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Incontri in musica

di: Associazione Amici della Musica Beppe Valpreda

L’ Associazione Amici della Musica Beppe Valpreda di Asti ha preparato il calendario di incontri che si terranno al lunedì dalle ore 21 alle ore 23 in Aula Magna dell’Istituto Castigliano, via Mrtorelli 1:

21 OTTOBRE Alberto Bazzano e Pier Giorgio Bricchi commentano la stagione 2019-20 del Teatro Regio di Torino

27 OTTOBRE Ore 17,00 Istituto Verdi, via Asinari, Sala Verdi Concerto del soprano Stefania Delsanto e del baritono Alessio Verna. Ingresso libero

4 NOVEMBRE Enzo Demaria William Shakespeare, un genio ispiratore di grande musica

11 NOVEMBRE Franco Colombo Opere di rara esecuzione: “Francesca da Rimini“ di Riccardo Zandonai

18 NOVEMBRE Maria Claudia Bergantin La musica vocale da camera

24 NOVEMBRE Ore 17,00 Istituto Verdi, Sala Verdi.

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Modi opposti di intendere l’Opera

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Il Trovatore a Verona e la Carmen a Macerata

Nella foto la cantante russa Anna Netrebko

Seduto al tavolino di un caffè di Bra e in attesa di assistere alla Madama Butterfly,  opera scelta quest’anno per la rassegna “Opera in piazza” (cosa inconcepibile nella nostra città), il mio amico (e più o meno mio coetaneo) Maurizio si lancia in una invettiva, che ho sentito mille volte, contro le regie cosiddette “moderne” che snaturano le opere, che fanno “rivoltare nella fossa Verdi e Puccini”, che ti costringono a vedere lo spettacolo “chiudendo gli occhi”, e così via... Sapendo che è inutile replicare a chi è convinto delle proprie idee e non volendo trasformare in rissa una simpatica serata, ho tranquillamente degustato il mio caffè opponendo, come faccio da tempo, il classico muro di gomma.

Sul La Stampa del 13 agosto 2019, a p. 27, leggo invece un articolo di Alberto Mattioli (divulgatore musicale la cui lettura consiglio anche a chi non si occupa di musica), in cui l’autore, ancora una volta, si spende a favore delle “moderne” regie recensendo un verdiano Otello andato in scena non in Germania o in Austria dove il pubblico è ormai abituato a tutto, ma a Trapani. “L’opera non è un reperto museale - scrive  Mattioli – da conservare sotto vetro, al riparo dei corsi e ricorsi del gusto, ma anzi è uno degli ambiti dove i gusti più si manifestano”. Ma che cosa ha visto il pubblico di Trapani? Un Otello ambientato negli anni Trenta, con sdoganamento del lato B maschile (l’occasione è una doccia collettiva cui la flotta di Otello si sottopone dopo essere giunta vittoriosa a Cipro), posto che lo sdoganamento del lato B femminile è già avvenuto da tempo. Ma quello che ha lasciato perplesso il pubblico trapanese, che per altro ha applaudito lo spettacolo (secondo la testimonianza di Mattioli), è lo sdoganamento non solo del lato B maschile, ma anche del lato A del suddetto sesso, finora un autentico tabù. E qui mi fermo. Se qualche lettore vuole saperne di più, non ha che da andare a Trapani o attendere che lo spettacolo del regista Andrea Cigni venga ripreso da qualche Fondazione teatrale a noi più vicina (magari al Regio di Torino, viste le affermazioni progressiste del nuovo Sovrintendente).

Dato che questo dibattito continuerà finché scampo (quindi spero ancora per qualche anno), vorrei fare un paio di considerazioni. Una delle cantanti più prestigiose, Anna Caterina Antonacci, in un’intervista televisiva concessa qualche anno fa per la rubrica “Prima della prima”, dichiarò che ormai nell’opera tenori, soprani e baritoni non contavano più nulla e che quello che contava erano solo più le soluzioni registiche. Ma è proprio così? Per gran parte della critica direi di sì (Mattioli, nel pezzo sopra citato, non ci dice neppure i nomi degli interpreti dell’Otello), ma per il pubblico direi di no.

Vi racconto due esperienze che ho fatto quest’estate.

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La Straviata al Teatro Alfieri

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Nella mia lunga esperienza di spettatore di opere liriche, ho visto decine di edizioni della Traviata di Verdi, ma quella cui ho assistito lunedì 24 giugno al Teatro Alfieri, riveste tutti i crismi dell’eccezionalità.

