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Prologo, quasi un epilogo. In uscita "Anime"

di: Gianfranco Miroglio

Serve, forse, una breve premessa per entrare nel libro, per non sperdersi nel labirinto di momenti, di posti, di nomi. Per incontrarne i personaggi. Patetici eroi. Colpa mia, se tutto potrebbe o potrà apparire confuso: l’addensarsi di cose da dire e di spinte, l’agitazione di un cuore. Un affanno che aumenta.

Il libro è una nuova storia di Coso. Colui che si è fatto conoscere nelle pagine della Culla e i giorni. Là è comparso nel mondo, c’è stata una sua nascita strana, drammatica, quasi tragica, quasi comica. Genitori sconvolti e poi allibiti. Un dottore e una maga. Un gemello di cui non si è mai saputo granché. Tranne il fatto che è morto. Poi sono venuti cortili e parole e racconti, la neve, tanta neve, un fiume e un nonno e una nonna, cani e gatti. Una casa. Poi Matisse, poi l’amore di Bimba. Pianoforte che suona. Lieto fine, dunque, sembrava. Vivrebbero tutti felici e contenti.

Solo il disagio per il caro e vecchio Matisse che, nelle ultime pagine, saluta e va via. Ma anche lui non è sembrato, di quell’atto, del tutto convinto.

Capitoli chiusi? Non è stato così.

Da allora il tempo è volato, mesi, un anno, quasi due. In me la sensazione di non aver archiviato un bel niente. La Culla ha lasciato strascichi vari, dubbi, zone d’ombre, misteri. Soprattutto il mistero di Coso. Una sua esistenza irrisolta, una cronaca monca.

Mi sono detto: ricominciamo a scavare, il presente, quel che abbiamo tra i piedi. Ora. Quel che adesso ci passa per la testa e le mani. Sotto gli occhi. Oppure il futuro dai confini non chiari e le nubi.  Oppure il passato, quasi un solco di un orto vicino che si sperde diritto e lontano, dietro le spalle, fin dove e fin quando noi eravamo diversi.

Anime si è costruito così, lentamente. Guardandomi intorno a sondare sentimenti, miei, ma non soltanto: la nostalgia, la tenerezza, l’angoscia e la rabbia crescenti. Incertezza e paura suggerite dai giorni. Una greve, conseguente, accidia sociale.

C’è, a un certo punto del libro, un convoglio che viaggia al contrario. A pensarci, tutto il libro – diviso in tre parti - procede al contrario. Inizia con quella che potrebbe essere la fine. Si apre con Coso che è anziano, che è strano, che respira e che sogna a fatica. È l’oggi. Ed è breve.

Continua con Coso accerchiato da un mondo grottesco, una comunità da due lire che diventa Regime, di tiranni e di Duci che spuntano a cespi selvaggi, che durano poco ma che nel senso comune vivacchiano troppo. Società e Stati: d’incoscienza, di svaccamento globale e locale, di incapacità di pensare. C’è chi comanda e poi basta. Quasi non c’è chi si oppone. 

Per fortuna riappare Matisse a riannodare le trame. È ancora l’oggi, ma c’è il rischio che diventi domani.

Non c’è bisogno di sprecare giudizi. Coso è spudoratamente di parte. Coso ce l’ha con chi, ringhiando e sgranando rosari, ci sta facendo del male. Tutti noi imbecilli a slittare sul fango verso il fondo del pozzo.

Termina, il racconto, con Coso di nuovo bambino, anzi, come sempre bambino su scenari di fiaba triste e ogni tanto crudele, che si cerca spiegazioni e notizie, che vorrebbe conoscere la propria storia e vorrebbe provare a capire sé stesso. Che ritrova gli amici, il quartiere, il palazzo di mattoni, il cortile, la piazza, una città finalmente battezzata da un nome: Atesa, speranza con svista. E ancora i giardini, il fiume e la Bimba e la casa. È ieri, tempo fa, una vita. E’ sempre. Ma si individua un barlume.

E il cerchio ancora una volta sembra trovar quadratura. La fine, dicevo, potrebbe segnare una sorta di inizio. Ma ancora una volta – forse - è una pura illusione.


G. Miroglio anime, Puntoacapo, €20 consigliato dalla Libreria Mondadori cs. Alfieri Asti 

 


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