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Il corto noir

di: Lucio Laugelli

Intervista di Laurana Lajolo a Lucio Laugelli

Ciao Lucio, presentati ai nostri lettori

Mi sono laureato a pieni voti al Dams di Bologna e poi specializzato alla Iulm di Milano. Ho fondato e coordino una rivista on-line ed omonima associazione di promozione sociale, Paper Street. Dal 2009 giro audiovisivi. Dal 2010 sono giornalista pubblicista. Alcuni miei lavori sono stati selezionati e/o premiati da David di Donatello (sezione cortometraggi 2017), Roma Web Fest, Los Angeles Cinefest, Dublin Web Fest, Cine Eco, Ouchy Film Awards, Trailer Film Fest, Canon La Grande occasione, Open Art Award, Inventa un film. Il mio campo-base è ad Alessandria.

Mi parli del tuo ultimo lavoro Fade out, un corto che sta girando nelle sale?

Si tratta di un film breve di genere noir, girato lo scorso inverno e post-prodotto in primavera. Il corto mira a spiazzare lo spettatore attraverso una trovata di sceneggiatura e una messa in scena angosciosa, claustrofobica. Con Uci Cinemas c’è stata una bella occasione per una premiere importante: è stato infatti proiettato lo scorso 4 settembre, in 46 sale in tutta Italia, durante l’anteprima del celebre film horror IT. Contemporaneamente ha iniziato anche il percorso festivaliero (grazie alla distribuzione romana Associak) e siamo contenti di dire che l’avvio è stato positivo: siamo già stati selezionati da 4 festival e premiati da uno, tutto questo in poche settimane!

Come è nata la passione per il cinema?

Mio padre da piccolo mi ha sempre abituato a vedere film che probabilmente non erano adatti a uno spettatore della mia età; certe volte mi annoiavo a morte, altre mi spaventavo, altre ancora ero catturato da questi lungometraggi girati dai grandi maestri (Kubrick, Ferreri, Buñuel, Fellini e tanti altri che, appunto, mio padre vedeva molto spesso la sera o la domenica pomeriggio).

Sicuramente queste prime visioni hanno avuto un grande impatto su di me. Del resto se a un bambino di 9 anni fai vedere Kurosawa o Moretti puoi ottenere due risultati: che detesti il cinema d’autore o che se innamori.

Cosa vuoi esprimere con i tuoi corti, in cui sono protagonisti i giovani, i tuoi coetanei?

Mi piace raccontare una storia attraverso le immagini in movimento e fare compagnia a chi guarda i miei lavori… che sia ad un festival in un cinema o attraverso un computer nella fruizione on-line. Spero di non annoiare chi guarda e di tenere alta l’attenzione che non è per nulla facile. Insomma che sia un documentario o un film breve, che sia una web serie o un videoclip cerco sempre di raccontare ciò che conosco meglio, forse per questo lavoro con attori miei coetanei: mi verrebbe molto più difficile scrivere un dialogo tra due bambini o una storia con protagonisti dei novantenni. Sarebbe bello ma molto più complicato. 

Non cerco quasi mai di esprimere qualcosa in particolare: non scrivo pensando al messaggio che potrebbe arrivare in seconda battuta allo spettatore: mi innamoro di un soggetto, di una storia e provo a raccontarla nel modo che mi è più congeniale… con l’audiovideo!

Quali difficoltà incontri nella professione?

Quando scrivi (che sia per te, per un’agenzia di comunicazione o per un cliente) hai sempre in mente di fare le cose in un certo modo, punti ad un risultato in particolare: la cosa più frustrante è che, una volta per il budget, una volta per i tempi, una volta per divergenze di idee, ti ritrovi, quasi sempre, alla fine della lavorazione, con un prodotto molto diverso da quello che immaginavi su carta, all’inizio. Credo che sia spesso inevitabile, a tanti livelli… inevitabile ma frustrante.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Spero di tornare a scrivere questo autunno: mi piacerebbe tornare a lavorare su un documentario. Ma magari, siccome le pre-produzioni di lavori simili sono piuttosto lunghe, nel frattempo, posso girare qualcosa di più piccolo: come una web serie.

 


https://vimeo.com/luciolaugelli

 

Tags: giovani, cinema, audiovisivi

 


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