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L’élite e il pastore sardo

di: Gustavo Zagrebelsky

“La democrazia (come del resto tutte le forme di governo) si logora con l’uso. Non solo aumenta l’apatia (l’astensionismo), l’ignoranza pericolosa, l’egoismo. Per questo, in questo autunno della democrazia, le proposte che circolano sono piuttosto a favore del restringimento del diritto di voto o limitandone il più possibile l’esercizio.  (…) Il diffuso pessimismo è fronteggiato, in maniera mi pare crescente, da un desiderio di comprendere che si manifesta nelle aule scolastiche, perfino nelle piazze e in ogni occasione d’incontro su temi di cultura politica”.

Per Zagrebelsky spetta dunque a quel pezzo di élite il compito e la responsabilità concreta di cucire la società tra élite e gente. “Ricordo che in un passo dei Quaderni di Gramsci, partendo dalla domanda: come si può ammettere che il voto di Bendetto Croce valga come quello del pastore analfabeta trasumanante nel centro della Sardegna, si rispondeva così: il pastore non ha nessuna colpa, la colpa è di quelli – politici e intellettuali – che non hanno saputo raggiungere il pastore per imparare qualcosa da lui e insegnare qualcosa a lui”.

(da G. Zagrebelsky, “Siamo tutti un po’ gente e un po’ élite”, “la Repubblica, 30/01/19)

Tags: politica, cultura, democrazia, comportamenti

 


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