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Gli eritrei della Diciotti

di: Laurana Lajolo

Tre eritrei sbarcati dalla nave Diciotti sono arrivati ad Asti e sono stati accolti con una festa dalla comunità multietnica della Caritas e dal Vescovo.

E’ un segno concreto in controtendenza a una mentalità diffusa preoccupante. I tre ragazzi, di religione cristiana, hanno la luce negli occhi della speranza e la voglia di quiete. L’Eritrea è una dittatura militare, loro non possono più rientrare e vorrebbero andare in Nord Europa. Sono stati due anni in Libia, hanno subito tre rapimenti con relativi riscatti, mangiato una volta al giorno, subito violenze e assistito a violenze.

Hanno incontrato la famiglia eritrea (madre e quattro figli), ospitata qui da giugno, e stabilito l’amicizia che si prova in terra straniera con i propri connazionali. Fanno ancora fatica a credere che qui possono stare tranquilli, anche se  la madre eritrea ha detto che l’Italia è la pace e il futuro dei suoi figli, composti e attenti vicino a lei.

Il Vescovo, salutandoli con affetto, ha elogiato il metodo di accoglienza della Caritas, che inserisce i nuovi venuti in un sistema di relazioni e non solo di assistenza, e ha affermato con forza di provare vergogna per la campagna dei respingimenti. Va cambiata la mentalità, ha detto, augurandosi che siano i bambini che non fanno distinzioni a insegnarci a vivere insieme. I ragazzi eritrei hanno gustato la torta preparata per loro come se fosse Natale, ma sono arrivati prima che il Ministro dell’Interno provvedesse a restringere permessi e accoglienza.

Speriamo che a loro venga riconosciuto lo stato di rifugiato.

 

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Tags: emarginazione, Caritas, giovani, Matteo Salvini, integrazione, migrazioni, stranieri, incontro, conoscenza, società, accoglienza, Eritrea, nave Diciotti, Vescovo di Asti, Libia, violenze, rapimenti, torture, comunità multietnica, sbarchi, status di rifugiato, mentalità, relazioni

 


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