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America Latina dopo Covid 19

di: Maristella Svampa, sociologa argentina Sintesi a cura di Luciano Rizzolari

Non è semplice sintetizzare in poche frasi, senza peccare di ridurre il senso del contenuto dell’articolo con la traduzione e frustrare così una seria valutazione degli eventi che vengono presentati, e che in misura incessante hanno favorito l’aggravamento delle situazioni pre-esistenti in questo ultimo anno, prevalentemente caratterizzato da una pandemia sanitaria che ha colpito drammaticamente Latino America. Un’ampia e articolata bibliografia di temi e studi utilizzata dall’autrice, argentina, sociologa e ambientalista, Maristella Svampa, per il lavoro apparso il mese scorso su Nueva Sociedad, dal titolo “LA PANDEMIA DELL’AMERICA LATINA-nove “tesi” per un bilancio provvisorio-”, supporta l’articolo e apre uno squarcio d’analisi sulla realtà contingente e transitoria interessante, preoccupante, ma vera, sulle questioni socio-ecologiche, storicamente irrisolte nell’emisfero sud, e attualmente non affrontate a livello globale e integrale dalle politiche governative dai Paesi che si trovano, in particolare, al di sotto dell’Equatore.  Le “tesi”, come riflessione su ciò che è avvenuto nel primo anno di COVID-19 ad oggi, affrontano l’indefinita configurazione civilizzatrice in cui ci si trova, come caratteristica globale, e la debole reazione messa in campo per affrontare la crisi in corso.

 “tesis”

 

1.“La pandemia colocó en el centro aquello que estaba en la periferia: visibilizó el vínculo entre desigualdades sociales y dueñidad, así como la relación entre zoonosis, pandemia y crisis socio-ecológica”.

(La pandemia ha collocato al centro quello che si trovava in periferia: ha visibilizzato il vincolo tra disuguaglianze e ricchezze, cosi come la relazione tra zoonosi, pandemia e crisi socioeconomica).

 

In America Latina la pandemia del COVID-19 ha evidenziato in modo esponenziale, dopo 30 anni di politiche neoliberali, il profondo regredire dei servizi sociali, educativi, abitativi, oltre a quelli sanitari e dei servizi di base. Il deterioramento a scala mondiale della qualità della vita, avvenuta a tutt’oggi, è ulteriormente minacciato e in taluni casi si trova in presenza di uno stato di degradazione dei sistemi ambientali destinati all’ irrecuperabilità dell’habitat naturale. La “nuova normalità” dopo il virus, non si presenta come il Nuovo Modo di Produrre e di Distribuire: che cosa, come, con chi e per chi, e non favorisce il cambiamento del pensiero e dell’agire del “YO e i miei desideri”, con il” NOI e nostri bisogni e le nostre necessità”, come imperativo da implementare. Il nefasto risultato, prodotto e protratto per oltre 30 anni dalle politiche globalizzanti dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), è sotto gli occhi di tutti. Da una ricerca di Oxfam, le caste dei ricchi in latinoamerica si sono beneficiate di “oltre 48200 milioni di USA dollari, un 17% in più, prima del COVID-19, quando per lo stesso periodo la recessione economica ha provocato 52 milioni di poveri, oltre il 40% di senza lavoro, facendo retrocedere la regione di oltre 15 anni”.

 

2.“Las metáforas y conceptos que fuimos utilizando para tratar de captar y analizar la pandemia deben ser entendidos en un sentido dinámico. Hemos pasado de la metáfora del «portal» a la del «colapso», conservando en el centro del lenguaje político la metáfora bélica.”

(Le metafore e i concetti che abbiamo utilizzato per trattare di captare e analizzare la pandemia devono essere intesi in un senso dinamico. Siamo passati dalla metafora del “portico di passaggio” al “collasso”, conservando al centro del linguaggio politico la metafora bellica).

