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Le letture di Francesco Visconti

di: redazione

Da lunedì 18 novembre alle 18,30 in Sala Pastrone tornano le Letture del Lunedì con protagonista l'attore Francesco Visconti. Per festeggiare la tredicesima edizione, si è scelto per il ciclo di 12 incontri l'azzeccato titolo "Scaramanzie".

Racconta Visconti: "Incredibilmente giunti alla tredicesima edizione dei nostri amatissimi incontri, non possiamo evitare una profonda riflessione: ma il numero 13 porterà male? O è invece il 17? Da secoli le opinioni in proposito sono discordanti. Nel dubbio intitoliamo con una parola che speriamo ci metta al riparo da sgradevoli imprevisti. Il tema resterà comunque libero, come per lo scorso anno, che ci ha dimostrato come la scelta di proporre via via brani ed argomenti che ci stanno particolarmente a cuore sia stata vincente.

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Premio Cesare Pavese 2019

di: redazione

a Susanna Basso, Giuseppe Patota, Elisabetta Sgarbi

Sabato 26 e domenica 27 ottobre 2019
Santo Stefano Belbo (Cn)

Sabato 26 ottobre 2019, Fondazione Cesare Pavese
Ore 16, presentazione del libro Cesare Pavese. La storia di un Premio
Ore 17, incontro Letteratura e scienza: la nuova frontiera delle due culture
Ore 21.30 Concerto
 del Quintetto dell'opera di Milano

Domenica 27 ottobre 2019, Fondazione Cesare Pavese
Ore 10, incontro con il pubblico e cerimonia di premiazione dei vincitori

La traduttrice Susanna Basso, il linguista Giuseppe Patota e l’editrice Elisabetta Sgarbi sono i vincitori della 36ma edizione del Premio Cesare Pavese 2019 Organizzato a partire da quest’anno dalla Fondazione Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo. il riconoscimento, che sarà consegnato il 27 ottobre alle ore 10 nella sede della Fondazione, è stato deciso dalla giuria composta Gian Arturo FerrariClaudio MarazziniGiulia BoringhieriAlberto Sinigaglia e Pierluigi Vaccaneo

Le nuove sezioni del Premio sono dedicate all’editoria e alla traduzione, che vanno ad arricchire quelle dedicate alla saggistica e alla narrativa, (quest’ultimo verrà consegnato nell’edizione 2020). Modera la premiazione la giornalista Chiara Buratti.

Il Premio per la nuova sezione Editoria sarà consegnato a Elisabetta Sgarbi, editrice, direttrice artistica del Festival La Milanesiana, da lei stessa ideato, e regista cinematografica. Per venticinque anni in Bompiani, dove è stata direttore editoriale, nel 2015 fonda la casa editrice La Nave di Teseo, di cui è direttore generale e direttore editoriale

Susanna Basso è la vincitrice della sezione Traduzione. Ha tradotto Ian McEwan, Alice Munro, Paul Auster, Julian Barnes, Elizabeth Strout, Martin Amis, Kazuo Ishiguro e Jane Austen, di cui sta traducendo l’opera completa. Dal 1987 collabora con la casa editrice Einaudi. 

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Ho intervistato Mao Tse Tung

di: Davide Lajolo

Nel 1956 Davide Lajolo, direttore de “l’Unità” di Milano, fa parte della delegazione del P.C.I. con Mauro Scoccimarro, capodelegazione, e Giuliano Pajetta che partecipa al Primo Congresso del Partito Comunista Cinese dopo la vittoria della rivoluzione, guidata da Mao Tse Tung. E’ una rivoluzione fatta dai contadini cinesi e in quel momento il regime cinese perseguiva la politica dei “Cento Fiori”.

Nel 70mo anniversario della rivoluzione cinese pubblichiamo il testo dell’intervista che Lajolo ha fatto a Pechino a Mao.

1956 16 settembre

Il respiro di Pechino, milioni di uomini. Donne, bambini dal soffio leggero come volo di farfalla, la sorpresa nell’aeroporto di quello schieramento di uomini leggendari. Mao viene verso di noi. Dietro di lui, in fila indiana, gli altri sommi dirigenti. Riconosco, per averli visti in fotografia Ciu En Lai e Ciu The. Davanti a Mao molta emozione. Mao è sorridente, massiccio, lo sguardo enigmatico. Ciu En lai ha un volto più aperto. Il suo sorriso sa già di amicizia. poi gli altri, ancora più misteriosi perché ignoti, con nomi incomprensibili.

