ULISSE SULLE COLLINE

Poesia, natura, musica, arte

XXVI edizione

Sabato 25 maggio 2019 - ore 15

Vinchio

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Face to face meeting. Future for religious heritage

di: redazione

Workshop interno su uso e gestione del patrimonio religioso - Asti, 27 MAGGIO 2019 – Spazio Kor

Il convegno

La rete Future for Religious Heritage si riunisce ad Asti il 27 e 28 maggio, l’evento è organizzato da Associazione CRAFT, full member della rete dal 2017, in collaborazione con Politecnico di Torino, Compagnia di San Paolo, Museo Diocesano di Asti e Comunità Ebraica di Torino.

La rete, fondata e sostenuta all’interno del programma Creative Europe dell’Unione Europea, riunisce 150 enti da 38 paesi, attivi nella gestione e sensibilizzazione sui temi del Patrimonio Religioso senza distinzione di credo, di queste realtà 56 sono riconosciuti come full members. Molti dei membri sono istituzioni, musei, università e centri di studio che si occupano sia di gestire importanti monumenti e di progettare politiche culturali relative al patrimonio religioso.

A ottobre 2018 Associazione CRAFT è stata invitata al convegno internazionale sul Futuro del Patrimonio Religioso, svoltosi nella sede UNESCO di Parigi, presentando l’esperienza di Spazio Kor e la rete #chiesecreative. Una rete di esperienze culturali dove l’arte e la creatività sono al centro di un processo di riuso del patrimonio religioso da parte delle comunità locali che si riconoscono in quel patrimonio.

La mattinata di lunedì 27 maggio allo Spazio Kor con inizio alle ore 9 sarà il momento di confronto tra i rappresentanti europei e il contesto locale, attraverso alcuni interventi di presentazione verrà delineato un quadro dell’esperienza astigiana e piemontese nella valorizzazione del patrimonio religioso che sarà messo a dialogo con esperienze simili a livello europeo.

I

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Lina Borgo Guenna un “miracolo di attività”

di: Laurana Lajolo

Biografia

Lina Borgo Guenna è stata un’educatrice molto importante per la città di Asti, dove dal 1911 al 1932 (anno della sua morte) gestì istituzioni laiche, facendo interessanti esperienze didattiche. Diresse l’Asilo (denominato Educatorio Infantile nel 1915), l’Orfanotrofio maschile e il doposcuola durante la prima guerra mondiale e quindi l’asilo nido Onmi nel 1929. Ma la sua formazione culturale e pedagogica era avvenuta a Novi Ligure, dove era nata nel 1869 in una famiglia borghese colta, e ad Alessandria, dove visse dal 1895 al 1911, dopo il suo matrimonio con Enrico Borgo, collaborando a giornali socialisti e allevando i figli. Alimentò sempre curiosità e interessi culturali e di impegno sociale. Rimasta vedova, accettò all’inizio del 1911 l’incarico di dirigere l’asilo laico di Asti, voluto dalle maestranze della società cooperativa Vetreria Astigiana per i figli delle famiglie operaie e intitolato al pedagogista anarchico Francisco Ferrer, giustiziato dal governo spagnolo nel 1909. Nel cospicuo fondo depositato nell’Archivio storico del Comune di Asti sono conservati documenti e pagine autografe di Lina: appunti, saggi sul metodo, annotazioni sui problemi educativi incontrati giorno per giorno, relazioni annuali, lettere, note spese; una congerie di carte che attesta la funzione originale ed insostituibile di Lina Borgo nel sistema educativo della città, stabilendo un forte legame tra la scuola, il quartiere operaio e la città. Per i suoi funerali  i dirigenti delle due fabbriche più importanti, Way Assauto e Vetreria, autorizzarono gli operai a sospendere il lavoro e a seguire il feretro.

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Manifesto per la filosofia

di: Change.org

Perché la filosofia?
Perché apre la mente dell’uomo al pensiero libero
Perché insegna a porre le domande giuste e a non dare risposte affrettate
Perché costringe a dare ragione di ciò che si pensa e di ciò che si dice
Perché muove a cercare il senso di tutte le cose in rapporto al tutto che le circonda
Perché forma uomini capaci di esercitare la critica Perché ci ricorda che la scienza e la tecnologia sono per il bene dell’uomo
Perché chiede cosa sia la giustizia, il bene, la felicità
Perché dà dignità alla politica non riducendola a tecnica del consenso
Perché insegna ad argomentare
Perché ci chiede sempre cosa pensiamo di sapere
Perché ci chiede sempre come facciamo a sapere ciò che sappiamo

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Designing the archive. Giornata internazionale degli archivi

di: redazione

Come ogni anno dal 2008, il 9 giugno si celebra la Giornata Internazionale degli archivi, un’iniziativa promossa dall’International Council on Archives per porre l’attenzione dell’opinione pubblica, dei cittadini e delle istituzioni sugli archivi e il lavoro degli archivisti e per ricordare l’istituzione dell’ICA il 9 giugno del 1948.

