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America Latina dopo Covid 19

di: Maristella Svampa, sociologa argentina Sintesi a cura di Luciano Rizzolari

Non è semplice sintetizzare in poche frasi, senza peccare di ridurre il senso del contenuto dell’articolo con la traduzione e frustrare così una seria valutazione degli eventi che vengono presentati, e che in misura incessante hanno favorito l’aggravamento delle situazioni pre-esistenti in questo ultimo anno, prevalentemente caratterizzato da una pandemia sanitaria che ha colpito drammaticamente Latino America. Un’ampia e articolata bibliografia di temi e studi utilizzata dall’autrice, argentina, sociologa e ambientalista, Maristella Svampa, per il lavoro apparso il mese scorso su Nueva Sociedad, dal titolo “LA PANDEMIA DELL’AMERICA LATINA-nove “tesi” per un bilancio provvisorio-”, supporta l’articolo e apre uno squarcio d’analisi sulla realtà contingente e transitoria interessante, preoccupante, ma vera, sulle questioni socio-ecologiche, storicamente irrisolte nell’emisfero sud, e attualmente non affrontate a livello globale e integrale dalle politiche governative dai Paesi che si trovano, in particolare, al di sotto dell’Equatore.  Le “tesi”, come riflessione su ciò che è avvenuto nel primo anno di COVID-19 ad oggi, affrontano l’indefinita configurazione civilizzatrice in cui ci si trova, come caratteristica globale, e la debole reazione messa in campo per affrontare la crisi in corso.

 “tesis”

 

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Un paese ci vuole: il futuro del Monferrato. Il nuovo numero della rivista culture n. 39

di: Laurana Lajolo

Culture n. 39/marzo 2021 - Rivista dell’Associazione culturale Davide Lajolo www.davidelajolo.it

Un paese ci vuole per andarsene via e poi tornare e sapere che c’è qualcuno che ti aspetta, scrisse Cesare Pavese nel suo ultimo romanzo La luna e i falò. Era il 1950. Oggi quel modello di paese non c’è più. I paesi si sono modernizzati, l’agricoltura è diventata tecnologica e i profondi cambiamenti, iniziati nella seconda metà del ‘900 e accelerati dalla globalizzazione, hanno concentrato la popolazione nelle metropoli rendendo le comunità rurali residuali negli indicatori di sviluppo, senza valutare la gravità dei danni climatici e delle disuguaglianze territoriali e sociali.

Ora la pandemia, tragica e imprevedibile da parte degli attori del potere, impone uno svolta epocale, un radicale ripensamento del modo di abitare e di lavorare, di vivere il paesaggio. I piccoli Comuni, se forniti dei servizi necessari, con adeguati investimenti per l’ambiente, l’agricoltura, i servizi socio-sanitari, le infrastrutture digitali, i trasporti, potrebbero avere nuove opportunità di riqualificazione e di rivitalizzazione delle loro funzioni.

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Il cammino dell'Enciclica

di: Caritas di Asti

A conclusione delle letture dei capitoli dell'Enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti la Caritas propone una sintesi ragionata di lezioni e interventi.

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C'era una volta la rivoluzione. La Comune di Parigi 18 marzo 1871

di: Laurana Lajolo

150 anni dopo la proclamazione de La Comune, l’insurrezione popolare del 1871, la sindaca di sinistra di Parigi Anne Hidalgo ha incaricato la Consigliere comunista Laurence Patrice di Parigi, vice sindaco di Parigi responsabile della memoria e del mondo della lotta, delegato nel 10° distretto per la cultura e il patrimonio delle celebrazioni dell’anniversario per ricordare i principi ispiratori e l’attualità delle conquiste sociali, suscitando l’opposizione della Destra, che considera La Comune una guerra civile.

Dopo la sconfitta e la cattura di Napoleone III, che nel luglio 1870 aveva dichiarato la guerra contro la Prussia, a Sedan il 2 settembre 1870 di quell’anno in Francia viene proclamata la III Repubblica. Fu Adolphe Thiers, con una lunga esperienza politica e ministeriale, a negoziare l'armistizio con la Prussia, firmato il 28 gennaio 1871 con condizioni molto pesanti. L'8 febbraio 1871 venne eletta l'Assemblea nazionale, che, riunita a Bordeaux, il 17 febbraio 1871 elesse Thiers capo dell'esecutivo, che firmò Il 10 magg il Trattato di Francoforte che imponeva la cessione di Alsazia e Lorena, la penalità di 5 miliardi di franchi oro e la permanenza in Francia di truppe di occupazione fino alla soluzione del debito di guerra. Thiers prese dure misure economiche e trasferì il Parlamento a Versailles.

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Dalla memoria alla storia

di: Laurana Lajolo

Dalla testimonianza sul Lager allo studio del totalitarismo

La ricorrenza del Giornata della memoria è celebrata in molte scuole soltanto attraverso la memoria dei testimoni, che con il passare del tempo si è cristallizzata e omologata, in un certo senso banalizzata.  Ora i testimoni non sono più in grado di testimoniare, come ci ha ricordato Liliana Segre con la sua ultima dichiarazione.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale per circa vent’anni i sopravvissuti ai Lager hanno taciuto o hanno scritto, poi a partire dagli anni Settanta il testimone è diventato il tramite principale della trasmissione emozionale del proprio racconto autobiografico ai giovani.

Oggi dobbiamo necessariamente integrare quei racconti storicizzando l’istituzione concentrazionaria totale all’interno della storia del nazismo e della seconda guerra mondiale per offrire agli studenti strumenti critici di conoscenza non soltanto delle sofferenze disumanizzanti subite dalle vittime, ma della complessità degli avvenimenti e le responsabilità collettive e individuali. Soltanto se inserite all’interno dello studio del processo storico le fonti di memoria superano la dimensione esistenziale per acquisire una valenza propriamente storica, fruibile dalle generazioni successive.

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Fratelli tutti. Enciclica di Papa Francesco

di: Laurana Lajolo

Con l’ultima Enciclica Fratelli tutti il Papa ha approfondito la sua volontà di dialogo “senza frontiere” con i “fratelli e le sorelle” del mondo, fedeli e agnostici, un dialogo tra esperienze intellettuali diverse, ma convergenti sulle prospettive del bene comune.