21 settembre

Nel primo colloquio che avevo avuto con Ciu En Lai avevo chiesto, in qualità di direttore de “l’Unità”, di poter avere un’intervista con Mao. Scoccimarro, al solo accenno, mi aveva dissuaso, dicendo che era una richiesta presuntuosa. Mao aveva altro da fare. Invece al quarto giorno del Congresso, Ciu En Lai mi comunica che, nel pomeriggio, Mao avrebbe ricevuto la nostra delegazione e mi avrebbe concesso l’intervista. Ci accompagna al pomeriggio di quello stesso giorno l’interprete.

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Il testimone Primo Levi

di: Primo Levi

In occasione del centenario della nascita ricordiamo Primo Levi con la sua poesia più nota

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L’ultimo Camilleri: Il cuoco di Alcyon

di: Gianfranco Marrone

La memoria” è il nome della collezione editoriale dove Andrea Camilleri ha pubblicato la maggior parte dei suoi libri, certamente tutti quelli ‘vigatesi’ (montalbaneschi e no) ma non solo. Battezzata così da Leonardo Sciascia per l’editore Sellerio di Palermo. E adesso che non è più con noi, il dovere e la necessità della memoria si impongono più che mai. Leggerlo e rileggerlo ancora, senza dubbio. Non foss’altro che per allontanarci il più lucidamente possibile dalle passioni forti che la sua immensa opera ha regolarmente provocato, nei lettori entusiasti come nei critici accigliati. (…)

In quel labirinto fittissimo che è l’opera di Andrea Camilleri, qualsiasi entrata può andar bene, sia essa quella dei romanzi polizieschi come di quelli storici, delle opere teatrali o dei saggi, delle spigolature storiche o delle interviste autobiografiche. Tanto vale fare come consigliano i maestri e partire dalla fine. Da quella che oggi, fatalmente, è diventata la fine: è cioè dal Cuoco dell’Alcyon, da diverse settimane in testa alla classifica dei libri più venduti in Italia, testo che da questo momento in poi deve essere considerato come l’ultimo del Camilleri in vita (si è favoleggiato spesso di altre storie nel cassetto, addirittura in cassaforte: vedremo).

Si tratta di un libro strano, assai diverso dalla maggior parte dalle altre storie di Montalbano, non foss’altro perché il protagonista sembra più volte esser uscito di senno: ride, canta, fa lo scemo, va a zig zag in macchina, sembra proprio matto. Non va, come Astolfo, sulla luna, ma certo riprende nei toni altisonanti e nei gesti teatrali i pupi dell’opera siciliana – la quale, si sa, alle gesta dei paladini di Francia e degli eroi ariosteschi si ispira per lo più. Del resto, lo straordinario successo dei libri di Camilleri non dipende soltanto dal fatto, come pure è stato ribadito, che essi riprendono la formula del racconto poliziesco, rilanciandola sul mercato editoriale e dando adito a centinaia di avatar. Dipenderà anche dal fatto che questi libri seguono un’altra marca narrativa: quella del racconto a puntate e a episodi, presente sia nel folklore orale sia nel poema cavalleresco, sia, oggi, nelle serie televisive.

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Pavese e Vaccaneo, un destino incrociato

di: Angelo Gaccione

L’uomo mortale, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia.Cesare Pavese

L’invidia è un sentimento che mi è estraneo: che senso ha invidiare ad altri qualità che non si possiedono? Quanto alla ricchezza ed agli “averi”, so da dove nascono e come nascono, e quanto dolore hanno causato lungo la loro strada, perciò mi tengo stretta la mia dignitosa povertà. Dietro ogni grande fortuna c’è il delitto, non l’ho scritto io, lo ha scritto Balzac. E tuttavia mi è capitato, raramente ma mi è capitato, di provare una gioiosa commovente invidia, davanti alla devozione, all’attaccamento, alla preziosa custodia della memoria e della loro opera da parte di alcuni uomini verso altri uomini. Credo non si possa desiderare niente di meglio dal destino.

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Brenda: i miei occhi

di: Renata Sorba

“LA DIVERSITA’ PUO’ ACCRESCERE L’IDENTITA’”

Fin da ragazzina sono sempre stata molto curiosa. La curiosità mi ha accompagnata per tutta l’adolescenza fino ad oggi che sono diventata una donna matura.

