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Marzo 2019: ad Asti c'è l'opera

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Il cartellone del melodramma 2018/2019: e Rossini?

Nei teatri dell’Emilia, della Lombardia, del Veneto, della Toscana e in alcune città dell’Italia meridionale (Salerno è un interessante esempio) esistono decine di teatri d’opera detti “di tradizione”, talora collegati tra loro. Unendo le loro forze a una grande competenza dei loro direttori, questi teatri propongono stagioni operistiche di tutto rispetto, che spesso mostrano più inventiva e originalità rispetto alle sempre più stanche e prevedibili stagioni delle 14 Fondazioni liriche che hanno sede nelle grandi città (per esempio il Teatro Regio di Torino sul cui cartellone avremo modo di fare alcune considerazioni). In Piemonte esiste un solo teatro di tradizione, il teatro Coccia di Novara (non casualmente ai confini con la Lombardia).

Nel Piemonte meridionale niente di tutto questo. Fin dai tempi del comm. Bertone,  ultimo impresario veramente competente e appassionato (siamo negli anni Sessanta e Settanta del Novecento), si auspicava di unire le forze delle città a sud del Po per produrre, non dico una stagione, ma almeno uno spettacolo ogni anno che avesse una caratura artistica notevole (magari con artisti giovani e promettenti) e che potesse essere presentato ad Asti, Alba, Cuneo, Savigliano, Bra, Fossano e altre località dotate di un teatro e interessate ad avere, almeno una volta all’anno, uno spettacolo di qualità.

Non se ne fece mai nulla. Bertone si è ricongiunto da tempo ai nostri padri, nelle varie città si sono avvicendate amministrazioni con i colori politici più diversi, talora in contrasto tra loro, ma accomunate dal disinteresse (o da un finto interesse) per il melodramma, cioè per uno dei più alti contributi che il nostro Paese ha dato e sta dando alla cultura nel pianeta (in considerazioni che teatri d’opera stanno nascendo a tutte le latitudini e che l’opera gode di buona salute in tutto il mondo).

Le conseguenze? Per limitarmi ad Asti, quelle che vedete nel cartellone 2018-19: totale rimozione dei centocinquant’anni dalla morte di Rossini, il maggior operista italiano con Verdi e Puccini  (ignorando una interessantissima e quasi gratuita proposta offerta su un piatto d’argento ai nostri responsabili artistici), la quinta edizione della Traviata dalla riapertura del Teatro Alfieri (1° marzo 2019), opera che ad Asti sta diventando come l’Aida all’Arena di Verona, mentre almeno per Madama Butterfly  (29 marzo) siamo solo alla seconda edizione (la precedente fu nel 2009). Del valore artistico di queste due produzioni parleremo a suo tempo. Del Conte di Lussemburgo, capolavoro di Lehàr, ma affidato alla compagnia di operette Alfafolies (che ho più volte ascoltato) scelgo, come il papa, di commentare col silenzio. Prevedo che forse i presenti si divertiranno e aggiungo che, per sua fortuna, Lehàr è morto da tempo.

Insomma, l’impressione che si ha e che ho raccolto in un piccolo studio che tra poco sarà pubblicato è che, dal 2002 (anno della riapertura del Teatro Alfieri), tutto ciò che riguarda il melodramma sia avvenuto e avvenga all’insegna dell’improvvisazione e della convenienza economica senza un progetto di media o lunga gittata.  

Per concludere con Rossini, vorrei rasserenare i lettori: il Maestro di Pesaro non sarà presente sul nostro palcoscenico perché si è persa l'occasione di avere uno dei più prestigiosi cantanti rossiniani in attività, il basso-baritono Bruno Praticò, che desiderava cantare ancora ad Asti, dove aveva debuttato nel 1986; ma non mancherà Elio (il cantante delle “storie tese”) che il 26 gennaio si esibirà per la sezione “musica e danza” con lo spettacolo “Opera buffa! Il Flauto magico e cento altre bagatelle (sic)”. Forse il pubblico si spancerà dalle risate con buona pace di Mozart e colleghi, e anche il responsabile del botteghino riderà per gli incassi. Ma è questo il modo per onorare un teatro che ha visto sul suo palcoscenico alcuni sommi artisti dell’Ottocento e del Novecento? Non so, ma “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole” con licenza, però, di porsi qualche domanda.

Postilla finale: se ad Asti Rossini è stato praticamente ignorato, ha provveduto onorarlo Castell’Alfero grazie al tenore Enrico Iviglia, che Rossini lo conosce, lo canta e lo ha cantato anche nel prestigioso festival rossiniano di Pesaro. Infatti nel maggio 2018 ha organizzato nella sua cittadina quattro incontri rossiniani di grande interesse culturale e artistico e che hanno richiamato un pubblico numerosissimo. Lo ringrazio a nome di tutti gli astigiani che amano la musica lirica e classica!

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