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Il futuro di Asti

di: Maria Augusta Mazzarolli, architetto urbanista

1. Il Contesto territoriale di riferimento

1.1 Area vasta

ll Nord/Ovest dell’ Italia sta attraversando un momento di grande centralità, a livello non solo europeo. La realizzazione delle importanti gallerie alpine (versante svizzero) del Loetschberg e del Gottardo, il raddoppio del Canale di Suez, il riaffermarsi della centralità del Porto di Genova, la realizzazione della piattaforma del porto di Vado Ligure, la costruzione del Terzo Valico che da Genova buca l’Appennino per uscire nei territori alessandrini di Tortona e Novi, la presenza di un ricchissimo e storico reticolo infrastrutturale su ferro e su gomma, riportano a considerare (livello mondiale), il triangolo Torino – Milano -  Genova strategico per il flusso delle persone e delle merci e, di conseguenza, per i servizi alle persone e alle imprese ad essi collegati.

1.2 Livello locale

Asti, a differenza di altre medie città europee in cerca di un proprio ruolo, ha ben presente la propria vocazione, vocazione confermata da più di 2000 anni di storia. Vocazione commerciale, culturale , scolpita nel proprio codice genetico e che nasce dal suo posizionarsi all’incrocio di importanti vie di comunicazione nazionali e internazionali, all’interno di un prezioso contesto ambientale.

Tale contesto è caratterizzato dalle colline del Monferrato e dalla fertilissima valle del Tanaro. Contemporaneamente, il riconoscimento, nel 2014, dei territori del Monferrato: Langhe e Roero come patrimonio UNESCO, riportano tali territori e le città capoluogo. prima fra tutti Asti, a rivalutare il proprio ruolo quale principale città e polo di riferimento per una strutturata valorizzazione turistica, culturale  enogastronomica….. Città capoluogo di un territorio vocato al loisir e al tempo libero, funzioni queste, sempre più importanti, se rapportate a un futuro mondo del lavoro sempre più robotizzato e in cui la presenza dell’uomo sarà sempre meno massiva e più qualificata.

1.2  La città

Nei primi anni ’30 del passato secolo, gli architetti Fagnoni e Bianchini, incaricati dal regime fascista, iniziano il primo processo di pianificazione urbana di Asti. Il tutto finalizzato a progettare lo sviluppo di una città e dei relativi servizi pubblici (di livello urbano e territoriale), in grado di farla assurgere al ruolo di capoluogo di Provincia.

Il territorio della città di Asti viene così pianificato: aree esistenti e di sviluppo urbano, zone destinate a verde di nuovo impianto ed esistenti, zone destinate a costruzioni largamente estensive, zone destinate a quartiere industriale, anelli di traffico interno ed esterno, principale edifici pubblici in progetto.

La città che adesso viviamo, a distanza di quasi un secolo, non ha tradito l’impostazione originaria. Anche se ora le aree, in allora previste di sviluppo urbano e a servizio pubblico, sono state interamente costruite e urbanizzate, non sempre con le stesse e ipotizzate destinazioni pubbliche. Una città consolidata, in parte di impianto storico, in parte di impianto più recente, ma di fatto costituita da un unico continuum urbano che ormai vive e si muove unitariamente.

La considerazione che oggi rileva, in chiara antitesi con quanto evidente solo una decina di anni fa, è che “le porte alla città” non sono più i caselli autostradali o le radiali di accesso, ma la zona della Stazione ferroviaria e i siti internet, siti in cui vengono presentate le potenzialità attrattive di Asti e del suo territorio.

2. Gli Obiettivi

  1. Fare di Asti “la capitale“ dei territori UNESCO: ridare ad Asti e al territorio UNESCO, centralità sotto il profilo infrastrutturale, con specifico riferimento al trasporto pubblico su ferro.
  2. Fare di Asti un’oasi di qualità e di sogno in cui Asti, grande polo attrattore e altri centri di eccellenza quali Alba, Casale… diventino, nel mondo, territori di riferimento (Monferrato, Langhe, Roero),  per beni di alta identificazione paesaggisticaenogastronomica, storico-culturale.
  3. Individuare il perimetro della configurazione urbana e non permettere nuove costruzioni in aree non edificate e/o urbanizzate.
  4. Pensare ad Asti come ad una unica zona di riqualificazione urbana.
  5. Superare il concetto, ormai obsoleto (in modo particolare per piccoli e medi centri europei come Asti), di considerare separatamente i problemi del Centro, in cui è bello vivere e soggiornare da quelle delle Periferie.
  6. Migliorare la qualità della vita (aria, rumore….)
  7. Fare, con l’ ausilio delle strutture di didattica superiore e delle attività imprenditoriali/artigianali astigiane, maestre delle antiche pratiche del “ben costruire”, un appeal, un centro dei saperi che, in Asti, con il recupero dell’importante patrimonio edilizio storico, pubblico e privato, possono diventare attività trainanti e di eccellenza.
  8. La vicinanza di Asti con il territorio alessandrino, zona geograficamente votata a confermare la propria storica vocazione di “Retro Porto dei Porti liguri”, porterà a far considerare, per operatori italiani e stranieri, Asti e l’astigiano territorio di qualità, ben collocato per insediare nuove attività e per far vivere le proprie maestranze. A tal fine bloccare e non permettere la trasformazione di zone industriali in banali zone commerciali.
  9. Migliorare e incentivare il rapporto pubblico e privato per una gestione congiunta della città e dei servizi.
  10. Favorire con atti amministrativi di sgravio fiscale (esempio monetizzazione delle aree a parcheggio), l’insediamento in area storica di  attività turistico ricettive, commerciali e di servizio alle persone (es. attività per la ristorazione, bar…).

