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Arena pohilosophika

di: Roberto Gatti, docente di filosofia Istituto V. Alfieri

Collettivo filosofico

Nel 2019 tre giovani astigiani, laureati in filosofia ed ex studenti del Classico e dello Scientifico (i loro nomi, in rigoroso ordine alfabetico, sono: Francesco Bellè, Edoardo Mancini e Simone Vaccaro) hanno dato vita a un collettivo filosofico. Il progetto si è subito tradotto nella creazione di un blog (www.arenaphilosophika.it) e nella pubblicazione di un libro a più voci che hanno curato e che è stato poi presentato con successo anche alla Biblioteca Consorziale Astigiana. Il lavoro si intitola L’oscuro compagno. Il mostro dalla mitologia ai Pokémon, Europa Edizioni, Roma 2019. Inoltre, i tre membri di questo simposio permanente sono impegnati (tempi della pandemia permettendo) a realizzare una simbiosi tra la rivista on-line e le scuole secondarie, così come hanno mostrato alcuni seminari, molto seguiti e apprezzati, tenuti da Simone. In questi seminari sono state presentate tematiche come il Nuovo Realismo e la possibilità oggi di un discorso di metafisica, in un approccio di natura sincronica e fornendo ai ragazzi una testimonianza in presa diretta su che cosa significhi fare filosofia. 

Scorrendo le pagine del blog e del libro (entrambe queste realizzazioni sono caratterizzate da una sorta di polifonia argomentativa, nella quale le differenze di interessi, temi e approcci anche politici appaiono unificate da una volontà rigorosa di dare ragione di queste stesse differenze), viene fatto di pensare alla verità di quel collegamento esistente tra il filosofare e la condizione giovanile, più volte riproposto nel corso del cammino storico di questa disciplina. Così come mostrano - si parva licet - le accuse che i vecchi conservatori di Atene muovevano a Socrate, rimproverandogli di corrompere i giovani o come quando Fichte scriveva che l’Idealismo è una filosofia per giovani o come quando, ancora, Enzo Paci, presentando un’opera di Husserl, collegava la fenomenologia al movimento dei giovani del maggio francese. Faccio questi riferimenti, senza giovanilismo e senza presumere che “il mondo sarà salvato dai ragazzini”, ma nella consapevolezza che il compito degli adulti e dei vecchi che non vogliano fare come quelli di Atene (come a dire, il compito della scuola) è quello di prestare attenzione e assecondare la crescita delle ali del desiderio filosofico dei giovani, in un’epoca come la nostra caratterizzata dalla presenza incombente del feticismo del capitale. Il lettore perdoni il pathos di quest’ultima espressione, ricordando come una parte almeno di essa si trovi nel Fedro platonico.

Domande

Ho incontrato due dei giovani del collettivo di Arena Edoardo Mancini e Simone Vaccaro e ho posto alcune domande che a un vecchio insegnante sono sembrate significative per poter capire dove questo progetto voglia andare. Rileggendo le loro risposte, due punti in particolare mi hanno colpito: l’esigenza che avvertono di un discorso meta-fisico e la ripresa addirittura di una tematica aristotelica, quando parlano della necessità di privilegiare una potenza agita o passiva del pensiero. Ricordo come un’analoga esigenza si esprimesse già nella noetica del pensatore medievale arabo Averroè e cioè del grande ‘perturbante’ della cultura occidentale (così come efficacemente è stato definito). O philosophia perennis, quanto ci piaci! 

1) In un’epoca per così dire polifonica o liquida come la presente, che cosa significa per voi fare filosofia oggi?

La filosofia è la condizione preliminare del sapere, è la scienza prima. Essa, a differenza delle altre scienze, non si dà un oggetto specifico, bensì è panoramica e considera il tutto. È il discorso teoretico che anticipa quelli pragmatici, che pure si trovano al suo interno, così come le vicende degli uomini e i loro discorsi sono all'interno del tutto. Pertanto, filosofare oggigiorno coincide con l'impegno a sincronizzare i problemi a carattere universale con la storicità della nostra contemporaneità. Perlustrare, cioè, le grandi domande cercandone la logica sottesa e rintracciandola anche in ciò che difficilmente può essere ritenuto vicino al mondo della filosofia.

2) La filosofia del '900 è attraversata da una linea divisoria tra analitici e continentali, come a dire tra una corrente che considera come prioritario il discorso scientifico e un’altra, che punta su un nuovo umanesimo. Come si colloca il vostro sito rispetto a questa divisione?

Essendo una dicotomia novecentesca, la si può considerare superata o auspicabilmente da superare. Per questo il nostro approccio è decisamente plurale, volto a presentare le due parti in gioco come complementari aspetti di un unico prisma. Una demarcazione storica non può minare l'unità della ricerca filosofica. Per questo il nostro blog vuole essere ibrido e prevenire le distinzioni che separino gli studi: analizza la filosofia continentale e realizza quella analitica. Parimenti, abbraccia molteplici ambiti, inclusi sotto l'egida dell'identità.