Nelle parole del Papa trovo interpretate anche le mie aspirazioni e speranze. La mia lettura è in chiave filosofica e di cultura politica, nell’accezione del termine “polis” (città – comunità) e secondo la definizione del capitolo V dell’Enciclica, intitolato La migliore politica, quella che si occupa del bene comune del popolo. 

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Per il paese di domani

di: Forum disuguaglianze diversità

 “OpenForumDD, 16 giorni in diretta: proposte, dialoghi e strategie per il Paese di domaniè l’iniziativa online promossa dal Forum Disuguaglianze e diversità a partire da lunedì 30 novembre fino al 15 dicembre, tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00.

136 ore di diretta live su scuola, salute, casa, lavoro, aree interne, digitale, ambiente, imprese, pubblica amministrazione. Protagonisti: storie, luoghi e persone, introdotte da 16 membri del ForumDD. Più di 200 ospiti: tra gli altri, Giuseppe Provenzano, Lucia Azzolina, Vincenzo Amendola, Gaetano Manfredi, Fabiana Dadone. Ci saranno inoltre, Elly Schlein, Rossella Muroni, Romano Prodi, Gianni Cuperlo, Walter Tocci, Livia Turco, Alessandro Fusacchia Valeria Valente. Non solo istituzioni e politica. OpenForumDD vedrà infatti la partecipazione di Gianrico Carofiglio, Maurizio De Giovanni, Vincenzo Visco, Angelo Borrelli, Enrico Giovannini, Luciana Castellina, Franco Lorenzoni, Juan Carlos De Martìn, Francesca Bria, Makkox, Stefano Boeri, Franco Arminio, Luca Mercalli.

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Le ricerche sul vaccino

di: redazione

Sono ben 48 i vaccini alla prova con 11 nella terza fase. Evidentemente gli ingenti finanziamenti arrivati ad alcuni istituti di ricerca e aziende farmaceutiche ha permesso di velocizzare il processo, come nell’azienda di biotecnologia tedesca di Magonza Biontech in collaborazione con la statunitense Pfizer. Alla Biontench, invece di usare parte di virus per il vaccino, i ricercatori, coordinati da Ugur Sahin e Oziem Tureci di origine turca, hanno studiato la sequenza genetica del coronavirus, appena resa disponibile, riproducendo Rna solo in due giorni e iniziando la sperimentazione a gennaio 2020, addirittura prima dello sviluppo dell’epidemia in Germania. Sahin insegna all’Università di Magonza oncologia, ma ha iniziato occupandosi di immunologia e ora utilizza quell’esperienza con nuove tecnologie per cercare di proteggere il sistema immunitario da determinate malattie compreso il cancro.

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L'intellettuale Gianni Rodari

di: Vanessa Roghi, storica

Rodari è stato il Collodi del Novecento (amava ripetere Cesare Zavattini che di fiaba se ne intendeva) e ce l’ha raccontato Pino Boero nei suoi lavori critici. Gianni Rodari è ormai un classino (glielo disse Tullio e Mauro nel 1974 e lui se lo scrisse su un biglietto attaccato alla giacca) e anche per questo oggi i Meridiani lo ospitano nel canone alto della letteratura (pure senza un’edizione critica che ancora manca delle sue opere). Ma questo non significa che piacesse a tutti e che volesse piacere a tutti (come del resto a tutti non era piaciuto neppure Pinocchio (…)

Servirebbe un discorso serio anche su Rodari per farlo tornare ad essere quello che è stato in tutta la sua vita: uno scrittore divisivo, radicale, militante. Un intellettuale insomma.

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Esodo e ritorno dei contadini

di: Istituto Alcide Cervi

Il 22 e il 23 ottobre a Roma si svolgerà il convegno ”Esodo e ritorno. I contadini italiani dalla grande trasformazione ad oggi”, organizzato dall’Istituto Alcide Cervi in collaborazione con CIA, con la partecipazione di storici e sindacalisti, che si concluderà con una tavola rotonda sulle conseguenze della pandemia in agricoltura.

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Arena pohilosophika

di: Roberto Gatti, docente di filosofia Istituto V. Alfieri

Collettivo filosofico

Nel 2019 tre giovani astigiani, laureati in filosofia ed ex studenti del Classico e dello Scientifico (i loro nomi, in rigoroso ordine alfabetico, sono: Francesco Bellè, Edoardo Mancini e Simone Vaccaro) hanno dato vita a un collettivo filosofico. Il progetto si è subito tradotto nella creazione di un blog (www.arenaphilosophika.it) e nella pubblicazione di un libro a più voci che hanno curato e che è stato poi presentato con successo anche alla Biblioteca Consorziale Astigiana. Il lavoro si intitola L’oscuro compagno. Il mostro dalla mitologia ai Pokémon, Europa Edizioni, Roma 2019. Inoltre, i tre membri di questo simposio permanente sono impegnati (tempi della pandemia permettendo) a realizzare una simbiosi tra la rivista on-line e le scuole secondarie, così come hanno mostrato alcuni seminari, molto seguiti e apprezzati, tenuti da Simone. In questi seminari sono state presentate tematiche come il Nuovo Realismo e la possibilità oggi di un discorso di metafisica, in un approccio di natura sincronica e fornendo ai ragazzi una testimonianza in presa diretta su che cosa significhi fare filosofia. 

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A Serravalle un nuovo modello di scuola

di: redazione

Pubblichiamo la proposta di protocollo della scuola di Serravalle per la riapertura di una didattica innovativa che si propone di essere aperta, all'aperto e diffusa.

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Dal baule di Cesare Pavese a “Il vizio assurdo” di Davide Lajolo

di: Laurana Lajolo

Il 10 marzo 1959 Davide Lajolo annotò nel suo diario: Circa un mese fa ho rilasciato un’intervista alla radio a commento di quella concessa da Pavese nel 1950, parlando della mia amicizia con lui e dei quotidiani incontri serali a “l’Unità” di Torino, durati oltre un anno. Antonicelli ne è rimasto entusiasta e mi ha suggerito di scrivere qualcosa su Pavese. La stessa proposta me l’ha ripetuta Carlo Levi. Ma a decidermi a scrivere la storia di Pavese come biografia umana e culturale è stato Giacomino De Benedetti della casa editrice “Il Saggiatore”. (Ventiquattro anni, 1981):

La fortunata “storia di Cesare Pavese” Il vizio assurdo, pubblicata quarant’anni fa, nel 1960, nacque, dunque, dai ricordi di amicizia tra Lajolo e lo scrittore torinese e fu la prima riflessione, in ordine di tempo, sul destino umano e letterario di Pavese e sul contesto culturale e politico, in cui si era sviluppato il suo ruolo di intellettuale e di organizzatore culturale.

