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di: redazione

Paolo Mieli, giornalista e storico, in quanto allievo di Renzo de Felice e conduttore di tutte le trasmissioni di storia della RAI, ha scritto un nuovo libro Lampi sulla storia, con l’intenzione di intrecciare il passato con il presente (Rizzoli). Nel libro si occupa dei grandi personaggi della storia, cominciando da quelli del periodo fascista che lui conosce bene, per inoltrarsi a considerare personalità della storia romana, del Medioevo e nell’Ottocento, con la raccomandazione di non usare le passioni delle categorie del presente per interpretare  il passato e aprire nuove ferite, facendo alcuni esempi come il trasferimento da un mausoleo della salma di Francisco Franco il dittatore spagnolo. Definisce “incendiari” coloro che usa questo metodo di far cadere “lampi” sulle “aggrovigliate sterpaglie del passato”, perché cercano di “far divampare nuovi conflitti” e di diventare dei protagonisti del dibattito contemporaneo. E conclude facendo l’elogio dell’oblio, che non essere una sciatta dimenticanza, “bensì a non far riproporre quei torti e quelle ragioni nelle contese del presente”. Un libro impegnativo per l’autore, ma divulgativo per il lettore.


Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia

L’ultimo libro della scrittrice Michela Murgia Il libro, un pamphlet  denso di contenuti, ha suscitato interesse e critiche per la tesi volutamente provocatoria sul permanere di un metodo fascista di azione che può danneggiare il nostro sistema democratico, quasi a riprendere l’argomentata lezione di Umberto Eco “Il fascismo eterno”, tenuta nel 1995 dopo l’ascesa di Berlusconi, di cui abbiamo pubblicato alcuni brani significati. In “Istruzioni per diventare fascisti”, che ha come sottotitolo “fascista è chi il fascista fa”, Murgia non si ferma a denunciare atti di xenofobia e razzismo, ma propone la lettura dei comportamenti dei politici e della gente comune secondo la chiave interpretativa del fascismo, che non considera una categoria storica confinata nel passato, come dicono molti storici e opinion leaders che criticano il libro, ma un metodo che ancora contagia la nostra società democratica. L’intenzione dichiarata della scrittrice è di esercitare la funzione dell’intellettuale che fornisce al pubblico dei lettori gli strumenti per decodificare ciò che sta avvenendo, spesso mistificato da posizioni ideologiche, da fake news che diventano verosimili e poi vere, da comportamenti istintivi che costruiscono opinioni diffuse.

Di fronte a una ripresa autoritaria in molti paesi del mondo, compresa l’Italia, la democrazia, scrive Murgia, è “una fatica immane”, per cui può essere più agevole prendere la scorciatoia di avere un capo (non un leader democratico), che comanda senza tenere in considerazione il dissenso, rapido nell’azione al fine di rendere simile a sé anche l’elettorato che lo applaude. Nel costruire l’obbedienza al capo i social media svolgono un ruolo molto utile con messaggi semplici, senza intermediari e senza domande tendenziose. E’ il capo a decidere l’argomento su cui far discutere la gente che delega a lui le scelte, mentre nel sistema democratico dovrebbe tenersi informata e prendere decisioni. Sulla rivista abbiamo anche pubblicato la spiegazione del capo staff di Salvini Luca Merici sul sistema di comunicazione del capo leghista.

Secondo Murgia è necessario al metodo fascista costruire un nemico, che non è mai rispettabile e che va de-umanizzato con definizioni fortemente negative per poterlo combattere meglio. Il nemico è sempre il colpevole dei misfatti che accadono, mentre i seguaci del capo sono tutti brava gente, è sempre minaccioso mentre i democratici, che legittimano le differenze e il dissenso degli avversari (non nemici, ma portatori di opinioni diverse dalle proprie), sono ridicolizzati come buonisti conniventi con “il nemico”. In effetti, democratici, sostiene provocatoriamente l’autrice, “desiderano con tutte le loro forze pensare che il fascismo non esista, che sia un fenomeno storico sorpassato e che non ci sia alcuna possibilità che si ripresenti”, ma si sbagliano.

