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La valorizzazione di un’area urbana con un sistema scolastico integrato

di: Giorgio Marino dirigente scolastico Istituto “A Monti”

Il dirigente scolastico dell’Istituto “A. Monti” di Asti Giorgio Marino richiama l’attenzione su come la ristrutturazione del complesso denominato “il Casermone”, dislocato nel centro storico di Asti, rappresenta un interessante caso di studio su quali positive interazioni possano verificarsi sul territorio se si progettasse la valorizzazione dell’area partendo dalle condizioni presenti e ricollocando al centro dell’attenzione la scuola.

La ristrutturazione del complesso denominato “il Casermone”, dislocato nel centro storico di Asti, rappresenta un interessante caso di studio su quali positive interazioni possano verificarsi sul territorio se si progettasse la valorizzazione dell’area partendo dalle condizioni presenti e ricollocando al centro dell’attenzione la scuola.

Oggi l’area compresa tra Via Camilla Scarampi, Piazza San Giuseppe, Via Toti, Via Govone, Via Galimberti, Via del Carmine e Piazza Cagni vede la presenza di tre complessi scolastici (la sede della più grande scuola cittadina, l’Istituto Monti, l’ex scuola media Gatti, oggi inagibile e quindi dismessa, che è stata la prima scuola media cittadina, per moltissimi anni sede di altri istituti e poi succursale del Monti, infine la scuola primaria Cagni, nella piazzetta Montafia), il Tribunale che serve la città di Asti ed Alba e che ospita la Procura della Repubblica, recentemente ristrutturato in maniera scenograficamente e funzionalmente apprezzabile, la sede dell’Archivio di Stato e della sua biblioteca nella bellissima Chiesa di Sant’Anna completamente recuperata, infine due spazi culturali recenti (Spazio Kor nella Chiesa di San Giuseppe, Fuoriluogo nell’ex palestra Muti. Sull’area svetta la cupola della Madonna del portone con la statua dorata che sovrasta l’area all’apice, con le numerose residenze religiose che svolgono funzioni di ospitalità, pensionato, dimora di suore, nei dintorni. Nell’intera area non sono presenti esercizi commerciali, salvo due piccoli bar, in Via Scarampi ed in Via Govone.

Quest’area, potenzialmente ricca di sviluppo ed attrazione, che a tratti apre a sfondi baroccheggianti, o ad austere prospettive militari, o a scenografiche immagini coloniali o a decadenti paesaggi cubani, o più semplicemente alla rappresentazione tradizionale ormai abitudinaria del popolare quartiere “’d San Roc” risulta invece, al di là della prospettiva da cui la si guarda, a tratti scarsamente curata, oppure completamente abbandonata e cadente, a causa principalmente del degrado che investe il suo centro, cioè il quadrilatero posto al mezzo delle vie sopra citate, appunto “il casermone”, luogo denso di storia locale ed oggi vergogna cittadina per lo stato in cui versa ormai da alcuni decenni.

Su quest’area, acquisiti con non poche difficoltà, oggi esistono due progetti approvati che hanno già completato il loro iter autorizzativo, uno per la ristrutturazione della manica ovest del “casermone” che si affaccia su Via del Carmine, l’altro per la realizzazione ex novo di una palestra da realizzarsi nell’attuale zona adibita a parcheggio di fronte alla scuola Gatti.

Per questi due progetti, sono già stanziati circa otto milioni di euro.

Cosa manca? Cosa occorre per trasformare questo quartiere trascurato e malandato, che vede di sera scarse presenze, addirittura pericoloso nei suoi vicoli più remoti, dove numerose volte si sono verificati atti vandalici e furti, in una grande corte cittadina, affollata di ambienti vivi e dinamici, a due passi dal Corso Alfieri e dai più importanti palazzi storici e musei cittadini?

Quale occulta e oggi indecisa regia amministrativa è necessario mettere in moto per dar corso ad un progetto di ben più avanzata visione urbanistica e culturale - oggi matura negli addetti ai lavori ma anche nell’opinione pubblica e nel pensiero di molti cittadini che hanno a cuore il destino non solo della zona, ma della città tutta - che si delinea con tutta evidenza se si sa attentamente leggere la realtà sopra descritta?

Una regia che, ponendo al centro la presenza della scuola, con i suoi bisogni ma anche con la sua presenza intrinsecamente innovativa, sappia mettere in atto il connubio tra una scuola che anima la città e un tessuto urbano che si apre alla scuola.

Proviamo a descriverla. Proviamo a immaginare come la mappa, oggi solo progettata, potrebbe prendere concretezza.

Ecco i passi e le modalità per rendere possibile l’intervento.