Imparare una lingua straniera, l’inglese, è stata la prima esperienza che ho vissuto dai 19 ai 21 anni vivendo per un periodo in Inghilterra. Ho lavorato come ragazza au pair in diverse famiglie e nel contempo ho frequentato una scuola per migliorare la lingua. Negli anni ‘80 Londra era una città molto avanti rispetto al mio paese di origine e per una ragazzina che proveniva da una provincia del nord d’Italia era una grande opportunità e lezione di vita. Una città multietnica dove colori e profumi si intrecciavano e davano quel senso di tranquillità e pacatezza e nel contempo un’apertura mentale che mi ha poi condizionata per tutti gli anni a divenire.

Da questa esperienza ho potuto cogliere la capacità di aprirmi sempre e comunque di fronte a chiunque abbia attraversato per un giorno, per un attimo o per un lungo periodo il mio cammino.

Tornare nella mia città di provincia, dove purtroppo ancora oggi ci sono molte difficoltà ad accettare tutto ciò che è “diverso”, è stato molto difficile ma ho sempre e comunque cercato di conservare e praticare questa elasticità mentale e voglia di scambi culturali. Ho conosciuto diverse famiglie immigrate e che frequento abitualmente.

Tra queste una che proviene dal Perù. Complice è stata una conversazione nata durante la sosta alla fermata del bus che quotidianamente presiedo per raggiungere il posto di lavoro con una ragazzina molto carina e delicata. Il suo nome è Brenda. Ogni mattina si recava a scuola per frequentare il terzo anno delle superiori. La ragazza in questione parla un ottimo italiano nonostante sia arrivata in Italia a 10 anni.

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Un giorno arriva

di: Marco Castaldo

Un giorno arriva; è proprio vero… Arriva il momento in cui i tuoi pensieri sono maggiormente rivolti a ciò che “è stato” piuttosto a quello che “sarà”. Questo giorno è quello in cui il profumo dei tigli non lo senti più così intenso come lo era un tempo. La bilancia, non quella dei chili, la devi guardare per forza. Quanto è stato fatto, quanto potrò ancora fare? Ma non solo, anzi, la differenza la fa sempre il dubbio di non aver fatto le cose giuste, quelle per cui vale la pena ricordare e raccontare. Nell’arco di un pugno di anni ti rendi conto che occorrerebbe capitalizzare; brutto termine, ma rende l’idea…
Ma poi ti rendi conto che il viaggio è nel pieno del suo vigore, che le valige che faticosamente avevi riempito di conoscenze, esperienze, convinzioni, sicurezze, queste valigie, si svuotano quasi ogni notte e così ti ritrovi a doverle riempire di nuovo ogni giorno, uno dopo l’altro, in un eterno, perverso, estenuante e probabilmente inutile giro di giostra; non le tranquille giostre dei cavallucci, ma le tortuose e interminabili montagne russe.

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L'eternità in ogni istante

di: Maurizia Giavelli

Tempus fugit, dicevano i latini a volte è verissimo quando stiamo bene il tempo sembra scivolare via dalle mani come la sabbia da un pugno chiuso, ma altre volte in situazioni difficili di dolore, un minuto è abbastanza, il tempo non scorre sembra immobile, così tra attimi di felicità che durano giorni e ed interminabili giorni che valgono un’eternità ci troviamo a guardare vecchie foto sbiadite di quando avevamo venti anni e ci sembrava tutto possibile e tutto insormontabile.

La mia vita, per mezzo delle difficoltà che ho attraversato, mi ha insegnato a trovare l’eternità in ogni singolo istante di luce e bellezza ed a navigare nel dolore quando necessario senza annegare, la mia anima è vecchia di esperienza, ma desiderosa di nutrire il bambino che è in me e che mi porta a gioire per un abbraccio, per un paesaggio, per un altro tramonto, per la luce accecante del sole un mattino tra i monti, per una melodia familiare, per la voce di mia figlia quando mi chiama mamma, per i rapporti umani di vera amicizia che coltivo come i più bei fiori di un giardino.

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Grazie Davide

di: Bruno Gambarotta

Un sabato di fine maggio a Vinchio, per apprezzare un paesaggio mozzafiato e percorrere i commoventi itinerari letterari di Davide Lajolo. Sono tre: i bricchi del barbera, i boschi dei Saraceni, il mare verde.