Il libro ricevette una grande attenzione da parte della critica letteraria e un’accoglienza straordinaria da parte del pubblico. Si può dire che Il vizio assurdo insegnò a intere generazioni di giovani, negli anni sessanta e settanta, a leggere l’autore de La luna e i falò. Le traduzioni furono numerose nei paesi europei e negli Stati Uniti. Nel febbraio 1961 Lajolo ricevette anche il Premio Crotone.

La biografia rappresentò un evento letterario, in quanto offrì un ritratto di Pavese, suffragato da molte testimonianze e interessanti documenti inediti: lettere e carteggi, appunti personali, poesie giovanili; un ritratto assolutamente diverso da quello che lo scrittore aveva dato di se stesso nel suo diario Il mestiere di vivere, pubblicato qualche anno prima da Einaudi.

Lajolo non volle accettare quella descrizione di un uomo fallito e finito, vinto dalla disperazione e dalla morte. Nel tracciare la biografia, volle scrivere la “storia” di un uomo, parlando dei suoi lati oscuri, ma soprattutto sottolineando le qualità intellettuali, il rigore stoico delle sue scelte di vita e anche il suo sincero impegno politico dalla parte degli operai, in aperta polemica con quell’area dell’intellettualità torinese, che aveva rimproverato a Pavese di non aver avuto il coraggio di fare la resistenza, preferendo rifugiarsi a Crea e frequentare i frati del Santuario.

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Nuova edizione de “Il vizio assurdo. Storia di Cesare Pavese” di Davide Lajolo

di: redazione

Minimumfax ha pubblicato una nuova edizione de Il “vizio assurdo” Storia i Cesare Pavese di Davide Lajolo 60 anni dopo la prima edizione de Il Saggiatore e a 70 anni dalla morte di Pavese.  Profilo bio-bibliograifo Il coraggio di Ulisse di Fabio Stassi, postfazione di Andrea Bajani. € 21.

Nell’introduzione alla sua biografia di Pavese Davide Lajolo scrisse:

“Ho voluto bene a Pavese e proprio per questo non avrei mai tentato di farlo rivivere attraverso il suo dramma umano e le pagine dei suoi libri.

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Resilienza e innovazione

di: Enrico Ercole, presidente del Club per l’UNESCO di Asti e Docente di Sociologia dell’ambiente e del territorio, Università del Piemonte orientale

La resilienza è un termine che abbiamo imparato a conoscere da non molto tempo, e indica la capacità di un individuo o di una collettività di affrontare e superare un evento traumatico.

In particolare tratterò il tema di come una maggiore conoscenza della realtà che ci circonda possa accresce la resilienza.

In apertura permettetemi di fare una breve digressione etimologica. Di fronte ad eventi come la pandemia in corso, talvolta sentiamo usare il termine “disastro”, talaltra il termine “emergenza”. Preparando questa conversazione ho riflettuto sul significato di questi due termini. Disastro letteralmente significa che gli “astri” ci osservano in modo non benevolo (come indica il prefisso dis-). Il termine emergenza significa che qualcosa che è immerso nell’acqua ne viene fuori. Mentre nel primo significato siamo impotenti di fronte agli astri, nel secondo caso se osserviamo cosa si muove sott’acqua possiamo capire cosa emergerà e prepararci ad affrontarlo. Questa è la metafora di cosa può fare la conoscenza, e in questo caso la con conoscenza sociologica, per fronteggiare situazioni come quella che stiamo vivendo.

Interazione di attori sociali

Prima di entrare nel tema una breve chiarimento: che cosa può dire un sociologo sui disastri? Nel caso di terremoti e alluvioni ci aspettiamo che a parlare siano i geologi, nel caso di pandemie i medici, nel caso di disastri tecnologici gli ingeneri. Cosa può mai dire di interessante, e utile, un sociologo su questo tema? Un sociologo ha come oggetto di studio la società o, per dirla in modo più comprensibile, le interazioni tra gli attori sociali. “Interazioni” perché la società è un sistema di attori sociali connessi tra di loro (come sono connessi i pezzi di un motore, che è un sistema meccanico) e ogni azione può provocare conseguenze su “pezzi” del sistema sociale anche tra di loro a prima vista differenti e distanti. “Attori sociali” perché la il sociologo non si occupa degli individui, o meglio non si occupa solo degli individui. Io ho un carattere e questo è oggetto di studio della psicologia. Il funzionamento, o malfunzionamento, del mio corpo è oggetto di studio della biologia.

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A cinquant’anni dallo Statuto dei Lavoratori. (legge n.300/70)

di: Luca Quagliotti segretario generale CGIL Asti

Chi non ha vissuto per ragioni generazionali (come chi scrive) gli “anni duri” del sindacato e dei singoli lavoratori nelle fabbriche italiane, non può rendersi pienamente conto dell’importanza che ebbe l’approvazione da parte del Parlamento il 20 Maggio 1970 dello Statuto dei lavoratori, composto da quarantun articoli posti a ”tutela della libertà e dignità dei lavoratori e della libertà sindacale”. Caposaldo dello Statuto fu l’art.18 che vietava i licenziamenti "intimati senza giustificato motivo oggettivo”.  

Lo Statuto venne approvato nel pieno di un imponente sviluppo delle lotte sindacali, specie delle operaie e degli operai delle grandi fabbriche (“l’Autunno caldo” del 1969) e dei sommovimenti sociali e culturali provocati dei movimenti studenteschi sviluppatesi nelle università e nei licei nel corso del 1968/1969. Anni intensi di partecipazione politica, di lotte sociali, di mutamento profondi dei costumi. (Il giorno in cui si approvò lo Statuto, la commissione senatoriale competente approvava la legge sul divorzio). Quegli anni dettero certamente la spinta decisiva a che lo Statuto venisse approvato. Ma guai se dimenticassimo quanti si batterono lungo gli anni ’50 e ’60 perché, come si diceva allora, la “Costituzione entrasse nelle fabbriche”.

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Il piano Marshall (1947)

di: Nota a cura di Laurana Lajolo

In questi giorni si parla molto di “fare un nuovo Piano Marshall” per affrontare la tragedia sanitaria e economica provocata dal coronavirus. Qual era il programma del Piano Marshall, che seguì la dichiarazione del Presidente americano Truman sulla dottrina del contenimento del comunismo? Come gli U.S.A. aiutarono l’Italia? Quali furono gli esiti economici e politici?