3. Le Attività

  1. Rendere la città facilmente raggiungibile dai grandi poli attrattori metropolitani con specifico riferimento a Milano, e ai poli di interscambio internazionali: ● Aeroporti: Genova/Cristoforo Colombo, Torino/Caselle, Cuneo/le Valdigi, Milano/Malpensa, Milano/Linate. ● Porti: Genova e Savona, punti di attracco delle navi da crociera con possibilità, per Asti, di escursioni giornaliere.
  2. Riattivare, da Asti per Milano, un servizio ferroviario cadenzato: sia via Alessandria, Tortona, Pavia, Milano Rogoredo, sia via Casale, Mortara, Abbiategrasso con collegamento Linea Metropolitana 2.
  3. Riattivare le linee ferroviarie dismesse (metropolitane leggere), ponendo come priorità la riapertura del collegamento, via ferro, con Alba e con Casale e previsione di nuove fermate in area urbana.
  4. Ristudiare la mobilità e l’accessibilità urbana, premiando l’utilizzo del mezzo pubblico, della bicicletta. Favorire le aree in cui il pedone (specialmente se non più giovanissimo) può muoversi in sicurezza, penalizzando l’uso delle auto private. Le aree pubbliche sono preziosissime e non può più essere permessa la sosta, a titolo gratuito, di mezzi privati. A tal fine tutte le aree pubbliche, in cui la sosta è consentita, sia nelle piazze, sia lungo le strade, devono essere messe a pagamento (anche con differenti tariffazioni). Ne consegue il miglioramento della qualità dell’aria, del rumore e il miglioramento della qualità della vita.
  5. In modo particolare le aree centrali storiche e consolidate di impianto storico, prima fra tutte la zona della Stazione ferroviaria, biglietto da visita e prima porta di accesso alla città per turisti e visitatori, devono tornare ad essere aree di alta qualità urbana, aree per l’accoglienza, per l’informazione turistico/territoriale, aree commerciali destinate prioritariamente alla vendita e alla presentazione/offerta dei prodotti tipici della nostra terra.
  6. Favorire le attività di riqualificazione urbana (su aree pubbliche e private) non solo riferite alla città: storica, consolidata, ma estese a tutta la città costruita. Negli ultimi decenni, la liberalizzazione delle attività commerciali, ha portato la grande distribuzione a localizzarsi nelle aree periferiche con conseguente minaccia di desertificazione delle aree centrali, aree dove storicamente è nato e sviluppato il commercio e di disgregazione sociale nelle aree periferiche. Con conseguente aumento esponenziale dell’uso delle auto per tutti gli spostamenti sistematici e occasionali. Esempi in importanti città europee e ora anche italiane, hanno evidenziato come tale processo si sta invertendo e come il commercio stia ritornando a prediligere le aree centrali e consolidate.
  7. Non permettere nuove costruzioni al di fuori del perimetro della configurazione urbana esistente, ma promuovere il riutilizzo dei grandi vuoti urbani, aree e contenitori dismessi. A tal fine, devono essere attivate tutte le procedure amministrative per riconvertire le aree urbane e i contenitori abbandonati e dismessi verso attività residenziali e miste, in cui siamo premiate le attività commerciali, turistico-ricettive, di servizio alle persone e alle imprese, ivi compresa la ristorazione e i pubblici esercizi.
  8. Per incentivare l’insediamento di attività di ristorazione/bar e di attività finalizzate all’accoglienza, alla valorizzazione turistica ed alla sponsorizzazione dei prodotti tipici del nostro territorio, deve essere modificata e ridotta a valori simbolici la tassazione circa la monetizzazione delle aree a parcheggio, in modo particolare se in aree storiche, pedonali o ZTL.
  9. Predisporre convenzioni pubblico/privato in cui i privati in cambio di detassazioni per servizi pubblici, quali ad esempio la monetizzazione di aree a parcheggio, si accollino la gestione di eventi culturali e servizi ad essi collegati.
  10. Se la funzione trainante per Asti è legata alla valorizzazione turistica, al loisir e al tempo libero, estendere a tutti i periodi dell’anno, a piazze. a vie e a zone della città storica e consolidata, le importantissime manifestazioni, ora a carattere stagionale, quali la Duja. le Sagre (il più importante ristorante all’aperto di Europa), anche collegandosi con le manifestazioni delle città e della città metropolitana adiacente, prima fra tutte Torino.

