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Il salotto di Bea

di: Maria Beatrice Pero

Intervista di Laurana LajoloMaria Beatrice Pero

Mentre si registrano sempre più chiusure di negozi, nel cuore della via maestra di Nizza Monferrato, città di circa 10.000 abitanti, è stata aperta un mese fa una nuova libreria, con un’impostazione originale e accogliente. L’autrice del miracolo è Maria Beatrice Pero, giovane, dinamica e ospitale. La libreria ha come insegna “Il salotto di Bea”.

Come le è venuta l’idea di aprire una libreria nella sua città?

Sono sempre cresciuta tra i libri e li ho amati e li amo. Io mi sono laureata a Pavia in lettere classiche e ho fatto anche una campagna di scavi in Siria, ai confini dell’Iraq. Poi ho scelto di entrare nell’azienda di famiglia, la Figli di Pinin Pero, che ha sede a Nizza.

Come riesce a conciliare l’impegno di lavoro e la presenza in libreria?

Io mi definisco una dinamo, più cose ho da fare e più mi carico, assumo energia. Ho un figlio di quattro anni e mezzo e faccio anche teatro con la compagnia “Spasso carrabile”. In libreria mi aiuta Valeria Monti.

In effetti, lei ha creato uno spazio aperto in senso concreto e metaforico. Qui i libri dialogano con orchidee e mostre di tavole disegnate. L’angolo con il divano è un invito alla conversazione e alla consultazione dei volumi. Beatrice sa consigliare con garbo attenta ai gusti degli acquirenti e sa vendere. Lei accoglie nella libreria come a casa propria. E’ così?

Si, considero la libreria uno spazio aperto alle idee. Ho scelto i libri rivolgendomi direttamente a case editrici innovative, che curano contenuti e illustrazioni. Per me il libro deve essere come un gioco intelligente, una lettura piacevole. Mi hanno aiutata delle amiche e mio figlio e, infatti, come si vede, ho dedicato molto spazio alla letteratura per l’infanzia. Il libro deve far fare esperienze di creatività, di gusto del bello e del fantastico. Deve aprire possibilità di incontri. Per l’autunno ho in programma attività per i bambini, laboratori, mostre, presentazioni con gli autori.

Lei ha realizzato una libreria diversa sia per le scelte editoriale che per l’arredo dello spazio. Non sembra, a prima vista, una libreria, ma una stanza aperta sulla strada, pronta ad accogliere i visitatori. Ne voleva fare un luogo non tradizionale?

Io l’ho proprio pensata come nei miei sogni: un luogo aperto, in cui tutti possano sentirsi a proprio agio e essere incuriositi dai libri e dagli oggetti che propongo. I libri esposti sono da leggere, ovviamente, ma possono anche diventare un gioco per i bambini o un’opera d’arte. Ci sono mille colori e possibilità di divertimento e di conoscenza in un libro.

Nizza è sempre più una città turistica e questa è una libreria anche per stranieri?

Si ho anche libri in inglese per l’infanzia e per gli adulti. I turisti sono contenti di trovare da leggere in una lingua conosciuta. Devo però lamentare che ci sono pochissimi volumi in inglese sul Monferrato e in genere sul territorio.

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Il mio jazz è bianco

di: Felice Reggio, musicista

Intervista di Laurana Lajolo a Felice Reggio

Felice Reggio è un jazzista italiano di successo, che ha suonato in molti Paesi. E’ nato a Vinchio sulle colline del Monferrato, dove ancora abita, da una famiglia di musicisti. Il nonno aveva un complesso composto dai figli, che suonava sui balli a palchetto, noto in tutta la zona. Ed è il nonno Battista che ha sostenuto il nipote negli studi al Conservatorio di Torino.

Felice è  arrivato da poco da New York. Hai avuto la bella soddisfazione di suonare in un club del Paese, in cui è nato il jazz.

Certo, si può dire che sono andato da Vinchio a New York, come due anni fa ho suonato ad Adelaide, Australia e l’anno scorso a Tel Aviv in Israele. L’esperienza è stata molto interessante perché ho suonato con musicisti fantastici, che hanno una grande coesione tra loro. Mi ha invitato Enrico Granafei, famoso Harmonicista e chitarrista jazz, nonché proprietario del TRUMPETS Club, che ho conosciuto e collaborato con lui molti anni fa a “Veneto jazz” e con cui sono rimasto in contatto.

