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Scenari di una città tecnologica

di: Laura Calosso, scrittrice

Dall’antica civiltà Nazca alla baroccopoli. Un libro del Messia delle piante per indicare preoccupanti scenari futuri.

Vi è mai capitato di riflettere sugli scenari futuri, sulla forma che avrà tra dieci anni il nostro paesaggio (naturale e urbano)? Le foto che scatteremo nel 2028 ci mostreranno città e periferie diverse da quelle che abbiamo sotto gli occhi oggi?

Ho pensato a tutto ciò nel corso dell’estate, terminando la traduzione di un best-seller inglese dal titolo “The Plant Messiah”, un interessante libro pubblicato da Penguin nel 2017 e di prossima uscita in Italia con titolo “Il Messia delle piante” (Aboca). E’ scritto da Carlos Magdalena, botanico dei Royal Botanic Gardens di Kew a Londra, definito dalla stampa internazionale “Il Messia” per le doti che ha mostrato nel salvataggio di specie a rischio di estinzione. Nel libro l’autore parla, tra le altre cose, di una spedizione botanica in Perù, nell’area abitata un tempo dall'antica civiltà Nazca, famosa per aver tracciato disegni nel deserto che possono essere visti nella loro interezza solo dall'aria. Le immagini sono state create intorno al 500 a.C., quando la sofisticata società Nazca elaborò complessi sistemi di irrigazione per l'agricoltura. I ricercatori moderni sostengono che, nonostante le competenze tecnologiche, questo popolo ha inavvertitamente contribuito alla propria morte distruggendo l’albero di algarrobo.  Nell’antichità, la quantità di alberi riduceva l'impatto delle inondazioni di El Niño, poiché le radici tenevano insieme il terreno, minimizzavano l'erosione e contribuivano a conservare le riserve di acqua sotterranee. Oggi l’albero che limitava la potenza e gli effetti disastrosi di El Niño è pressoché scomparso e le inondazioni spazzano via ciò che resta della vegetazione, riducendo la terra a un deserto.

L’estinzione della civiltà Nazca dovrebbe farci riflettere, soprattutto alla luce di altri dati che Carlos Magdalena fornisce nel suo libro, quando spiega che al suo arrivo in Perù fu conquistato dal tipico e delizioso piatto locale a base di pollo. Nell’arco di pochi giorni scoprì che anche i più antichi esemplari di algarrobo, conosciuti in Spagnolo come huarango milenario (“l’albero millenario”), erano stati abbattuti a causa della domanda di legna da ardere destinata proprio alla cottura del pollo. La terrificante scoperta permise a Magdalena di osservare con occhi nuovi il paesaggio surreale dell’ex area Nazca, arido e desolato, dove ci si può spostare per miglia senza vedere una singola pianta.

Oltre a essere esposta agli effetti devastanti di El Niño la zona è spesso scossa da terremoti di elevata magnitudo. Per questa ragione il governo ha concesso agli sfollati di re-insediarsi dove possono: se trovano un pezzo di terra non occupato, sono autorizzati a costruire una “casa” o un rifugio, registrandolo come proprio.

Se questa vi può sembrare una buona idea, ecco qui la descrizione degli effetti di questa deregulation: nel corso degli anni si è sviluppata una micro industria che produce più danno all'ambiente rispetto ai vantaggi immediati che porta. Il fenomeno in base al quale si rivendica la terra e si costruisce una “struttura” è conosciuto a livello locale come “invasiones”.

La definizione di “struttura” è a dir poco elementare. Qualsiasi spazio chiuso, con quattro pareti e un tetto, può essere registrato come casa. Per “edificare” si utilizza il giunco spagnolo invasivo (Arundo donax) che viene tagliato e intrecciato in pannelli. Sono venduti ovunque, persino nei distributori di benzina. Compatibilmente con lo spazio sul tettuccio dell’auto, se ne possono comprare quanti se ne vogliono, dopodiché si inizia a viaggiare alla ricerca di un appezzamento di terra in cui “piantare le tende” e far valere i propri diritti. Negli ultimi anni questa prassi si è largamente diffusa e i trafficanti di terra hanno iniziato a controllare in una sola volta anche centinaia di ettari di deserto vuoto. Piantano i picchetti e vendono i lotti - con o senza documenti falsi - a studenti e migranti andini che cercano disperatamente di trovare una casa. In alcune aree altamente popolate, come la periferia di Lima, vivono in queste baraccopoli migliaia di persone, divise dai quartieri ricchi con un muro di cemento chiamato “il muro della vergogna”. Non ci sono servizi di base come l'acqua corrente e la fognatura, non si vedono alberi.

Potrebbe essere questo lo scenario futuro che attende la nostra luccicante civiltà tecnologica che ignora i cambiamenti climatici e non rispetta l’ambiente?

 

Tags: emarginazione, degrado, periferia, differenza, paura, bambini, baraccopoli, Perù, Lima, Nazca, El Niño, sfollati, Carlos Magdalena, botanica

 


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