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Concerto di Capodanno Al Teatro Alfieri di Asti

di: redazione

Martedì 1 gennaio 2019 alle 17,30 l’Orchestra Sinfonica di Asti offrirà un programma ricco di brani brillanti e famosi, da “Walzer dell’Imperatore” a “Sul bel Danubio Blu”, passando per “Tik-Tak Polka”, “Vita d’Artista” e molti altri, per un concerto che saprà incantare il pubblico con atmosfere colme di gioia ed emozioni, all’insegna della pace e della serenità.

Biglietti: platea e barcacce 35 euro, I e II ordine di palchi 30 euro, III ordine di palchi 25 euro, loggione 15 euro  alla biglietteria del Teatro Alfieri. Per informazioni: 392.19.18.725

 

STEAM al Teatro Alfieri di Asti

di: redazione

Venerdì 4 gennaio alle 21 al Teatro Alfieri  lo spettacolo degli Acrobati Sonics Steam, creato e diretto da Alessandro Pietrolini con coreografie a cura dei performers della Compagnia Sonics (Jessica Pioggia, Maria Seckler, Federica Vaccaro, Ileana Prudente, Artur Cacciolari, Vitor Dias), voce fuori campo e actor training Pier Paolo Congiu e musiche di Ruggiero Mascellino.

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I TheGiornalisti: racconti semplici della quotidianità

di: Elena Fassio

riempono i palazzetti con il Love Tour e fanno breccia nel pubblico

I TheGiornalisti hanno finito il mese scorso il Love Tour 2018: 116mila biglietti venduti e diversi sold-out negli 11 palazzetti in cui si sono esibiti in giro per l’Italia, con doppia data a Milano, a Bari e tripla a Roma.

Sempre gli stessi brani nello stesso ordine: scaletta che vince non si cambia. Si parte dai brani più datati come Fatto di te, Il tuo maglione mio, Sbagliare a vivere e L’ultimo grido della notte, che scaldano il pubblico più affezionato e creano un enorme effetto karaoke.

La band romana, formata nel 2009 dal batterista Marco Primavera, che voleva unire alcuni musicisti della capitale, ha avuto successo a partire dal 2016 con l’uscita del quarto album Completamente Sold out, ma la maggior parte del pubblico conosce di più il cantante e frontman, Tommaso Paradiso. Il chitarrista è Marco Antonio Musella.

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Opera mio amor. 40 anni di pellegrinaggi di un’associazione musicale

di: Amici della Musica “Beppe Valpreda”

Nella primavera del 1990, quando il soprano astigiano Tiziana Fabbricini debuttò alla Scala interpretando la Traviata diretta da Riccardo Muti con la regia di Liliana Cavani, ad accompagnarla c’era un bizzarro gruppetto di sette signori: erano il consiglio direttivo nonché unici iscritti dell’associazione Amici della Musica “Beppe Valpreda.

Nato nel 1978 da un’idea di Beppe Valpreda, un astigiano appassionato di opera lirica e prematuramente scomparso, il gruppo aveva avuto inizialmente come sede la “sala Verdi” del Civico Istituto di Musica. Esautorati dal Verdi dopo pochi anni, gli Amici della Musica iniziarono un’odissea alla ricerca di un luogo in cui portare avanti la loro attività: furono ospitati con i loro dischi, i libri e le audiocassette in un’angusta soffitta in piazza AlfierI.

Dopo furibonde liti tra le ormai decine di iscritti sulla fisionomia da dare all’associazione stessa, i superstiti rimasero sotto la guida di Piero Farò e Sergio Nencioni ospitati dal circolo “Sempre Uniti” in via Pallio. Lì si ascoltavano Verdi e Puccini in un grande salone, dove contemporaneamente si giocava a biliardo, a carte e si guardavano le partite di calcio, cosa che rendeva difficile distinguere gli acuti dei tenori dalle grida dei tifosi.

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“Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare”

di: redazione

CASTELLO DI CISTERNA D’ASTI, PIAZZA HOPE, 1 CISTERNA D’ASTI

 SABATO 1 DICEMBRE 2018 ore 16,00 

Presentazione del volume

 

“Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare” (NERI POZZA EDITORE, 2018)

di FRANCO CASTELLI - EMILIO JONA ALBERTO LOVATTO

Uno studio di ampio respiro storico, antropologico, sociologico e folklorico sulla canzone popolare negli anni della Grande Guerra.

ne discute con gli autori LAURANA LAJOLO  

con la partecipazione di BETTI ZAMBRUNO (voce) e PIERCARLO CARDINALI (chitarra)

 