Il titolo dell’operazione La straviata può far pensare a uno stravolgimento del testo verdiano, ma stravolgimento non c’è stato. Forse è più giusto parlare di adattamento. Ma procediamo con ordine.

La vicenda di Violetta e Alfredo è stata presentata partendo dal suo epilogo. Ma è in fin dei conti quello che avviene anche nel romanzo di Dumas (La signora delle camelie) che della Straviata (ormai la chiameremo così) è la fonte.  

All’alzarsi del sipario, Violetta giace sul suo letto di morte circondata dagli altri personaggi impietriti. Solo una gentile figurina nascosta da una maschera (la morte?) si aggira nel buio della scena con un fiore che deporrà sul corpo senza vita della protagonista.

Da questa scena iniziale, si risale alla vicenda partendo dal terzo atto: e dunque assistiamo al canto disperato di Violetta, sola e morente, e subito dopo al ritorno di Alfredo, il fidanzato da cui si era divisa e che attendeva disperatamente, al loro canto d’amore e alla riconciliazione con Giorgio Germont, il padre di Alfredo. Dunque Alfredo e Violetta erano amanti. Ma quale era stata la ragione per cui si erano lasciati?

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AstiMusica: Mogol per il Monferrato

di: Elena Fassio

La 24^ edizione il festival AstiMusica, che si terrà in piazza Cattedrale dal 3 al 17 luglio, presenta grandi nomi: Edoardo Bennato, Donatella Rettore, Bobby Solo, Negrita e si apre il 3 luglio in piazza Cattedrale con la partecipazione di Mogol, l’essenza della musica italiana, che con una sua composizione esalta il Monferrato come uno dei più̀ importanti e significativi territori del Piemonte, patrimonio Unesco.

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Bastiano e Bastiana di Mozart

di: Pier Giorgio Bricchi

Nei giorni scorsi allo Spazio Kor si è svolta, in prima assoluta ad Asti, l’esecuzione dl un’operina che Mozart scrisse a 12 anni e che fu rappresentata a Vienna nel 1768: Bastiano e Bastiana  (nella traduzione italiana), manifestazione organizzata dal progetto Dona un sorriso, teso a raccogliere fondi per l’acquisto di materiale didattico e ludico per i bambini ricoverati nel reparto di Pediatria all’Ospedale Massaia. L’originale dell’opera è in lingua tedesca e prevede parti cantate e parti recitate, come era costume dei “Singspiel”, cioè della prima forma del teatro musicale tedesco, che decollò proprio grazie al genio di Mozart (col Ratto dal serraglio, prima e con il Flauto magico, poi).

Dopo aver ricordato che ad Asti le opere di Mozart fecero la loro prima apparizione solo nel 2006 con una edizione delle Nozze di Figaro presentate in una edizione del Teatro Regio di Torino, e che all’esecuzione del Bastiano e Bastiana sulla stampa locale era stato dedicato uno spazio irrisorio, mi sento in dovere di ringraziare il maestro Fabio Poggi che ha diretto l’ASO (Asti Sistema Orchestra) e i protagonisti del gioiellino di Mozart: il soprano Valentina Porcheddu, il tenore Francesco Negrelli e il basso Lorenzo Liberali che era anche il regista dello spettacolo. Le parti recitate sono state infatti sostenute da alcuni attori della Compagnia teatrale degli Erranti.

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Pinguini Tattici Nucleari: eclettismo e originalità

di: Elena Fassio

Sono uno dei fenomeni musicali attuali più irriverenti della penisola: i Pinguini Tattici Nucleari hanno finalmente iniziato il loro nuovo tour. Solo il nome, per chi non li conosce, già incuriosisce. Sveliamo subito l’arcano: la Nuclear Tactical Penguin è una birra scozzese ormai fuori produzione e con i suoi 30° è stata la birra a più alta gradazione alcolica mai prodotta.

Nata nel 2012 con una formazione totalmente diversa, la band ha raggiunto nel 2017 la sua forma attuale, con 6 membri bergamaschi (di provincia) tutti nati tra il 1991 e il 1994: Riccardo Zanotti (testi e voce), Elio Biffi (tastiera), Lorenzo Pasini (chitarra), Simone Pagani (basso), Matteo Locati (batteria), Nicola Buttafuoco (chitarra).

