itenfrdeptrorues

Astinsieme: un progetto per la cura delle persone e lo sviluppo della città

di: Marco Castaldo

Negli ultimi tempi nei vari ambiti della società politica e civile ha ripreso vigore la discussione circa i problemi che a più livelli coinvolgono la città di Asti e i suoi abitanti. È positivo e incoraggiante constatare la volontà di condividere proposte e visioni per il futuro della nostra società cittadina.

La pandemia che ci ha colpiti, pur nella sua tragedia, ci potrebbe avere insegnato qualcosa di utile e noi dovremmo avere la responsabilità e l’onestà intellettuale di comprendere che i nostri modelli di sviluppo devono essere messi necessariamente in discussione per poter trovare principi ispiratori nuovi e modalità operative differenti al fine di poter realizzare un nuovo “pattern” da applicare alla città e alla società che la popola cercando paradigmi di equità e di rispetto delle dinamiche di vita che siano più rispondenti alle esigenze dell’”uomo” piuttosto che del “prodotto”.

È indispensabile attivare un processo di progettazione condivisa basata sul modello bottom up per coinvolgere tutte quelle figure che rappresentano il tessuto vitale di una comunità e della città che la ospita. Associazionismo, volontariato, politica, cittadini volenterosi devono poter esprimere la propria opinione e contribuire alla realizzazione di una visione comune per mettere le basi di un programma per ridisegnare un progetto di città che tenga conto di tutti gli ambiti vitali della società.

In quest’ottica proponiamo idee e progetti alla vostra attenzione per poter acquisire contributi, critiche e consensi allo scopo di realizzare una vera e propria piattaforma programmatica di sviluppo di Asti e del suo territorio.

Premessa

Nell’ambito del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) sono previste specifiche misure di investimento inserite nella MISSIONE N5 (Coesione e Inclusione) e riferite alle infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore.

Nel dettaglio si evidenziano:

  • Sostegno alle persone vulnerabili e alla prevenzione dell’istituzionalizzazione degli anziani non autosufficienti (500 milioni di euro);
  • percorsi di autonomia per persone con disabilità (500 milioni di euro);
  • progetti di rigenerazione urbana volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale (3,3 miliardi di euro);
  • programma innovativo della qualità dell’abitare (2,8 miliardi di euro).

Le misure prevedono un rilevante investimento infrastrutturale, finalizzato alla prevenzione dell’istituzionalizzazione attraverso soluzioni alloggiative e dotazioni strumentali innovative che permettano di conseguire e mantenere la massima autonomia, con la garanzia di servizi accessori, in particolare legati alla domiciliarità, che assicurino la continuità dell’assistenza, secondo un modello di presa in carico socio-sanitaria coordinato con il parallelo progetto di rafforzamento dell’assistenza sanitaria e della rete sanitaria territoriale previsto nella componente 6 Salute del PNRR.

Un’attenzione particolare è riconosciuta ad interventi di rigenerazione urbana e al recupero del degrado sociale e ambientale, attraverso, in particolare, la realizzazione di nuove strutture di edilizia residenziale pubblica e la rifunzionalizzazione di aree e strutture edilizie pubbliche esistenti. La linea di attività più corposa del progetto (oltre 300 milioni) è finalizzata a finanziare la riconversione delle RSA e delle case di riposo per gli anziani in gruppi di appartamenti autonomi, dotati delle attrezzature necessarie e dei servizi attualmente presenti nel contesto istituzionalizzato. Gli ambiti territoriali potranno anche proporre progetti ancora più diffusi, con la creazione di reti che servano gruppi di appartamenti, assicurando loro i servizi necessari alla permanenza in sicurezza della persona anziana sul proprio territorio, a partire dai servizi domiciliari. Elementi di domotica, telemedicina e monitoraggio a distanza permetteranno di aumentare l'efficacia dell'intervento, affiancato da servizi di presa in carico e rafforzamento della domiciliarità, nell'ottica multidisciplinare, in particolare con riferimento all’integrazione sociosanitaria e di attenzione alle esigenze della singola persona.