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Nazifascismo 4.0 (scheda)

di: redazione

Gli attentati terroristici di estrema destra e le azioni offensive xenofobe, antisemite e omofobe si stanno moltiplicando in Europa. 

Si dice che sono “lupi solitari”, ma in realtà fanno capo ad organizzazioni estremiste neonaziste e neofasciste molto attive sul web in chat riservate e alcune operano anche a livello pubblico.

 

La propaganda delle chat riservte

Cerchiamo terroristi e soldati, ispirati dall’ideologia razzista bianca, per cacciare ebrei, immigrati, omosessuali, questo è grosso modo il senso degli slogan sulle chat riservate di Telegram e su VKontabkte, che raccolgono i fondamentalisti ariani, come il norvegese stragista Anders Breivik, l’australiano Bremton Terram autore della strage di musulmani in Nuova Zelanda e anche Luca Traini con il raid di Macerata contro gli immigrati.

Il forum di discussione nazi-terrorista garantisce l’anonimato e ricerca nuovi adepti per la rivoluzione nazista con la pratica quotidiana della violenza, affermando che la razza ariana va “difesa” dalle contaminazioni di giudei, musulmani e negri. E’ il nazifascismo 4.0, che è consentito dal clima politico e sociale creato dal sovranismo di destra con posizioni euroscettiche, omofobe, antisemite e contro l’immigrazione. In Ungheria il partito di Orban è al governo, in Germania AFD (Alternative für Deutschland), ha risultati elettorali importanti come in Italia la Lega e in Austria il Partito della Libertà Austriaco, per fare solo qualche esempio.

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L’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della provincia di Asti: ente di ricerca storica

di: Laurana Lajolo

L’Istituto per la storia della Resistenza di Asti si costituì nel 1984 come consorzio di comuni e della provincia di Asti, cioè come ente pubblico e non come associazione privata, con il sostegno degli istituti provinciali del Piemonte.  Il primo presidente è stato il sindaco di Asti Gian Piero Vigna.

Fu riconosciuto dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia nell’ottobre di quell’anno.

L’aiuto fondamentale per iniziare fu dato dall’Istituto della resistenza della provincia di Alessandria con i consigli e le competenze del presidente Carlo Gilardenghi e del direttore Giorgio Canestri, con cui si organizzò il primo convegno storico.

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America Latina: 1939-2019

di: Willy Rizzolari dal Costarica

“Chi viene battuto si alzi!

Chi é perduto combatta!

Chi ha conosciuto la sua condizione,

come lo si puó fermare?   

Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani

e il mai diventa: oggi!”

Bertolt Brecht: “Lode della Dialettica”

 

“La Decada Perdida”

Questo vuole essere un esercizio che cerca di ricomporre le schegge sparse dello specchio rotto della memoria e riuscire a vincere “la lenta triturazione dell’oblio”, per non dimenticare gli anni della rabbia e dell’ira.

Sono cosciente di avviarmi verso una impresa rischiosa nell’accostare atti e fatti che ricorrono decenni del passato e del passato recente, ma il ricordo, con il passare del tempo, genera la voglia di scrivere la veritá per essere condivisa con gli altri e si trasforma in un sussurro nel restituire un messaggio, allontanando l’ansia da chi ha ricevuto una silenziosa confidenza per conservare il segreto dentro di sé, per questa ragione scrivo sulla veritá.

E allora, scrivere sulla veritá non si puó non ricordare la frase di Antonio Machado: “La verdad es lo que es, y sigue siendo verdad aunque se piense al reves”  (La veritá é quello che é, e continua ad essere veritá nonostante si pensi il contrario).

In tutta la Regione dell’America Latina, tra gli anni 1980 e 1990, si é assitito al proliferare di letteratura, seminari, dibattiti pubblici, organizzati da Enti e Istituzioni internazionali e nazionali, ripresi dai media del tempo sulla questione della situazione economico-sociale, conosciuta come : “La Decada Perdida” (Il Decennio Perso), per molti, assimilabile agli effetti del crack del 1929.

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Disuguaglianze e Marx

di: Willy Rizzolari dal Costarica

La scenografia latinoamericana e di altre regioni geografiche del mondo, nel dare il benvenuto al 2020, viene presentata in un articolo di qualche giorno fa apparso su un quotidiano locale.

Due ex Ministri cileni, l’ex Ministro delle Finanze e decano della scuola Politica della London School of Economics e Scienze Politiche, Andrés Velasco, e l’ex Ministro per l’Economia e professore di Economia dell’Universitá, Adolfo Ibañez, si interrogano su un tema candente che, a loro dire, percorre il mondo intero: disuguaglianze e “Marx”.

L’articolo apre con il riferimento a un “graffito” intercettato all’uscita di una autostrada di Santiago del Cile, recentemente costruita con fondi pubblici.  La scritta dice : “Marx aveva ragione?” e il titolo del loro articolo riproduce l’interrogativo. In effetti, scrivono, citando Carlo Marx: ”... lo sviluppo capitalista genera le proprie contraddizioni, come é di seguito dimostrabile.

I cileni, negli ultimi mesi, sono scesi in strada e nelle piazze delle cittá in segno di protesta manifestando il proprio malcontento e “urlando” un profondo cambiamento del Paese rivendicando una nuova Costituzione Politica.

Analoghe manifestazioni di proteste popolari pacifiche e in occasioni anche violente, con saccheggi, in concomitanza tra loro durante il 2019, sono avvenute in Costa Rica, Colombia, Perú, Argentina, Hong Kong, Equador, Sudan, ecc.ecc.

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Chiara Lubich innovatrice

di: Maria Letizia Viarengo esperta di dialogo interreligioso

Pubblichiamo un estratto della tesi di master in dialogo interreligioso di Maria Letizia Viarengo all'ISE di Venezia per l'Antonianum. Prefazione di Bernard Callebaut dell'Università di Sophia a Loppiano e postfazione del prof Luigi Berzano (ed. Team Service, Asti, 2019).

