Venerdì 29 marzo 2019 - ore 15,30

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Marchi storici e lavoro italiano

di: Federico Fornaro, Capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera dei Deputati

La globalizzazione tra le sue molteplici sfaccettature, da oramai qualche anno, ha anche quella di veder mettere le mani su aziende storiche italiane, per trasferire in poco tempo all’estero la produzione, continuando però ad utilizzare il marchio, conosciuto e apprezzato nel mondo come made in Italy.

Un comportamento da “prenditori” e non da imprenditori a cui è diventato urgente frapporre un’azione legislativa di contrasto non in una chiave propagandistica tutta incentrata sull’italianità del prodotto, ma più pragmaticamente tesa a disincentivare economicamente questa autentica attività predatoria.

Nei giorni scorsi insieme a Pierluigi Bersani e Guglielmo Epifani, abbiamo deciso di presentare una proposta di legge per la salvaguardia dei marchi storici italiani in cui si prevede, con estrema semplicità, che qualora un imprenditore decida di chiudere l’attività produttiva nel comune in cui era stato registrato il marchio almeno cinquant’anni prima, egli perde il diritto ad usare il marchio stesso.

L’obiettivo della legge, quindi, non è quello di demonizzare tanto l’arrivo di capitali stranieri interessati ad investire nelle imprese italiane, ma quello di legare indissolubilmente il territorio all’azienda e al suo marchio, e quindi alle lavoratrici e ai lavoratori che si sono tramandati di generazione in generazione il saper fare di quel determinato prodotto.

Per un marchio storico, perciò, brand, lavoratori e territorio diverrebbero un unicum non più spacchettabile: una difesa non in chiave sterilmente sovranista, ma funzionale alla tutela dello stesso consumatore che ha il diritto di sapere se dietro un marchio italiano in realtà ci siano non tanto capitali stranieri, ma piuttosto attività produttive svolte all’estero.

Una normativa simile, ad esempio, avrebbe ostacolato in maniera significativa la strategia della proprietà turca di chiudere lo stabilimento di Novi Ligure dell’industria dolciaria Pernigotti dopo aver gestito come peggio non si poteva l’azienda dopo la sua acquisizione dal gruppo Averna, mantenendo però il marchio a scopi unicamente commerciali.

Noi offriamo questa nostra proposta al confronto parlamentare e pubblico, auspicando un rapido iter di approvazione parlamentare, anche perché se si vuole realmente tutelare una parte del nostro patrimonio industriale da intenti predatori esteri, è indispensabile passare in fretta dalla comunicazione ad effetto a leggi coerenti ed efficaci di contrasto, nel rispetto delle normative dell’Unione Europa sul mercato unico.

 

Tags: politica, economia, made in Italy, imprenditoria, marchi storici, aziende

 


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