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La Chiesa e il piano di sviluppo

di: Marco Pastraro, Vescovo della Diocesi di Asti

Quando ho letto dei tavoli di dibattito per il piano di utilizzo dei fondi del Recovery Fund mi sono chiesto se noi come cristiani non avessimo niente da dire a riguardo, pensando al futuro della nostra città. Sono tre le motivazioni che mi hanno spinto a porre l’attenzione del coinvolgimento anche della Diocesi: ● la dottrina sociale della Chiesa, che da sempre riflette sullo sviluppo della convivenza civile; ● il magistero di Papa Francesco che ha dato due orientamenti, l’ecologia e la fratellanza e amicizia sociale come stile di cammino; ● infine, l’impegno della Diocesi nell’elaborare idee e progetti, ripensando agli spunti e all’esperienza delle iniziative in corso come la Scuola popolare, la lettura dell’Enciclica “Fratelli tutti” e l’interrelazione tra uffici, la partecipazione ad una commissione nazionale Caritas, il Festival delle migrazioni.

La mia preoccupazione è cogliere in questo momento l’opportunità per concretizzare le riflessioni che negli anni sono state fatte, partendo dalla considerazione che anche noi cristiani abbiamo qualcosa da dire e che questo è il frutto di un cammino che la Chiesa ha da sempre intrapreso e come Diocesi di Asti stiamo portando avanti.

Quando preghiamo il Padre Nostro recitiamo “Venga il tuo Regno”: chiediamo il Regno dei Cieli e noi partecipiamo come cristiani alla costruzione di un mondo nuovo. Questo è in coerenza con la nostra fede, siamo destinati al Paradiso ma viviamo sulla terra. Dio parla di una terra da custodire e di cui avere cura e, in questo senso, è importante e prezioso oggi intervenire a favore del futuro.

Il nostro compito è proporre ed essere partecipi e attivi, ma è anche importante vigilare che tutto sia fatto in giustizia e trasparenza per il bene comune.

In particolare si deve sollecitare le persone a uscire dall’indifferenza e disinteresse, incoraggiandole al coinvolgimento. E’ nostro dovere etico, religioso e spirituale giocare un ruolo in questo momento, importante per stimolare e vigilare su questo patrimonio di riflessione.

Con il Terzo Settore della Diocesi ci siamo confrontati e abbiamo riportato all’attenzione diversi aspetti da tenere sempre a mente: ● l’attenzione ai giovani e alle generazioni future per evitare il rischio che questo pensare, riflettere, discutere si fermi al presente, senza avere uno sguardo proiettato in avanti; ● una sanità più territoriale, che si occupi a 360° dell’essere umano; ● la necessità di tutelare i più deboli; ● uno sviluppo dell’Università che tenga conto delle eccellenze territoriali, come il campo dell’enogastronomia; ● un intervento attivo della Chiesa di Asti.

Soprattutto ritengo che sia importante facilitare e assicurare una partecipazione democratica al dibattito sul futuro del territorio affinché il contributo sia di tutti e non solo di pochi.

Tags: Chiesa cattolica, Laboratorio città, pandemia

 


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