Una tematica in parte obsoleta per una studiosa di sistemi religiosi più dedita alle nuove religioni e alle nuove spiritualità: soprattutto non focolarina. Chiara Lubich è stata una folgorazione sotto molti aspetti... Una giovane donna già 'post secolarizzata' negli anni'40...le pratiche e la pedagogia di questa donna...sono attualissimi nel dilemma multireligiosità-interreligiosità. La parte relativa all'estetica è nata nella casa di Chiara a Rocca di Papa, dove accanto ad una splendida icona del Monte Athos troneggiano stampe di Kandinskij e Mirò.

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Le donne in polizia

di: Alessandra Faranda Cordella, questore di Asti

Sono entrata nell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza nel 1984, all’indomani di una riforma epocale, quella che ha smilitarizzato la Polizia di Stato, rendendola pienamente ad ordinamento civile e quindi di fatto aprendola negli anni alle donne in tutti i ruoli, e costituendo la Polizia di stato che oggi conosciamo, armonizzando in un unico ambito le varie componenti che fino a quel momento costituivano il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza ed individuando delle regole precise riguardo alla responsabilità dell’ordine e della sicurezza pubblica in capo ai funzionari di p.s..

Una di quelle componenti era la Polizia Femminile che viene istituita con una legge del dicembre del 1959; celebriamo quindi quest’anno il 60° annuale di quella innovazione. E di innovazione si trattò certamente, se non addirittura di rivoluzione nei fatti, grazie alla mente di chi allora pensò di inserire in una forza di polizia a competenza generalista il sentire femminile perché da quell’atto molte furono le conseguenze per la stessa organizzazione di polizia ed in definitiva per la comunità nazionale tutta, come vedremo più avanti.

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A minor history? Western communists, anti-imperialism and decolonization in Africa

di: redazione

Fondazione Gramsci Roma, 12 dicembre 2019 - 14 Dicembre 2019

 
Convegno di studi internazionale promosso dalla Fondazione Gramsci e dalla Fondazione Gabriel Péri organizzato in collaborazione con il Centro di storia sociale dei mondi contemporanei (CHS), l’Università Paris 1 “Panthéon-Sorbonne” con il contributo della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali (DGBIC) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo

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Io, Dio e il Creato Terzo convegno in ricordo di Paolo De Benedetti

di: redazione

Ad Asti si terrà il terzo convegno dedicato a Paolo De Benedetti, scomparso nel 2016, dal titolo Io, Dio e il Creato, sabato 30 novembre dalle 15 alle 19,30 al Polo Uni-Astiss "Rita Levi Montalcini" e domenica 1 dicembre dalle 9 alle 13,30 alla Biblioteca Astense "Giorgio Faletti".

Al convegno saranno presenti, teologi cristiani, come il Priore di Bose Luciano Manicardi; Piero Stefani, biblista e membro del Comitato scientifico di Biblia; Brunetto Salvarani, direttore di QOL; Vito Mancuso, teologo e scrittore. Pensatori del mondo laico, come Maurizio Scordino, sociologo e giornalista; Franco Correggia, naturalista e saggista; Alberto Cavaglion, dell’università di Firenze; Lorenzo Bagnacani, ambientalista; per il pensiero ebraico, Massimo Giuliani, docente del pensiero ebraico; Bruno Segre, Storico, Ricercatore Operatore culturale; la d.ssa Elsa Bianco per il pensiero buddhista, e molti altri.

Il Professor De Benedetti è stato tra i primi cattolici ad affrontare con serietà e competenza questo delicato tema teologico, spostando lo sguardo da una visione Antropocentrica a tutte le creature sia del mondo animale che vegetale. Il titolo di questo convegno è stato motivato dal titolo della conferenza che De Benedetti tenne a Reggio Emilia per il convegno “In ascolto del Creato” del 26-27 febbraio 2005: il titolo della sua conferenza era “Io, Dio e il Creato”.

Paolo De Benedetti (1927/2016): ebraista, biblista, consulente editoriale, professore e conferenziere. Possiamo considerarlo fra i più importanti “costruttori di ponti” tra l’ebraismo e il cristianesimo. De Benedetti per tutta la vita si è speso nel proprio impegno di credente e di studioso, al fine di far comprendere al mondo cristiano l’importanza di avvicinarsi alle Sacre Scritture conoscendo, anche, le tradizioni dei Maestri di Israele. Ha sempre cercato di conciliare le due religioni che credono nello stesso Dio.

È stato l’uomo del dialogo sin dalla prima ora, ed è stato tra i primi a comprendere, subito dopo il Concilio Vaticano II, l’importanza della conoscenza reciproca e del confronto tra le religioni. Paolo ha sempre studiato e interpretato le sacre Scritture cercando alla maniera dei maestri d’Israele tutti i sensi nascosti in ogni parola e in particolare, come diceva sempre lui, il settantunesimo senso, cioè il senso nascosto che appartiene ad ogni uomo. Dopo la sua scomparsa, un gruppo di amici con la sorella Maria pensarono di organizzare ad un anno dalla scomparsa il primo convegno in ricordo del Professore, dal titolo: L’Uomo, il Teologo dei ponti. Il convegno volle riunire gli amici e i colleghi che portarono il loro ricordo di Paolo De Benedetti. Nel 2018 venne organizzato il secondo convegno e i temi furono l’astigianità della famiglia De Benedetti, Paolo De Benedetti nel mondo dell’editoria, Paolo De Benedetti grande divulgatore della cultura giudaica.

L’ingresso agli incontri è libero fino a esaurimento posti disponibili.

Face to face meeting. Future for religious heritage

di: redazione

Workshop interno su uso e gestione del patrimonio religioso - Asti, 27 MAGGIO 2019 – Spazio Kor

Il convegno

La rete Future for Religious Heritage si riunisce ad Asti il 27 e 28 maggio, l’evento è organizzato da Associazione CRAFT, full member della rete dal 2017, in collaborazione con Politecnico di Torino, Compagnia di San Paolo, Museo Diocesano di Asti e Comunità Ebraica di Torino.

La rete, fondata e sostenuta all’interno del programma Creative Europe dell’Unione Europea, riunisce 150 enti da 38 paesi, attivi nella gestione e sensibilizzazione sui temi del Patrimonio Religioso senza distinzione di credo, di queste realtà 56 sono riconosciuti come full members. Molti dei membri sono istituzioni, musei, università e centri di studio che si occupano sia di gestire importanti monumenti e di progettare politiche culturali relative al patrimonio religioso.