 

L’allusione al nemico “invisibile” e sconosciuto”, alla guerra contro il virus, ha fatto in modo che prendesse il sopravvento l’occultamento delle cause strutturali esistenti trasfigurandone le cause dagli effetti. Non a torto la scrittrice Naomi Klein, autrice del saggio “No Logo”, scrisse come la crisi poteva anche diventare un’opportunità per uno sviluppo del “capitalismo del disastro o la dottrina dello shock” (amplificato dall’eco di Papa Francesco sul Capitalismo Selvaggio), favorendo decisioni politiche che sistematicamente producono disuguaglianze, arricchiscono in pochi e impoveriscono in molti. A distanza di poco più di un anno la metafora del “portico di passaggio” è già in disuso e la “nuova normalità” appare nella sua reale dimensione di impoverimento e peggioramento delle condizioni esistenti - sociali – ecologiche - etniche-politiche

-regionali, sofferte in grandezze e profondità diverse.

 

3.“La pandemia puso en cuestión el multilateralismo y los liderazgos mundiales por la vía del repliegue a las agendas nacionales, frente a la escasez de estrategias cooperativas e internacionalistas”.

(La pandemia ha messo in disputa il multilateralismo e le leaderships mondiali, con un ritorno alle agende nazionali, in assenza di strategie cooperative e internazionaliste).  

Nell’anno trascorso si è parlato molto di un ritorno o re-legittimazione di uno Stato Forte dove ogni Paese ha adottato sistemi di accertamento, controllo e difesa dal virus secondo un modello di frammentazione locale, a guisa di una riproposizione di un “rinascimento medioevale”: regioni inaccessibili, città chiuse, provincie isolate, nazioni interdette ai non nazionali. Lo scollamento delle politiche multilaterali europee rappresenta un esempio concreto della perdita di fiducia nell’integrazione. Se l’ex Presidente degli USA ha certamente incrementato le tensioni geopolitiche-commerciali con la Cina, altri organismi multilaterali come la OMS non sono stati esenti da pesanti tensioni interne. In ambito nazionale molti Paesi dell’America Latina hanno sofferto della militarizzazione dell’intero territorio, con l’aggravante, rispetto ad altri Paesi, di utilizzare un sistema di controllo fisico e meno digitalizzato

 

4.“En América Latina, los Estados apostaron a intervenir a través de políticas públicas sanitarias, económicas y sociales, pero el devenir de la pandemia puso al desnudo las limitaciones estructurales y coyunturales”.

(In America Latina gli Stati, hanno scommesso o sono intervenuti attraverso politiche pubbliche sanitarie, economiche e sociali, pero il verificarsi della pandemia ha messo al nudo i limiti strutturali e di circostanza).

 

L’arrivo del virus in America Latina ha messo in rilievo le disuguaglianze sociali, la carenza di infrastrutture sanitarie, la precarietà dell’informalità del lavoro, il solco di genere, provocando un cocktail esplosivo in molti Paesi e all’interno di differenti popolazioni e gruppi etnici. In diversi Paesi latino americani, sono stati avviati interventi monetari a sussidio delle famiglie, aiuti alimentari, programmi di assistenza per il lavoro e alle imprese, quest’ultimi con poca o nulla effettività per le piccole e medie imprese e per il lavoro informale, che secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT), è presente sul mercato del lavoro con un 54% della forza lavoro. In termini politici, la crisi del COVID-19, ha trovato un contesto frammentato, istituzioni insufficientemente capaci di raccogliere la portata della sfida, senza egemonie neoliberali o progressiste, aprendo spazi all’estrema destra in Brasile con Bolsonaro e lasciando alla riflessione sull’esistenza di aree sociali e politiche fortemente autoritarie, illiberali, che privano dei diritti elementari in diverse aree della Regione. In fine, al nuovo di oggi e alla futura “nuova normalità” del domani in America Latina, si presenta un fragile scenario politico che si somma a una triplice crisi: sanitaria, economica e sociale.