Il loro marchio di fabbrica è l’eclettismo: nei loro quattro album - i primi tre sono Il re è nudo (2014), Diamo un calcio all’aldilà (2015) e Gioventù brucata (2017) - si trovano ballate e liriche, rock e swing, funky ed elettronica. Ognuno dei componenti del gruppo porta infatti in studio le sue esperienze e preferenze, musicali e culturali.

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A proposito dell’Agnese di Ferdinando Paer al Regio di Torino

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Destini di musicisti

E’ destino di alcuni compositori geniali morire in giovane età. Gli dèi fanno pagare cari i loro doni, diceva Heine. Limitandoci all’opera, ricordo i casi di Mozart, morto nel 1791 a 35 anni, di Bizet, morto nel 1875 a 37 anni probabilmente senza che lo sfiorasse il sospetto della fortuna immensa che avrebbe arriso al suo capolavoro, la Carmen, andata in scena con scarso successo tre mesi prima.

E, sopra tutti, è il caso di Vincenzo Bellini il cui destino mi perseguita operisticamente da sessant’anni. Si può morire a 34 anni di una banale infezione intestinale dopo aver scritto un capolavoro come i Puritani? Siccome amo fare la storia con i se e con i ma, mi chiedo: che cosa ne sarebbe stato di Verdi se Bellini fosse sopravvissuto? Avremmo avuto un duello a base di capolavori o il genio del Catanese avrebbe soffocato sul nascere quello del Bussetano? Per non parlare di Nicola Manfroce, morto a Napoli nel 1813 a 22 anni dopo aver scritto tre opere una della quali, l’Ecuba, pare sia un capolavoro  (lo verificheremo  quest’estate, posto che l’opera sarà ripresa nel prestigioso Festival della Valle d’Itria che si tiene a Martina Franca). Un giovane e promettente musicista stroncato all’inizio della carriera!

In altri casi compositori geniali interruppero la carriera ancora in giovane età. Sopravvissero, ma non produssero più nulla di operistico. Gioacchino Rossini smise di comporre per il teatro nel 1829, a 37 anni, dopo aver scritto un’opera monumentale come il Guglielmo Tell, mentre la carriera di Gaetano Donizetti fu interrotta da una terribile malattia nel 1843, a 45 anni. Rossini sopravvisse a se stesso, Donizetti fece la devastante esperienza degli ospedali psichiatrici del primo Ottocento.

Per fortuna, tra tanti sventurati, almeno Verdi e Wagner godettero di ottima salute fin quasi a novant’anni il primo, fino a settanta il secondo. Puccini fa un po’ parte per se stesso. Morto relativamente giovane, a 66 anni, più che il destino, per i suoi malanni, l’incauto compositore fu vittima del suo uso e abuso di sigari e sigarette.

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Bohemian Rhapsody e i Queen

di: Alessandro Pavese

E’ impossibile non parlare di Bohemian Rhapsody, la cinebiografia della vita e della carriera dei Queen e del loro leader, il grande Freddie Mercury. Il film, di fatto, ha chiuso la carriera del regista Bryan Singer, per accuse di pedofilia giunte durante la lavorazione. Bohemian Rhapsody  ha meritatamente vinto un Golden Globe ed è stato assegnato un Oscar come migliore protagonista maschile a Rami Malek. Il film ha incassato più di 860 milioni di dollari nel mondo e in Italia, dove l’incasso ha raggiunto 28,5 milioni di euro, è stato il film più visto nel 2018 e negli ultimi 20 anni.

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Madama Butterfly, cuore giovane e ingannato

di: Elena Fassio

Madama Butterfly è la storia di un amore illuso e ingenuo, pagato a caro prezzo dalla giovanissima protagonista. La vicenda è ancor più tragica poiché denuncia un colonialismo spregiudicato e violento, con tragiche conseguenze, perpetrato da invasori senza scrupoli, in questo caso il tenente J. F. Pinkerton della marina degli Stati Uniti che, sbarcato in Giappone, compra casa e sposa per soli cento yen, circa un euro d’oggi.

Puccini rimase affascinato dalla vicenda della giovane giapponese che si suicida per amore, scritta da David Belasco, nel 1900 a Londra. Appena tornato in Italia chiese a Giulio Ricordi l’autorizzazione per trarre un’opera da quel lavoro con la collaborazione di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa per il libretto. L’opera andò in scena il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala, fu uno dei più clamorosi insuccessi della storia dell’opera che poi rinacque, in una seconda versione, al Teatro Grande di Brescia il 28 maggio 1904. Da allora la triste storia d’amore di Butterfly, sostenuta dalla fida servente Suzuki, osteggiata da tutta la famiglia e rallegrata solo dal sorriso del figlio avuto con Pinkerton, è rimasta nel repertorio di ogni teatro del mondo.

