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L'intellettuale Gianni Rodari

di: Vanessa Roghi, storica

Rodari è stato il Collodi del Novecento (amava ripetere Cesare Zavattini che di fiaba se ne intendeva) e ce l’ha raccontato Pino Boero nei suoi lavori critici. Gianni Rodari è ormai un classino (glielo disse Tullio e Mauro nel 1974 e lui se lo scrisse su un biglietto attaccato alla giacca) e anche per questo oggi i Meridiani lo ospitano nel canone alto della letteratura (pure senza un’edizione critica che ancora manca delle sue opere). Ma questo non significa che piacesse a tutti e che volesse piacere a tutti (come del resto a tutti non era piaciuto neppure Pinocchio (…)

Servirebbe un discorso serio anche su Rodari per farlo tornare ad essere quello che è stato in tutta la sua vita: uno scrittore divisivo, radicale, militante. Un intellettuale insomma.

Prendiamo il libro degli errori che esce nel 1964 per le edizioni Einaudi. Nella premessa scrive: “Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell’ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell’energia elettrica”.

Non sono in tanti a pensarla così nel 1964 e non sono in tanti neppure oggi. Il libro degli errori non piace a tutti, non può piacere a tutti perché è un libro rivoluzionario e un autentico pugno nello stomaco per la scuola preoccupata di correggere gli errori, come racconterà Tullio de Mauro qualche anno dopo. (…)

Parlare di lingua, addirittura di regole linguistiche è sovversivo, non a caso lo fa per primo Antonio Gramsci che dedica il quaderno 29 alle Note per una introduzione allo studio della grammatica. (…)

L’attacco alla società autoritaria, alla scuola tradizionale, alla didattica della lingua è frontale. Rodari lo ribadisce nei corsivi e negli articoli su Paese sera e persino sul Corriere dei piccoli, ove per anni, con la sua intelligente ironia, stigmatizza comportamenti e ragionamenti che reputa pericolosi e che ancora oggi aleggiano nel discorso sulla scuola. (…)

Da storica poi non posso mancare di notare come oggi con l Novecento ormai alle spalle e il PCI per tanti diventato oggetto misterioso pari agli ufo, si tenda a disegnare un Rodari eretico, eccezionale, inviso al suo stesso partito. Ma il suo partito, il PCI, non fu monolitico e Rodari ci rimase fino alla fine critico ma mai eretico, come tanti altri uomini e donne che fecero una scelta in quel lungo dopoguerra dominato dalla divisione del mondo in due.

Gira infatti la voce che Rodari con la sua Grammatica della fantasia abbia distrutto la lingua italiana, la cultura italiana, la scuola italiana. (…)

Ma la Grammatica della fantasia riportava nel titolo la parolina magica grammatica. Un corpus di regole nientepopoimeno. Rodari l’anarchico era invece Rodari il legislatore che pure alla fantasia proponeva di dare delle regole. (…)

Mi auguro che questo centenario non chiuda ma apra la strada a studi seri e numerosi e polifonici su Gianni Rodari che sicuramente ancora a lungo resterà un intellettuale con cui dovremo confrontarsi con serietà e studio.

Vanessa Roghi è autrice di La lezione di Fantastica. Storia di Gianni Rodari, Laterza, 2020

Il volume ricostruisce la vita di questo grande intellettuale a partire dai grandi ‘insiemi’ che l’hanno riempita – la politica, il giornalismo, la passione educativa, la scrittura e la letteratura – a partire da fonti in grandissima parte sconosciute o dimenticate: interventi sulla stampa, lettere ad amici, appunti di viaggio, note sulla scuola e sugli incontri, reali o immaginari (da Lenin a Breton, da Kant a Pigmalione).

La biografia di un uomo il cui gioco di invenzioni e parole, come ha scritto lui stesso, «pur restando un gioco, può coinvolgere il mondo».


Brano tratto da V. Roghi Per fortuna Gianni Rodari non piace a tutti, Domani 23.10.2020.

Tags: scuola, partito comunista Italiano, Gianni Rodari

 


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