Quest’anno la settimana che precede il 9 giugno, dal 3 al 9 giugno, l’International archives week 2019 #IAW2019 è dedicata al tema Designing the archive, che intende mettere l’accento sul ruolo dell'empatia, della creatività, dell'innovazione, della sperimentazione, della pianificazione e della co-progettazione nello sviluppo di sistemi di gestione dei documenti, quadri di governance dell'informazione, programmi e servizi di archiviazione, edifici e spazi per archivi, o archivi digitali.

Questa giornata internazionale intende sollecitare l’opinione pubblica a essere parte attiva nella conoscenza e nella scoperta del patrimonio archivistico in ogni parte del mondo. Vuole creare consapevolezza nei cittadini e nelle istituzioni che gli archivi, memoria di nazioni e società, forniscono le basi per le loro identità e sono un elemento chiave della società dell'informazione. Oltre a costituire un patrimonio culturale e una fonte preziosa di informazioni, il patrimonio archivistico è una testimonianza importante dello sviluppo economico, politico, sociale e culturale dell'umanità. La conoscenza accumulata negli archivi fornisce gli strumenti per governare i processi e i cambiamenti politici e sociali.

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Borsa di studio Antonio Gramsci

di: redazione
  1. La Fondazione Gramsci bandisce un concorso per una Borsa di studio intestata a Antonio Gramsci, per l’ammontare di € 10.000,00.
  1. Possono prendere parte al concorso i cittadini italiani che non abbiano superato i 35 anni di età al 31 dicembre 2018 e siano in possesso di laurea specialistica o magistrale o di dottorato di ricerca conseguiti entro il 31 dicembre
  1. La Borsa verrà assegnata per finanziare una ricerca dedicata alla figura di Antonio Gramsci oppure alla storia italiana e internazionale del Novecento, specificatamente alla storia del movimento operaio o a quella del pensiero economico, politico e Proposito essenziale della borsa è di supportare una ricerca che possa dar luogo a una monografia di carattere scientifico.

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Per Mario Perniola

di: redazione

Lunedì 8 aprile alle 17 alla Biblioteca Astense Giorgio Faletti di Asti sarà ricordata la figura di Mario Perniola, filosofo, saggista e teorico dell'arte contemporanea, nato ad Asti nel 1941 e morto a Roma  il 9 gennaio 2018. Formatosi sotto la guida di Luigi Pareyson presso l'Università di Torino, dove ebbe modo di conoscere e frequentare Gianni Vattimo e Umberto Eco, dal 1966 al 1969 Perniola è stato in stretto contatto col movimento d'avanguardia Internazionale Situazionista, fondato dal francese Guy Debord con il quale ha intrattenuto un lungo legame di amicizia e di confronto teorico. Viveva a Roma dal 1968, ma aveva mantenuto legami con Asti, dove risiede la sorella Angì e dove aveva partecipato nel 2008 ad un incontro del festival Passepartout.

Docente di estetica all'Università di Salerno dal 1970 al 1983 e successivamente all'Università di Roma "Tor Vergata", Perniola ha diretto il Centro di Studio e di Documentazione Linguaggio e pensiero presso la stessa Università ed è stato visitor professor in molte università straniere e centri di ricerca, in Francia, Danimarca, Brasile, Canada, Giappone, USA e Australia. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue, anche orientali. È stato ideatore e direttore di Agaragar (1971-1973), espressione dell'avanguardia post-situazionista. Ha inoltre diretto Clinamen (1988-1992) ed Estetica news (1988-1995) e da ultimo Ágalma. Rivista di studi culturali e di estetica che ha iniziato le pubblicazioni nel 2000.

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Novant'anni di Concordato tra Stato e Chiesa

di: mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea

1929-2019

L’11 febbraio 2019 ricorrono novant’anni dal Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano, con in più il Trattato del Laterano, firmati dal Segretario di Stato del Vaticano Card. Pietro Gasparri e dal Capo del Gov erno italiano on. Benito Mussolini. I Concordati – come già suggerisce il nome – sono accordi tra Enti internazionali che regolano i loro rapporti reciproci. Com’è ovvio, se ci si deve accordare, si deve arrivare a compromessi, per cui ciascuno dei due Enti, mentre garantisce vantaggi, deve anche accettare qualche limitazione della sua autonomia.

La Conciliazione del 1929 fu sottoscritta con grande soddisfazione dai due contraenti. La Chiesa lo visse come un giorno di festa (e le fotografie del tempo lo testimoniano) perché segnava la fine di un lungo tempo (quasi sessant’anni) in cui, dopo l’occupazione di Roma del 1870, il Papa si sentiva prigioniero in Vaticano (prima abitava al Quirinale, dove s’era  insediato il Re), mentre la Chiesa italiana si sentiva condizionata nella sua attività, a cominciare dalla nomina dei vescovi e dei parroci (su cui ritorneremo). 

