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Resilienza a sinistra

di: Michele Miravalle

Dopo ogni voto, l’analisi dei risultati elettorali è esercizio che appassiona molto gli addetti ai lavori. E così, in queste settimane, post Europee e Regionali del Piemonte, in molti si sono accalorati su tabelle, app, flussi.

A colpire non sono tanto le percentuali ottenute dai singoli partiti, ma la “composizione sociale” del voto. Chi ha votato cosa. Si rafforza quella tendenza - già in parte evidente alla Politiche del 2018 - di grande spaccatura tra il “popolo” che vota a destra (in questo caso, la Lega a trazione Salvini) e le “elite” (vere o presunte, che votano forze progressiste ed europeiste). Se volete leggerla sul piano geografico, i cittadini “urbani” da una parte e coloro che vivono invece nella periferia dell’Impero dall’altra.

Già negli anni ‘90 e nei primi Duemila, il più grande bacino di voti di Silvio Berlusconi, politico miliardario, erano proprio gli operai e le fasce di popolazione con meno reddito. In fin dei conti, non è cambiato molto da allora. Per avere conferma, basta notare come in tutte le grandi metropoli (Roma, Milano, Torino, Napoli), il Partito democratico è saldamente il primo partito, nelle “periferie” e in “provincia” fatica ad arrivare al 20% dei consensi.

Questo apre una domanda scomoda: il centro-sinistra ha smesso di essere popolare? Come può tornare ad esserlo, oppure deve accontentarsi di essere la forza politica di riferimento dei “ricchi” (non solo in termini di reddito, ma anche di possibilità di accesso, ad esempio, alla cultura e alla tecnologia)? Tornare popolari, senza diventare populisti deve essere l’ossessione di qualsiasi forza di sinistra nei prossimi anni.

La strada è lunga e tortuosa, ma in molti si sono già messi in cammino. Non aiuta parlare solo di “chi ce l’ha fatta”, di chi ha successo, sbeffeggiando quelli che si mettono in coda per il reddito di cittadinanza oppure i ragazzi che si rifiutano di lavorare senza tutele, per pochi euro l’ora.

Aiuta invece ribadire che la democrazia è fatta di diritti, che non debbono diventare privilegi, né possono essere riconosciuti solo a qualcuno. La democrazia è forte se si torna ad essere solidali, non impauriti. Se abbiamo gli anticorpi per essere resilienti, è ora di attivarli. Chi sta fermo, rischia di essere complice.

 

Tags: politica, elezioni europee 2019, sinistra

 


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