A ottobre 2018 Associazione CRAFT è stata invitata al convegno internazionale sul Futuro del Patrimonio Religioso, svoltosi nella sede UNESCO di Parigi, presentando l’esperienza di Spazio Kor e la rete #chiesecreative. Una rete di esperienze culturali dove l’arte e la creatività sono al centro di un processo di riuso del patrimonio religioso da parte delle comunità locali che si riconoscono in quel patrimonio.

La mattinata di lunedì 27 maggio allo Spazio Kor con inizio alle ore 9 sarà il momento di confronto tra i rappresentanti europei e il contesto locale, attraverso alcuni interventi di presentazione verrà delineato un quadro dell’esperienza astigiana e piemontese nella valorizzazione del patrimonio religioso che sarà messo a dialogo con esperienze simili a livello europeo.

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Lina Borgo Guenna un “miracolo di attività”

di: Laurana Lajolo

Biografia

Lina Borgo Guenna è stata un’educatrice molto importante per la città di Asti, dove dal 1911 al 1932 (anno della sua morte) gestì istituzioni laiche, facendo interessanti esperienze didattiche. Diresse l’Asilo (denominato Educatorio Infantile nel 1915), l’Orfanotrofio maschile e il doposcuola durante la prima guerra mondiale e quindi l’asilo nido Onmi nel 1929. Ma la sua formazione culturale e pedagogica era avvenuta a Novi Ligure, dove era nata nel 1869 in una famiglia borghese colta, e ad Alessandria, dove visse dal 1895 al 1911, dopo il suo matrimonio con Enrico Borgo, collaborando a giornali socialisti e allevando i figli. Alimentò sempre curiosità e interessi culturali e di impegno sociale. Rimasta vedova, accettò all’inizio del 1911 l’incarico di dirigere l’asilo laico di Asti, voluto dalle maestranze della società cooperativa Vetreria Astigiana per i figli delle famiglie operaie e intitolato al pedagogista anarchico Francisco Ferrer, giustiziato dal governo spagnolo nel 1909. Nel cospicuo fondo depositato nell’Archivio storico del Comune di Asti sono conservati documenti e pagine autografe di Lina: appunti, saggi sul metodo, annotazioni sui problemi educativi incontrati giorno per giorno, relazioni annuali, lettere, note spese; una congerie di carte che attesta la funzione originale ed insostituibile di Lina Borgo nel sistema educativo della città, stabilendo un forte legame tra la scuola, il quartiere operaio e la città. Per i suoi funerali  i dirigenti delle due fabbriche più importanti, Way Assauto e Vetreria, autorizzarono gli operai a sospendere il lavoro e a seguire il feretro.

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Manifesto per la filosofia

di: Change.org

Perché la filosofia?
Perché apre la mente dell’uomo al pensiero libero
Perché insegna a porre le domande giuste e a non dare risposte affrettate
Perché costringe a dare ragione di ciò che si pensa e di ciò che si dice
Perché muove a cercare il senso di tutte le cose in rapporto al tutto che le circonda
Perché forma uomini capaci di esercitare la critica Perché ci ricorda che la scienza e la tecnologia sono per il bene dell’uomo
Perché chiede cosa sia la giustizia, il bene, la felicità
Perché dà dignità alla politica non riducendola a tecnica del consenso
Perché insegna ad argomentare
Perché ci chiede sempre cosa pensiamo di sapere
Perché ci chiede sempre come facciamo a sapere ciò che sappiamo

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Designing the archive. Giornata internazionale degli archivi

di: redazione

Come ogni anno dal 2008, il 9 giugno si celebra la Giornata Internazionale degli archivi, un’iniziativa promossa dall’International Council on Archives per porre l’attenzione dell’opinione pubblica, dei cittadini e delle istituzioni sugli archivi e il lavoro degli archivisti e per ricordare l’istituzione dell’ICA il 9 giugno del 1948.

Quest’anno la settimana che precede il 9 giugno, dal 3 al 9 giugno, l’International archives week 2019 #IAW2019 è dedicata al tema Designing the archive, che intende mettere l’accento sul ruolo dell'empatia, della creatività, dell'innovazione, della sperimentazione, della pianificazione e della co-progettazione nello sviluppo di sistemi di gestione dei documenti, quadri di governance dell'informazione, programmi e servizi di archiviazione, edifici e spazi per archivi, o archivi digitali.

Questa giornata internazionale intende sollecitare l’opinione pubblica a essere parte attiva nella conoscenza e nella scoperta del patrimonio archivistico in ogni parte del mondo. Vuole creare consapevolezza nei cittadini e nelle istituzioni che gli archivi, memoria di nazioni e società, forniscono le basi per le loro identità e sono un elemento chiave della società dell'informazione. Oltre a costituire un patrimonio culturale e una fonte preziosa di informazioni, il patrimonio archivistico è una testimonianza importante dello sviluppo economico, politico, sociale e culturale dell'umanità. La conoscenza accumulata negli archivi fornisce gli strumenti per governare i processi e i cambiamenti politici e sociali.

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Borsa di studio Antonio Gramsci

di: redazione
  1. La Fondazione Gramsci bandisce un concorso per una Borsa di studio intestata a Antonio Gramsci, per l’ammontare di € 10.000,00.
  1. Possono prendere parte al concorso i cittadini italiani che non abbiano superato i 35 anni di età al 31 dicembre 2018 e siano in possesso di laurea specialistica o magistrale o di dottorato di ricerca conseguiti entro il 31 dicembre
  1. La Borsa verrà assegnata per finanziare una ricerca dedicata alla figura di Antonio Gramsci oppure alla storia italiana e internazionale del Novecento, specificatamente alla storia del movimento operaio o a quella del pensiero economico, politico e Proposito essenziale della borsa è di supportare una ricerca che possa dar luogo a una monografia di carattere scientifico.

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Per Mario Perniola

di: redazione

Lunedì 8 aprile alle 17 alla Biblioteca Astense Giorgio Faletti di Asti sarà ricordata la figura di Mario Perniola, filosofo, saggista e teorico dell'arte contemporanea, nato ad Asti nel 1941 e morto a Roma  il 9 gennaio 2018. Formatosi sotto la guida di Luigi Pareyson presso l'Università di Torino, dove ebbe modo di conoscere e frequentare Gianni Vattimo e Umberto Eco, dal 1966 al 1969 Perniola è stato in stretto contatto col movimento d'avanguardia Internazionale Situazionista, fondato dal francese Guy Debord con il quale ha intrattenuto un lungo legame di amicizia e di confronto teorico. Viveva a Roma dal 1968, ma aveva mantenuto legami con Asti, dove risiede la sorella Angì e dove aveva partecipato nel 2008 ad un incontro del festival Passepartout.

