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Credi in qualcosa anche se questo significa sacrificare tutto

Francesco Cardinali, copywriter, esamina su “Mind” (ottobre 2018) una coraggiosa pubblicità di Nike, che ha usato come testimonial Colin Kaepernick, lo sportivo ex quarteback del San Francisco 49ers, il primo atleta a inginocchiarsi durante l’inno americano in apertura della partita di football come protesta contro le violenze della polizia statunitense verso i neri e le altre minoranze etniche.

Un gesto politico, che ricorda quello degli atleti neri alle Olimpiadi del 1968 che hanno salutato sul podio con il pugno chiuso. Kaepernick da quel momento, dopo gli insulti di Trump e le accuse di antipatriottismo, non gioca più da due stagioni. Ebbene Nike usa il suo volto per la sua promozione con la scritta “Believe in something, even it means sacrificing everything. Just do it”

Immediatamente dopo l’uscita della campagna si è scatenato un furioso dibattito sul web e il titolo ha perso il 3% di capitalizzazione in borsa, portando alcuni commentatori a parlare di un vro flop”, ma in realtà gli acquirenti della Nike ha meno di 35 anni e pensa che Kaepernick abbia fatto la cosa giusta.

 

Tags: Colin Kaepernick, protesta, minoranze etniche, violenza della polizia, Nike, neri, Olimpiadi 1968, antipatriottismo, sportivo, pubblicità, dibattito

 


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