Perché hai scelto come strumento la tromba?

E’ stato un suggerimento di mio padre, che voleva suonare la tromba, ma mio nonno suonava il clarinetto e nel complesso aveva bisogno di una fisarmonica. Ho cominciato a studiare solfeggio a Vinchio con il M° Marco Chiorra e dopo 8 mesi con il M° Stefano Giolito, maestro della banda del paese. Ho poi studiato al Conservatorio “G.Verdi” di Torino con un grande maestro, il Prof. Renato Cadoppi, prima tromba dell’orchestra RAI. Ho sperimentato anche la lirica e la sinfonica, ma ho scelto il Jazz, la musica più consona al mio carattere e stile di vita, per la libertà di espressione ed interpretazione.

Chi è stato il tuo primo amore del jazz?

Il primo disco che ho comprato, anche se non avevo nemmeno il giradischi, è stato di Louis Armstrong. Mi aveva affascinato la copertina con la tromba dorata e ho copiato di lì il logo che uso per me. Ho sentito quel disco che mi è stato trasferito in cassetta e poi ne ho comprati altri. Ma io non posso identificarmi con il jazz dei neri, è un altro sound, con un DNA diverso.

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Qualcosa di buono per il paese

di: Chiara Zogo, Sindaca di Vinchio

Intervista di Laurana Lajolo a Chiara Zogo, sindaca di Vinchio

Con questa tornata amministrativa ancora più giovani donne sono state elette sindache mettendoci un entusiasmo che fa ben sperare. Anche a Vinchio, paese di meno di 600 abitanti, collocate nella zona di eccellenza Unesco del Barbera, Chiara Zogo, 33 anni con una laurea in giurisprudenza, dopo essere stata consigliera comunale, è la prima sindaca nella storia del paese.

Nel piccolo ufficio in Comune con la porta sempre aperta, Chiara accoglie vinchiesi e visitatori con un sorriso e prende appunti su un quadernone a quadretti riguardo ai problemi che deve risolvere e agli impegni da assolvere. Lavora in un’azienda metalmeccanica in zona con la responsabilità degli acquisti e delle risorse umane. Ha formato la sua giunta con due assessori di prima nomina e giovani e appassionati come lei al nuovo incarico.

Nel suo programma c’è la continuità con le scelte ambientaliste del sindaco precedente Andrea Laiolo e si pone l’accento su uno sviluppo turistico del paese, dove si inaugurerà tra breve il Belvedere del sito Unesco per la zona del Barbera, un bel riconoscimento alla qualità di quel territorio, ma anche un impegno a promuoverlo adeguatamente. A Vinchio ci sono da tempo gli Itinerari letterari dello scrittore e giornalista Davide Lajolo, che, avendo attraversato il mondo, ha narrato con emozione e affetto il suo paese natale. Infatti il museo a lui dedicato si intitola “Vinchio è il mio nido”. La Cantina Vinchio e Vaglio Serra e alcuni produttori del barbera superiore hanno fatto conoscere il paese anche all’estero.

Perché hai accettato la candidatura?

Non ci avevo pensato prima delle elezioni, ma poi mi sono detta: posso fare qualcosa per il paese e allora ho condotto la campagna elettorale con la mia lista parlando con i vinchiesi e soprattutto ascoltandoli.

Riesci a conciliare la tua vita privata con il nuovo incarico?

Certo, ho meno tempo libero, ma mi piace investire le mie energie per migliorare il paese. E poi in famiglia ho aiuto e sostegno.

E col lavoro come fai?

Potrei avere dei permessi per legge, ma pur stando in Comune tre mattine alla settimana, recupero le ore sul lavoro.

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Tra mente e corpo

di: Erica Scerbo, neuropsicologa

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Intervista di Elena Fassio a Erica Scerbo, neuropsicologa

Erica spieghi brevemente che cos’è la neuropsicologia e che cosa fa il neuropsicologo?

La neuropsicologia si occupa dei disturbi cognitivi-comportamentali conseguenti a lesioni o disfunzioni del sistema nervoso centrale e cerca di superare la classica dicotomia cartesiana mente-corpo. Come afferma Eric Kandel (premio Nobel per la medicina nel 2000) le lesioni del cervello producono alterazioni del comportamento e del funzionamento mentale.