  1. Togliere il vincolo della Soprintendenza oggi presente sull’intero complesso costituisce il primo passo necessario ed indispensabile, per dare corso al disegno definitivo
  2. Avviare il progetto esecutivo per la ristrutturazione del Casermone, partendo dal progetto già autorizzato esistente della manica ovest di Via del Carmine, che permetterebbe all’istituto Monti di ricongiungere alla sede dodici delle sue aule didattiche, riordinando funzionalmente gli spazi attuali e integrandoli con i nuovi realizzati. La realizzazione dell’intervento sulla manica ovest prevede anche il soddisfacimento delle esigenze manifestate dal Tribunale di Asti (spazi per archivi nei seminterrati della parte più prossima al tribunale stesso)
  3. Abbattere le altre porzioni di fabbricato (la manica est e parte di quella sud, le due maniche più degradate, lasciando solo porzioni, quinte, tracce archeologiche, con ampie penetrazioni verso l’interno del Casermone, restituendo alla città uno spazio molto grande e che, opportunamente “arredato”, costituirebbe un parco urbano nel quale valorizzare il passato storico dell’area (museo a cielo aperto del secolare percorso monastico prima, militare poi, infine sociale ed antropologico degli anni dal dopoguerra agli anni Settanta). L’intervento, che privilegia l’opzione della “non ricostruzione” delle due maniche risponde a fattori non più eludibili: a) un risparmio di spesa di circa dieci/quindici milioni di euro prevedibili per la ricostruzione delle due maniche in oggetto pare una stima realistica di risorse oggi difficilmente reperibili; b) la messa in sicurezza definitiva del fabbricato, il cui rischio di crollo totale appare sempre più concreto (solette completamente sfondate, ampie porzioni di copertura crollate, scale non più percorribili o esistenti, maschi murari danneggiati…); c) consapevolezza delle difficoltà di trasformazione efficace di una struttura come quella in oggetto in spazi scolastici rispondenti ai criteri normativi dell’edilizia scolastica d) consapevolezza infine delle difficoltà di cambiare la destinazione d’uso (ipotesi già ventilata) e di reperire investitori privati
  4. Avviare il progetto, anch’esso già autorizzato, per la realizzazione della palestra parzialmente seminterrata nel parcheggio prospicente la ex scuola media Gatti, abbattendo le esistenti porzioni murarie sulla piazza e su Via Scarampi che chiudono gli spazi rendendo soffocata e pericolosa la circolazione pedonale e stradale. La presenza della agognata palestra per uso scolastico e aperta alle società risponderebbe a diverse esigenze non più sopprimibili: offrire al sistema scolastico astigiano un alleggerimento alla cronica carenza di spazi sportivi scolastici, rendendo viva e popolata la zona nella fascia serale, integrandosi agli spazi culturali già presenti
  5. Resta da definire la destinazione futura della ex scuola media Gatti: il complesso, per la sua importanza volumetrica e per la consuetudine d’uso come edificio scolastico, rappresenterebbe il naturale completamento delle esigenze dell’Istituto Monti, permettendo la dislocazione delle rimanenti classi non collocabili nella sede. Si tenga conto inoltre che il lato dell’edificio su via Roero continua ad ospitare numerose associazioni (sbandieratori, subacquei, aeronautica…) che - pur occorrendo rivedere le modalità di fruizione degli spazi loro assegnati - rappresentano una interessante presenza dinamica sull’area, costituendo un presidio anche nei momenti serali e festivi. L’inagibilità della manica principale, decretata con Ordinanza sindacale nel mese di aprile 2017, deve essere superata per portare ad un tempestivo recupero del fabbricato, anche ad uso scolastico plurimo, in maniera condivisa con le altre scuole cittadine. Il costo prevedibile potrebbe essere di due, forse tre milioni di euro, da recuperare attraverso bandi nazionali per la sistemazione sismica degli edifici, o altre fonti; la spesa, pur significativa, sarebbe comunque infinitamente più sostenibile che la ristrutturazione integrale del complesso del Casermone, risolvendo un problema che sarebbe comunque da affrontare (salvo lasciare che il degrado del tempo produca anche sull’edificio dell’ex scuola media Gatti le ferite insanabili già conosciute.
  6. Il completamento della valorizzazione dell’intera area potrebbe avvenire con un abbellimento dei condomini ed abitazioni private che hanno l’affaccio su Via Scarampi e Via del Carmine, incentivabile mediante esenzione di oneri pubblici per gli interventi necessari alla realizzazione

Conclusioni

Possiamo immaginare una porzione dell’area cittadina che si trasforma in campus scolastico, un polmone rispondente alle tante difficoltà dell’attuale situazione dell’edilizia scolastica astigiana. Un quartiere che goda dell’impulso dato dalla presenza organica e diffusa della scuola, intesa come sistema vivo, costituito di attività relazioni interventi, che interagisca con gli spazi culturali, sportivi, associazionistici presenti, portando serenità di presenze giovanili, di educazione rispetto ed attenzione alla realtà circostante da parte degli studenti e dei loro educatori, permetterebbe al tessuto urbano di essere valorizzato in termini sociali, culturali ed economici, generando un benessere diffuso fatto di sicurezza sociale, inclusione culturale, cittadinanza aperta che non potrà che essere benvenuto per la nostra città.

Tags: Istituto Penna di Asti, degrado, storia, valorizzazione, ristrutturazione, recupero, tutela del territorio, governo, scuola, Casermone, incuria, progettazione

 


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