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Riace ci piace?

di: Giuseppe Virciglio, Psicologo Dirigente S.C. di NPI sud ASL, Citta' di Torino

Questa estate, grazie alla sollecitazione di Roberta Zaccagnini che per Amnesty International aveva organizzato un campo per avviare una nuova narrazione del fenomeno migratorio, sono stato, insieme a mia moglie e a venticinque giovani tra i 18 e 25 anni, testimone dell’esperienza di accoglienza di due comuni contigui,  Riace e Camini. I due borghi della Calabria Jonica, appena sopra il mare, sono l’esempio dell’incontro tra due “povertà”, quella del sud Italia che ulteriormente si spopola e quella dei “migranti” che possono contribuire a ridare una nuova possibilità di comunanza, andando oltre il degrado sociale ed architettonico.

Rifondare il tessuto sociale

L’incontro è il contesto che permette di creare la relazione, la possibilità della conoscenza senza essere unicamente irretiti nel limite del pregiudizio e confinati nello stereotipo. Noi utilizziamo gli stereotipi per difenderci e il pregiudizio per tracciare i confini tra il Noi e gli Altri. Quando vogliamo “conoscere” dobbiamo “incontrare” l’altro, lì si crea lo spazio della possibilità, superando il rischio dello scontro.

Quante opportunità ci perdiamo per paura del conflitto, per la fatica di attivare processi di mediazione!!!

Lì si sta sperimentando l’organizzazione delle “capability” (saper utilizzare le proprie capacità trasformandole in abilità in un contesto di vita) degli uni e degli altri, si sta sviluppando bellezza (ricostruire le case, rifondare le tradizioni artigianali) e creando comunanza per rifondare un tessuto sociale su una trama multietnica e muticulturale che sappia trovare un nuovo “ordito”, intrecciando il meglio del vecchio e del nuovo. Piccole comunità possono favorire l’incontro tra gli individui, nello stare si può aver meno timore delle diversità, per andare oltre il pregiudizio personale ed etnico, senza essere presi unicamente dalla spirale produttivistica e consumistica delle città.

In quei giorni della prima decade di agosto, il sindaco di Riace, Mimmo Lucano era in sciopero della fame, per sollecitare la Prefettura e il Ministero dell’Interno all’invio delle somme arretrate destinate al Progetto SPRAR (Servizio Centrale di Protezione per Richiedenti Asilo e Protezione) del Comune di Riace, invio sospeso perché un funzionario, in disaccordo con un altro funzionario, aveva riscontrato criticità nei resoconti relativi alla documentazione delle somme distribuite ai migranti. E’ da precisare che a Riace come a Camini, vi è un accordo tra l’Amministrazione Comunale e i commercianti locali, affinché questi ultimi accettino una sorta di moneta parallela (buoni acquisto) utilizzata dai migranti per gli acquisti, in attesa di riscuotere il denaro in contanti quando arrivano i fondi destinati al Progetto SPRAR.

I progetti di accoglienza

 I Progetti SPRAR sono una delle due formule previste per l’accoglienza dei migranti richiedenti asilo, dopo gli Hotspot e i Centri di Prima Accoglienza.

L’accoglienza in Italia è così suddivisa: SPRAR organizzati dagli Enti Locali, fanno accoglienza integrata; CAS Centri Accoglienza Straordinaria, gestiti dalla Prefettura, se non vi sono posti nel centro SPRAR. Negli SPRAR vi è un maggiore livello di integrazione socio lavorativa. Dal CAS si può passare allo SPRAR. La differenza è legata all’investimento da parte degli Enti Locali, che in molti casi e in diverse regioni latitano, ovviamente per scelta politica (vedi in tabella, fonte: Commissione Parlamentare D’inchiesta Sul Sistema Di Accoglienza Camera Dei Deputati).

 Alla data del 23 gennaio 2017 erano presenti nel sistema di accoglienza italiano 175.550 persone, di cui 14.750 (l’8%) nella prima accoglienza, 136.978 (il 78%) nei CAS, e 23.822 (il 14%) nello SPRAR.

tabella Riace

L’esperienza di Riace e Camini

Ma ritorniamo all’esperienza di Riace e Camini.

L’esperienza di ospitalità di Riace risale al 1998, quando una nave con a bordo migranti Curdi approdò sulle spiagge di Riace. In quella occasione a Mimmo Lucano (non era Sindaco allora) ed alcuni suoi compagni venne l’idea di un’accoglienza spontanea. Cominciarono a scrivere ad alcune famiglie di emigrati per chiedere se nelle loro case potevano ospitare dei migranti. Sicuramente vi fu un corto circuito ideologico per l’avvio dell’esperienza di Riace, un gioco di passione politica che rivelò l’incipit di un risveglio di dimensione umanitaria per una terra difficile che sul litorale vedeva protagonista la ‘ndrangheta con i suoi affari e nel sovrastante borgo di origine medioevale il lento spegnersi di una civiltà millenaria. L’intuizione di Lucano è di accumunare la passione politica ed umanitaria nella difesa e valorizzazione degli ultimi, accoppiando le risorse dei migranti con le risorse dei locali.  Questa esperienza di valorizzazione ha necessitato di pratiche di democrazia sostanziale per porre attenzione ai bisogni delle persone che non sempre avrebbero potuto essere soddisfatti con la burocrazia della democrazia formal-legalitaria.

