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LA’ CI DAREM LA MANO. Quattro eventi operistici astigiani

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Per essere una città che si trova nelle province periferiche dell’impero operistico, devo ammettere che, nell’arco di nemmeno un mese (dal 27 ottobre al 23 novembre), Asti si è momentaneamente riscattata con quattro avvenimenti che sono stati apprezzati da un pubblico composto anche da persone che normalmente non frequentano i teatri d’opera.

Domenica 27 ottobre gli Amici della Musica hanno presentato nella sala-concerti dell’Istituto Verdi un recital del soprano Stefania Delsanto e del baritono Alessio Verna accompagnati al pianoforte da Michela Varda, con grande successo dei due interpreti, l’una per il garbo del canto e l’altro per la voce torrenziale che lo ha già portato a cantare in importanti teatri.

Il 17 novembre l’opera è tornata in scena al Teatro Alfieri con la Madama Butterfly  di Giacomo Puccini, un’edizione di tutto rispetto. La scena unica di Marco Pesta (del resto prevista dal libretto di Illica e Giacosa) rappresentava, stilizzata, una parete della casa di Butterfly, mentre la regia di Massimo Pezzutti si collegava alle scene nel segno di un elegante rispetto della tradizione. L’intensa interpretazione del soprano giapponese Hiroko Morita non mi ha sorpreso. Al suo fianco si sono fatti onore il tenore Luigi Albani e il baritono Giorgio Valerio, quest’ultimo nel ruolo del console Sharpless, la parte più toccante scritta da Puccini per voce di baritono. L’Orchestra  Filarmonica Italiana era diretta dal maestro Gianmarco Cavallaro.

Mi è capitato di scrivere più volte che l’opera ad Asti è morta ma, osservando il pubblico della Butterfly, mi è tornato un filo di ottimismo. Infatti, pur essendo il prezzo del biglietto non certo popolare, la platea, le barcacce e il primo ordine di palchi erano praticamente esauriti da persone che, pur essendo da anni nell’ambiente, non avevo mai visto. Evidentemente se uno spettacolo è ben pubblicizzato e ben rappresentato, la risposta del pubblico c’è e, per fortuna, non solo dei malati d’opera. Certo, i titoli (come all’Arena di Verona), devono essere ultrapopolari (si parla in primavera di una Bohème, mentre nella primavera scorsa si era proposta l’ennesima Traviata). Nel futuro auspicherei che si ottenesse lo stesso risultato con capolavori meno noti o con concerti lirico-vocali.

Un caso particolare è stato lo spettacolo inaugurale dell’anno accademico 2019-2020 dell’Utea (Universtà delle Tre Età di Asti) che si è tenuto al Teatro Alfieri la sera del 21 novembre e col quale, in quanto Presidente dell’Associazione, mi sono tolto un sassolino dalle scarpe. Da tempo, direi dal 2017, il basso-baritono Bruno Praticò, uno dei più grandi interpreti rossiniani del dopoguerra, aveva chiesto  di tornare nella nostra città dove aveva interpretato, il 2 ottobre 1984, praticamente al suo debutto, l’opera buffa dei fratelli Ricci Crispino e la comare. Mi sarebbe piaciuto che la mia città ricordasse i centocinquant’anni della morte di Rossini (2018) col recital di un personaggio degno dell’anniversario, ma ho trovate chiuse le porte a cui ho bussato. Allora ho utilizzato il concerto inaugurale dell’anno accademico dell’Utea per dare a questo illustre artista la possibilità di tornare ad Asti. Purtroppo si è trattato di un concerto e non di un’opera completa, ma Praticò ci ha offerto non un recital, ma una divertente lezione-concerto su Rossini e su come va eseguito. Accanto a lui un giovane e promettente soprano, Francesca Paola Geretto, dalla voce chiara e svettante e alla quale auguriamo una bella carriera. Al pianoforte il pianista e direttore d’orchestra Eddi De Nadai.

Gli Amici della Musica, sempre nella sala-concerti dell’Istituto Verdi, hanno presentato, domenica 24 novembre, davanti a un pubblico folto e caloroso, un concerto col soprano giapponese (ma astigiano si adozione) Ryoko Yamashita, cantante dall’autentica voce drammatica, e il giovane basso biellese Stefano Paradiso, voce morbida e potente allo stesso tempo. La pianista Michela Varda è una seria professionista, attiva su più fronti e sempre disponibile all’occorrenza.

Una notazione finale: il caso ha voluto che, nei tre recital che ho citati, soprano e basso (o baritono) abbiano interpretato, con stile e gusto diversi, il celebre duetto dal Don Giovanni di Mozart Là ci darem la mano, e questa è la ragione del titolo del mio resoconto.


Nella foto: Soprano Hiroko Morita

Tags: opera lirica, teatro, Università delle tre età

 


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