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Le ricerche sul vaccino

di: redazione

Sono ben 48 i vaccini alla prova con 11 nella terza fase. Evidentemente gli ingenti finanziamenti arrivati ad alcuni istituti di ricerca e aziende farmaceutiche ha permesso di velocizzare il processo, come nell’azienda di biotecnologia tedesca di Magonza Biontech in collaborazione con la statunitense Pfizer. Alla Biontench, invece di usare parte di virus per il vaccino, i ricercatori, coordinati da Ugur Sahin e Oziem Tureci di origine turca, hanno studiato la sequenza genetica del coronavirus, appena resa disponibile, riproducendo Rna solo in due giorni e iniziando la sperimentazione a gennaio 2020, addirittura prima dello sviluppo dell’epidemia in Germania. Sahin insegna all’Università di Magonza oncologia, ma ha iniziato occupandosi di immunologia e ora utilizza quell’esperienza con nuove tecnologie per cercare di proteggere il sistema immunitario da determinate malattie compreso il cancro.

I vaccini più promettenti sono quelli che mirano allo spike, cioè alle proteine di superficie caratteristiche del coronavirus per disattivare il virus con eventuali pochi effetti collaterali.

Attualmente sono in dirittura di arrivo, oltre Pfizer e Biontech, il vaccino Sputnik V dell’istituto russo Gamaleya, quello basato su Rna dell’azienda statunitense Moderna, mentre il vaccino cinese Sinovac ha già ottenuto l’autorizzazione d'emergenza.

La ricerca basata su Rna del virus di Moderna non porta solo al vaccino, ma può sviluppare farmaci completamente nuovi, perché utilizzando Rna come messaggero si può riscrivere il “software della vita” e l’azienda sta sviluppando trattamenti contro il cancro, l’aids, le malattie cardiache e infettive e è collegata all’Istituto statunitense per le allergie e le malattie infettive Naiaid, di cui è a capo Anthony Fauci, consulente del governo statunitense per il Covid 19, contestato però da Trump.

La ricerca su vaccini di tipo convenzionali è avanzata presso l’Università di Oxford e dell’azienda britannico-svedese AztaZeneca e con l’azienda italiana Irbm di Pomezia, alla Johnson & Johnson. Alla Merck si lavora su un vaccino vettoriale e la Sanofi usa una tecnologia basata sulle proteine.

Allo stato attuale di conoscenza le aziende farmaceutiche che sono più avanti stanno ricavando enormi guadagni già soltanto all’annuncio del vaccino. Da luglio Moderna ha concluso accordi con stabilimenti di tutto il mondo per la produzione del vaccino.

In Germania a Tubinga la Curevac, pioniera delle tecnologie Rna, ha in costruzione un nuovo stabilimento, per cui cerca circa 900.000 ricercatori. Bill Gates, ha investito 100 milioni di dollari nella Cuevac. L’azienda ha anche progettato un macchinario per produrre Rna, che può essere trasportato in un container in altre parti del mondo.

L’annuncio del vaccino è stato accolto con entusiasmo da tutti (o quasi): è una grande vittoria dell’umanità sul virus di origine animale, ma, per esempio l’economista indiana Jayati Ghosh, sottolinea come l’80% delle dosi che Pfizer produrrà alla fine del prossimo anno sono destinate ai paesi ricchi che sono il 14% della popolazione globale. E quei paesi hanno già concluso accordi anche con altre case farmaceutiche, ma una pandemia non si supera in pochi paesi  e la studiosa indiana teme un apartheid sanitario.

Tags: coronavirus, finanza, vaccino

 


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