 

5.“Aunque el covid-19 hizo que se activara el freno de emergencia, el neo-extractivismo no cesó. Más aún, para los países latinoamericanos, la aceleración del extractivismo forma parte esencial de la apuesta por la reactivación económica y la llamada «nueva normalidad»”.

(Anche se il COVID-19 ha attivato il freno a mano dell’emergenza, il “neo estrattivismo” (Luciano Gallino) non è cessato. Anzi, per i Paesi latinoamericani, l’accelerazione dell’estrattivismo forma parte essenziale della sfida per la riattivazione economica e la “nuova normalità”).

(1) Neoextractivismo: modello economico depredatore dell’estrazione delle materie prime destinate all’esportazione. In America Latina, il modello avviato negli anni ’70 ha preso maggior forza nel ventennio ’80-’90.

 

Attività ritenute essenziali per l’economia, come le miniere, i pozzi di petrolio, la deforestazione para ampliare le “frontiere agricole” e le aree per l’allevamento del bestiame, sono state accompagnate da incendi di milioni di ettari di boschi e decine di assassinati di difensori dell’ambiente. Le “lobby del fuoco” hanno imperversato in lungo e in largo nel Mato Grosso, in Argentina oltre al fuoco delle lobby delle costruzioni abitative, con migliaia di ettari di boschi bruciati, sono continuati i sussidi alle imprese petrolifere. In Colombia, Equador, come in Argentina, continua attiva la pratica del fracking che non tiene conto della depredazione ambientale in nome di uno “sviluppo” che attraverso le “commodities” ha arricchito i multimilionari latinoamericani negando i diritti socio-ambientali e la proprietà delle terre indigene: la rivista Forbes da fede con numeri dell’arricchimento di pochi multimilionari della Regione. L’analfabetismo ambientale, combinato con gli interessi economici, mantengono viva l’equazione sviluppo-crescita economica indefinita-benessere sociale, negando l’indissolubilità della salute del pianeta e la salute umana. In conclusione, nonostante i fatti dimostrano i danni che provoca un certo tipo di “sviluppo”. Per i governi della maggior parte dei paesi latinoamericani, l’estrattivismo continua ad essere la tavola di salvataggio cui aggrapparsi nel corso della crisi.

6.“La pandemia habilitó discusiones sobre la transición ecosocial, la reforma tributaria y diferentes formulaciones sobre el ingreso básico universal”.

(La pandemia abilitò le discussioni sulla transizione eco-sociale, la riforma tributaria e diverse formulazioni sull’ingresso minimo universale).

 

Il COVID-19 pone al centro delle discussioni tutto ciò che si trovava ai margini dei dibattiti tra specialisti, attivisti, scienziati e intellettuali sui temi eco-sociali, agende verdi, salari minimi per tutti, senza distinzione di genere, condoni del debito pubblico per i Paesi poveri. L’ala progressista del Partito Democrata degli USA promuove, facilitato dall’insediamento del nuovo Presidente Bernie Sanders, il Green New Deal, a livello internazionale si costituisce l’Internazionale Progressista che promuove la transizione dall’energia fossile all’energia rinnovabile, scommette sugli alimenti organici, incoraggia una sfida per una iniziativa analoga alla ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale e nuove tecnologie. In Europa spiccano le proposte delle Organizzazioni Ecologiste di Francia con un “Manifesto ecologista”, Spagna con “Ecologisti in Azione”, con proposte che pongono in primo piano un “salario minimo per la transizione ecologica”, per sostenere le attività ecologiche: agroecologia, efficienza energetica, eco-mobilitò, low tech.

7.“En América Latina, desde la sociedad civil y, excepcionalmente, desde algunos partidos políticos, surgieron propuestas de llamados a la transición ecosocial, no todas ellas vinculadas a referentes ambientales.”

(In America Latina, dalla società civile e, eccezionalmente, da alcuni partiti politici, sono sorte proposte di attenzione eco-sociali, non tutte vincolate a riferimenti ambientali).