L’altra carta da giocare è convincere che i migranti (neri e musulmani) vogliano cambiare la nostra cultura e la nostra identità, oltre che rubarci il lavoro, quindi che siano una “minaccia culturale” da percepire come un pericolo reale soprattutto da parte degli strati più fragili della popolazione. Così il fascismo si presenta come la “politica del buon senso”, che rimette le cose al posto riguardo alla famiglia, al ruolo della donna, ai diversi, agli stranieri. Molta propaganda politica si basa, infatti, sulla percezione, che può essere molto diversa dalla realtà dei numeri e delle statistiche, ma che riesce ad alimentare in modo irrazionale le paure e le insicurezze.

E poi il fascismo, al contrario della democrazia, non ha paura di parlare e di usare la violenza contro “il nemico”, dal possesso delle armi all’espulsione alla repressione. E va bene anche la violenza intimidatoria, perché sono gli incapaci a non voler usare la violenza, che è già parte della nostra società e che non va subita.

L’altro grande strumento del fascismo, secondo Murgia, è quello di inquinare la memoria e la storia del passato, di far dimenticare le date fondamentali della democrazia italiana e consentire al capo di legittimarsi, riscrivendo una sua storia e una sua memoria. Murgia, nelle conclusioni, richiama i democratici a riconoscere il metodo fascista che si sta instaurando, per non essere sopraffatti .

2018 Murgia, Istruzioni per diventare fascista, Torino, Einaudi, 2018.


Era inverno  quando mio fratello sparì. La mamma mi aveva chiesto di tenerlo per mano. Dunque da questa mano si è staccato. E dunque se avessi stretto più forte, se solo avessi stretto fino a fargli male pur di non perderlo in mezzo alla gente che spingeva, e alla cascata di coriandoli, se solo io, Noemi, nove anni appena compiuti, avessi stretto fotissimo. Comincia così l’ultimo romanzo di Teresa Ciabatti Matrigna, autrice anche de La più amata, finalista al Premio Strega 2017 e di sceneggiature per due film di Federico Moccia.  Matrigna è un libro intrigante su maternità, famiglia, rapporto tra genitori e figli, fratelli e fratellastri, un romanzo in parte autobiografico, che dietro alla storia di Noemi e Carla, sorella e madre del bambino scomparso, si celano ben altre ragazze, e madri”, confessa la scrittrice. Ciabatti usa spesso anche l’autobiografia in forma di gioco di ambiguità, mantenendo comunque sempre uno stretto controllo narrativo sulle vicende costruite. La trama è complessa e sconcertante con personaggi che vivono nell’anonimato e poi, per la storia del figlio scomparso, si trovano alla ribalta televisiva. L’intreccio sorprende il lettore e Ciabatti ha dichiarato che ha volutamente scelto un titolo respingente: “Che poi qui matrigna è da considerare nella sua accezione negativa: non come “nuova moglie del padre”, ma nel senso di “cattiva madre”, anche interiore”.


Benedetta Cibrario ha scritto con Il rumore del mondo (ed. Mondadori) un ambizioso e corposo romanzo storico sul Risorgimento, ritraendo il punto di vista di una giovane donna inglese interessata al progresso e al cambiamento. Il romanzo racconta la vita di una donna, figlia di un ricco mercante di seta che si trasferisce da Londra a Torino e  si ammala di vaiolo, ma guarisce senza cicatrici e sposa Prospero un ufficiale piemontese di stanza a Londra un mondo all’altro fino alla tenuta piemontese di Mandrone. Il racconto  si snoda infatti tra due città, che sono “autobiografiche” perché sono quella in cui l’autrice ha vissuto da adolescente e quella in cui vive. Le città che sono descritte nelle loro percezioni soggettive dei protagonisti, nelle loro vicende storiche, nei cambiamenti che subiscono durante le vicende storiche. C’è la storia del mondo inglese degli anni Trenta del 1800 e la Torino del 1840, un anno di inizi per i protagonisti, dove Cavour non fa ancora il ministro, ma si occupa di agricoltura, e dove compare anche la figura tragica del re sconfitto Carlo Alberto. Cibrario è una scrittrice affermata, che ha vinto diversi premi e che scrive in un italiano colto e affascinante. Il rumore del mondo ha il respiro dei romanzi ottocenteschi dalle dettagliate descrizioni dei luoghi alle caratterizzazioni dei personaggi minori alla centralità di un amore infelice.

 

 


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