Quando ho incontrato di persona lo scrittore per la prima volta, avevo più di 40 anni. Avrei voluto dirgli grazie ma, per una forma di timidezza, mi sono trattenuto. Per spiegarmi devo andare indietro nel tempo e tirare in ballo un altro grande scrittore di queste parti, Cesare Pavese. Nella mia adolescenza, la lettura delle sue opere narrative, delle poesie e dei saggi, sovrapponendosi alla cronaca del suicidio del 26/27 agosto del 1950, quando avevo appena compiuto 13 anni, aveva radicato in me l'idea che la malattia e la solitudine fossero lo stigma di chi sente la vocazione di fare da grande lo scrittore. Per contro la salute era la dimostrazione dell'insensibilità se non dell'ottusità degli altri, era quella che permetteva ai miei compagni di giocare a pallone, di sfidarsi nelle prove di coraggio, primeggiare nelle feste, corteggiare con successo le ragazze.

Io mi crogiolavo nell'infelicità, se per onore di firma azzardavo qualche avance a una coetanea, lo facevo in modo da provocare in lei un “no, grazie” che mi rafforzasse nell'idea di essere escluso dalla vita vera. C'è un piacere perverso nel crogiolarsi nell'infelicità indotta.

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1969-2019: Vogliamo la luna 16° edizione del festival Passepartout

di: redazione

Biblioteca Astense Faletti, 1-9 giugno. 

Al centro di questa edizione l'impresa spaziale americana che portò il primo astronauta a mettere piede sulla Luna il 20 luglio 1969, realizzando un sogno antico dell'umanità. Il Festival Passepartout si propone di esplorare ciò che resta di quel sogno, dove ci ha portato e a quali nuove utopie ha dato origine con gli interventi di scrittori, giornalisti, economisti, scienziati, critici letterari, esponenti militari, artisti e poeti.

Si vuole portare gli spettatori a transitare dalla "mitologia" (quale cultura può trascurare la Luna?) alla "tecnologia" che ci ha consentito di allunare e di passeggiare sul nostro satellite.


Programma completo Passepartout 2019

Info: www.passepartoutfestival.it

La notte delle masche al CPIA

di: redazione

Il 18 maggio alle 21.00, in occasione della "Notte europea dei musei", la sede centrale di
di CPIA 1 di Asti vi invita alla "Notte delle masche", Asti, Piazza Leonardo da Vinci 22. La sede si fa museo di tradizioni antropologiche che hanno aspetti comuni in vari popoli.
Sarete immersi in un viaggio tra superstizioni , credenze, riti e tradizioni di una comunità agricola astigiana.
Attraverso percorsi guidati i visitatori entreranno in contatto con storie, racconti, oggetti e personaggi che per secoli hanno accompagnato speranze e paure delle comunità agricole astigiane.
Le maschere e i riti accompagnano da sempre la storia dell'uomo attraverso la cultura.
Utilizzando varie modalità espressive (burattini, teatralizzazione e fotografia) il viaggio accompagnerà le nostre campagne per giungere alle foreste e zone rurali della Casamance in Senegal.

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Premio Lattes Grinzane IX edizione. Haruki Murakami è il vincitore della sezione La Quercia

di: redazione

Sono stati annunciati i nomi di finalisti e vincitori del Premio Lattes Grinzane 2019, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes e giunto alla IX edizione.
Haruki Murakami (Giappone), edito in Italia da Einaudi (tradotto da Antonietta Pastore e Giorgio Amitrano), è il vincitore della sezione La Quercia, intitolata a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001) e dedicata a un autore internazionale che abbia saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico. Murakami, diventato autore di culto a livello mondiale, ha contribuito ad avvicinare il Giappone ai lettori occidentali.
Murakami sarà in Italia venerdì 11 ottobre, per tenere una lectio magistralis (ore 18, Teatro Sociale di Alba), e sabato 12 ottobre, per ricevere il riconoscimento durante la cerimonia di premiazione (ore 16.30, Castello di Grinzane Cavour). Ingresso libero, fino a esaurimento posti.

