sviluppo sociale e economico dei paesi”

di: Laurana Lajologli

La XII edizione del Festival del paesaggio agrario ha come tema lo sviluppo delle comunità rurali, prendendo spunto dai seguenti obiettivi del Piano di sviluppo rurale 2021-2026 dell’Unione Europea:

1) rafforzare il tessuto socioeconomico delle aree rurali: giovani, bio-economia, inclusione sociale;

2) tutela dell’ambiente e azione per il clima;

3) sicurezza alimentare, ricerca, tecnologia e digitalizzazione.

Quindi l’incontro sui servizi necessari dei paesi del 17 ottobre risulta centrale per la definizione di una linea di lettura dell’attuale situazione sociale ed economica del territorio.

I piccoli comuni con meno di 1000 abitanti in Italia sono circa 2000 e governano 1,3% del territorio, in Piemonte sono circa 600 su 1200 totali della Regione, rappresentano il 7% della popolazione ma governano il 41% della superficie del territorio regionale. Il 15% dei piccoli comuni quindi è in Piemonte, un terzo dei piccoli comuni italiani, una realtà da considerare da parte della Regione e dello Stato.

I sindaci dei piccoli comuni hanno grandi responsabilità di monitoraggio e di governo del territorio, indispensabile per la tutela del territorio e del paesaggio. Ma con lo spopolamento iniziato dagli anni Trenta del secolo scorso e la sottovalutazione politica ed amministrativa delle loro funzioni rende molto difficile il loro compito.

La tavola rotonda, coordinata da Beppe Rovera e Laurana Lajolo, è stato aperta dalla proiezione del video Davide Lajolo “Vinchio è il mio nido.

Il primo intervento è stato del presidente della Provincia di Asti Paolo Lanfranco, che ha ricordato come il territorio sia formato da piccole comunità, che avrebbero bisogno di un’istituzione di area vasta in grado di programmare e dare corso a finanziamenti ai piccoli comuni. Il presidente si è detto contrario alla fusione di Comuni, ciascuno dei quali ha una propria identità che va salvaguardata, ma ha auspicato che le Province siano riattivate nelle loro funzioni con relativi finanziamenti così da svolgere efficacemente il coordinamento tra gli enti locali. A questo proposito sarebbe anche utile ritornare alle elezioni dirette degli amministratori provinciali per dare maggiore rappresentatività.

Attualmente, con la pandemia, alle Province è stata affidata la cabina di regia per le RSA, da considerare non solo poli assistenziali ma anche sanitari, ma l’ente è privo di effettivi poteri di gestione.

Lanfranco ha quindi posto l’accento sulla divisione del territorio provinciale in due zone quella del Nord Astigiano in una fase difficile e quella del Sud beneficiata dagli effetti della produzione vinicola e dall’Unesco, che necessitano di interventi diversi. Ha rilevato come Asti abbia perso il suo contatto con il territorio provinciale e come debba invece di nuovo diventare capoluogo baricentro.

Problemi molto urgenti sono le ferrovie secondarie che vanno riattivate e in particolare il collegamento veloce Asti-Chivasso, che sarà snodo dell’alta velocità in direzione Milano, le connessioni telematiche con la fibra ottica da estendere, riconoscere il servizio idrico come fondamentale.

Il presidente considera strategica la collocazione geografica dell’Astigiano e ha richiesto alla Fondazione CRA e alla Banca CRA, sull’esempio degli enti omologhi di Cuneo un patto di collaborazione per il piano di sviluppo strategico decennale. (vd. www.fondazionecrc.it/pianosviluppostrategicoCuneo2029).

Gianluca Forno, sindaco di Baldichieri e vicepresidente Anci in rappresentanza dei piccoli comuni, ha sottolineato come l’Anci ha più volte richiamato nei suoi documenti (vd. “Agenda Controesodo”, “Documento dei piccoli Comuni”) come la periferia debba diventare più centrale, perché oggi è colpita da uno spopolamento che sfiora il 50% e deve invece tornare attrattiva. La pandemia pone altri limiti allo sviluppo delle aree interne e dei piccoli paesi, soprattutto di quelli che non hanno collegamenti telematici efficienti e che vengono privati di servizi come lo sportello bancario e le Poste. E nell’erogazione dei servizi sul territorio è importantissimo il ruolo della Provincia come ente intermedio tra piccoli comuni e Regione.

In alcune zone c’è una ricchezza del territorio da sfruttare e in altre è necessaria una nuova politica di industrializzazione e di infrastrutture, mentre gli apparati burocratici non sono spesso adeguati alle necessità di organizzazione e di spesa. Sarebbe fondamentale avere un piano regolatore provinciale per riequilibrare le diverse aree territoriali.

Forno ha anche chiesto che le risorse straordinarie vengano impiegate sul territorio con la partecipazione dei sindaci alle scelte degli interventi da fare. Ha quindi concluso rilevando un allontanamento dei giovani dalla politica e quindi diventa difficile il reclutamento di nuovi amministratori e ha posto il problema dell’esiguo compenso dei sindaci dei piccoli comuni.