Il neuropsicologo sta al confine fra la neurologia, che studia l’anatomia e le patologie del cervello, e la psicologia, che si occupa dell’analisi delle funzioni mentali. Il neuropsicologo è quindi un professionista laureato in psicologia, che ha competenze in ambito neuro-anatomico, neuro-biologico, neuro-fisiologico e neuro-riabilitativo. Esercita cioè la multi-professionalità, interagendo con neurologi, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti. Il percorso inizia con un esame neuropsicologico, un processo valutativo che fotografa il funzionamento cognitivo del soggetto tramite la raccolta, l’interpretazione e la sintesi delle informazioni.

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Un'amicizia lunga sessant'anni

di: Giorgio Conte

Bruno Gambarotta intervista Giorgio Conte

Con Giorgio Conte mi lega un’amicizia lunga sessanta anni e ho spesso il privilegio di ascoltare in anteprima il suo nuovo disco. Siamo a casa sua, con Emiliano Ardini, il suo manager, sulla collina di Viatosto, alle porte di Asti.
Nelle sue canzoni ritroviamo la leggerezza, la sorridente accettazione dei casi della vita, in personaggi e in storie dove non c’è tragedia, finitudine, dove la sconfitta è temporanea e riscattata da un sorriso.

Siamo ancora una volta qui, due vecchi amici a coltivare l’arte sublime di non prendersi troppo sul serio, un’arte nella quale Giorgio eccelle. Se gli dico che ascoltando le sue canzoni mi sono commosso, lui penserà che lo sto prendendo in giro.

Rimedio regalandogli una foto in bianco e nero saltata fuori da una scatola dimenticata sopra un armadio. Era il 1952, avevamo tutti quindici anni, meno Giorgio, che ne aveva undici: è quel bambino seduto dietro la batteria. In piedi, di fianco a lui, suo fratello Paolo.

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Cibo sano

di: Serena Manzocco, dietista

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Intervista di Elena Fassio a Serena Manzocco

Iniziamo ad orientarci: cos’è la dietistica? Lo chiedo alla dietista Serena Manzocco, classe 1994, laureatasi all’Università di Torino e attualmente iscritta all’ultimo anno del corso di laurea magistrale in Scienze dell’Alimentazione a Firenze e alla scuola di nutrizione ed integrazione nello sport (Sanis) a Torino.

Il dietista è un operatore  sanitario, che si occupa  di tutto ciò che riguarda la sana e corretta alimentazione. Studia piani alimentari per persone sane che vogliono perdere o ottenere peso, per soggetti con patologie, sportivi o soggetti con allergie, intolleranze o carenze alimentari; predispone  menù per gruppi come mense e ristorazione collettiva. Si occupa di educazione alimentare. Ci rivolgiamo anche solo a chi vuole mangiare meglio, stando bene con sé stesso e facendo stare bene il pianeta.

Qual è il rischio della disinformazione in questo campo?

Oggi la disinformazione e il marketing riguardo al mondo dell’alimentazione sono sempre più incalzanti e portano a false credenze con conseguenti grandi problemi per la salute e non solo. Si alternano correnti innovative, anche contrastanti tra loro, di cui si fanno portavoce professionisti di varia e a volte sconosciuta formazione. È molto difficile riuscire a districarsi in questo mare di informazioni e riuscire a distinguere quali tra queste abbia forte supporto scientifico alle spalle e quale invece non abbia alcun riscontro. In ogni caso è sempre da evitare il fai da te ed è bene rivolgersi ad un professionista del settore.  

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Osteopatia: prevenzione e multidisciplinarietà

di: Valeria Ollino, osteopata

nuove prospettive jobIntervista di Elena Fassio a Valeria Ollino, osteopata

Sono tante le professioni sanitarie che sentiamo nominare e di cui sappiamo poco o niente. Cosa curano? Quanto ci si può fidare? Per rispondere a queste domande nelle prossime settimane intervisteremo alcuni giovani professionisti della sanità, laureati da poco, per scoprire più da vicino usi e caratteristiche della loro specialità. Iniziamo con l’osteopata Valeria Ollino, classe 1994, laureata alla Scuola di Osteopatia Italiana di Torino nello scorso novembre. Partiamo dalle basi: che cos’è l’osteopatia?

