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Mirabilia

di: Laura Calosso, scrittrice

In un paese triste arrivarono un giorno un uomo, una donna e una valigia.

I due sono nati lì ma per molto tempo hanno vissuto lontano. La valigia è il loro tesoro prezioso ma non sanno più aprirla e non ricordano cosa c’è dentro

Il Paese è vuoto, per le vie e le piazze non si sentono voci e tutto è abbandonato. A terra ci sono sedie rovesciate, vetri rotti come dopo una rissa in cui tutti si aggrediscono senza badare al disastro.

I due  sono tornati per cercare qualcosa che a entrambi è mancato.

Nel paese triste non ci sono  panchine per sedersi, né prati o fontane. Non ci sono alberi, né spiagge perché ogni cosa, nell’incuria generale, è diventata qualcos’altro, è solo una forma indistinta nel degrado.

Non ci sono bambini, palloni, aquiloni, non ci sono edicole, bar, luoghi dove parlare e ascoltare. Non ci sono posti dove stare insieme perché stare insieme è il problema.

Nelle strade dove un tempo l’uomo e la donna  avevano giocato, sotto i bei palazzi anneriti dallo smog, intorno ad antiche statue prese a martellate, ci sono solo rifiuti e sui muri  ingiurie, invettive, parole  nemiche. Tutti contro tutti.

Nel Paese triste non c’è stata guerra vera, né cannoni  o polvere da sparo, solo una lotta continua e cieca che ha preso il posto dei discorsi e della vita. Le case che paiono fortezze sono cintate da filo spinato, i negozi hanno in alto strette feritoie  e le vetrine sono murate.

Perché siamo tornati? Perché non abbiamo creduto a quel che ci avevano raccontato?

Nel silenzio avvilente, nel desolato coprifuoco, da una finestra sprangata esce a un certo punto un lamento, non è un grido né un gemito ma un flebile suono, qualcosa di umano. I due  tendono le orecchie, si guardano intorno spaventati. Sembra che il suono venga da un condominio cadente, con piante rinsecchite sui balconi.  

Allora è vero!  E’ come ci hanno detto! Nel Paese triste vivono ancora persone.

I due poggiano la valigia a terra, in mezzo a una piazza. Poi scavalcano un muro, si arrampicano sul cornicione del palazzo. Le finestre sono serrate ma da dentro viene un brusio sommesso e la luce azzurrognola di computer accesi.

Allora è vero … Forse i racconti che avevano sentito sul loro Paese non erano invenzioni. Forse è vero che dopo furti e assalti, menzogne e tradimenti, speranze e delusioni, litigi inconcludenti, gli abitanti si sono  rinchiusi in casa. Piano piano sono spariti tutti, trincerati in casa dietro porte sbarrate. Non c’è stata una guerra vera, solo odio, invidia, inimicizia, perché persino  per fare la guerra bisogna saper stare insieme  e stringere alleanze.

Cosa stiamo ancora cercando in questo Paese devastato?

“Siamo qui per trovare quello che ci manca … senza quello che ci manca non possiamo essere chi siamo”.

Dalla cima del palazzo la valigia lasciata nella piazza - quel tesoro che gli appartiene e di cui non conoscono il valore -   sembra un puntino senza significato.

Pazienza, era una valigia inutile. Sotto la maniglia aveva  un grosso lucchetto di cui  hanno dimenticato la combinazione. Vogliono abbandonarla e non scendere più.

Passa il Tempo,  un tempo indefinito. Quando le cose perdono senso è insensato tenere il conto delle ore.

Ma a un certo punto qualcosa di inatteso accade. Nel silenzio riconoscono il rumore di piccoli passi sulle scale. I passi risuonano all’interno dei palazzi e la furia di tante piccole mani batte sulle porte finché si aprono. Sono bambini, bambini che corrono in strada, bambini che saltano e ridono come folletti usciti da una  pentola che a lungo è stata chiusa da un pesante coperchio.

In un attimo la valigia è circondata, i bambini la osservano, la studiano. Nessuno sa cosa sia quel grosso pezzo di ferro sotto la maniglia, forse è un gioco. Allora iniziano a giocare con il lucchetto, senza sapere ciò che fanno scorrono a caso i numeri della combinazione. A un certo punto dalla valigia esce un suono metallico, un clack che zittisce, che impone il silenzio. La valigia è sbloccata ma nessuno ha il coraggio di aprirla.

Dal cornicione del palazzo l’uomo e la donna osservano. Forse è arrivato il momento di scendere, di rimettersi in gioco.

Una folla si accalca intorno alla valigia. Dai condomini sono scesi tutti richiamati dalle risate dei bambini. La curiosità ha vinto la paura.

Ad un tratto una mano solleva il coperchio. Un bagliore colpisce lo sguardo. Tutti hanno il fiato sospeso. L’interno della valigia è un grande specchio.

Sul bordo dello specchio c’è una scritta in oro, una frase che i bambini non sanno leggere. Ma i loro volti sorridenti  si riflettono sul fondo.

L’uomo e la donna si sono avvicinati alla valigia, adesso si tengono per mano. A voce alta leggono la scritta:

“Io contengo il sorriso  che avete perduto, la fiducia, la Meraviglia che avete dimenticato. Questo è ciò  che vi manca e da oggi in poi, custoditelo”

 

 

Mirabilia video: interpretato da Laura Calosso, immagini di Franco Rabino,  musiche di Andrea Passarino.

 

Tags: degrado, periferia, differenza, odio, paura, bambini, video, meraviglia, sorriso

 


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