Marco Lovisolo, assessore del Comune di Nizza Monf.to e della Giunta provinciale, è intervenuto per porre la questione dell’Ospedale della Valle Belbo, ancora oggi non risolta con una decisione definitiva della Regione, della mancanza della fibra ottica e di altri servizi essenziali per gli abitanti, situazioni che mettono in crisi gli stessi risultati ottenuti con lo sviluppo del turismo del sito Unesco.

Il prof. Vincenzo Gerbi, presidente della conferenza d’Ambito 5 ha illustrato la situazione del servizio idrico, che coinvolge 153 comuni di tre province Asti, Alessandria e Torino con una popolazione complessiva di 210.000 abitanti su una superficie di 2033 kmq. Sono quattro i consorzi gestori e un comune rimasto autonomo e le tariffe sono differenziate a seconda dei consorzi. Gli acquedotti hanno una scarsa redditività e i tubi di proprietà pubblica sono vecchi e soggetti a rotture.

Si sono comunque fatti investimenti importanti e ora l’acquedotto di Cantarana fornisce acqua al basso Astigiano, ma è evidente che serve una razionalizzazione giungendo a un unico gestore entro il 2030 e le prospettive possono essere interessanti. Uno degli attuali gestori è l’Asp, che ha una componente privata, mentre gli altri tre sono consorzi di comuni, quindi la decisione deve sciogliere i nodi del rapporto tra pubblico e privato. Gerbi ha auspicato una progettualità dei sindaci sugli investimenti futuri per mantenere la gestione pubblica delle fonti e della distribuzione, trattando anche con le banche. In mancanza di decisioni tempestive, il servizio potrebbe essere privatizzato con un gestore esterno al territorio.

Gianfranco Comaschi, presidente del sito UNESCO e segretario generale del Comune di Acqui, ha sottolineato la mancanza di formazione degli amministratori, che dovrebbero avere maggiori competenze, e l’esigenza di rafforzare la struttura burocratica dei comuni. Ha condiviso con Lanfranco il ruolo centrale che dovrebbe nuovamente assumere l’ente Provincia e l’esigenza di piani regolatori intercomunali per il riequilibrio del territorio per arrestare il decremento demografico dei paesi e il degrado ambientale. Utilizzando i recenti provvedimenti governativi va incentivato il recupero degli immobili vuoti anche con interventi amministrativi favorevoli ai privati.

Roberto Cerrato, direttore del sito UNESCO, ha messo l’accento sullo sviluppo del turismo nel territorio patrimonio dell’Umanità, che richiede, comunque, una maggiore coesione dei comuni, in cui ci sono ancora campanilismi e separazioni. Per utilizzare bene il flusso turistico bisogna incrementare i posti letto, i B&B, proteggere il piccolo commercio. Ha ricordato quindi che la Regione ha emanato linee guida per valorizzare il riconoscimento UNESCO, territorio che sarà monitorato il prossimo anno per verificare lo stato del territorio.

L’urbanista Maria Augusta Mazzarolli, attingendo alla sua esperienza di lavoro all’interno dello Studio Gregotti, tra l’altro autore del PRG di Torino del 1988, ha detto che il Covid 19 ha reso ancora più evidente la crisi in atto delle aree metropolitane e l’esigenza di una diversa modalità di vita e di lavoro.  Quindi ci sono molte opportunità di sviluppo per i paesi del Monferrato anche a livello residenziale, naturalmente se ci sono i servizi efficienti. Il Monferrato ha infatti una posizione geografica strategica tra le metropoli del Nord ed è un crocevia di comunicazioni tra il porto di Genova e il Nord Europa. Ma per sfruttare al meglio questa situazione è necessaria una pianificazione di area vasta e anche l’estensione dei confini dell’UNESCO per inglobare tutto il Monferrato così da farlo riconoscere come paesaggio unico a livello mondiale. Ha infine sottolineato come le ferrovie abbiano aiutato l’industria vinicola all’inizio del ‘900 e abbiano ancora oggi un ruolo essenziale allo sviluppo.

Anche Marco Bussone, presidente dell’Uncem, ha richiesto un potenziamento dell’ente Provincia perché i piccoli comuni non possono lavorare da soli e ha sottolineato che Asti deve recuperare il ruolo di capoluogo effettivo del territorio circostante. Uno dei mezzi di sviluppo sono senz’altro i trasporti, in particolare i treni per permettere collegamenti efficienti. Lo Stato, con l’impiego dei fondi del Recovery fund, deve provvedere con finanziamenti mirati a risolvere le disuguaglianze programmando grandi assi di sviluppo, dalla banda larga alla green economy, prefigurando l’alleanza tra città e campagna per uscire fuori dalla crisi pandemica.

In sintesi dalla tavola rotonda sono emerse non solo le difficoltà dei piccoli comuni a espletare i propri compiti, la carenza di servizi e alcune insufficienze dell’apparato burocratico, ma anche il ruolo che potrebbero svolgere per giungere a uno sviluppo equilibrato del territorio, coinvolgendo il ruolo di Asti città, con una visione di area vasta, resa possibile dalle funzioni rafforzate dell’ente Provincia.


Leggi anche "Il futuro di Asti" di Maria Augusta Mazzarolli

 


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