4. La pianificazione. gli atti programmatici, le procedure amministrative

Parlare, nel 2017, di una nuova pianificazione urbanistica, secondo i modelli di pianificazione in vigore (legislazione regionale e nazionale vigente), risulta, a mio parere, pratica ampiamente superata. I territori sono ormai disciplinati da strumenti di pianificazione di area vasta e locale, da piani dei trasporti nazionali, regionali e locali, da programmazioni economiche in cui la decisione del singolo Comune è soccombente. Le amministrazioni locali si trovano, di fatto, incuneati in decisioni di livello superiore alle quali non possono che aderire. Esempio classico, per i nostri territori e stata l’attivazione della linea di Alta Velocità/Capacità Torino – Roma. Tale linea ha, di fatto, mutato la millenaria accessibilità del Sud/Ovest del Piemonte, escludendolo dalle grandi rotte nazionali e internazionali. Inoltre i nostri territori sono stati, durante il passato secolo, quasi interamente costruiti (molte volte malamente) e urbanizzati.

Fortunatamente, in un mondo ormai globalizzato, la sfida tra i territori, a livello mondiale, premia quelli con riconosciute accessibilità infrastrutturali, elevate valenze storico/paesaggistiche e quelli in grado di fornire una efficiente qualità dei servizi alle persone e alle imprese. Asti e l’Astigiano, ormai inserito nei circuito dei territori UNESCO del Monferrato, Langhe e Roero, per affrancarsi, a pieno titolo, in questo  nuovo contesto di appeal internazionale  (secondo dati forniti dalla Regione Piemonte, nel 2015 è stato superato il milione di visitatori, con un trend, nel 2016, in continua crescita, +12%), deve, a mio parere, dotarsi di un moderno bagaglio di programmazione e progettualità in grado di poter garantire il raggiungimento degli obiettivi, delle azioni e la realizzazione, in tempi certi,  delle conseguenti opere. Il tutto inserito in un processo progettuale attuativo, in grado di potersi facilmente aggiornare, nel caso vengano a mutare le ipotizzate condizioni iniziali. Con chiara indicazione delle prescrizioni vincolanti e delle prescrizioni che, nel tempo, possono essere modificate.

Documenti di base da predisporre:

  1. Master Plan con i contenuti di un Programma Integrato in cui:
  2. lucidamente chiarire le potenzialità (infrastrutturale, socio-economico) del proprio territorio a livello di area vasta e locale;
  3. individuare gli interventi, le azioni, i servizi in progetto e/o da attivare
  4. indicare, esaminati i punti di forza e di debolezza, le opportunità e le minacce per ogni intervento e azione, il ruolo strategico, gli obiettivi generali da perseguire, le relative priorità;
  5. predisporre note esplicative relativa ad ogni intervento, con evidenziate:
    1. - le procedure urbanistico amministrative da attivare
    2. - una prima quantificazione economica
    3. - le fonti di finanziamento
  6. disciplinare nel tempo all’interno di un Cronoprogramma la realizzazione delle opere e delle azioni
  7. allegare, bozze di convenzioni attuative e forme di partenariato pubblico-privato. per la gestione degli interventi.

Al Master Plan, per alcuni interventi, possono essere allegati Studio di Fattibilità e Progetti preliminari, bagaglio preziosissimo finalizzato alla disponibilità di documentazione progettuale per la partecipazione a bandi di finanziamento o alla realizzazione delle opere.

Infine un capitolo a parte meriterebbe l’esame dei progetti di opere pubbliche che nel tempo sono stati predisposti e mai realizzati. Potremmo così scoprire una documentazione preziosissima, un vero tesoro di idee e di progettazioni, alcune alla fase già esecutiva, materiale pronto per essere utilizzato (senza o con l’aggiunta di modeste spese tecniche), specialmente se vagliato e compatibile con il contesto programmatico e progettuale del Master Plan.

Tags: mobilità sostenibile, Laboratorio città, urbanizzazione, riqualificazione edifici

 


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