È una medicina olistica sviluppata nella seconda metà dell’Ottocento dal chirurgo statunitense Andrew Taylor Still. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) la definisce disciplina che si affida al contatto manuale per effettuare diagnosi funzionali e trattamenti.

In effetti i principi dell’osteopatia sono proprio questi: il corpo umano è un’unità dinamica in cui tutte le parti sono interconnesse. Tutte le parti del corpo hanno una funzione precisa e influenzano l’insieme. Il ruolo del terapeuta non è propriamente quello di guarire, ma di agire sulle cause della disfunzione. In pratica diamo la possibilità al corpo di tornare al suo stato ottimale, ma anche il paziente ha una parte attiva in questo processo. Per farlo manipoliamo gli apparati muscolo-scheletrico, viscerale, cranio-sacrale e indirettamente il sistema nervoso e cardio-circolatorio.

Hai usato la parola “manipolare”: come si svolge un trattamento osteopatico e che differenze ci sono con la fisioterapia?

Dico “trattamento manipolativo” perché l’osteopata usa solo le mani per la valutazione del paziente e la diagnosi, mentre il fisioterapista può avvalersi anche di strumentazioni. Quando tratto un paziente vado alla ricerca della disfunzione somatica, un segmento corporeo che non lavora al meglio inficiando tutto il sistema. I parametri per individuare la disfunzione somatica sono: un alterato range di movimento, l'asimmetria tra distretti, la dolorabilità (dolore al tocco), il cambiamento di densità dei tessuti.

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Le esigenze del cliente

di: Mauro Ardissone

Intervista di Laurana Lajolo a Mauro Ardissone

La tua attività commerciale, Marchia di corso Alfieri ad Asti, qualifica notevolmente il commercio nel centro storico, piuttosto affollato da marchi in franchising, outlet o negozi chiusi. Quali scelte merceologiche hai fatto?

“Marchia” era una cartoleria che riforniva la città e la provincia, ma quando sono subentrati nel settore la grande distribuzione e l’e-commerce, abbiamo dovuto necessariamente variare l’attitudine commerciale. Abbiamo ristrutturato i locali e abbiamo privilegiato le idee regalo, le idee di consumo qualificato e poi ho realizzato anche il mio sogno di aprire la libreria Mondadori.

Una soluzione vincente, vedendo i risultati in una città che ha perso la sua caratterizzazione di città-mercato per la provincia, tenuta fino agli anni Settanta, e divenuta periferica e accerchiata dai centri commerciali nelle strade di accesso. Si deve dunque percorrere altre vie?

Il commercio tradizionale non è più competitivo nei prezzi e nell’offerta a fronte dei servizi web e la grande distribuzione. Bisogna cambiare facendo nuove scelte merceologiche, mantenendo, però, la tradizione del contatto personale con il cliente, che si deve sentire accudito e gratificato dagli stessi prodotti che sono in vendita. Gli oggetti in venduti da Marchia non sono “necessari”, ma si comprano per il senso estetico e per provare piacere a possederli. Per questo puntiamo su articoli di fantasia e sui libri, oggetti di piacere. Il nostro è un concept store, cioè puntiamo sulla raffinata selezione di oggetti e su servizi di intrattenimento e di promozione personale come la lettura. Dalle rilevazioni delle abitudini di acquisto si ricava che le persone entrano nel negozio non con idee precise per un regalo e sta a chi vende indirizzarli e farli comprare con una buona accoglienza e con consigli che interpretano il gusto dell’acquirente.

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Il ruolo del Gruppo CR Asti sul territorio

di: Aldo Pia, presidente CRA Asti

Intervista di Laurana Lajolo a Aldo Pia, presidente CRA Asti

Da più parti si esprime preoccupazione riguardo alla situazione economica e al mercato del lavoro, qual è la sua valutazione dell’attuale momento finanziario?

Il contesto mondiale presenta per i prossimi anni aspettative di crescita stabile, mentre l’Area Euro sconta invece previsioni di incremento del PIL sensibilmente inferiori. Secondo le ultime stime in l’Italia, il dato di fine anno risulterebbe inferiore all’1% con un valore negativo nel IV trimestre 2018.