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Un pastore errante e il deficit del Teatro Regio di Torino

di: Pier Giorgio Bricchi

Il Regio di una volta

Fino a qualche anno fa (ma potrei dire fino a qualche mese fa) noi appassionati d’opera del Piemonte andavamo fieri del nostro teatro di riferimento, il Regio di Torino. I responsabili del teatro, la stampa, il Sovrintendente, i vari sindaci che si sono susseguiti (ricordo che il sindaco di Torino è anche Presidente del Consiglio di Indirizzo della Fondazione del Teatro stesso) ci tranquillizzavano affermando che il  Regio, a differenza di altre Fondazioni Liriche italiane che erano moribonde o commissariate o pronte a essere declassate, godeva di buona, per non dire ottima, salute, avendo un bilancio in pareggio, stagioni non esaltanti ma di un certo prestigio, artisti soddisfatti di esibirsi a Torino perché sapevano di essere puntualmente retribuiti e accolti da un pubblico competente ed educato (magari un po’ freddo, ma noi piemontesi siamo fatti così).

Chi scrive è abbonato al Regio dalla sua riapertura avvenuta nella primavera del 1973, dopo 37 anni di chiusura dall’incendio che distrusse lo storico vecchio teatro nel febbraio del 1936 (come si può notare, Asti  non è un caso unico di chiusure decennali), e posso dire di aver visto  (e annotato con puntiglio)  tutte le produzioni dei 45 anni di vita del Teatro stesso. Ebbene, ora che mi sto avviando verso la quarta età e che avrei  bisogno di serenità e di qualche certezza, me ne viene a mancare una fondamentale. 

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Marzo 2019: ad Asti c'è l'opera

di: Pier Giorgio Bricchi

Il cartellone del melodramma 2018/2019: e Rossini?

Nei teatri dell’Emilia, della Lombardia, del Veneto, della Toscana e in alcune città dell’Italia meridionale (Salerno è un interessante esempio) esistono decine di teatri d’opera detti “di tradizione”, talora collegati tra loro. Unendo le loro forze a una grande competenza dei loro direttori, questi teatri propongono stagioni operistiche di tutto rispetto, che spesso mostrano più inventiva e originalità rispetto alle sempre più stanche e prevedibili stagioni delle 14 Fondazioni liriche che hanno sede nelle grandi città (per esempio il Teatro Regio di Torino sul cui cartellone avremo modo di fare alcune considerazioni). In Piemonte esiste un solo teatro di tradizione, il teatro Coccia di Novara (non casualmente ai confini con la Lombardia).

Nel Piemonte meridionale niente di tutto questo. Fin dai tempi del comm. Bertone,  ultimo impresario veramente competente e appassionato (siamo negli anni Sessanta e Settanta del Novecento), si auspicava di unire le forze delle città a sud del Po per produrre, non dico una stagione, ma almeno uno spettacolo ogni anno che avesse una caratura artistica notevole (magari con artisti giovani e promettenti) e che potesse essere presentato ad Asti, Alba, Cuneo, Savigliano, Bra, Fossano e altre località dotate di un teatro e interessate ad avere, almeno una volta all’anno, uno spettacolo di qualità.

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La ricerca sulla musica popolare e il “rombo del cannon”

di: Betti Zambruno

Conversazione con Franco Castelli

Le ricerca sulle tradizioni popolari

Incontro Franco a Palazzo Guasco, sede dell’ISRAL, luogo dove io, giovane universitaria nei lontani anni ‘70, cercavo di sperimentare le acquisizioni di metodo e pratica della ricerca storica, esplorando tematiche legate al territorio in cui ero nata e vivevo, l’alessandrino.

Erano gli anni del dibattito su storia e microstorie, sul rapporto tra grande storia e storia locale, sull’utilizzo delle fonti documentarie e della gestione, in particolare, delle fonti orali. Anni di grande fermento politico e culturale, di forti contapposizioni ideologiche che hanno mobilitato energie conoscitive importanti e aiutato a costruire consapevolezze culturali per gruppi sociali fino a quel momento considerati subalterni alla cultura dominante.

Franco Castelli a partire dagli anni ‘60 conduce un’ampia ricerca sulle tradizioni popolari del Piemonte meridionale, con particolare attenzione ai canti, al patrimonio dialettale e alla ritualità. Negli anni ‘70, con la fondazione dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Alessandria, prende corpo il Centro di cultura popolare “Giuseppe Ferraro”, che accanto ad una ricca documentazione cartacea, fotografica e video raccolta sul campo, custodisce nel suo Archivio sonoro chilometri di nastri magnetici registrati da Franco intervistando testimoni popolari (contadini, artigiani, operai, ex mondine, ex filandiere, militanti politici di base, antifascisti, partigiani ecc. ecc.). E io aiutavo, “sbobinando”, trascrivendo e … imparando.

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