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Città fragile

di: Franco Rabino, fotografo

Le immagini che accompagnano questo testo sono state eseguite in un arco definito di tempo (precisamente tra l’una e le due del pomeriggio) in un perimetro molto ristretto della nostra città (da Piazza Alfieri a Piazza Cairoli con una breve sosta in Piazza S. Secondo) e in un periodo specifico di Settembre (la settimana in cui si svolge la Douja d’Or).

Questo percorso attraversa quello che è considerato il cuore del centro storico, la sua parte più monumentale e prestigiosa. Quella che, di volta in volta, viene definita come “salotto buono, “biglietto da visita”, ossatura del “quadrilatero della cultura” astigiano.

Il periodo di tempo in questione ha visto, in contemporanea, lo smontaggio delle strutture che sono state utilizzate per il Palio e l’installazione di quelle utilizzate per la Douja; da fotografo che si interessa da molti anni di modificazione del paesaggio urbano mi è sembrato interessante provare a raccontare come questo insieme di strutture, addobbi e arredi temporanei influisca sulla percezione degli spazi storici, ne condizioni la fruibilità e ne modifichi la lettura complessiva.

I centri delle città che, come la nostra, si sono stratificati e ridefiniti in un arco bimillenario di tempo arrivano a noi portando in sé categorie molto più profonde dei semplici concetti di bellezza architettonica e di monumentalità. Le forme che oggi vediamo sono sopravvivenze, retaggi di altri mondi in qualche maniera darwinianamente sopravvissuti ad una selezione della specie in chiave urbanistica: selezione in cui hanno dovuto rifunzionalizzarsi e reinventarsi di continuo per mantenere il diritto all’esistenza del loro specifico spazio fisico.

L’insieme di queste persistenze e sopravvivenze è quanto noi oggi chiamiamo centri storici; un sistema complesso, nello stesso tempo materiale e immateriale, di edifici, piazze, spazi vuoti e pieni, prospettive, simmetrie e desimmetrie, salti di stili, interventi di ricucitura, colori, pietre, mattoni, atmosfere. E’ quasi banale dirlo ma un centro storico è la storia manifesta così come si è data fino a noi.

Quanto noi facciamo di questa storia manifesta e dentro di lei è parte viva del dibattito contemporaneo sull’uso e sull’abuso delle città.

Il breve percorso fotografico e fisico che ho compiuto in un’ora dentro al centro storico riallestito in funzione delle manifestazioni classiche del Settembre Astigiano prova a muoversi nella direzione di questo dibattito.

Può essere la parte storica di una città come la nostra un semplice sfondo – un fondale – da addobbare di volta in volta a seconda delle esigenze momentanee?

E’ corretto, seppure temporaneamente, falsare completamente le prospettive e gli spazi e, conseguentemente, alterarne la percezione?

E’ utile ed economicamente remunerativo diffondere all’esterno un’immagine di città storica che camuffa sé stessa in una sorta di parco di divertimenti?

Si possono fare le stesse cose rispettando maggiormente la dignità e la sobrietà dei nostri spazi storici?

Sono queste domande che mi hanno accompagnato nel percorso insieme ad un senso di disagio crescente, certamente del tutto personale, rispetto all’eccesso di invasività di strutture e di arredi e alla loro sostanziale estraneità rispetto a quanto li circondava.

Il contrasto tra questi due mondi, quello storico e determinato della città e l’effimero chiassoso e pittoresco delle installazioni, metteva maggiormente in luce la fragilità e la delicatezza di quanto il tempo ci ha consegnato, quanto poco basti per mettere in crisi uno spazio, una piazza, un edificio.

Vorrei fosse chiaro che non sono in discussione gli eventi in quanto tali ma il modo in cui questi si manifestano: la plastica, i cartonati, le gigantesche vigne stampate malamente sui teloni, le barriere da cantiere edile, le fioriere spaiate e allineate storte su ritagli di legno, i gabinetti chimici collocati a lato del’abside di S.Secondo, i portali di ingresso posti lungo Corso Alfieri, involontaria citazione dei B-movies di fantascienza degli anni settanta.

Su questo occorrerebbe ragionare e riflettere.

Per meglio fare. Perché la città è fragile.

di Franco Rabino
Città fragile
PIAZZA ALFIERI
PIAZZA ALFIERI
CORSO ALFIERI
PIAZZA S.SECONDO
PIAZZA S.SECONDO
VIA GARIBALDI
CORSO ALFIERI
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PIAZZA ROMA
PIAZZA ROMA
PIAZZA ROMA
PIAZZA ROMA
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PIAZZA ROMA
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PALAZZO OTTOLENGHI
PALAZZO OTTOLENGHI
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CORSO ALFIERI
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PALAZZO ALFIERI
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CORSO ALFIERI
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Tags: città, storia, Spazio KOR, architettura contemporanea, centro storico, monumenti, Palio di Asti, Douja d’Or, installazioni, fruibilità, urbanistica, abuso, fragilità

 


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