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L'abbandono scolastico

di: Laurana Lajolo

Si parla molto del disagio degli studenti nel periodo di pandemia, ma non di come rinnovare la scuola. Invece di progettare il necessario potenziamento della formazione pubblica, vengono ridotti gli organici della scuola primaria per la decrescita demografica. Non si ritiene opportuno, quindi, implementare le sezioni a tempo pieno, organizzare una migliore offerta formativa, comporre classi con meno studenti.

La scuola è un diritto, è lo strumento principe per il superamento delle disuguaglianze sociali, la necessità imprescindibile di una società avanzata. I percorsi di istruzione esigono cambiamenti in una società in cui contano le competenze e la scuola ha perso, dunque, la sua efficacia pedagogica. Una massa di giovani né studia né cerca lavoro, è esclusa. Si perdono giovani energie.

I dati del recente rapporto Ires Piemonte sulla dispersione scolastica, a cura della ricercatrice Luisa Donato, mettono in luce una situazione molto grave. Gli abbandoni nelle province di Asti e Alessandria crescono del 16% (la media del biennio precedente era al 15%) e in misura più consistente che nel resto del Piemonte (11%), segno di un complessivo impoverimento economico, sociale e culturale del territorio. L’abbandono scolastico, dunque, non caratterizza soltanto il Sud, come si dice, ma anche il Nord. E’ un problema nazionale.

In Piemonte la percentuale di abbandono tra primo e secondo ciclo di scuola si attesta all’1,7%, mentre nella secondaria di secondo grado il dato supera del 4% la media italiana. Nel proseguo degli studi il tasso di abbandono dei maschi è più alto rispetto alle coetanee e tra i 18 e i 24 anni molti non concludono gli studi intrapresi.

Gli studenti stranieri hanno ancora maggiori difficoltà: l’abbandono supera il 36,5% (maschi 39%, femmine 34%), il triplo della media nazionale, che segnala ln modo drammatico un deficit di inclusione sociale e di carenze formative della scuola. L’insegnamento si è tecnicizzato e ha accantonato la responsabilità educativa nei confronti degli studenti, soprattutto di quelli meno attrezzati, dimenticando le molte sperimentazioni messe in atto dalla scuola pubblica nel periodo della forte immigrazione dal Sud al Nord e nelle comunità contadine da don Milani e Mario Lodi. Va bene puntare sulle competenze disciplinari, ma l’insegnante è sempre anche un educatore, che deve intervenire per far superare agli studenti le differenze di apprendimento.

Le rilevazioni INVALSI e l’indagine internazionale OCSE-PISA documentano che in Piemonte nel 2019 (quindi prima della pandemia) il 31% degli studenti non ha raggiunto il livello di base in Italiano (maschi 36%, femmine 26%) e il 35% non ha conseguito il livello base in matematica (ragazze 38%, ragazzi 31%). Il 68% degli stranieri di prima generazione e il 50% di seconda generazione (quindi nati in Italia) scontano un pesante deficit linguistico.

Grande dislivello si registra tra gli indirizzi degli studi. Se dal percorso liceale esce una quota di studenti che non raggiunge un livello base di Italiano pari all’11%, negli istituti professionali si arriva al 54%. In matematica, a fronte di un 20% di studenti del liceo, si registra un 65% di studenti degli Istituti professionali che non raggiunge un livello base, di cui un 36% con profonde lacune.

Sono, dunque, evidenti come nei livelli di apprendimento contino i divari socioeconomici: al termine del primo ciclo di studi gli studenti di famiglie ad elevato status socio-economico hanno deficit del 14% in Italiano e del 20% in matematica, mentre i figli di classi meno abbienti raggiungono la quota del 51% in Italiano e del 56% in matematica con un bagaglio di conoscenze chiaramente insufficiente per il successivo ciclo di studi. Le disuguaglianze di base che la scuola non riesce ad affrontare si riflettono anche nella ricerca di lavoro.

Secondo il dettato costituzionale, per garantire pari opportunità e servizi educativi di qualità davvero inclusivi e innovativi la scuola dovrebbe avere personale insegnante preparato e in numero sufficiente per attività educative diverse, e attrezzature adeguate, spazi scolastici accoglienti e polivalenti.

Oggi è molto carente in larghi strati dell’opinione pubblica la consapevolezza dell’importanza per tutti i processi di innovazione della funzione della scuola pubblica, che nei suoi contenuti e metodologie non risulta una priorità dell’agenda politica.

 

Tags: giovani, dispersione scolastica, scuola

 


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