Camminando per le vie di Riace si avverte una dimensione organizzativa che lavora per l’incontro di persone e di culture: la raccolta differenziata in cassonetti di legno semplice a portata di casa, la presenza di alcuni laboratori-negozi artigianali che utilizzano tecniche di produzione all’incrocio tra arte e culture popolari, abitazioni restaurate con semplicità e dignità da umili muratori, oltre ad un collante scenografico di iconografia tipo murales carica della dimensione politico-rivoluzionaria.

Riace nel suo rivivere, come simbolo dell’accoglienza, negli interstizi delle sue pratiche, usufruisce della dimensione partecipata del popolo del volontariato che contribuisce con azioni di solidarietà partecipata. Insomma qui si sperimenta l’incontro in un laboratorio umanitario all’incrocio della passione per l’umanità da riscoprire.

Camini, borgo di 800 abitanti, un terzo di quelli di Riace, da cui dista sei km, dal 2011 avvia l’offerta di ospitalità (iniziata con 7 giovani Ivoriani) su sollecitazione del Sindaco di Riace, per poi creare attività di formazione per i migranti funzionali al restauro architettonico del paese, permettendo di dare loro alloggio e creare albergo diffuso. Viene attivata anche esperienza di raccolta delle olive e di semina del grano con relativa gestione della filiera dei prodotti.

Come al solito sono le persone a dare l’impronta della loro esperienza politico-culturale. A Camini diventa forte la dimensione organizzativa della cooperativa Jungi Mundu, che gestisce lo SPRAR per l’Amministrazione Comunale. Qui si coglie una attenzione ad un restauro estetico fatto con maestria a partire dalla sede della cooperativa, includendo i laboratori artistico-artigianali e diversi appartamenti. A Camini ho potuto osservare un lavoro sociale organizzato ed intrecci in parte familistici (coinvolgimenti parentali) verosimilmente per le dimensioni più piccole del luogo. Con la presenza dei migranti è stato possibile riaprire la scuola primaria.

Si coglie la fatica e l’impegno a tutto tondo del Sindaco Giuseppe Alfarano (ha recentemente subito minacce e l’incendio dell’auto) e di tutta la cooperativa. Qui si vede come lo SPRAR è ugualmente un aiuto per i migranti ed un aiuto per i caminesi, entrambi beneficiano dei fondi dello SPRAR, con l’orgoglio dei leader di questa esperienza di sviluppare bellezza nel far rivivere le pietre delle loro dimore, per meglio stare accogliendo migranti e perché no, turismo solidale.

In entrambe le esperienze si coglie un certo livello di collaborazione tra residenti e migranti, ma anche un certo livello di distinzione, che diventa più alto tra i giovani e minore tra le famiglie. Per diverse famiglie il discorso cambia, in quanto uscendo dallo SPRAR sono rimaste in paese, colorando il tessuto umano del luogo della propria presenza, facendone una comunità più internazionale.

A Capriglio

Ritornando in Piemonte e per indicare l’importanza dell’incontro tra le genti (come osservato nei due comuni della Calabria Jonica), vi rappresento quanto mi è capitato di osservare in un tardo pomeriggio dell’ultima domenica di settembre. Girando ed esplorando il nord astigiano per ritornare lentamente a Torino, incuriosito decido di svoltare salendo dal fondo valle verso l’abitato di Capriglio (comune di 280 abitanti). Mentre salgo con intenzione mi avvio verso quello che suppongo possa essere il centro dell’abitato, svoltando vigorosamente a destra.  

Udite, udite: mi ritrovo su un piazzale costellato unicamente dalla presenza di circa una dozzina di giovani provenienti (lo deduco dalla sonorità della lingua e dal loro aspetto fisico) dal subcontinente indiano che giocano tra loro a cricket. Al mio sopraggiungere si interrompono per farmi passare e mi regalano qualche “ciao” e diversi sorrisi. Sono sulla piazza dedicata a “mamma Margherita”, la mamma di Don Bosco. Rimango colpito  da questo contesto paradossale, sento la solitudine di questi giovani asiatici in passaggio, fuggiti dal loro là, in attesa di un altro là che non potrà essere “qua”. Non perché non vi sia un tetto per loro a Capriglio, ma non ho visto l’incontro tra le genti. Nel loro giocare a cricket forse una dimensione simbolica dell’accettare la dominazione degli inglesi, sperando di poter arrivare in Inghilterra.

Per creare accoglienza ci vuole la politica globale ma soprattutto quella locale, una visione umanitaria che valorizzi il possibile contributo di chi si accoglie per dare dignità ad una esperienza di incontro e scambio in una terra che può essere di tutti. L’abbandono delle nostre campagne attraverso il processo di urbanizzazione ha defraudato i territori dalla manutenzione, aumentando il costo della manutenzione legato ai disastri idrogeologici, … pare una manna un popolo che si muove: potrebbe aiutarci a re-antropizzare il paesaggio.

Politica dell’incontro

Ma ci vuole politica, politica dell’incontro … non l’Europa che paga la Turchia per tenere in campi profughi 3,5 milioni di Siriani e l’Italia che si spaventa dei suoi duecentomila. Allora “Riace ci piace” e Lucano forse ci indica la strada dandogli una mano.

 

Tags: povertà, emarginazione, senzatetto, disoccupazione, giovani, anziani, Riace, Camino, Capriglio, Mimmo Lucano, integrazione, migrazioni, stranieri, incontro, conoscenza, società, accoglienza, collaborazione

 


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