Gentiloni e don Sturzo

Sul piano politico, il “non expedit” imposto da Papa Pio IX per la partecipazione dei cattolici alla vita politica (“non expedit” vuol dire “non conviene”, ma in realtà significava “non si deve”)  aveva ceduto il passo, sotto Papa Pio X, al “Patto Gentiloni, cioè ad un accordo tra l’Unione cattolica elettorale (presieduta appunto dall’avvocato conte Gentiloni) ed il Partito  liberale che si impegnava a proporre candidati graditi al mondo cattolico da contrapporre ai candidati del Partito socialista, allora in crescita (l’on Berlinguer più tardi osserverà che, nella storia, i cattolici si alleano con i nemici di ieri contro gli amici di domani!)

Dopo la prima guerra mondiale don Luigi Sturzo aveva lanciato dalla  Sicilia un appello agli uomini “liberi e forti”, ed era sorto il Partito popolare, partito laico ma di ispirazione cristiana (diretto da un prete!), che però non aveva potuto (perché?) affrontare apertamente il fascismo e, dopo il delitto del socialista  on. Matteotti,  cercò di ostacolare il funzionamento del  Parlamento ritirandosi sull’Aventino. Ma a don Sturzo i Superiori ecclesiastici chiesero di lasciare l’Italia.

Si andava intanto preparando il Concordato, con l’attività di collegamento, tra la S.Sede e Mussolini, del gesuita padre Tacchi Venturi.  Si giunse così all’11 febbraio 1929.

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Premio “Renato Bordone”- quinta edizione

di: redazione

Il Premio, che ha cadenza annuale, è istituito in memoria del compianto professor Renato Bordone (1948-2011), già ordinario di Storia Medievale dell’Università di Torino, per tesi di Diploma Universitario, di Laurea vecchio ordinamento, di Dottorato di Ricerca, di Diploma di Scuola di Specializzazione,  per tesi di nuovo ordinamento di 1° e 2° livello, relative alla storia di Asti e del suo territorio in ogni suo aspetto, discusse nel periodo compreso tra il 1° marzo 2011 ed il 28 febbraio 2019. 

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Bene pubblico o ricchezza privata? Rapporto Oxfam 2019

di: Federica Bassignana

Qualcosa non funziona nella nostra economia: chi si trova all’apice della piramide distributiva continua a godere in maniera sproporzionata dei benefici della crescita economica, mentre centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni di estrema povertà.
Negli anni successivi alla crisi finanziaria il numero dei miliardari è raddoppiato e i loro patrimoni aumentano di 2,5 miliardi di dollari al giorno. I servizi privati penalizzano i poveri e privilegiano le élite e i soggetti che risentono maggiormente di tale situazione sono le donne, su cui grava l’onere di colmare le lacune dei servizi pubblici con molte ore di lavoro di cura non retribuito.       
Si devono trasformare le economie in modo da offrire assistenza sanitaria, istruzione e altri servizi pubblici a livello universale; per giungere a questo traguardo è necessario che i ricchi e le imprese paghino la loro giusta quota di imposte, contribuendo a ridurre drasticamente il divario tra ricchi e poveri e tra uomini e donne.

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Documento sulla fratellanza umana

di: redazione

sottoscritto da Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyi

Il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato il 4 febbraio ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib non è soltanto una pietra miliare nei rapporti tra Cristianesimo e Islam, ma rappresenta anche un messaggio con un forte impatto sulla scena internazionale.

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Sei borse di studio

di: Michelino Musso, Progetto Culturale della Diocesi di Asti

Il Progetto Culturale della Diocesi di Asti, in collaborazione con il consorzio Asti Studi Superiori, promuove, anche per l’anno accademico 2018-2019, un bando per l’assegnazione di sei borse per lo svolgimento di tesi, con lo scopo di incentivare gli studenti universitari a trattare, nelle loro tesi di laurea triennale, magistrale, di master o di dottorato di ricerca, tematiche inerenti l’economia, la cultura, la società, la ricerca, la scienza e le tecnologie, da porre in stretta relazione ai territori e alle comunità della Provincia e/o Diocesi di Asti, anche in considerazione di quanto riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità.

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La shoah nera

di: Paolo Crivelli, medico e volontario in Africa

La deportazione degli africani

Più di 300 anni milioni di giovani africani furono deportati al di là dell’Atlantico in condizioni disumane. Trecento anni di rastrellamenti, cacce, imboscate portate avanti da marmaglia bianca predatrice.