Lo stesso processo di deistituzionalizzazione è previsto per le persone portatrici di disabilità che potranno usufruire di servizi sociali e sanitari di comunità e domiciliari al fine di migliorare la propria autonomia. Il progetto sarà realizzato dai Comuni, singoli o in associazione (Ambiti sociali territoriali), coordinati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e in collaborazione con le Regioni, al fine di migliorare la capacità e l'efficacia dei servizi di assistenza sociale personalizzati, focalizzati sui bisogni specifici delle persone disabili e vulnerabili e delle loro famiglie. Gli interventi saranno centrati sull'aumento dei servizi di assistenza domiciliare e sul supporto delle persone con disabilità per consentire loro di raggiungere una maggiore qualità della vita rinnovando gli spazi domestici in base alle loro esigenze specifiche. Inoltre, l’investimento fornirà alle persone disabili e vulnerabili dispositivi ICT e supporto per sviluppare competenze digitali, al fine di garantire loro l'indipendenza economica e la riduzione delle barriere di accesso al mercato del lavoro attraverso soluzioni di smart working.

Gli investimenti in progetti di rigenerazione urbana prevedono un finanziamento finalizzato a fornire ai Comuni per diverse tipologie di azione, quali: manutenzione per il riutilizzo e la rifunzionalizzazione di aree pubbliche e di strutture edilizie pubbliche esistenti a fini di pubblico interesse; miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche attraverso la ristrutturazione edilizia di edifici pubblici, con particolare riferimento allo sviluppo di servizi sociali e culturali, educativi e didattici.

Proposta di progetto: riqualificazione del vecchio ospedale - la ex maternità

Si discute da troppo tempo ormai e senza trovare reali soluzioni percorribili riguardo ciò che si vuole realizzare nei molteplici spazi e strutture inutilizzate di questa città. Strutture pubbliche quali l’ex ospedale, l’Enofila, l’ex maternità, ma anche strutture private quali l’ex Upim e alcune zone commerciali del centro che negli anni hanno perso di attrattiva. Le proposte potrebbero essere molteplici e potrebbero essere sia di valore strutturale, ma soprattutto sociale.

Le attuali modalità di intervento nei confronti della non-autosufficienza non sono adeguati alle reali esigenze dei soggetti fragili e i servizi domiciliari sono in prevalenza concentrati su prestazioni medico-infermieristiche per rispondere a singole patologie e a problematiche per lo più sanitarie Occorre modificare il paradigma assumendo quello del care multidimensionale: si tratta di costruire progetti personalizzati che partano da uno sguardo globale sulla condizione della persona in senso lato, sui suoi molteplici fattori di fragilità, sul suo contesto di vita e di relazioni e che organizzino le risposte di conseguenza. In concreto, ciò significa offrire non solo gli interventi di natura medico-infermieristica ma anche quelli – oggi marginali – di aiuto nelle attività fondamentali della vita quotidiana, che la non autosufficienza impedisce di compiere. Le cure domiciliari e la medicina di territorio di cui tanto si parla in questi mesi devono necessariamente fare un salto di qualità, modificando anche i propri principi ispiratori e realizzando, di fatto, il concetto di presa in carico a tutto tondo della persona nel rispetto dei propri diritti di scelta in tema di cura e assistenza. La qualità della vita che ne deriva per la persona anziana, ma anche per i soggetti disabili deve essere messa al centro del progetto personalizzato che deve mirare al massimo grado di indipendenza per permettere di vivere in autonomia nella massima libertà di scelta di vita.