Docente di estetica all'Università di Salerno dal 1970 al 1983 e successivamente all'Università di Roma "Tor Vergata", Perniola ha diretto il Centro di Studio e di Documentazione Linguaggio e pensiero presso la stessa Università ed è stato visitor professor in molte università straniere e centri di ricerca, in Francia, Danimarca, Brasile, Canada, Giappone, USA e Australia. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue, anche orientali. È stato ideatore e direttore di Agaragar (1971-1973), espressione dell'avanguardia post-situazionista. Ha inoltre diretto Clinamen (1988-1992) ed Estetica news (1988-1995) e da ultimo Ágalma. Rivista di studi culturali e di estetica che ha iniziato le pubblicazioni nel 2000.

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Novant'anni di Concordato tra Stato e Chiesa

di: mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea

1929-2019

L’11 febbraio 2019 ricorrono novant’anni dal Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano, con in più il Trattato del Laterano, firmati dal Segretario di Stato del Vaticano Card. Pietro Gasparri e dal Capo del Gov erno italiano on. Benito Mussolini. I Concordati – come già suggerisce il nome – sono accordi tra Enti internazionali che regolano i loro rapporti reciproci. Com’è ovvio, se ci si deve accordare, si deve arrivare a compromessi, per cui ciascuno dei due Enti, mentre garantisce vantaggi, deve anche accettare qualche limitazione della sua autonomia.

La Conciliazione del 1929 fu sottoscritta con grande soddisfazione dai due contraenti. La Chiesa lo visse come un giorno di festa (e le fotografie del tempo lo testimoniano) perché segnava la fine di un lungo tempo (quasi sessant’anni) in cui, dopo l’occupazione di Roma del 1870, il Papa si sentiva prigioniero in Vaticano (prima abitava al Quirinale, dove s’era  insediato il Re), mentre la Chiesa italiana si sentiva condizionata nella sua attività, a cominciare dalla nomina dei vescovi e dei parroci (su cui ritorneremo). 

Gentiloni e don Sturzo

Sul piano politico, il “non expedit” imposto da Papa Pio IX per la partecipazione dei cattolici alla vita politica (“non expedit” vuol dire “non conviene”, ma in realtà significava “non si deve”)  aveva ceduto il passo, sotto Papa Pio X, al “Patto Gentiloni, cioè ad un accordo tra l’Unione cattolica elettorale (presieduta appunto dall’avvocato conte Gentiloni) ed il Partito  liberale che si impegnava a proporre candidati graditi al mondo cattolico da contrapporre ai candidati del Partito socialista, allora in crescita (l’on Berlinguer più tardi osserverà che, nella storia, i cattolici si alleano con i nemici di ieri contro gli amici di domani!)

Dopo la prima guerra mondiale don Luigi Sturzo aveva lanciato dalla  Sicilia un appello agli uomini “liberi e forti”, ed era sorto il Partito popolare, partito laico ma di ispirazione cristiana (diretto da un prete!), che però non aveva potuto (perché?) affrontare apertamente il fascismo e, dopo il delitto del socialista  on. Matteotti,  cercò di ostacolare il funzionamento del  Parlamento ritirandosi sull’Aventino. Ma a don Sturzo i Superiori ecclesiastici chiesero di lasciare l’Italia.

Si andava intanto preparando il Concordato, con l’attività di collegamento, tra la S.Sede e Mussolini, del gesuita padre Tacchi Venturi.  Si giunse così all’11 febbraio 1929.

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Premio “Renato Bordone”- quinta edizione

di: redazione

Il Premio, che ha cadenza annuale, è istituito in memoria del compianto professor Renato Bordone (1948-2011), già ordinario di Storia Medievale dell’Università di Torino, per tesi di Diploma Universitario, di Laurea vecchio ordinamento, di Dottorato di Ricerca, di Diploma di Scuola di Specializzazione,  per tesi di nuovo ordinamento di 1° e 2° livello, relative alla storia di Asti e del suo territorio in ogni suo aspetto, discusse nel periodo compreso tra il 1° marzo 2011 ed il 28 febbraio 2019. 

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Bene pubblico o ricchezza privata? Rapporto Oxfam 2019

di: Federica Bassignana

Qualcosa non funziona nella nostra economia: chi si trova all’apice della piramide distributiva continua a godere in maniera sproporzionata dei benefici della crescita economica, mentre centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni di estrema povertà.
Negli anni successivi alla crisi finanziaria il numero dei miliardari è raddoppiato e i loro patrimoni aumentano di 2,5 miliardi di dollari al giorno. I servizi privati penalizzano i poveri e privilegiano le élite e i soggetti che risentono maggiormente di tale situazione sono le donne, su cui grava l’onere di colmare le lacune dei servizi pubblici con molte ore di lavoro di cura non retribuito.       
Si devono trasformare le economie in modo da offrire assistenza sanitaria, istruzione e altri servizi pubblici a livello universale; per giungere a questo traguardo è necessario che i ricchi e le imprese paghino la loro giusta quota di imposte, contribuendo a ridurre drasticamente il divario tra ricchi e poveri e tra uomini e donne.

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Documento sulla fratellanza umana

di: redazione

sottoscritto da Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyi

Il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato il 4 febbraio ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib non è soltanto una pietra miliare nei rapporti tra Cristianesimo e Islam, ma rappresenta anche un messaggio con un forte impatto sulla scena internazionale.

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Sei borse di studio

di: Michelino Musso, Progetto Culturale della Diocesi di Asti

Il Progetto Culturale della Diocesi di Asti, in collaborazione con il consorzio Asti Studi Superiori, promuove, anche per l’anno accademico 2018-2019, un bando per l’assegnazione di sei borse per lo svolgimento di tesi, con lo scopo di incentivare gli studenti universitari a trattare, nelle loro tesi di laurea triennale, magistrale, di master o di dottorato di ricerca, tematiche inerenti l’economia, la cultura, la società, la ricerca, la scienza e le tecnologie, da porre in stretta relazione ai territori e alle comunità della Provincia e/o Diocesi di Asti, anche in considerazione di quanto riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità.