Dall’esportazione di forza lavoro derivarono in Africa spopolamento, ristagno economico, degenerazione politica, impoverimento civile, fino a che l’Europa arrivò anche a imporre il dominio territoriale con la conferenza di Berlino (1884-’85), dove principalmente Inghilterra e Francia, ma anche Belgio, Germania e Portogallo si divisero tra loro l’intero continente. La liberazione, avvenuta nella seconda metà del XX secolo, in realtà è stata un’unificazione brutaleDa 10.000 piccole aggregazioni umane, comunità a misura d’uomo, dove vigevano leggi di fratellanza e condivisione, a non guardare, con 1 uomo di cuore non vuole moltoschiocca lePaesi grandi, aggregati con il ferro ed il fuoco senza nessun rispetto delle precedenti unificazioni.

I primi contatti tra Europei e Africani sono stati di pessima qualità in tutti i sensi soprattutto perché i bianchi erano per lo più marmaglia predatrice, criminali, mercanti di schiavi. Raramente capitava gente diversa come missionari in gamba, viaggiatori, studiosi appassionati. Il senso di superiorità, anche dei missionari, nei confronti degli indigeni non conosce ere. Non è necessariamente un sintomo di cattiveria, piuttosto è come un fluido che ti penetra senza che te ne accorga. Era un preconcetto che ironicamente faceva parte del linguaggio del grande Montesquieu, filosofo, giurista, storico, noto pensatore politico francese, considerato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri. In uno dei suoi libri più importanti Esprit des lois  aveva scritto: “Non è possibile mettersi in testa che Dio, che è un essere saggio, abbia messo un’anima, soprattutto se buona, in un corpo tutto nero…”. Il rifiuto d'umanità ai negri era, per Montesquieu, una forma di "falsa coscienza" dell'uomo europeo: ammetterla obbligava infatti quest'ultimo a dubitare dei propri principi cristiani.

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Dalla memoria individuale ai legami di comunità Attraverso i percorsi della storia*

di: Gian Giacomo Fissore

Presentiamo il nuovo numero della rivista della Società di Studi Astesi “Il Platano” XLIII tomo con il saggio introduttivo dello storico prof. Gian Giacomo Fissore, coordinatore scientifico con Ezio Claudio Pia della rivista. I molti contributi pubblicati rappresentano un modello di una storia che si fonda sull’analisi episodi locali, che spesso si configurano come effetti di grandi eventi mondiali.


 Fonti e  ricerche de “Il Platano”

Le nuove fonti e le ricerche su di esse sono tessere di un mosaico che non possono  – in quanto isolate – restituirci l’intero passato, ma chiedono di essere interrogate come possibili articolazioni di una realtà complessa a cui i singoli pezzi del mosaico apportano un contributo egualmente importante, purché la lettura di esse si confronti con tutti i collegamenti – spaziali e temporali – che le varie discipline specialistiche oggi ci consentono con ben maggiore rilievo rispetto a quelli percepiti dalla storiografia precedente.

Così, ancora una volta, la lettura e rilettura dei contributi per la pubblicazione del XLIII tomo de “Il Platano” sono state condotte da me e da Ezio Claudio Pia soprattutto per ottenere un’adeguata uniformità grafica e una dignitosa veste scientifica che corrisponda alla qualifica prestigiosa di “rivista con requisiti di scientificità”, qualifica assegnata dagli organismi universitari a ben poche riviste di ambito locale in Italia. Tale ripetuta e coinvolgente lettura mi ha ancora una volta convinto di quanto, con la chiarezza e concisione tipica dello storiografo di vaglia, Renato Bordone ha espresso fin dal 1990:

 La storia locale altro non è che una forma particolare di quella generale, la cui verifica va attuata nei singoli casi. La storia locale può essere essa stessa grande e sussiste solo la distinzione fra la qualità buona o cattiva del prodotto storiografico. (Prospettive di ricerca e di metodo per una storia del territorio, in “Alba Pompeia”, XI,  1990, p. 66).

Un modello di storia

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La Befana: auspicio di un nuovo raccolto

di: Laurana Lajolo

Il termine Befana è una storpiatura di Epifania (render manifesto) ed è la festa cristiana celebrata dodici giorni dopo il Natale, ossia il 6 gennaio per le Chiese occidentali e orientali, che seguono il calendario gregoriano, e il 19 gennaio per le Chiese orientali, che seguono il calendario giuliano.  

La figura folcloristica è rappresentata come una donna vecchia e brutta, che indossa lunghe gonne rattoppate e porta sulla testa un fazzolettone di stoffa pesante (la pezzóla) e  sulle spalle ingobbite uno scialle di lana colorata. Vola su una scopa di saggina con sacchi di iuta a forma di calzettoni e premia con dolci i bambini buoni e i cattivi con il carbone, simbolo rituale dei falò. A ben pensarci una volta per una famiglia povera anche il carbone era un dono, serviva a scaldarsi nel cuore dell’inverno.

Il regime fascista, nel creare la sua mitologia di dittatura nazionale, assunse nel 1928 anche la tradizione della Befana e ne fece festa nazionale per i bambini poveri che non avevano ricevuto regali a Natale.