Considerate le premesse di cui sopra, il vecchio ospedale o la ex maternità, ad esempio, potrebbero trasformarsi in soluzioni abitative composte da piccoli appartamenti inseriti in una struttura più grande che ospiti spazi comuni di condivisione per realizzare, di fatto, progetti co-housing per soggetti fragili, anziani, disabili, ma anche semplicemente per cittadini, studenti, lavoratori non residenti che necessitano di servizi comuni. Queste realtà potrebbero andare incontro alle esigenze di rivedere il modello delle residenze per anziani che ha dimostrato tutta la sua fragilità durante la pandemia e che potrebbe nuovamente essere il punto debole che colpisce soggetti di per sé già fragili.

La riqualificazione degli edifici pubblici e privati non solo rappresenta un dovere civico e politico nei confronti della popolazione cittadina che deve poter fruire di tutti gli spazi in maniera utile per il proprio benessere e per lo sviluppo della città stessa, ma sarebbe il volano di un’economia del territorio che andrebbe a coinvolgere molteplici attività tradizionalmente radicate nel tessuto socioeconomico quali l’edilizia, ad esempio, ma anche l’impiantistica in genere. Quest’ultima, infatti, nella sua accezione più tecnologica e moderna, rappresenta la vera innovazione che deve coinvolgere tutte le dinamiche progettuali della città trasformandola in una smart City. L’utilizzo delle reti associate agli strumenti tecnologici (i sensori in genere) e alla valutazione dei “Big data” ci consentirebbero risparmi energetici, riduzione dell’inquinamento, organizzazione del flusso veicolare, vigilanza e controllo del territorio.

Domotica sociale e smart city

Per poter permettere una modalità di vita più autonoma da parte dei vari soggetti fragili, ma comunque in piena sicurezza e con il più alto livello di assistenza possibile, diventa prioritario progettare, costruire e/o ristrutturare gli ambienti in un’ottica moderna e tecnologicamente avanzata. Entra in gioco, quindi, la domotica sociale, ovvero la possibilità di rendere gli ambienti di vita (interni ed esterni) il più possibile accessibili in termini di fruibilità e di gestione in autonomia attraverso l’utilizzo dell’informatica, della telematica e di Internet delle cose (IoT). Quello che un tempo veniva genericamente definito come l’abbattimento delle barriere architettoniche, oggi si può declinare molto più esaustivamente attraverso la progettazione e l’utilizzo dell’interconnessione tra le reti e gli oggetti che fanno parte della nostra vita quotidiana. Aprire una porta, alzare ed abbassare una tapparella, controllare la temperatura degli ambienti e delle persone, sorvegliare luoghi e soggetti, utilizzare sensori multiuso per la rilevazione ed il controllo di acqua, gas, luce e molto altro possono diventare azioni che si possono svolgere con il semplice utilizzo della voce o con qualsiasi altro ausilio personalizzato utile alle persone per raggiungere il massimo livello di autonomia possibile e, di conseguenza, una migliore qualità di vita e un maggior livello di autostima.

Il passo immediatamente successivo, infatti, è la trasformazione della città in una smart City, ovvero quell’ambiente in cui le nuove tecnologie delle reti e dei big-data permettono il controllo della gestione di tutti gli aspetti della vita dei cittadini nell’ottica di una migliore qualità di vita in termini di fruibilità dei servizi pubblici (trasporti, viabilità eco sostenibile, risparmio energetico, riqualificazione degli spazi urbani, progettazione di aree verdi con funzione sociale), ma anche di un nuovo modo di poter fruire delle bellezze architettoniche e delle attrattive turistiche della città attraverso, ad esempio, la digitalizzazione di musei, opere architettoniche, piazze, luoghi di interesse culturale.

Scuola, formazione professionale, università

Gli istituti tecnici di formazione del territorio e l’Università astigiana potrebbero svolgere una importante funzione propulsiva di tipo formativo e di sperimentazione strutturando e progettando corsi di studio nell’ambito delle nuove tecnologie, delle reti ad alta velocità e della telematica, ma anche realizzando veri e propri progetti pilota e ambienti di sperimentazione attraverso l’utilizzo temporaneo di edifici dismessi o inutilizzati. Ricordo un’interessante esperienza formativa e di sperimentazione pratica realizzata dagli studenti dell’ITIS Artom di Asti che, qualche anno fa realizzarono in due ambienti inutilizzati dell’Istituto stesso una simulazione di miniappartamento dotato di molteplici soluzioni domotiche per il controllo e la gestione degli ambienti.