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Gazzelle: il cinismo romantico dei giovani disillusi

di: Elena Fassio

Gazzelle, all’anagrafe Flavio Pardini, cantautore romano classe ‘89, sta raddoppiando il successo del suo primo tour con oltre 90 date già sold out per il nuovo album “Punk” (Maciste Dischi), compresa quella torinese del teatro della Concordia di Venaria.

Capelli a scodella, voce sincera e sguardo disincantato, timidezza nascosta dagli occhiali da sole, Gazzelle è amato per le sue ballate amare, estremamente intime, cariche di cinica autoironia eppure modernamente romantiche.

Nonostante conduca la sua vita privata in regime di semi-anonimato, Gazzelle ha in pochissimo tempo conquistato centinaia di migliaia di fan mixando il synthpop e il cantautorato all’insegna di quegli arrangiamenti minimal che fin dall’esordio nel 2017 l’hanno fatto rientrare nell’alveo dell’indie-alternative italiano.

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Festival Asti Opera & Ballet al Teatro Alfieri di Asti

di: redazione

Venerdì 1 marzo alle 21 al Teatro Alfieri di Asti primo appuntamento con la rassegna Asti Opera & Ballet: La Traviata di Giuseppe Verdi, inaugura la prima edizione del festival, ideato e diretto dal M° Carlo Pesta. Il Festival proseguirà il 23 marzo con il balletto Anna Karenina per chiudersi il 29 marzo con l'opera di Giacomo Puccini Madama Butterfly.

“Sono voluto restare fedele al libretto de La Traviata” - spiega il regista Jean-Marc Biskup - “Il ritratto di Violetta che vediamo in scena è il ritratto di Marie Duplessis, regina di Parigi. La sua storia è già un’opera. Era all'epoca la più bella donna di Parigi, sempre ornata di camelie, i fiori a lei più cari e organizzava le feste più lussuose in città”.

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I Decibel sono tornati

di: Alessandro Pavese

Dopo la memorabile partecipazione a Sanremo nel 1980, dove presentarono Contessa e dopo varie traversie (tra cui l’uscita dal gruppo di Enrico Ruggeri), il gruppo milanese è tornato nella sua formazione originaria: Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia e Fulvio Nunzio con due album Noblesse oblige (2017) e L’anticristo (2018). L’ultimo album lo hanno lanciato a Sanremo 2018, dove hanno presentato in gara Lettera dal Duca, brano dedicato a David Bowie.

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I classici italiani nei libretti d’opera dell’ottocento

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Avendo dedicato buona parte della vita all’ascolto di opere liriche a teatro, in dischi e in DVD ed avendo fatto numerosi incontri su questo argomento, ho notato che i librettisti italiani dell’Ottocento nei loro testi traevano spesso spunto dai classici della nostra letteratura, che essi ben conoscevano e nei confronti dei quali la citazione (più o meno esplicita) finiva per essere un tributo loro concesso. Inoltre per i librettisti era un modo, per così dire, indiretto, per fare sfoggio della propria erudizione e per nobilitare un genere letterario (la librettistica, appunto) ritenuto minore.  Ora che la mia giornata sta giungendo a sera, come dice Filippo II nel Don Carlo verdiano, ho pensato di raccogliere alcuni esempi tratti da vari  autori e anche dalle tragedie di Alfieri.

Mi è stato detto che alcune di queste citazioni possono essere casuali, e sono d’accordo. Tuttavia, tra i testi che ho preso in considerazione, penso che difficilmente mi si possa contestare il caso di Arrigo Boito, che nel verdiano Falstaff (siamo oramai alla fine dell’Ottocento) fa dire ai due giovani amanti Nannetta e Fenton: “Bocca baciata non perde ventura…anzi rinnova come fa la luna!”, che è la trasposizione letterale, e indubbiamente voluta, della conclusione della VII novella della seconda giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio (la lunga novella che racconta le avventure della bellissima Alatiel).

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Concerto di Capodanno Al Teatro Alfieri di Asti

di: redazione

Martedì 1 gennaio 2019 alle 17,30 l’Orchestra Sinfonica di Asti offrirà un programma ricco di brani brillanti e famosi, da “Walzer dell’Imperatore” a “Sul bel Danubio Blu”, passando per “Tik-Tak Polka”, “Vita d’Artista” e molti altri, per un concerto che saprà incantare il pubblico con atmosfere colme di gioia ed emozioni, all’insegna della pace e della serenità.