L'anno scorso, nelle aree geografiche in cui il Gruppo C.R. Asti è maggiormente radicato, è proseguita la fase di espansione dell’attività economica, più marcata della media nazionale. In calo la disoccupazione. Sull’andamento dell’attività produttiva ha inciso l’indebolimento della domanda estera, particolarmente accentuato nel settore automobilistico. Tuttavia, l’attività di investimento delle imprese è ancora sostenuta, favorita anche dagli incentivi fiscali previsti dal piano Industria 4.0 terminato nel 2018.

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Le ispirazioni dei musei astigiani

di: Filippo Ghisi, Direttore Fondazione Musei di Asti

Intervista di Laurana Lajolo a Filippo Ghisi, Direttore Fondazione Musei di Asti

Lei dirige da ottobre del 2018 la Fondazione Musei di Asti, che comprende Palazzo Mazzetti, Palazzo Alfieri, Museo Lapidario, La casa romana e la Torre Troyana. Come deve essere per lei un museo, quali sensazioni deve dare al visitatore?

Io credo che i cinque musei siano l’anima artistica della città, molto ricca di storia e di arte, più ricca di altre città vicine. Mi auguro che presto la Fondazione possa allargarsi ad altri siti in città e nel territorio circostante. Asti ha avuto in passato dei grandi mecenati che hanno donato alla comunità importanti collezioni.

Al visitatore vorrei che questi luoghi dessero la sensazione del bello, rappresentato e spiegato con leggerezza. Stare nel bello vuol dire che gli ambienti siano accoglienti, gli allestimenti piacevoli e con un buon apparato conoscitivo. Stiamo lavorando per permettere, oltre che la fruizione fisica delle esposizioni, anche quella on line. E dobbiamo ancora affrontare e risolvere problemi strutturali, come la sorveglianza a distanza così che il personale non sia di custodia ma di competenza alta.

Uno dei nodi della gestione dei musei è la conciliazione tra la qualità dell’offerta culturale e il ritorno economico. Come stanno andando le cose?

Con Chagall, una mostra che è costata 650.000 euro, ci siamo riusciti perché le entrate con 47.000 visitatori hanno portato al pareggio. Abbiamo capito che mostre con artisti famosi permettono di compensare l’investimento economico e provocano un indotto, ottenendo la collaborazione degli operatori turistici e dei commercianti. Pertanto stiamo valutando quale grande mostra proporre per settembre 2019. Il vero problema è invece la gestione ordinaria del museo, la continuità di visitatori e la ricerca di finanziamenti altri anche di privati.

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Sfida del diabete

di: dr. Luigi Gentile, Direttore Diabetologia Asti

Intervista di Graziella Boat al dr. Luigi Gentile

Direttore Struttura Organizzativa Complessa Di Diabetologia Dell’Asl Di Asti. Coordinatore Della Rete Endocrino Diabetologia Del Piemonte Orientale


Perché il 14 novembre è stata dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Word Diabetes Foundation, giornata mondiale del Diabete?

Dal 1991 l’International Diabetes Federation (IDF) e l’OMS, a fronte della crescente “sfida” del diabete hanno istituito la GMD e la data del 14 novembre è stata scelta perché corrisponde alla data di nascita di Frederik Banting, lo scopritore dell'insulina con Charles Brest, nel 1922. A seguito della Risoluzione dell’ONU del 2006 che definisce il diabete “una minaccia per le famiglie, gli Stati Membri e per il mondo intero” dal 14 novembre 2007 la GMD è riconosciuta giornata ufficiale dell’ONU.

L’IDF nel 2017 stimava in 451.000 milioni nel mondo le persone con diabete diagnosticato. Con il trend attuale, nel 2045 secondo le stesse stime potrebbero essere 693.000 milioni le persona con diabete nel mondo. I casi diagnosticati di diabete sono aumentati in modo rilevante, in parte per una maggiore sensibilità che ha favorito il ricorso ai controlli ed ad una diagnosi precoce, in parte per cause legate anche all’invecchiamento della popolazione: nelle classi di età più avanzate la prevalenza del diabete è prossima al 20% della popolazione. In Italia il 65% delle persone affette da diabete che afferiscono alle strutture Diabetologiche ha più di 65 anni. Determinante nell’incremento epidemico del diabete è la presenza di obesità e la mancata adozione di stile di vita salutare.

Che cosa significa stile di vita negativo?