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La shoah nera

di: Paolo Crivelli, medico e volontario in Africa

La deportazione degli africani

Più di 300 anni milioni di giovani africani furono deportati al di là dell’Atlantico in condizioni disumane. Trecento anni di rastrellamenti, cacce, imboscate portate avanti da marmaglia bianca predatrice.

Dall’esportazione di forza lavoro derivarono in Africa spopolamento, ristagno economico, degenerazione politica, impoverimento civile, fino a che l’Europa arrivò anche a imporre il dominio territoriale con la conferenza di Berlino (1884-’85), dove principalmente Inghilterra e Francia, ma anche Belgio, Germania e Portogallo si divisero tra loro l’intero continente. La liberazione, avvenuta nella seconda metà del XX secolo, in realtà è stata un’unificazione brutaleDa 10.000 piccole aggregazioni umane, comunità a misura d’uomo, dove vigevano leggi di fratellanza e condivisione, a non guardare, con 1 uomo di cuore non vuole moltoschiocca lePaesi grandi, aggregati con il ferro ed il fuoco senza nessun rispetto delle precedenti unificazioni.

I primi contatti tra Europei e Africani sono stati di pessima qualità in tutti i sensi soprattutto perché i bianchi erano per lo più marmaglia predatrice, criminali, mercanti di schiavi. Raramente capitava gente diversa come missionari in gamba, viaggiatori, studiosi appassionati. Il senso di superiorità, anche dei missionari, nei confronti degli indigeni non conosce ere. Non è necessariamente un sintomo di cattiveria, piuttosto è come un fluido che ti penetra senza che te ne accorga. Era un preconcetto che ironicamente faceva parte del linguaggio del grande Montesquieu, filosofo, giurista, storico, noto pensatore politico francese, considerato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri. In uno dei suoi libri più importanti Esprit des lois  aveva scritto: “Non è possibile mettersi in testa che Dio, che è un essere saggio, abbia messo un’anima, soprattutto se buona, in un corpo tutto nero…”. Il rifiuto d'umanità ai negri era, per Montesquieu, una forma di "falsa coscienza" dell'uomo europeo: ammetterla obbligava infatti quest'ultimo a dubitare dei propri principi cristiani.

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Dalla memoria individuale ai legami di comunità Attraverso i percorsi della storia*

di: Gian Giacomo Fissore

Presentiamo il nuovo numero della rivista della Società di Studi Astesi “Il Platano” XLIII tomo con il saggio introduttivo dello storico prof. Gian Giacomo Fissore, coordinatore scientifico con Ezio Claudio Pia della rivista. I molti contributi pubblicati rappresentano un modello di una storia che si fonda sull’analisi episodi locali, che spesso si configurano come effetti di grandi eventi mondiali.


 Fonti e  ricerche de “Il Platano”

Le nuove fonti e le ricerche su di esse sono tessere di un mosaico che non possono  – in quanto isolate – restituirci l’intero passato, ma chiedono di essere interrogate come possibili articolazioni di una realtà complessa a cui i singoli pezzi del mosaico apportano un contributo egualmente importante, purché la lettura di esse si confronti con tutti i collegamenti – spaziali e temporali – che le varie discipline specialistiche oggi ci consentono con ben maggiore rilievo rispetto a quelli percepiti dalla storiografia precedente.

Così, ancora una volta, la lettura e rilettura dei contributi per la pubblicazione del XLIII tomo de “Il Platano” sono state condotte da me e da Ezio Claudio Pia soprattutto per ottenere un’adeguata uniformità grafica e una dignitosa veste scientifica che corrisponda alla qualifica prestigiosa di “rivista con requisiti di scientificità”, qualifica assegnata dagli organismi universitari a ben poche riviste di ambito locale in Italia. Tale ripetuta e coinvolgente lettura mi ha ancora una volta convinto di quanto, con la chiarezza e concisione tipica dello storiografo di vaglia, Renato Bordone ha espresso fin dal 1990:

 La storia locale altro non è che una forma particolare di quella generale, la cui verifica va attuata nei singoli casi. La storia locale può essere essa stessa grande e sussiste solo la distinzione fra la qualità buona o cattiva del prodotto storiografico. (Prospettive di ricerca e di metodo per una storia del territorio, in “Alba Pompeia”, XI,  1990, p. 66).

Un modello di storia

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La Befana: auspicio di un nuovo raccolto

di: Laurana Lajolo

Il termine Befana è una storpiatura di Epifania (render manifesto) ed è la festa cristiana celebrata dodici giorni dopo il Natale, ossia il 6 gennaio per le Chiese occidentali e orientali, che seguono il calendario gregoriano, e il 19 gennaio per le Chiese orientali, che seguono il calendario giuliano.  

La figura folcloristica è rappresentata come una donna vecchia e brutta, che indossa lunghe gonne rattoppate e porta sulla testa un fazzolettone di stoffa pesante (la pezzóla) e  sulle spalle ingobbite uno scialle di lana colorata. Vola su una scopa di saggina con sacchi di iuta a forma di calzettoni e premia con dolci i bambini buoni e i cattivi con il carbone, simbolo rituale dei falò. A ben pensarci una volta per una famiglia povera anche il carbone era un dono, serviva a scaldarsi nel cuore dell’inverno.

Il regime fascista, nel creare la sua mitologia di dittatura nazionale, assunse nel 1928 anche la tradizione della Befana e ne fece festa nazionale per i bambini poveri che non avevano ricevuto regali a Natale.

L’origine rituale e mitica e la tradizione cristiana

Ma la Befana cristiana viene da riti propiziatori pagani del V-VI secolo a.C., che segnavano i cicli stagionali dell'agricoltura, cioè il rinascere del raccolto dell’anno nuovo. E’ rappresentata nel culto misterico ellenistico del Mitraismo, che celebrava nelle caverne il dio Mitra, nello Zorastrismo, la religione più diffusa dell'Asia centrale basata sugli insegnamenti del profeta Zarathuštra (o Zoroastro) e anche in altri culti come quello celtico legati all'inverno boreale.

Questi riti furono assorbiti dai Romani per celebrare l'interregno temporale tra la fine dell'anno solare, cioè il solstizio invernale e la ricorrenza del Sol Invictus, anche questo di origine asiatica, che segnava il risveglio della terra, la rinascita della Madre Natura. Per i Romani nelle notti delle figure femminili volavano sui campi coltivati per propiziare la fertilità dei futuri raccolti e quindi la nostra  Befana "volante" viene da lì.

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