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Il gioco del mondo al Salone del Libro di Torino

di: Elena Fassio

“Finalmente possiamo lasciarci le polemiche alle spalle e cominciare a parlare di contenuti, annunciando già un festeggiamento: il Salone del Libro è salvo, è la nostra casa comune e ne abbiamo riconquistato il marchio”: un entusiasta Nicola Lagioia, direttore editoriale, presenta la 32^ edizione del Salone Internazionle del Libro di Torino, quella della rinascita dopo l’anno più buio, con l’ex Fondazione per il libro in liquidazione e la guerra con Milano e la sua Book City”.

Il Salone 2019 sarà aperto dal 9 al 13 maggio, fino alle 20 per incontri e stand e fino a tarda notte per il Salone Off.

L’intera filiera del libro sarà coinvolta - bibliotecari, editori, traduttori, scrittori e naturalmente lettori – con 13mila metri quadrati in più di spazio e ingressi raddoppiati per non escludere nessuno, dopo che l’anno scorso gli organizzatori furono costretti a chiudere le biglietterie per un’ora il sabato pomeriggio per l’eccessiva affluenza.

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Pilastri invisibili

di: Renata Sorba

Ognuno di noi dal momento in cui nasce sarà circondato e supportato da pilastri.

Muri portanti sono i genitori e poi tutte quelle persone che ruotano intorno alla famiglia, alle amicizie e alla vita relazionale e sociale. I “pilastri” sono invisibili ma sono importanti per riuscire ad avere un confronto e un bagaglio di affetto e di amore. Quando ci sono non ci fai caso e non te ne accorgi. Solo quando cominciano uno alla volta a crollare, chi perché se ne va fisicamente, chi si allontana e chi invece non è in grado di darti questo supporto ed ecco che cominci a renderti conto di quanto fossero importanti e fondamentali.

Cerchi quindi di ritrovare uno di quei pilastri, investendo in qualche amico, in un compagno o in un famigliare. Questa ricerca continua ti porta poi a fare delle scelte sbagliate: a sostituire e convertire un pilastro portante che ti consigli, ti accompagni e ti supporti in ogni momento della giornata.

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Se questo è un uomo

di: Primo Levi

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Due fiocchi di neve uguali

di: Laura Calosso, scrittrice

Hikikomori è uno dei temi del mio nuovo romanzo in uscita da SEM (Società Editrice Milanese) il 24 gennaio prossimo. Si intitola Due fiocchi di neve uguali, un ossimoro scelto apposta per descrivere la situazione critica di due adolescenti che non riescono a trovare il proprio posto nella società contemporanea.

Per esprimere il concetto “stare in disparte” i Giapponesi hanno un’unica parola: Hikikomori.

E’ questo il nome che viene dato agli adolescenti (e non solo) che a un certo punto della loro vita decidono di fare un passo di lato e si rinchiudono volontariamente nella propria stanza non uscendone più, talvolta per anni. Il fenomeno Hikikomori è stato considerato fino ad alcuni anni fa una conseguenza della rigida impostazione della società giapponese. Oggi, in Giappone, il numero dei “ragazzi ritirati” si aggira intorno alle 541mila persone.

Solo di recente ci si è accorti che la situazione riguarda anche l’Italia. Il Dr. Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia, stima che il numero degli italiani reclusi raggiunga le 100mila unità. E’ difficile fare un calcolo preciso. La cifra potrebbe anche essere superiore se consideriamo i dati del Rapporto Istat 2018 sul “Benessere Equo e sostenibile”. L’indagine rileva che in Italia 1 giovane su 4 è NEET (ovvero persone non impegnate nello studio, né nel lavoro, né nella formazione).  La percentuale è andata peggiorando negli anni. Nel nostro Paese, si legge nel rapporto, i principali indicatori dell’istruzione e della formazione si mantengono molto inferiori alla media europea. Poiché tutti gli hikikomori sono NEET (anche se i due fenomeni non vanno confusi perché non tutti i NEET sono hikikomori), una percentuale così alta di NEET in Italia fa pensare che pure il numero dei “ragazzi ritirati” sia ingente.

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77 anni dopo, ritorna "Poesie a Casarsa", il primo libro di Pasolini

di: redazione

L'uscita-evento è attesa per gennaio 2019: a 77 anni di distanza dalla prima edizione stampata a spese dell'autore presso la Libreria Antiquaria Mario Landi di Bologna, "Poesie a Casarsa" ritornano grazie all'impegno della casa editrice vicentina Ronzani. In collaborazione con il Centro Studi Pasolini di Casarsa, l'editore proporrà il volume in due distinte edizione, tipografica e anastatica, ciascuna accompagnata da "Il primo libro di Pasolini", un volume a cura di Franco Zabagli che ricostruisce genesi, scrittura e fortuna di questo libro fondamentale dell'opera pasoliniana. 