L’origine rituale e mitica e la tradizione cristiana

Ma la Befana cristiana viene da riti propiziatori pagani del V-VI secolo a.C., che segnavano i cicli stagionali dell'agricoltura, cioè il rinascere del raccolto dell’anno nuovo. E’ rappresentata nel culto misterico ellenistico del Mitraismo, che celebrava nelle caverne il dio Mitra, nello Zorastrismo, la religione più diffusa dell'Asia centrale basata sugli insegnamenti del profeta Zarathuštra (o Zoroastro) e anche in altri culti come quello celtico legati all'inverno boreale.

Questi riti furono assorbiti dai Romani per celebrare l'interregno temporale tra la fine dell'anno solare, cioè il solstizio invernale e la ricorrenza del Sol Invictus, anche questo di origine asiatica, che segnava il risveglio della terra, la rinascita della Madre Natura. Per i Romani nelle notti delle figure femminili volavano sui campi coltivati per propiziare la fertilità dei futuri raccolti e quindi la nostra  Befana "volante" viene da lì.

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“Tutte le tracce lasciate dall’uomo sono fonti”: la storia “globale” di Renato Bordone

di: Ezio Claudio Pia

Alla persistente vitalità del magistero Renato Bordone si lega la circolazione degli orientamenti della prestigiosa scuola medievistica torinese – a livello non soltanto italiano ed europeo – in particolare sui temi della città e del territorio tra alto e basso medioevo; sulla politica imperiale tra XII e XIV secolo (dal Barbarossa all’Alto Arrigo); sul ruolo esercitato entro il mercato internazionale del credito dai banchieri astigiani.

Va rimarcato come l’esigenza di approfondire la vicenda di questi uomini d’affari – che si sviluppa sul lungo periodo, dal Duecento al Seicento, ben oltre dunque la convenzionale fine del medioevo – sia all’origine della fondazione del Centro studi sui lombardi e sul credito, attivo da oltre un ventennio presso l’Archivio storico del Comune di Asti e oggi intitolato a Renato Bordone. Né si può dimenticare che all’approccio innovativo e sistematico di Bordone alla storia territoriale, capace di superare la distinzione tra locale e generale, si deve la nascita del Centro interuniversitario di storia territoriale “Goffredo Casalis”.

Sul piano della storia delle idee e dell’immaginario, infine, Renato Bordone va ricordato come lo studioso che, fin dal primo decennio della sua attività scientifica, ha saputo cogliere la centralità – per la storia della civiltà occidentale – non soltanto del medioevo ma anche degli usi politici che le epoche successive ne hanno ricavato. E ancora ha riconosciuto la rilevanza dell’età di mezzo come elemento centrale e generativo dei modelli intellettuali, così come delle pratiche socio-politiche, delle fasi storiche seguenti: il riferimento è agli studi sul neomedioevo che hanno visto in lui un pioniere fino a oggi insuperato.

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52° Rapporto CENSIS

di: Federica Bassignana

L’analisi della società italiana del 52mo rapporto CENSIS è articolata in una serie di temi che danno un quadro preoccupante della società italiana: la paura degli immigrati, il sovranismo psichico e la società aperta, i consumi, divi non più eroi, l’area del non voto, la crisi della UE, crisi economica e innovazione, multiple identità europee, lavoro e formazione, squilibri e diseguaglianze, le rotture affettive.

Per il 75% degli italiani gli immigrati fanno aumentare la criminalità, per il 63% sono un peso per il nostro sistema di welfare.  ll 67% ora guarda il futuro con paura o incertezza.

Solo il 23% degli italiani ritiene di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori. E i. Il potere d'acquisto delle famiglie ancora giù del 6,3% rispetto al 2008.

Scompaiono i giovani laureati occupati (nel 2007 erano 249 ogni 100 lavoratori anziani, oggi sono appena 143)

Pubblichiamo una sintesi del rapporto.

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Non tutte zampogne, non solo a Natale

di: di Betti Zambruno e Pier Carlo Cardinali

Sacco, ance doppie, ance semplici, canne del canto, bordoni, insufflatore con valvola di non ritorno dell’aria: questi i componenti che costituiscono lo strumento  genericamente definito cornamusa. Il principio che regola il suo funzionamento è basato sull’introduzione di aria nel sacco tramite l’insufflatore, alimentato a bocca o tramite un soffietto o mantice.

Strumento antichissimo.

Strumento del popolo.

La diffusione della cornamusa

Accompagnava la vita delle comunità agro-pastorali, in area alpina era soprannominata “sacca del diavolo” ma in altre aree era uno strumento della tradizione sacra.

E anche sui nomi si registrano molte varietà: il più conosciuto è sicuramente zampogna, in particolare per noi italiani, associato alla musica popolare della tradizione natalizia e a balli quali la tarantella e il saltarello. Se poi chi la suona indossa un pesante giaccone peloso, ancora meglio, ci ritroviamo perfettamente nell’iconografia più diffusa. Un po’ come per il binomio Napoli-pizza!