3) Come valutate la proposta italiana del Nuovo Realismo, quella cioè che fa capo al gruppo di ontologia di Torino e si riconosce nell’insegnamento del filosofo Maurizio Ferraris?

Ottima anamnesi: filosofia analitica da una parte ed ermeneutica dall'altra. Riesce molto efficacemente a descrivere l'onda breve della traiettoria filosofica novecentesca individuandone i due poli primari. Diagnosi incompleta: la filosofia soffrirebbe di mal di epistemologia (ovvero tutto ciò che è, è perché previamente saputo). Frettolosa terapia: per salvare la filosofia dalla deriva epistemologista si deve recuperare l'ontologia che diverrebbe l'elenco di ciò che vi è, relegando l'epistemologia all'insieme di ciò che sappiamo. Prognosi capziosa: se non si corre ai ripari (che poi sarebbe la giustificazione del Nuovo Realismo) la filosofia rischia di sprofondare o nello scientismo analitico o nell'irrazionalismo ermeneutico (continentale).

Pertanto, pare, vorrebbe validare un realismo ingenuo, pragmatico e scansare i problemi ineludibili. Tuttavia non osa abbastanza né è così realista come il suo nome vorrebbe far credere.

Come che sia, negli ultimi anni l'approccio sta mutando forma in direzione di una più meditata interazione tra epistemologia e ontologia.

4) Oggi le neuroscienze si caratterizzano per una proposta interpretativa forte con importanti ricadute nel campo dei problemi filosofici tradizionali. Si parla ad es. di un modo neuroscientifico di impostare il rapporto tra anima e corpo, di una neuroetica e di una neuroestetica. Come vi collocate nei confronti di questo paradigma?

Le neuroscienze forniscono utili spunti. La filosofia non può che ricavare da esse innumerevoli considerazioni. Tuttavia il problema dell'inserimento degli stati di coscienza come giocanti un ruolo nella catena causale degli eventi non può essere risolto e nemmeno approcciato se non con un impianto logico forte. Per non dover portare il fisicalismo a rinunciare a una visione monista della realtà, implicata dalle correnti eliminativiste in fatto di coscienza, si fa ancora e sempre necessario un discorso metafisico. Per esempio eliminando la causalità dalla continuità coscienziale, ma non la sua realtà quale fenomeno. Adottando concetti derivati da Aristotele, si può pervenire a una coerentizzazione preservando la realtà della mente e sacrificando la realtà dell'intelletto, eleggendo la potentia acta e squalificando la potentia agendi. Siamo il vissuto, non il vivente. Di fatto, le neuroscienze portano risultati e dimostrazioni: la filosofia di questo deve prendere atto. Però essa fornisce il quadro generale, la logica quadro all'interno del quale poter leggere le scoperte scientifiche, sempre più universalmente particolari, fornendone prospettiva. La filosofia, oggi più che mai, deve avere la forza di essere presuntuosa, la sana presunzione di chi prende una posizione e la difende razionalmente. Non si deve contrapporre alla scienza, ma leggerne i risultati da un punto di osservazione sopraelevato e financo metafisico.

5) Come pensate che debba cambiare l'insegnamento della filosofia nella scuola secondaria?

Dovrebbe presentare agli studenti un approccio meno storicistico e incentrato sulle figure dei filosofi passati e mostrare il suo carattere universale nell'impostazione del pensiero, sempre attuale. Per interessare i giovani va mostrato quanto la filosofia sia necessaria per qualunque forma di pensiero. In ciò dovrebbe essere certamente più analitica, concentrandosi sulle questioni in cui nella storia del pensiero già lo è. Filosofia è anche, e forse soprattutto, "sporcarsi la mani". Da questa considerazione scaturiscono alcune conseguenze: un approccio meno storicistico-diacronico, che incappa nel pericolo di presentare il filosofo come un individuo fuori dal tempo e maggior attenzione all'aspetto sincronico che possa presentare ai ragazzi e permetta loro di riconoscere, nel pensiero platonico per esempio, l'attualità non delle risposte, ma almeno delle problematiche. E poi la scrittura e l'oralità: lasciare scrivere i ragazzi, prepararli all'elaborazione di testi scritti e all'esposizione di quanto ideato in modo tale che possano provare in prima persona la bellezza e la difficoltà della costruzione di un pensiero, la concatenazione delle argomentazioni e i dibattiti che si sviluppano con i compagni di classe e professori.  Un assetto, in sintesi, più seminariale che veda i giovani maggiormente coinvolti nei processi filosofici.

6) Come pensate che si possa creare un legame tra la vostra rivista e i giovani liceali?

Pensiamo e speriamo che possa funzionare come raccordo, vista la sua pretesa universalizzante, per gli studenti che inevitabilmente si trovano confusi e smarriti per via della settoralizzazione del sapere odierna. Una esperienza, in poche parole, alternativa e libera dai voti, dalla prestazione e dal conseguimento di un obiettivo quantificabile, in cui poter sperimentare e mettersi in gioco decidendo di affrontare e questionare ciò che ci tiene svegli in quanto essere pensanti.

Tags: giovani, filosofia, società moderna

 


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