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Le ispirazioni dei musei astigiani

di: Filippo Ghisi, Direttore Fondazione Musei di Asti

Intervista di Laurana Lajolo a Filippo Ghisi, Direttore Fondazione Musei di Asti

Lei dirige da ottobre del 2018 la Fondazione Musei di Asti, che comprende Palazzo Mazzetti, Palazzo Alfieri, Museo Lapidario, La casa romana e la Torre Troyana. Come deve essere per lei un museo, quali sensazioni deve dare al visitatore?

Io credo che i cinque musei siano l’anima artistica della città, molto ricca di storia e di arte, più ricca di altre città vicine. Mi auguro che presto la Fondazione possa allargarsi ad altri siti in città e nel territorio circostante. Asti ha avuto in passato dei grandi mecenati che hanno donato alla comunità importanti collezioni.

Al visitatore vorrei che questi luoghi dessero la sensazione del bello, rappresentato e spiegato con leggerezza. Stare nel bello vuol dire che gli ambienti siano accoglienti, gli allestimenti piacevoli e con un buon apparato conoscitivo. Stiamo lavorando per permettere, oltre che la fruizione fisica delle esposizioni, anche quella on line. E dobbiamo ancora affrontare e risolvere problemi strutturali, come la sorveglianza a distanza così che il personale non sia di custodia ma di competenza alta.

Uno dei nodi della gestione dei musei è la conciliazione tra la qualità dell’offerta culturale e il ritorno economico. Come stanno andando le cose?

Con Chagall, una mostra che è costata 650.000 euro, ci siamo riusciti perché le entrate con 47.000 visitatori hanno portato al pareggio. Abbiamo capito che mostre con artisti famosi permettono di compensare l’investimento economico e provocano un indotto, ottenendo la collaborazione degli operatori turistici e dei commercianti. Pertanto stiamo valutando quale grande mostra proporre per settembre 2019. Il vero problema è invece la gestione ordinaria del museo, la continuità di visitatori e la ricerca di finanziamenti altri anche di privati.

Asti con le sue collezioni e con il suo centro storico, che racconta i diversi periodi della città e che andrebbe considerato parte integrante della gestione delle attività culturali e turistiche, potrebbe diventare davvero una città della cultura e avere non solo un turismo di passaggio o episodico. Non le pare?

Certo Asti può diventare un punto di riferimento di un contesto regionale e nazionale, se si fanno le scelte giuste. Abbiamo ancora molto da fare anche per la promozione come per esempio avere una brochure unica di presentazione dei musei e dei luoghi da visitare, per proporre un circuito dentro e fuori i musei.

Che cosa si intende fare della sala espositiva aperta in corso Alfieri? Asti avrebbe bisogno di una sala per mostre, riprendendo una tradizione del passato non lontano, quando ad Asti venivano ad esporre importanti artisti in piena attività.

La sala sarà destinata alla didattica, a laboratori, a conferenze, ma non escludo che ci possano essere anche attività espositive temporanee.

 

 

Tags: cultura, Asti Musei Fondazione, turismo

 


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