Biglietti: platea e barcacce 35 euro, I e II ordine di palchi 30 euro, III ordine di palchi 25 euro, loggione 15 euro  alla biglietteria del Teatro Alfieri. Per informazioni: 392.19.18.725

 

STEAM al Teatro Alfieri di Asti

di: redazione

Venerdì 4 gennaio alle 21 al Teatro Alfieri  lo spettacolo degli Acrobati Sonics Steam, creato e diretto da Alessandro Pietrolini con coreografie a cura dei performers della Compagnia Sonics (Jessica Pioggia, Maria Seckler, Federica Vaccaro, Ileana Prudente, Artur Cacciolari, Vitor Dias), voce fuori campo e actor training Pier Paolo Congiu e musiche di Ruggiero Mascellino.

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I TheGiornalisti: racconti semplici della quotidianità

di: Elena Fassio

riempono i palazzetti con il Love Tour e fanno breccia nel pubblico

I TheGiornalisti hanno finito il mese scorso il Love Tour 2018: 116mila biglietti venduti e diversi sold-out negli 11 palazzetti in cui si sono esibiti in giro per l’Italia, con doppia data a Milano, a Bari e tripla a Roma.

Sempre gli stessi brani nello stesso ordine: scaletta che vince non si cambia. Si parte dai brani più datati come Fatto di te, Il tuo maglione mio, Sbagliare a vivere e L’ultimo grido della notte, che scaldano il pubblico più affezionato e creano un enorme effetto karaoke.

La band romana, formata nel 2009 dal batterista Marco Primavera, che voleva unire alcuni musicisti della capitale, ha avuto successo a partire dal 2016 con l’uscita del quarto album Completamente Sold out, ma la maggior parte del pubblico conosce di più il cantante e frontman, Tommaso Paradiso. Il chitarrista è Marco Antonio Musella.

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Opera mio amor. 40 anni di pellegrinaggi di un’associazione musicale

di: Amici della Musica “Beppe Valpreda”

Nella primavera del 1990, quando il soprano astigiano Tiziana Fabbricini debuttò alla Scala interpretando la Traviata diretta da Riccardo Muti con la regia di Liliana Cavani, ad accompagnarla c’era un bizzarro gruppetto di sette signori: erano il consiglio direttivo nonché unici iscritti dell’associazione Amici della Musica “Beppe Valpreda.

Nato nel 1978 da un’idea di Beppe Valpreda, un astigiano appassionato di opera lirica e prematuramente scomparso, il gruppo aveva avuto inizialmente come sede la “sala Verdi” del Civico Istituto di Musica. Esautorati dal Verdi dopo pochi anni, gli Amici della Musica iniziarono un’odissea alla ricerca di un luogo in cui portare avanti la loro attività: furono ospitati con i loro dischi, i libri e le audiocassette in un’angusta soffitta in piazza AlfierI.

Dopo furibonde liti tra le ormai decine di iscritti sulla fisionomia da dare all’associazione stessa, i superstiti rimasero sotto la guida di Piero Farò e Sergio Nencioni ospitati dal circolo “Sempre Uniti” in via Pallio. Lì si ascoltavano Verdi e Puccini in un grande salone, dove contemporaneamente si giocava a biliardo, a carte e si guardavano le partite di calcio, cosa che rendeva difficile distinguere gli acuti dei tenori dalle grida dei tifosi.

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“Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare”

di: redazione

CASTELLO DI CISTERNA D’ASTI, PIAZZA HOPE, 1 CISTERNA D’ASTI

 SABATO 1 DICEMBRE 2018 ore 16,00 

Presentazione del volume

 

“Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare” (NERI POZZA EDITORE, 2018)

di FRANCO CASTELLI - EMILIO JONA ALBERTO LOVATTO

Uno studio di ampio respiro storico, antropologico, sociologico e folklorico sulla canzone popolare negli anni della Grande Guerra.

ne discute con gli autori LAURANA LAJOLO  

con la partecipazione di BETTI ZAMBRUNO (voce) e PIERCARLO CARDINALI (chitarra)

 

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Un pastore errante e il deficit del Teatro Regio di Torino