Non è uno strumento che si suona solo a Natale, anche se le statuine del presepe lo raffigurano con grande realismo.

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Memorie e tradizioni delle vigne

di: redazione

FOCUS L. 77/2006 – 2017

a cura dell’Associazione per il patrimonio

dei Paesaggi Vitivinicoli Langhe-Roero e Monferrato

Il valore del sito UNESCO dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte è riconosciuto nella “cultura del vino”, ovvero nella secolare tradizione che ne ha modellato le colline grazie all’opera congiunta dell’uomo e della natura. La “cultura del vino” trova espressione soprattutto nei saperi tradizionali, nelle pratiche agricole e nelle conoscenze che da secoli vengono tramandate da generazione in generazione ed è proprio in questi aspetti immateriali che si può garantire la tutela dell’autenticità del sito.

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Tempi di fraternità

di: redazione

E’ uscito il n. 10 anno 47mo

Nel sommario di dicembre G. Monaca - Benvenuta, Utopia!; CULTURE E RELIGIONI E. Vavassori - Vangelo secondo Matteo; LISISTRATA G. Codrignani - Fare sempre guerra? PAGINE APERTE con contributi di QOL, G. Munari, R. Orizzonti, D. Pelanda, B Segovia, G. Monaca, C. Saccani, M. Meschi, S. Scagliotti. In conclusione “…E la speranza continua… Elogio della follia”.

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L’uomo che creava futuro

di: Beppe Rovera, giornalista

Il fuoco della fede

“Ma come fa a sobbarcarsi tante spese? Dove prende il denaro per mantenere tanti giovani?” Il casalese Giovanni Lanza era ministro dell’interno quando, nel 1865, si rivolgeva così a don Giovanni Bosco. Il quale, serafico, rispondeva: “Faccio come la macchina a vapore, vado avanti a puf, puf, puf...” Dove “puf” stava per...debiti. “Ma dovrà ben soddisfarli tutti questi puf”. “Dentro la macchina ci vuole il fuoco”. “Quale fuoco, che metafora è?” “Il fuoco della fede in Dio”. 

Sfoglio il bel volume di Pier Giuseppe Accornero, Testimoni di un amore più grande, per le Edizioni Mille, ricco di citazioni e documenti d’epoca, e mi rendo conto che la spinta ad aprire oratori, a fare formazione, a creare futuro non si è mai fermata; s’è anzi propagata nei continenti, abbattendo le frontiere più invalicabili, conquistando cuori e menti. Lo documentano opere murarie e letterarie, testimonianze vive rinnovate di generazione in generazione.

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Una biblioteca come città

di: redazione

L’architetto astigiano Carlo Ratti ha vinto il bando della biblioteca nazionale di Taiwan

Lo studio con base a Bio-architecture Formosana (BAF) Taipei e Carlo Ratti Associati (CRA) sono stati selezionati per progettare la nuova succursale della biblioteca nazionale di Taiwan destinata a sorgere, entro il 2023, nella città di Tainan, nel Sud del Paese.
Il progetto vincitore, che si è appena aggiudicato il concorso internazionale per la costruzione della mega-infrastruttura da 3,9 miliardi di dollari taiwanesi – l'equivalente di circa 110 milioni di euro – ha sbaragliato gli altri nove finalisti del concorso che ha chiuso le candidature lo scorso 20 agosto e annunciato i vincitori in tempi record.
Il nuovo edificio pubblico ospiterà una biblioteca, un museo del libro e un centro di archivi congiunti con tecnologie all’avanguardia.
L'idea-guida del nuovo complesso culturale è quella di concepire la biblioteca come un brano di città, con molteplici funzioni, come un hub interattivo all'interno di un ambiente trasparente e informale. Lo spazio pubblico urbano si coniugherà con la nuova biblioteca plurifunzionale. L’ambizione di ogni progettista – dice Ratti – è sempre stata quella di costruire edifici “vivi”. Oggi tutto questo è possibile grazie alle tecnologie digitali e al biotech”.

Il progetto di "Una biblioteca come città"

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Lo storico Franco Cardini ad Asti

di: Barbara Molina, archivista

Sabato 17 novembre, alle ore 16,00, presso l’Archivio storico del Comune di Asti (Palazzo Mazzola, Via Massaia, 5) si terrà l’incontro di studi: Asti in Europa. Il racconto dei mercanti astesi tra storia del credito e storia della città. Prospettive di ricerca, organizzato dallArchivio Storico e dal Centro Studi Renato Bordone.

