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Il quaderno di Giovanni Laiolo, un contadino di Vinchio alla prima guerra mondiale.

di: Laurana Lajolo

L'entrata in guerra

Sua Maestà il Re ha decretato la mobilitazione generale dell’Esercito e della Marina e la requisizione dei quadrupedi e dei veicoli. La mobilitazione è stata fissata per il 23 corrente[1].
Nelle provincie di Sondrio, Brescia, Verona, Vicenza, Belluno, Udine, Venezia, Treviso, Padova, Mantova, Ferrara e in quelle dell’Adriatico viene immediatamente proclamato lo stato di guerra. Il comando delle operazioni militari è affidato al Generale Luigi Cadorna, capo di stato maggiore e figlio del generale Raffaele Cadorna, che ha comandato il V corpo d’armata nella presa di Roma. Il 22 maggio il Regio Governo apre all’arruolamento dei volontari in qualsiasi corpo dell’esercito e per tutta la durata del conflitto.

Il 24 maggio l’Italia dichiara guerra all’Impero asburgico. L’Italia è un Paese prevalentemente agricolo e sono le grandi masse contadine che devono sostenere la guerra al fronte, ma i contadini non hanno mai rapporti con lo Stato se non per l’imposizione delle tasse e la leva obbligatoria. Contadini piemontesi si incontrano con quelli laziali, campani, calabresi senza capirsi  tra loro per i dialetti e le mentalità tanto diversi. Non sanno cosa voglia dire la patria Italia. Devono lasciare le loro famiglie e le loro terre, che hanno bisogno delle loro braccia per essere lavorate, vanno in luoghi che non sanno neanche esistessero, privi di addestramento militare. I generali li trattano strategicamente come masse d’attacco e li fanno diventare carne a macello. Eppure sono quei contadini che obbediscono agi ordini (alcuni diventano disertori e si nascondono) e fanno in guerra l’unità italiana.

Storia di un contadino richiamato alle armi

Sulla base di documenti personali di mio nonno materno e i racconti che mi ha fatto mia nonna ho ricostruito la storia “Individuale” di Giovanni Laiolo, che, forzatamente e in modo pressoché inconsapevole, si intreccia con la “grande” storia.

Laiolo Giovanni, contadino nato a Vinchio di 27 anni, è l’unico sostegno della madre vedova e della moglie sposata quattro anni prima e ha avuto un congedo illimitato nel 1908 e, quindi, non pensa di dover andare sotto le armi. Ma, la settimana dopo la dichiarazione di guerra, il postino gli recapita il foglio di richiamo: presentarsi al distretto di Casale Monferrato il 13 giugno 1915, destinazione il fronte delle operazioni militari. E’ richiamato perché, per pochi mesi, non ha ancora compiuto 28 anni ed è ancora inquadrato nei ruoli militari.

La madre gli consiglia di andare all’indomani da un lontano cugino che lavora al distretto militare e che potrebbe aiutarlo a rimanere almeno nelle truppe di sussistenza. Giovanni risponde che ha ancora troppo lavoro da fare in campagna prima di partire, ma la madre insiste che l’importante è non correre pericoli in guerra. Così, il giorno dopo, Giovanni di buon’ora è alla stazione di Montegrosso e sale sull’accelerato per Asti e poi per Casale. Il cugino sta in via Aurelio Saffi 32, ma in casa trova solo la moglie, a cui consegna la torta e il vino che la madre ha preparato, e al cugino può lasciare soltanto un messaggio. Il viaggio risulta, dunque, inutile. In attesa del treno di ritorno, sotto la pensilina della stazione, Giovanni mangia il pezzo di pane portato da casa più per far passare il tempo che per fame. Nella testa gli rimugina il pensiero che in guerra si muore per niente. Sua moglie e sua madre vedova non possono mandare avanti da sole la campagna. E poi che bisogno di lui ha lo Stato? 

Ragazzi del paese si sono nascosti nelle tane o nei boschi, ma sono arrestati e portati con le catene ai polsi, come vitelli al macello, sulla piazza del paese. Giovanni è consigliere comunale e non può dare il cattivo esempio ai suoi compaesani. E’ molto stimato in paese perché è un grande lavoratore, un uomo di buon senso che ha un consiglio e un aiuto per tutti, che sa stare con gli amici, giocare a bocce, cantare in coro.

Risponde, dunque, al dovere di presentarsi disciplinatamente al distretto alla data fissata. E’ uno dei primi del paese a partire, insieme ai giovani di leva.

Leggi il testo completo (pubblicato su “Il Platano, annuario 2017), su www.davidelajolo.it/il laboratorio di Laurana.

 

[1] Manifesto di chiamata alle armi 22 maggio 1915

 

 

Tags: contadini, 1ª guerra mondiale, esercito, Giovanni Laiolo

 


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