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Il Regio di una volta

Fino a qualche anno fa (ma potrei dire fino a qualche mese fa) noi appassionati d’opera del Piemonte andavamo fieri del nostro teatro di riferimento, il Regio di Torino. I responsabili del teatro, la stampa, il Sovrintendente, i vari sindaci che si sono susseguiti (ricordo che il sindaco di Torino è anche Presidente del Consiglio di Indirizzo della Fondazione del Teatro stesso) ci tranquillizzavano affermando che il  Regio, a differenza di altre Fondazioni Liriche italiane che erano moribonde o commissariate o pronte a essere declassate, godeva di buona, per non dire ottima, salute, avendo un bilancio in pareggio, stagioni non esaltanti ma di un certo prestigio, artisti soddisfatti di esibirsi a Torino perché sapevano di essere puntualmente retribuiti e accolti da un pubblico competente ed educato (magari un po’ freddo, ma noi piemontesi siamo fatti così).

Chi scrive è abbonato al Regio dalla sua riapertura avvenuta nella primavera del 1973, dopo 37 anni di chiusura dall’incendio che distrusse lo storico vecchio teatro nel febbraio del 1936 (come si può notare, Asti  non è un caso unico di chiusure decennali), e posso dire di aver visto  (e annotato con puntiglio)  tutte le produzioni dei 45 anni di vita del Teatro stesso. Ebbene, ora che mi sto avviando verso la quarta età e che avrei  bisogno di serenità e di qualche certezza, me ne viene a mancare una fondamentale. 

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Marzo 2019: ad Asti c'è l'opera

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Il cartellone del melodramma 2018/2019: e Rossini?

Nei teatri dell’Emilia, della Lombardia, del Veneto, della Toscana e in alcune città dell’Italia meridionale (Salerno è un interessante esempio) esistono decine di teatri d’opera detti “di tradizione”, talora collegati tra loro. Unendo le loro forze a una grande competenza dei loro direttori, questi teatri propongono stagioni operistiche di tutto rispetto, che spesso mostrano più inventiva e originalità rispetto alle sempre più stanche e prevedibili stagioni delle 14 Fondazioni liriche che hanno sede nelle grandi città (per esempio il Teatro Regio di Torino sul cui cartellone avremo modo di fare alcune considerazioni). In Piemonte esiste un solo teatro di tradizione, il teatro Coccia di Novara (non casualmente ai confini con la Lombardia).

Nel Piemonte meridionale niente di tutto questo. Fin dai tempi del comm. Bertone,  ultimo impresario veramente competente e appassionato (siamo negli anni Sessanta e Settanta del Novecento), si auspicava di unire le forze delle città a sud del Po per produrre, non dico una stagione, ma almeno uno spettacolo ogni anno che avesse una caratura artistica notevole (magari con artisti giovani e promettenti) e che potesse essere presentato ad Asti, Alba, Cuneo, Savigliano, Bra, Fossano e altre località dotate di un teatro e interessate ad avere, almeno una volta all’anno, uno spettacolo di qualità.

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La ricerca sulla musica popolare e il “rombo del cannon”

di: Betti Zambruno

Conversazione con Franco Castelli

Le ricerca sulle tradizioni popolari

Incontro Franco a Palazzo Guasco, sede dell’ISRAL, luogo dove io, giovane universitaria nei lontani anni ‘70, cercavo di sperimentare le acquisizioni di metodo e pratica della ricerca storica, esplorando tematiche legate al territorio in cui ero nata e vivevo, l’alessandrino.

Erano gli anni del dibattito su storia e microstorie, sul rapporto tra grande storia e storia locale, sull’utilizzo delle fonti documentarie e della gestione, in particolare, delle fonti orali. Anni di grande fermento politico e culturale, di forti contapposizioni ideologiche che hanno mobilitato energie conoscitive importanti e aiutato a costruire consapevolezze culturali per gruppi sociali fino a quel momento considerati subalterni alla cultura dominante.

Franco Castelli a partire dagli anni ‘60 conduce un’ampia ricerca sulle tradizioni popolari del Piemonte meridionale, con particolare attenzione ai canti, al patrimonio dialettale e alla ritualità. Negli anni ‘70, con la fondazione dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Alessandria, prende corpo il Centro di cultura popolare “Giuseppe Ferraro”, che accanto ad una ricca documentazione cartacea, fotografica e video raccolta sul campo, custodisce nel suo Archivio sonoro chilometri di nastri magnetici registrati da Franco intervistando testimoni popolari (contadini, artigiani, operai, ex mondine, ex filandiere, militanti politici di base, antifascisti, partigiani ecc. ecc.). E io aiutavo, “sbobinando”, trascrivendo e … imparando.

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