Lo storico Franco Cardini (Università di Firenze, Istituto Storico Italiano per il Medioevo di Roma) relazionerà su “La Cristianità, i lombardi, i fiorentini ed altro. Storie di denaro nel medioevo”. Studioso di grande prestigio, anche noto al grande pubblico, è attivo presso istituzioni accademiche italiane e internazionali, consulente delle case editrici Mondadori, Laterza e Vallecchi, di Rai - Tv Educational e collaboratore di “Avvenire”, “Quotidiano Nazionale”, “Il Tempo”, “Il Secolo XIX”, “Il Mattino”, “Il Sole-24 Ore”.

Saranno inoltre presentate le relazioni di Juan Vicente García Marsilla, già borsista del Centro Studi Renato Bordone, e docente presso l’Università di València; di Ezio Claudio Pia, già borsista del Centro Studi Renato Bordone (Centro di Ricerca sulle Istituzioni e le Società Medievali, Torino); di Giacomo Todeschini, già ordinario all’Università di Trieste, e di Luciano Palermo, dell’Università della Tuscia.

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L'oratorio tra ieri, oggi e domani

di: Domenico Bussi

L’ideazione per scopi confessionali

Nel solo menzionare la parola “oratorio” sarà quasi d’obbligo, almeno per molti astigiani, far correre il pensiero all’immagine di un assolato e polveroso cortile estivo dove soltanto i più fortunati avrebbero incontrato “un prete per chiacchierare”, Un luogo che i concittadini di Paolo Conte con ragione individuano in un’area a fianco della Cattedrale ora preclusa ai giovani in quanto interessata da un ampio progetto di scavi archeologici che già hanno fruttato interessanti reperti. Un lemma dunque popolare il cui significato vien dato per conosciuto fino al momento in cui non venga espressamente richiesto di darne una precisa definizione facendo così scoprire la complessità del mondo a cui fa riferimento.

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La sorte della Sindone. Un esempio di solidarietà

di: Emanuele Bruzzone, sociologo

La Cappella di Torino del Guarini, dove era custodita la Sindone, subì nella primavera del 1997 un tremendo incendio. Adesso ne è stato completato il restauro ed è da poche settimane riaperta al pubblico.

All’epoca suscitò in me un’enorme impressione l’immagine del vigile del fuoco che, rischiando, seppur aiutato dai suoi colleghi, portava fuori dalle fiamme il Sacro Lenzuolo arrotolato e scrissi un articolo pubblicato sul quotidiano “Avvenire” (15 aprile 1997) il cui testo viene adesso qui riproposto.

Il tema era quello di come affrontare l’insicurezza urbana ricorrendo alla risorsa pratica e morale del volontariato spinto dall’altruismo. Connettendo due episodi di emergenza/intervento, verificatisi a Torino in quei giorni, l’uno ampiamente mediatizzato, l’altro appena segnalato in un trafiletto, mettevo in luce come nella città subalpina le risposte all’emergenza dei singoli siano spesso tempestive. Non così però le prassi di prevenzione. Si tratti di scongiurare la distruzione di un edificio storico con dentro un bene artistico-religioso o di arginare il crollo di un’esistenza fragile.

C’è, infine, l’osservazione relativa a quel duo solidale, Roberto Mortera, poliziotto trentaduenne, dunque un operatore professionista della sicurezza, e Mhamar Abdorrahmen, ventitreeenne immigrato dal Marocco con lavoro precario che insieme non esitarono a buttarsi in acqua per salvare la ragazza. Già allora a Torino imperversavano gesti e propagande anti stranieri. Basti pensare all’operato truce dell’on. Borghezio della Lega così martellante nel contrapporre le forze dell’“ordine” a quelle della disgregazione della quiete sabauda (immigrati, zingari, sfrattati, drogati ecc.). E’ superfluo che sottolinei quanto si sia rafforzato fino all’isteria degli ultimi tempi quel pregiudizio anti-solidale. 

In un brano significativo del mio articolo su “Avvenire”:  “Punto di vista: L’insicurezza urbana rilancia il volontariato e l’altruismo  Solidarietà ed emergenza.  Due scosse per risorgere, scrivevo

“Non voglio gerarchizzare la rilevanza reale e simbolica dei due fatti, ma suggerisco di prendere atto di questa intrigante quasi concomitanza in due luoghi del resto così altamente simbolici di Torino.

I credenti ne accentueranno la portata in entrambi i casi “cristoforica” del liberare e prendere su di sé nel rischio del fuoco e dell’acqua il peso dell’Altro, icona universale dell’“Uomo dei dolori” o concreta esistenza singola della “Donna sofferente”.

Altri, più laicamente, avranno modo di riflettere sul significato esigente e permanente del “prendersi cura” professionale e volontario da parte della “gente” non indifferente e degli amministratori che si impone ad una città che si voglia davvero comunità di donne e di uomini di culture, di tradizioni artistiche e religiose, di stili di vita diversi ma comunicanti: non solo vetrina da meglio tutelare o mercato da rendere attrattivo.

