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Il mio presepe immaginario

di: Laurana Lajolo

Ho fatto un presepe immaginario.

Le statuine principali sono africane, a loro protezione il pastore piemontese Gelindo. Ho messo accanto al bambinello anche un’ape, perché se viene annientata quella specie, si estingue il genere umano; una farfalla come segno della continua trasformazione e della bellezza leggera; una lucertola figlia della calura estiva.

Ho sostituito i ricchi re Magi con una fila di giovani, che offrono aria pulita e amore contro l’odio, e di donne e uomini con le braccia incrociate che chiedono lavoro e solidarietà. Li segue un figurante come filosofo che racchiude tra le sue mani la saggezza e la conoscenza. Un cane e un gatto sono i miei amici sensitivi di sempre.

Ho messo piante a formare una piccola foresta e, invece, della cometa, la colomba bianca della pace. Una luna piena  protegge la capanna (che potrebbe anche essere una baracca) tra mistero e poesia.

C’è anche la riproduzione dell’incredibile foto-augurio firmato dal geniale Banksy: un clochard sulla slitta di Babbo Natale trainato dalle renne verso il cielo, quella slitta che non è riuscito a prendere Mohamed, morto carbonizzato ad Asti in un edificio abbandonato.

Così ho rinnovato il rito del Bambin Gesù tra guerre, sofferenze, ingiustizie, ma anche con speranze e nuovi processi.

Non affoghiamo nel mare di indifferenza e facciamo la nostra parte per rendere migliore la nostra vita e quella egli altri.

Tags: società, Natale, immaginazione

 


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