 

Le proposte di transizione eco-sociali affacciatesi in America Latina sono molte e diverse tra di loro, una in particolare merita essere ricordata: Patto Eco-sociale e Interculturale del Sud” (“Pacto Ecosociale e Intercultural del Sur”), promossa da attivisti ambientali, intellettuali, organizzazioni sociali di diversi Paesi come Argentina, Brasile, Bolivia, Ecuador, Colombia, Peru, Venezuela, Cile. Si tratta di una piattaforma il cui asse portante supporta l’articolazione tra giustizia sociale e giustizia ecologica, produzione energetica e alimentaria, difesa della democrazia in chiave di giustizia di genere e etnica. Il “Pacto Ecosociale e Interculturale del Sur” segna le differenze tra i problemi dell’America Latina e quelli del Nord dove sono presenti profonde asimmetrie storiche, geopolitiche e avverte circa le facili soluzioni che prospettano modelli di intervento corporativi, tecnico-elitari di paesi ricchi e non di modelli democratici partecipativi, popolari. Tra le varie proposte eco-sociali recentemente apparse in gruppi autonomi e movimenti popolari un giusto riconoscimento è da attribuire alla “Nostra America Verde” impegnato sui temi del “realismo scientifica, cooperazione internazionale e giustizia sociale”. L’importanza di mantenere vincolati programmi integrati alla transizione eco-sociale si deduce dalle aree di lavoro di questo movimento che si caratterizzano in 14 punti del “Plan de Recuperacion Economica con Justicia Social y Ambiental 2020-2030”. Il Piano prevede raggiungere il 100% di energia pulita e cambio del regime contributivo, lotta all’evasione e elusione tributaria, imposte ambientali relazionate con la salute pubblica. Si può affermare che in America latina non sono i Governi ad avere visioni d’insieme delle crisi in atto e pertanto non elaborano strategie e strumenti per eliminare o ridurre gradualmente le tragedie che colpiscono senza misericordia popolazioni che ingrossano le file della povertà e della miseria, dell’indigenza e della mortalità. Per i diversi Governi della regione, la questione ambientale continua ad essere un “saluto alla bandiera” e all’uso dell’aggettivo “sviluppo sostenibile”, con la soluzione lasciata alla “neutralità oggettiva” della tecnologia, facendo astrazione dell’egemonia capitalista dello sviluppo.

 

  1. “La pandemia puso en la agenda el paradigma de los cuidados y develó que esta es la clave de bóveda para la construcción de una sociedad resiliente y democrática”.

(La pandemia ha messo in agenda il paradigma delle responsabilità e rivelato che questa risulta essere la chiave della cripta per la costruzione di una società resiliente e democratica).

 

La pandemia ha messo in evidenza l’improrogabile necessità di trasformazione della relazione società-natura, essere umano-territorio, e il superamento della concezione della superiorità indiscussa dell’archetipo antropocentrico e dell’uso della strumentazione tecnica come unica verità d’analisi e misurazione obiettiva. L’impegno e la mobilitazione di attivisti e organizzazioni latinoamericane, protagoniste in diverse correnti femministe, di intere comunità e su estesi territori, hanno indicato un differente modo di leggere e interpretare le articolate connessioni socio-ambientali, il rapporto tra il proprio corpo e il territorio, il lavoro, le coltivazioni per la autonomia alimentare, e l’autogestione comunitaria. In America Latina e nei Caraibi, prima della pandemia “le donne dedicavano il triplo del tempo che gli uomini nel lavoro di servizi non remunerato, situazione, oggi, aggravata dalla crescente domanda e contestualmente alla riduzione dell’offerta di servizi per le misure di confinamento e distanziamento sociale per frenare la crisi sanitaria”. Per ultimo, l’esemplare modello delle “protezioni”, come base per una transizione eco-sociale viene ad essere concepito in una prospettiva multidimensionale e tiene presente l’insieme dei fattori della sfera della vita sociale: lavoro, istruzione, salute, abitazione. Questo modello delle “protezioni” (preventive) capace di aprire la “cripta” alla transizione eco-sociale mette in risalto le mobilitazioni dei diversi movimenti femminili presenti sulla scena politico-sociale in opposizione radicale al patriarcato, nella denuncia di un capitalismo selvaggio e tragico come una macchina da guerra contro la vita per la sostenibilità di vivere dignitosamente

 

  1. “La pandemia generó cambios importantes en la conciencia colectiva en América Latina y la expansión de un ambientalismo popular en varios países de la región”.

