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L'appello

di: Alessandro D’Avenia

L’ultimo romanzo di Alessandro D’Avenia L’appello, è già un grande successo come il precedente Bianca come il latte rossa come il sangue, da cui è stato tratto anche un film con lo scrittore che ha fatto anche lo sceneggiatore.

Il luogo della storia è sempre la scuola con un’ultima classe di liceo con ragazzi dall’adolescenza tormentata.

Il professore protagonista è un insegnante cieco, supplente di Scienze, Omero Romeo, angosciato dalla sua menomazione, a cui vuole reagire proprio a contatto con i ragazzi. In realtà Romeo sa vedere meglio degli altri nel cuore degli studenti, perché usa l’ascolto non solo delle loro voci quando rispondono all’appello, ma anche delle loro problematiche vicende personali.

Usa anche gli altri sensi compreso il tatto per conoscere i volti, così come conosce sua figlia più piccola Penelope nata quando lui era già stato reso cieco dalla sua malattia.

Il romanzo ruota dunque intorno all’appello a cui i ragazzi rispondono non solo “presente”. Così si incrociano e si dipanano le storie degli studenti con quella del professore. A questo metodo reagiscono gli altri docenti e il preside, che i ragazzi difendono. C’è anche la figura salvifica della bidella, che conosce la vita di tutta la scuola e dei suoi abitanti e legge romanzi russi, preparando un ottimo caffè.

La tesi di D’Avenia è quella che i professori che credono ancor alla scuola come luogo di formazione dei giovani, che hanno occhi interiori e sensibili rivolti verso di loro, imparano dai loro allievi.

Nelle ultime pagine D’Avenia scrive: “I loro occhi sono come quelli dei marinai: lì ho imparato a guardare la vita, perché niente come l’adolescenza ne trabocca. La scuola è il luogo in cui credevo si insegnasse ai “recenti”, dagli occhi ancora chiusi, ad aprirli sulla realtà per poterla finalmente incontrare. Invece proprio a scuola, in questi 20 anni di lavoro, ho imparato io ad aprire gli occhi”.

Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere. Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l’appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky… Nessuno li vedeva, eppure il professore che non ci vede ce la fa.

A dieci anni dalla rivelazione di Bianca come il latte, rossa come il sangue, Alessandro D’Avenia torna a raccontare la scuola come solo chi ci vive dentro può fare. E nella vicenda di Omero e dei suoi ragazzi distilla l’essenza del rapporto tra maestro e discepolo, una relazione dinamica in cui entrambi insegnano e imparano, disponibili a mettersi in gioco e a guardare il mondo con occhi nuovi. È l’inizio di una rivoluzione?

L’Appello è un romanzo dirompente che, attingendo a forme letterarie e linguaggi diversi – dalla rappresentazione scenica alla meditazione filosofica, dal diario all’allegoria politico-sociale e alla storia di formazione -, racconta di una classe che da accozzaglia di strumenti isolati diventa un’orchestra diretta da un maestro cieco. Proprio lui, costretto ad accogliere le voci stonate del mondo, scoprirà che sono tutte legate da un unico respiro.

 


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