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Il pendolo dell'America Latina

di:  Willy Rizzolari dal Costarica

Con il pensiero torniamo un attimo indietro di 30 anni (’80-’90) e proviamo a ricordare come la ricerca di una “terza via” fosse un cammino “sperimentale” con una serie di complessi cambiamenti nell’ordine dell’economia, con conseguente riorganizzazione delle forze politiche, dei partiti. In quegli anni intere popolazioni animarono una “spinta propulsiva” verso la democratizzazione delle riforme economiche, l’avvio di politiche che affrontassero le disuguaglianze, la denuncia della rampante corruzione, la crudele insicurezza delle cittá e l’ammodernamento degli Stati.

Questo millenio si presenta con le continue oscillazioni di un pendolo ideologico tra le categorie di “destra” e di “sinistra”. Sull’onda “della lunga notte neoliberale nascevano Governi di “sinistra” che radicalmente rifiutavano l’influenza degli Stati Uniti sui mercati (neoliberismo e Chicago boys) e i principali rappresentanti politico-governativi erano: Chaves, Morales, Ortega, Correa. Un’altro tipo di governo era rappresentato da una “sinistra riformista-progressista”, il cui potere governativo veniva guidato da: Luis Ignacio Lula da Silva, Néstor Carlos Kirchner, Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, rispettivamente Brasile, Argentina. I Governi di altri Paesi come Uruguay e Cile, non rappresentavano problemi di instabilitá democratica.

Dall’inizio della prima decade di questo millennio i Governi sopra ricordati sono avviati a una progressiva erosione politico-ideologica. La caduta dei prezzi delle materie prime, la corruzione dilagante, la massiccia presenza del traffico di sostanze stupefacenti con il naturale sbocco nella violenza e del crimine organizzato e l’intervento degli Stati Uniti nelle politiche economiche (fra tutte l’embargo in Venezuela), hanno fatto risuscitare una “vecchia destra”. E questa vecchia destra populista non perde l’occasione, ritorna a governare in Cile, Brasile, Argentina, Colombia, El Salvador.

Si affranca ideologicamente, pur nella sua base politica debole, l’oscurantismo della secolarizzazione politica in materia di diritti umani, le disuguaglianze economiche, soprattutto l’incremento delle disuguaglianze etniche, lo stato di insicurezza urbana cittadina, il conservatorismo economico, la totale chiusura al dialogo con le opposizioni e le rappresentanze sociali.

In questi giorni si affacciano indicatori politici che prospettano una presenza di nuovi movimenti di “sinistra-progressista”, ancora una volta siamo di fronte all’oscillazione del pendolo. Per come la stampa internazionale interpreta questa oscillazione non mi é dato capire. In particolare la CNN, continua a vedere solo problemi fondamentali in Bolivia, Nicaragua, Cuba e Venezuela. Negli ultimi giorni hanno aperto un acido “ritornello” critico sulla Bolivia e sul risultato elettorale. In compenso non accennano alla politica armamentista, guerrafondaia, commerciale, finanziaria degli Stati Uniti di America e criticano quello che succede in un altro Paese del sud, Cile, dove si sta bene economicamente (sic).

I commenti per la maggior parte dei media, sulle cifre dei morti e feriti (in aumento tutti i giorni) nelle piazze e per le strade, riducono i tragici fatti a un’idiozia promossa da settori della classe media per convertirsi in piccola borghesia. Nessuno parla delle enormi e profonde disuguaglianze che lí si trovano a vista d’occhio appena ti affacci nelle periferie delle cittá, per non parlare delle zone con popolazione a prevalenza indigena e nelle loro terre comuni. Anche in Argentina, secondo fonti bancarie interne, si affaccia una forte preoccupazione di carattere finanziario per risolvere l’enorme debito pubblico, aperto dal Governo uscente con gli organismi internazionali di finanziamento, senza aggravare ulteriormente i giá gravi danni che soffre il Paese. L’attesa dei prossimi 90 giorni per avviare le misure di ristrutturazione del debito e le misure da adottare per il sistema cambiario dovrá far fronte alla reazione speculativadei mercati. Senza animo profetico, quando il disastro apparirá alle porte del Brasile nel prossimo anno i morti si conteranno a centinaia. Il commento sul risultato elettorale argentino del Presidente del Brasile, Bolsonaro, é stato: “...Argentina, ha commesso un grande errore”.

E mentre il pendolo continua la sua instancabile oscillazione, la CEPAL (Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi) ammonisce sulla difficoltá della crescita economica che rimarrá ancorata al di sotto del 2% soprattutto dovuto alle conseguenze del conflitto commerciale tra USA e Cina, il progressivo deprezzamento delle materie prime e dalle inique condizioni del “contratto sociale” e fiscale.

Dall’altra sponda dell’Atlantico l’Unione Europea, dalla laica cattedra come spesso succede, continua a dare lezioni di democrazia, mentre l’ultra destra nazifascista dilaga ad ogni tornata elettorale nei Paesi membri e gli squilibri politici e istituzionali sono evidenti a causa dell’imbarazzo con cui agiscono.


Nella foto: Bolsonaro, Brasile

Tags: politica, disuguaglianze, economia

 


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