Cattive abitudine alimentari con consumi eccessivi di cibo ricco di grassi e povero di fibre, vita sedentaria, poco esercizio fisico, sono alcune delle cause che possono provocare il diabete. Un’altra delle condizione favorenti è, comunque, la familiarità e la presenza di comorbilità frequentemente associate al diabete, quali obesità, ipertensione arteriosa, dislipidemia (incremento dei gassi nel sangue).

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Matera 2019. Capitale europea della cultura

di: Paolo Verri, direttore di Matera – Basilicata 2019

Intervista a Paolo Verri, direttore di Matera – Basilicata 2019

1) Come è stato possibile il “miracolo” di Matera capitale europea della cultura 2019

Matera 2019 non è un miracolo ma una grande forza di volontà collettiva fatta dalla capacità delle Istituzioni di stare insieme, dei cittadini di convincersi che la partecipazione attiva è possibile e di un gruppo dirigente variegato, proveniente da diverse parti dell’Italia e dell’Europa che si è messo a servizio di un progetto molto chiaro e definito. Un progetto sviluppato attraverso due modalità, una strategica, con l’obiettivo di mettere Matera sulla mappa della cultura e del turismo, e una tattica, dando informazioni molto precise a chi avrebbe dovuto selezionare la città per il titolo di Capitale Europea delle Cultura.

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Tre domande a Giorgio Calabrese

di: Giorgio Calabrese

Il tuo nuovo compito, in quanto presidente del Comitato Sicurezza Nazionale del Ministero della Salute, è di valutare il rischio alimentare per poter intervenire tempestivamente. Mi pare che i controlli in Italia funzionino abbastanza bene. Quali sono gli strumenti che hai a disposizione?

L’Italia è la nazione in Europa e nel mondo che ha in atto la legislazione alimentare più rigida e rigorosa nei confronti di tutti quei paesi che vantano eccellenze alimentari. Noi abbiamo un Ministero della Salute che grazie ai servizi veterinari di alto livello, controlla adeguatamente tutti problemi connessi sia alla bontà e quindi qualità del cibo, ma soprattutto all’igiene e alla salubrità di quest’ultimo. Il mio ruolo è quello di coordinare i 12 scienziati, ognuno esperto in una branca differente, che ad ogni allerta con me ci allertiamo per approfondire le cause dell’eventuale emergenza e grazie agli ottimi Carabinieri del NAS interveniamo prontamente e blocchiamo gli eventuali pericoli per la salute umana.

Tu sei un nutrizionista che insegna ormai da lungo tempo a mangiare bene e sano. Ci dai qualche consiglio per “stare bene” mangiando in modo equilibrato?

La prima regola è quella di seguire il modello alimentare Mediterraneo, fatto da tanta verdura, frutta, legumi e cereali che si sposa perfettamente con i cibi di origine animale, come il latte i latticini, lo yogurt, la carne rossa e bianca, il pesce, le uova e i prosciutti. Sono da limitare, ma non da escludere gli insaccati, come il salame, il cotechino, lo zampone, ecc. perché presentano una quantità di grassi, in genere, superiore agli alimenti carnei.

5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno, associati a pasta o riso o legumi e pane, naturalmente frazionati nei vari pasti, ci permettono di vivere più a lungo e meglio e questo è uno dei fattori che ci hanno permesso di essere il popolo più longevo del mondo .

 Perché sono preferibili i prodotti italiani da quelli provenienti dall’estero?

I prodotti alimentari italiani sono monitorati sin dalla loro nascita, sui campi se si tratta di vegetali e ortofrutta, o negli allevamenti si tratta di alimenti di origine animale, compresi i mari e i fiumi e i laghi per i pesci. Noi siamo Europa e con orgoglio siamo in grado di controllare ciò che importiamo ed esportiamo sia nel nostro Continente sia nel mondo. Non sempre però i cibi che importiamo sono di buona igiene e di qualità e quindi il mio spassionato consiglio ai nostri consumatori è quello di preferire ciò che riporta made in Italy, senza naturalmente penalizzare il contrassegno dei cibi con CE, cioè Comunità Europea.