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Quel lontano Hallelujah

di: Francesca Ricchetti

Fermati un attimo e deponi i tuoi trofei,

guarda in me i binari del tempo

guarda cosa hai fatto di me.

Hai modellato minerali e stalattiti

e tu non lo sai.

Non ti sei accorto dei getti d’acqua

che hanno corroso intarsiato morso carezzato

il mio corpo

non ti sei accorto

dei nastri di cielo intorno ai miei fianchi

dei ritagli di stoffa

usati come garze colorate per sanare i morsi di fuoco

delle tue confuse indifferenze.

Non ti sei accorto

che in me cresceva un albero di sabbie

che voleva diramarsi

ed esplodere

tra le fibre della dune.

Non ti sei accorto

del mio sonno sui fiori

delle mille scale che ho dovuto salire

e dei carichi di sale, dei tanti vestiti

innocenti e striati che ho dovuto indossare.

Non hai pensato.

Correvi ebbro

tra polveri festanti e bassi mulinelli

come un Dio senza sacerdoti

senza eserciti.

Correvi ebbro e senza pause.

Ora che le stagioni soffiano come ali leggere di carta

qualche ritaglio sarà caduto sul terriccio umido

del tuo nuovo giardino

e ti ricorderai di quel lontano Hallelujah

ripetuto poche volte

mendicato assecondato.

Quelle poche volte senza  volerlo

hai pregato anche tu.

Sul Ponte diVersi. I poeti d’oggi: una comunità di lettori

di: Elena Fassio

Una seconda edizione ricca e in espansione per la rassegna di incontri di poesia del gruppo di lettura Sul Ponte diVersi, organizzata per dialogare direttamente con autori e critici militanti del panorama letterario contemporaneo.

Ospitati dalla libreria Il Ponte sulla Dora (Torino, via Pisa 46), gestita dal frizzante Rocco Pinto, i giovani organizzatori del format, universitari e dottorandi dell’Università di Torino e Roma Tre, sono già arrivati al sesto appuntamento. L’obiettivo di Riccardo Deiana, Federico Masci, Jacopo Mecca e Francesco Perardi non è solo quello di presentare libri, bensì di utilizzare la poesia come tramite per leggere la nostra società, scoprirne i meccanismi e dialogarne col pubblico.

I prossimi poeti saranno alcuni celebri e altri esordienti come Matteo Marchesini, Antonella Anedda, Guido Mazzoni.

Sul Ponte diVersi. I poeti d’oggi ha esordito a marzo 2018 con un ospite di livello come Umberto Fiori e l’anno scorso ha ospitato, tra gli altri, gli autori Riccardo Olivieri, Franco Buffoni e Francesco Iannone. Un incontro è stato dedicato al giornalista de ”La Stampa” Mario Baudino, partendo dal suo ultimo libro, La forza della disabitudine (Aragno, 2018). Baudino poeta ha esordito sulla rivista milanese Niebo nel 1977 e pubblicato nel 1980 Una regina tenera e stupenda, giocando un ruolo importante nella poesia italiana a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.

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Premio Lattes Grinzane. In gara autori italiani e stranieri

di: redazione

Scadenza bando: 31 gennaio 2019, scaricabile sul sito www.fondazionebottarilattes.it

Due sezioni del Premio Il Germoglio per opere nuove, La Quercia come riconoscimento di un autore di valore internazionale.

È aperto il bando della nona edizione del Premio Lattes Grinzane, il riconoscimento internazionale che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri. Organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, il Premio è suddiviso in due sezioni. La prima, Il Germoglio, è destinata alla scoperta di opere contemporanee di narrativa edita, innovative e originali, di scrittori italiani e stranieri. La seconda sezione, La Quercia, dedicata a Mario Lattes (pittore, scrittore ed editore, scomparso nel 2001), premia un autore internazionale che, nel corso del tempo, si sia dimostrato meritevole di un condiviso apprezzamento critico e di pubblico.

