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La sorte della Sindone. Un esempio di solidarietà

di: Emanuele Bruzzone, sociologo

La Cappella di Torino del Guarini, dove era custodita la Sindone, subì nella primavera del 1997 un tremendo incendio. Adesso ne è stato completato il restauro ed è da poche settimane riaperta al pubblico.

All’epoca suscitò in me un’enorme impressione l’immagine del vigile del fuoco che, rischiando, seppur aiutato dai suoi colleghi, portava fuori dalle fiamme il Sacro Lenzuolo arrotolato e scrissi un articolo pubblicato sul quotidiano “Avvenire” (15 aprile 1997) il cui testo viene adesso qui riproposto.

Il tema era quello di come affrontare l’insicurezza urbana ricorrendo alla risorsa pratica e morale del volontariato spinto dall’altruismo. Connettendo due episodi di emergenza/intervento, verificatisi a Torino in quei giorni, l’uno ampiamente mediatizzato, l’altro appena segnalato in un trafiletto, mettevo in luce come nella città subalpina le risposte all’emergenza dei singoli siano spesso tempestive. Non così però le prassi di prevenzione. Si tratti di scongiurare la distruzione di un edificio storico con dentro un bene artistico-religioso o di arginare il crollo di un’esistenza fragile.

C’è, infine, l’osservazione relativa a quel duo solidale, Roberto Mortera, poliziotto trentaduenne, dunque un operatore professionista della sicurezza, e Mhamar Abdorrahmen, ventitreeenne immigrato dal Marocco con lavoro precario che insieme non esitarono a buttarsi in acqua per salvare la ragazza. Già allora a Torino imperversavano gesti e propagande anti stranieri. Basti pensare all’operato truce dell’on. Borghezio della Lega così martellante nel contrapporre le forze dell’“ordine” a quelle della disgregazione della quiete sabauda (immigrati, zingari, sfrattati, drogati ecc.). E’ superfluo che sottolinei quanto si sia rafforzato fino all’isteria degli ultimi tempi quel pregiudizio anti-solidale. 

In un brano significativo del mio articolo su “Avvenire”:  “Punto di vista: L’insicurezza urbana rilancia il volontariato e l’altruismo  Solidarietà ed emergenza.  Due scosse per risorgere, scrivevo

“Non voglio gerarchizzare la rilevanza reale e simbolica dei due fatti, ma suggerisco di prendere atto di questa intrigante quasi concomitanza in due luoghi del resto così altamente simbolici di Torino.

I credenti ne accentueranno la portata in entrambi i casi “cristoforica” del liberare e prendere su di sé nel rischio del fuoco e dell’acqua il peso dell’Altro, icona universale dell’“Uomo dei dolori” o concreta esistenza singola della “Donna sofferente”.

Altri, più laicamente, avranno modo di riflettere sul significato esigente e permanente del “prendersi cura” professionale e volontario da parte della “gente” non indifferente e degli amministratori che si impone ad una città che si voglia davvero comunità di donne e di uomini di culture, di tradizioni artistiche e religiose, di stili di vita diversi ma comunicanti: non solo vetrina da meglio tutelare o mercato da rendere attrattivo.

Torino ha avuto una scossa, un coinvolgimento reale come altre volte di fronte all’irruzione di negatività che ne altera i ritmi. L’augurio, guardando a entrambi gli eventi, è che la sappia tradurre in uno scatto positivo e razionale per l’attenzione e la salvaguardia del suo patrimonio di arte, di simboli, di vite: tutte le vite, le energie, le potenzialità umane da valorizzare per poterle tramandare. L’Immagine del Vinto e del Debole di sempre, la realtà da emancipare dei deboli di oggi, glielo domandano con forza”.

 

Tags: Torino, comunità, teatro, integrazione, parrocchia, migranti, Sacra sindone, Avvenire, incendio, 11 aprile 1997, vigile del fuoco, immigrato, poliziotto, Borghezio, emergenza, insicurezza urbana, volontariato, solidarietà, laicità

 


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