(La pandemia ha generato cambiamenti importanti nella coscienza collettiva in America Latina e la espansione di un ambientalismo popolare in diversi paesi della regione).

 

Diversi paesi della regione, a seguito degli incendi in Amazzonia che hanno provocato distruzione ambientale e morti umane, fanno nascere la “Prima Assemblea Mondiale dell’Amazzonia” con lo scopo di “condividere un desiderio di cambiamento, un orientamento di unità, con un coinvolgimento globale per frenare il modello politico estrattivista e invasore”. Contestualmente alle denunce degli incendi, si realizza l’espansione delle frontiere agricole, di quelle agroindustriali e della zootecnia, dell’industria petrolifera, delle miniere legali e illegali, e aumenta la violenza dei gruppi armati, le minacce e le uccisioni di attivisti ambientali e sociali, e si ribadisce che fanno parte di una terrificante strategia per il possesso dell’Amazzonia. In Argentina, le denunce sulle questioni ambientali hanno messo in evidenza la stretta connessione tra crisi sanitaria, neo-estrattivismo e emergenza climatica. Le molteplici manifestazioni di movimenti e associazioni ambientaliste si sono mobilitate contro progetti e azioni delle lobbies imprenditoriali, in particolare, delle costruzioni, contrari alla promulgazione di leggi a protezione dell’ambiente. Vengono messe in discussione le zone di comfort come prodotto del credo dello sviluppo pre-esistente basato su modelli di appropriazione e arricchimento di pochi, l’impoverimento e la discriminazione di molti, della produzione dissennata di prodotti di consumo superflui, e rifiuti non riciclabili. Il bilancio, anche se provvisorio, degli eventi in America Latina, a seguito del CONID-19, lascia un sapore amaro e una sensazione contradditorie. Da un lato i governi propongono soluzioni alla crisi economica, sanitaria e sociale con gli stessi strumenti tradizionali di sempre, ripresa produttiva-sviluppo-benessere nel sistema produttivo conosciuto e esistente, senza proporre riforme tributarie, dove chi guadagna di più paga di più con il fine di avviare un finanziamento di opere pubbliche per il recupero dell’economia. Da un altro lato sempre più numerose sono le persone che si propongono come alleati di movimenti collettivi sociali sostenendo una transizione eco-sociale, scindendo la falsa dicotomia tra: economia e ecologia.

 

Non si può certo affermare che la destrutturazione in chiave ecologica e la transizione eco-sociale sia qualcosa facile e rapida da realizzare, soprattutto in un contesto dove l’arrogante arricchimento, la distruzione degli eco-sistemi e la pericolosa espansione della destra estrema, mantengono una posizione di comodo e di forza politico-economica nei diversi paesi Latinoamericani. Si rende necessario che i governi latinoamericani aprano una profonda e attenta discussione su questi temi senza rimanere ancorati alle “rotte e alle carte di navigazione “, alcune volte interessanti, dei paesi sub-sviluppatori del Nord del mondo, con il fine di attivare un giusto e corretto uso del territorio e la qualità di una vita degna di essere vissuta per le sue popolazioni. Il post COVID-19, nel mondo, non si propone “verde” e il 2021 non si presenta come un anno decisamente migliore di quello vissuto nel 2020. Sarà necessario mettere in moto tutte quelle iniziative di mobilitazione a carattere popolare per evitare che la tragica situazione attuale eco-sociale possa mutare in un collasso senza salvezza, annunciata da oggi per le generazioni future.

Tags: disuguaglianze, America Latina, pandemia

 


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