Per la sezione Il Germoglio, i libri che giungeranno in concorso saranno valutati in un primo momento dalla Giuria Tecnica, che per il 2019 è composta da Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista) presidente, Valter Boggione (docente), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell'Accademia della Crusca), Rosario Esposito La Rossa (libraio a Scampia), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Bruno Luverà (giornalista), Alessandro Mari (scrittore ed editor), Laura Pariani (scrittrice), Marco Vallora (critico d’arte) e Bruno Ventavoli (critico letterario). Le cinque opere finaliste saranno scelte sulla base del loro valore letterario e della rappresentatività delle tendenze più vive e originali della narrativa contemporanea. La cerimonia di designazione annuncerà i cinque romanzi finalisti e si svolgerà sabato 13 aprile 2019 a Cuneo, alla sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo che sostiene la sezione Il Germoglio con un contributo per il triennio 2017-2019.

La parola passerà quindi ai giovani: tra aprile e settembre 2019 i cinque libri saranno letti e discussi dai 400 studenti delle venticinque Giurie Scolastiche, una all’estero e ventiquattro in Italia. Sabato 12 ottobre 2019, presso il Castello di Grinzane Cavour, i ragazzi esprimeranno in diretta il loro voto per proclamare il vincitore nel corso della cerimonia di premiazione in cui saranno presenti tutti i finalisti. Gli scrittori in gara terranno inoltre un incontro con gli studenti delle scuole del territorio cuneese. Il Premio porta nelle scuole la letteratura contemporanea e offre a circa 400 studenti la possibilità di sviluppare capacità critiche leggendo i libri selezionati.

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Il centro culturale nel nome di Cesare Pavese

di: Fondazione Cesare Pavese

La Fondazione Cesare Pavese, nata nel 2004, svolge un ruolo di polo d'attrazione nel nome di Cesare Pavese e della cultura delle Langhe con il fine di:

● tramandare e valorizzare la figura di Cesare Pavese sia come uomo che come scrittore;

● raccogliere e e conservare materiali di Cesare Pavese;

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Il quaderno di Giovanni Laiolo, un contadino di Vinchio alla prima guerra mondiale.

di: Laurana Lajolo

L'entrata in guerra

Sua Maestà il Re ha decretato la mobilitazione generale dell’Esercito e della Marina e la requisizione dei quadrupedi e dei veicoli. La mobilitazione è stata fissata per il 23 corrente[1].
Nelle provincie di Sondrio, Brescia, Verona, Vicenza, Belluno, Udine, Venezia, Treviso, Padova, Mantova, Ferrara e in quelle dell’Adriatico viene immediatamente proclamato lo stato di guerra. Il comando delle operazioni militari è affidato al Generale Luigi Cadorna, capo di stato maggiore e figlio del generale Raffaele Cadorna, che ha comandato il V corpo d’armata nella presa di Roma. Il 22 maggio il Regio Governo apre all’arruolamento dei volontari in qualsiasi corpo dell’esercito e per tutta la durata del conflitto.

Il 24 maggio l’Italia dichiara guerra all’Impero asburgico. L’Italia è un Paese prevalentemente agricolo e sono le grandi masse contadine che devono sostenere la guerra al fronte, ma i contadini non hanno mai rapporti con lo Stato se non per l’imposizione delle tasse e la leva obbligatoria. Contadini piemontesi si incontrano con quelli laziali, campani, calabresi senza capirsi  tra loro per i dialetti e le mentalità tanto diversi. Non sanno cosa voglia dire la patria Italia. Devono lasciare le loro famiglie e le loro terre, che hanno bisogno delle loro braccia per essere lavorate, vanno in luoghi che non sanno neanche esistessero, privi di addestramento militare. I generali li trattano strategicamente come masse d’attacco e li fanno diventare carne a macello. Eppure sono quei contadini che obbediscono agi ordini (alcuni diventano disertori e si nascondono) e fanno in guerra l’unità italiana.

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Un cammino di fede e di amicizia

di: Elena Fassio

In cammino da Oporto a Santiago de Compostela: 280 km di fatica, allegria e avventure

Costa portoghese, 7 del mattino, cielo grigio: gli scogli dell’oceano tumultuoso che ci accompagna da diversi chilometri in questa zona formano pacifiche piscinette. Il vento soffia fortissimo e fa girare le vecchie pale dei mulini a vento, sulla strada sterrata si incontrano pochi animaletti e qualche pellegrino con il tipico passo non da camminata occasionale, ma da cammino.