Torino ha avuto una scossa, un coinvolgimento reale come altre volte di fronte all’irruzione di negatività che ne altera i ritmi. L’augurio, guardando a entrambi gli eventi, è che la sappia tradurre in uno scatto positivo e razionale per l’attenzione e la salvaguardia del suo patrimonio di arte, di simboli, di vite: tutte le vite, le energie, le potenzialità umane da valorizzare per poterle tramandare. L’Immagine del Vinto e del Debole di sempre, la realtà da emancipare dei deboli di oggi, glielo domandano con forza”.

 

La valorizzazione di un’area urbana con un sistema scolastico integrato

di: Giorgio Marino dirigente scolastico Istituto “A Monti”

Il dirigente scolastico dell’Istituto “A. Monti” di Asti Giorgio Marino richiama l’attenzione su come la ristrutturazione del complesso denominato “il Casermone”, dislocato nel centro storico di Asti, rappresenta un interessante caso di studio su quali positive interazioni possano verificarsi sul territorio se si progettasse la valorizzazione dell’area partendo dalle condizioni presenti e ricollocando al centro dell’attenzione la scuola.

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Le tesi del Master di sviluppo locale – UNIASTISS

Università del Piemonte Orientale

Le tesi possono essere consultate su pagina web del master in sviluppo locale

TESI MASL XIV Edizione: elenco degli elaborati

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Il filo nero del razzismo in Italia

di: Cesare Panizza, storico

“Il filo nero del razzismo” a 80 anni dalle Leggi razziali fasciste. Cesare Panizza ricostruisce gli atteggiamenti razzisti in Italia dal colonialismo alla persecuzione degli ebrei con cenni all’odierna xenofobia.

«Frequento la seconda media e come tante mie compagne sono andata a vedere la mostra dei campi di concentramento […]. Poi ne sono nate delle discussioni. Chi dubita, chi dice che la mostra è solo propaganda antitedesca. Chi dice che c’è dell’esagerazione e chi asserisce che tutto è vero. Qualcuna delle mie compagne dice che “Se quelle cose fossero veramente avvenute, sui nostri libri di scuola ci sarebbe qualche traccia”. […] Io vorrei che qualcuno mi dicesse qualcosa di più. Io, figlia di un fascista, sono rimasta spaventata da quel che ho visto e ho pregato Dio che mio padre sia innocente di quella strage». [...].[«La Stampa», 29 novembre 1959]

Le responsabilità taciute

Anna Foa ha più volte in questi anni notato la difficoltà di costruire memoria attorno alle leggi razziali italiane dell’autunno 1938.[1] Non che durante il settantennio repubblicano non se ne fosse parlato. In connessione con i periodici ritorni di interesse per la Shoah in genere, il tema fu sottratto a un oblio relativo o meglio alla sua dimensione primaria di sommatoria di tragedie innanzitutto private. Come per esempio accadde fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, il periodo della (ri)-scoperta clamorosa di Se questo è un uomo di Primo Levi (la prima edizione Einaudi del 1958), del processo Eichmann (1961) e delle polemiche attorno alla rappresentazione de Il Vicario di Rolf Hochhuth o al celebre libro di Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, entrambi apparsi nel 1963, e tradotti in italiano l’anno successivo. Fu una stagione promettente, ma troppo breve perché si compisse una compiuta storicizzazione delle leggi razziali italiane, magari a partire dal pioneristico lavoro di Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (1961) che ne rimane il frutto storiografico più importante e controverso. Si dovette attendere il cinquantesimo anniversario della loro promulgazione perché si avviasse una riflessione più matura, che negli anni successivi si sarebbe arricchita di importanti acquisizioni storiografiche.

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L’insegnamento di Nuto Revelli a cento anni dalla nascita

di: Beatrice Verri, direttore Fondazione Nuto Revelli

L’insegnamento di Nuto Revelli a cento anni dalla nascita. Le iniziative della Fondazione intitolata a suo nome.

Nuto Revelli è stato, con la sua opera e con la sua azione, una figura di grande rilievo nella storia nazionale: un “testimone del suo tempo”, in primo luogo - di quel tempo insieme terribile e fecondo che è stato il Novecento -, un protagonista delle battaglie per la giustizia e per la libertà, un ricercatore di memoria tra le pieghe di una società in trasformazione spesso drammatica.

Fa parte di quella generazione di scrittori (come Primo Levi e Mario Rigoni Stern) che giunsero alla scrittura non per sola vocazione interiore ma trascinati, per così dire, dalla Storia, per una sorta di dovere civile e morale: per “far sapere” affinché gli orrori di cui erano stati vittime e testimoni non si dovessero mai più ripetere. Il suo impegno permanente è stato quello di restituire voce a coloro che voce non hanno: ai soldati vittime delle guerre, ai montanari e contadini che di quelle guerre per primi le avevano pagate e che erano poi stati lasciati ai margini, a quanti senza nulla pretendere si sono sacrificati per il bene di tutti.

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