A partire da quest’esperienza e grazie alle costanti e importanti innovazioni nell’ambito tecnologico che si sono realizzate negli ultimi anni si potrebbero proporre progetti immediatamente realizzabili di domotica per persone singole (anziani non autosufficienti, disabili, fragilità sociale), famiglie, condomini, case di riposo a costi di realizzazione estremamente accessibili per andare incontro alle esigenze di sicurezza degli ambienti ed autonomia delle persone nel proprio ambiente di vita quotidiano con tutti i benefici che ne derivano per la tranquillità delle rispettive famiglie e della loro maggiore libertà di gestione del quotidiano. In ambito di co-housing le soluzioni risultano efficaci per semplificare e migliorare la sicurezza dell’utenza nel rispetto della privacy personale e della qualità della vita dei singoli.

Giovani diplomati e laureati si potrebbero organizzare in start-up e in collaborazione con installatori ed impiantisti proporre pacchetti standardizzati di soluzioni domotiche scalabili nel prezzo in funzione del numero dei sensori/controlli installati e delle relative performance tecnologiche richieste.

Ad esempio:

  • soluzione 1: controllo delle luci, apertura porte, sensori gas e acqua -> prezzo euro X
  • soluzione 2: soluzione 1 + automazione tapparelle/persiane, telecamere di controllo -> prezzo euro Y
  • soluzione 3: ……

I pacchetti di soluzioni domotiche si rivolgono al mercato privato che deve essere necessariamente supportato economicamente da un intervento pubblico. Ciò significa, pertanto, che le aziende di progettazione e impiantistica possano instaurare collaborazioni con enti pubblici singoli o associati (Comuni, Comunità collinari), preferibilmente di area vasta (Province, Regioni) che prevedano un investimento di risorse economiche pubbliche da destinare ai cittadini che vogliono trasformare la loro abitazioni in ambienti dotati di tecnologie domotiche per esigenze di salute/fragilità. Questo permetterebbe di abbassare i costi di installazione per gli utenti finali che verrebbero coadiuvati nelle spese da una percentuale di intervento pubblico, assicurerebbe nel tempo continuità di lavoro alle aziende private a prezzi adeguati valorizzando ed incrementando il tessuto economico produttivo del territorio e sarebbe, infine, una doverosa ed utile risposta della politica alle esigenze dei cittadini più vulnerabili.

Le conoscenze, le esperienze e le figure professionali formate sul territorio (vd. "Università e territorio") potrebbero diventare un’eccellenza e mettere a disposizione il know-how acquisito per allargare il fronte prospettico dell’applicazione di tali materie nell’ambito della cultura, del turismo, dell’ambiente, della viabilità e della green economy, fornendo sbocchi di lavoro a molti giovani e trasformando questo territorio in una zona con un alto livello di attrazione per quello che concerne la new technology.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - tel. 3489500989

Chiediamo a tutti gli interessati di esprimere un’opinione, ma soprattutto sollecitiamo contributi utili al miglioramento e all’implementazione dei progetti proposti.

Grazie per la collaborazione!

Tags: comunità, fragilità, Laboratorio città, riqualificazione edifici

 


© 2018-2021 ADL culture On-line

Autorizzazione del Tribunale di Asti n. 4/2018

logoADL
Associazione Davide Lajolo onlus - via Alta Luparia, 5 - 14040 Vinchio (AT) - P.IVA. 91006490055


Contattaci: redazione@adlculture.it

 

adlculture.it rimane a disposizione dei titolari di copyright che non è riuscita a raggiungere.