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Città fragile

di: Franco Rabino, fotografo

Le immagini che accompagnano questo testo sono state eseguite in un arco definito di tempo (precisamente tra l’una e le due del pomeriggio) in un perimetro molto ristretto della nostra città (da Piazza Alfieri a Piazza Cairoli con una breve sosta in Piazza S. Secondo) e in un periodo specifico di Settembre (la settimana in cui si svolge la Douja d’Or).

Questo percorso attraversa quello che è considerato il cuore del centro storico, la sua parte più monumentale e prestigiosa. Quella che, di volta in volta, viene definita come “salotto buono, “biglietto da visita”, ossatura del “quadrilatero della cultura” astigiano.

Il periodo di tempo in questione ha visto, in contemporanea, lo smontaggio delle strutture che sono state utilizzate per il Palio e l’installazione di quelle utilizzate per la Douja; da fotografo che si interessa da molti anni di modificazione del paesaggio urbano mi è sembrato interessante provare a raccontare come questo insieme di strutture, addobbi e arredi temporanei influisca sulla percezione degli spazi storici, ne condizioni la fruibilità e ne modifichi la lettura complessiva.

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Scenari di una città tecnologica

di: Laura Calosso, scrittrice

Dall’antica civiltà Nazca alla baroccopoli. Un libro del Messia delle piante per indicare preoccupanti scenari futuri.

Vi è mai capitato di riflettere sugli scenari futuri, sulla forma che avrà tra dieci anni il nostro paesaggio (naturale e urbano)? Le foto che scatteremo nel 2028 ci mostreranno città e periferie diverse da quelle che abbiamo sotto gli occhi oggi?

Ho pensato a tutto ciò nel corso dell’estate, terminando la traduzione di un best-seller inglese dal titolo “The Plant Messiah”, un interessante libro pubblicato da Penguin nel 2017 e di prossima uscita in Italia con titolo “Il Messia delle piante” (Aboca). E’ scritto da Carlos Magdalena, botanico dei Royal Botanic Gardens di Kew a Londra, definito dalla stampa internazionale “Il Messia” per le doti che ha mostrato nel salvataggio di specie a rischio di estinzione. Nel libro l’autore parla, tra le altre cose, di una spedizione botanica in Perù, nell’area abitata un tempo dall'antica civiltà Nazca, famosa per aver tracciato disegni nel deserto che possono essere visti nella loro interezza solo dall'aria. Le immagini sono state create intorno al 500 a.C., quando la sofisticata società Nazca elaborò complessi sistemi di irrigazione per l'agricoltura. I ricercatori moderni sostengono che, nonostante le competenze tecnologiche, questo popolo ha inavvertitamente contribuito alla propria morte distruggendo l’albero di algarrobo.  Nell’antichità, la quantità di alberi riduceva l'impatto delle inondazioni di El Niño, poiché le radici tenevano insieme il terreno, minimizzavano l'erosione e contribuivano a conservare le riserve di acqua sotterranee. Oggi l’albero che limitava la potenza e gli effetti disastrosi di El Niño è pressoché scomparso e le inondazioni spazzano via ciò che resta della vegetazione, riducendo la terra a un deserto.

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Mirabilia

di: Laura Calosso, scrittrice

In un paese triste arrivarono un giorno un uomo, una donna e una valigia.

I due sono nati lì ma per molto tempo hanno vissuto lontano. La valigia è il loro tesoro prezioso ma non sanno più aprirla e non ricordano cosa c’è dentro

Il Paese è vuoto, per le vie e le piazze non si sentono voci e tutto è abbandonato. A terra ci sono sedie rovesciate, vetri rotti come dopo una rissa in cui tutti si aggrediscono senza badare al disastro.

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“Il partigiano Johnny compie 50 anni”

di: Laurana Lajolo

Nel 1968, cinquanta anni fa, usciva per Einaudi la prima edizione del Il partigiano Johnny, a cinque anni dalla morte di Fenoglio,. Il romanzo fu rielaborato in modo consistente dal curatore Lorenzo Mondo sulla base di un magma di appunti quasi tutti scritti in inglese con la sutura di due tronconi del romanzo, che parte dal primo imboscamento di Johnny fino alla vigilia della Liberazione. Mondo scelse anche il titolo, “Il partigiano Johnny”. In effetti, il romanzo è una storia autobiografica e non corale della Resistenza, è il romanzo di formazione del partigiano, secondo la definizione del capo comunista Corradi: “Partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità”.

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