Prof. Giorgio Calabrese Ph.D. h.c. Docente di Dietetica e Nutrizione Umana

 
 

Presidente Comitato Naz. Sicurezza Alimentare (C.N.S.A.) Ministero della Salute, Presidente del Comitato scientifico nazionale Alimenti origine animale (COSNALA) MIPAAF., Presidente del Dipartimento Ricerca scientifica della Fondazione internazionale Luigi Einaudi; Universita' degli studi Torino-Fac. Medicina Sc. Spec. Chirurgia ­ Osp. Molinette, Universita' degli Studi Torino-sede di Asti Tecn. Alimentari Ristorazione collettiva, Universita’ Piemonte Orientale- Dip. Scienze e Innovazione Tecnologica (DISIT)

 

studi medici

 

asti- via verdi 2- tel 0141 34980; fax 0141 353790; Torino- Medical Center; c.so Einaudi 18/a- 011 591388; fax. 011 505564, Milano- St. Gam; 4°p.- Corso di Porta Vittoria,28- tel. 02 21116145. 2° scala a dx., Roma- Clinica Mater Dei via Bertoloni 32- tel. 06 802206060; fax 06 802206022

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I cambiamenti climatici estremi. Intervista di Beppe Rovera a Vincenzo Ferrara

di: Vincenzo Ferrara

Vincenzo Ferrara, fisico dell’atmosfera, vive a Roma ed ha seguito per l'Enea, di cui è stato a lungo ricercatore e primo dirigente, i più importanti vertici internazionali per la mitigazione degli effetti dovuti ai gas serra. In particolare, ha seguito i lavori della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) il cui obiettivo è la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas alteranti a un livello tale da prevenire pericolose interferenze antropogeniche per il sistema atmosferico. Una Convenzione sottoscritta e firmata nel giugno 1992, entrata in vigore nel marzo 1994, affinché diventasse finalmente operativa, attraverso appositi protocolli di attuazione. Finora, però, a fronte di molte intese, da Kyoto ‘97 a Parigi 2015, poco o nulla è stato fatto in concreto. L’ultimo accordo, poi, quello di Parigi, appunto, definito dai media “storico” per arrivare ad una consistente riduzione dei gas climalteranti, giace ...sulla carta. E se pensiamo che dal 1992 le emissioni globali di gas serra non si sono ridotte, ma sono aumentate del 37%, e che negli ultimi 25 anni si è registrato quasi tutto l’aumento di un grado della temperatura globale del pianeta dell’ultimo secolo, il quadro appare davvero preoccupante. 

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Il valore del lavoro, intervista a Luca Quagliotti

di: Luca Quagliotti, segretario della Camera del Lavoro di Asti

Intervista a Luca Quagliotti, segretario della Camera del Lavoro di Asti. Una riflessione schietta sul sindacato e indicazioni sulle prospettive possibili

 

Mi dai una definizione della dignità del lavoro?

Parlando di dignità del lavoro mi viene subito in mente l’art. 1 della Costituzione, che ne è l’espressione massima: “L’Italia è una Repubblica Fondata sul Lavoro”. Giuseppe Di Vittorio, a mio avviso il più grande sindacalista italiano sosteneva che il lavoro è fondamento della dignità della persona e la via per l’emancipazione sociale. Oggi viviamo un periodo terribile, per la mancanza di lavoro, specie per le nuove generazioni e per la diffusa condizione di sotto salario, che stride a confronto degli emolumenti di alcuni manager d’azienda che  guadagnano 3000 volte di più del singolo lavoratore. Adriano Olivetti, uno degli imprenditori più illuminati del ‘900, sosteneva che un dirigente non poteva guadagnare più di 10 volte rispetto ad un operaio. Il disagio di oggi è frutto di una società che ha il suo perno nel denaro e un’immagine distorta del lavoro, che, a prescindere dalle mansioni, deve avere la sua dignità. La sinistra e anche la CGIL, per certi aspetti, devono ridare al salario il giusto valore. Un giovane che ha studiato oggi guadagna meno di uno che non ha studiato e vive anni di precarietà e sfruttamento prima di vedere riconosciuto, ammesso che ciò capiti, il proprio percorso di studi. L’Italia è uno dei Paesi OCSE con il più alto grado di dispersione scolastica e il più basso numero di laureati.  Se all’estero è il titolo di studio a promuovere la mobilità sociale. In Italia non succede. Ne consegue che non solo i singoli ma l’intera società è bloccata.

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