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Non tutte zampogne, non solo a Natale

di: di Betti Zambruno e Pier Carlo Cardinali

Sacco, ance doppie, ance semplici, canne del canto, bordoni, insufflatore con valvola di non ritorno dell’aria: questi i componenti che costituiscono lo strumento  genericamente definito cornamusa. Il principio che regola il suo funzionamento è basato sull’introduzione di aria nel sacco tramite l’insufflatore, alimentato a bocca o tramite un soffietto o mantice.

Strumento antichissimo.

Strumento del popolo.

La diffusione della cornamusa

Accompagnava la vita delle comunità agro-pastorali, in area alpina era soprannominata “sacca del diavolo” ma in altre aree era uno strumento della tradizione sacra.

E anche sui nomi si registrano molte varietà: il più conosciuto è sicuramente zampogna, in particolare per noi italiani, associato alla musica popolare della tradizione natalizia e a balli quali la tarantella e il saltarello. Se poi chi la suona indossa un pesante giaccone peloso, ancora meglio, ci ritroviamo perfettamente nell’iconografia più diffusa. Un po’ come per il binomio Napoli-pizza!

Non è uno strumento che si suona solo a Natale, anche se le statuine del presepe lo raffigurano con grande realismo.

Basta consultare enciclopedie e testi di larga diffusione (per esempio il volume Musica della collana “Le Garzantine”) per scoprire l’ampio areale di diffusione di questo strumento: Asia, India, Africa settentrionale e  Europa, dai tempi più remoti.

I paesi europei che più hanno favorito lo sviluppo dello strumento sono: Francia, Spagna, Irlanda, Scozia e Gran Bretagna. I costruttori di queste nazioni hanno portato miglioramenti notevoli a  livello di materiali e di tecniche di costruzione.

Esistono ora cornamuse elettroniche che possono suonare in qualsiasi tonalità con perfezione di suono e di intonazione.

In Italia le zone in cui lo strumento è più presente sono il Molise, con le sue zampogne e le valli occitane del Piemonte, con le preziosissime e versatili musettes francesi.

Grande sviluppo si è registrato inoltre negli ultimi decenni, nelle valli delle prealpi bergamasche, del “baghèt” (baga/bag) che ha ripreso a suonare interpretando i repertori dei campanari e altri brani della tradizione orale arrivando alla formazione di vere e proprie bande.

Si registra inoltre nella zona cosiddetta delle quattro province (Alessandria, Pavia, Genova, Piacenza) la presenza della “musa”, utilizzata in accompagnamento al piffero, molto poco impiegata da qualche decennio in quanto sostituita (anni ‘20/’30) dalla più moderna e versatile fisarmonica.

Numerosi gruppi di folk revival hanno inserito la cornamusa nei loro organici nel rigoroso rispetto degli stilemi tradizionali così come le formazioni che suonano repertori di musica antica utilizzano strumenti ricostruiti su modelli medievali.

Quelle scozzesi per la guerra

Le famosissime e scenografiche cornamuse scozzesi, le bagpipes venivano utilizzate come strumenti bellici, sostenendo l’avanzata delle truppe inglesi con il loro suono fortissimo: immaginiamo una banda di cornamuse con tamburi aggiunti che produceva una massiccia onda sonora, magica e misteriosa, che spaventava le ignare popolazioni indigene nei territori di conquista.

Poteva spaventare ma anche stupire e cambiare il corso degli eventi in una operazione bellica che riguarda la storia degli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, nell’Appennino reggiano.

Nella Resistenza

La vicenda è curiosa e affascinante, una di quelle piccole grandi storie che si scoprono solo avvicinandosi alle vicende e alle scelte dei singoli che partecipano ai grandi momenti storici. Ce la fa conoscere, nei dettagli, Matteo Incerti nel suo libro Il suonatore matto – la  vera storia di David Kirkpatrick, il soldato che si paracadutò in kilt e con la sua cornamusa salvò un intero paese, edito da Imprimatur, 2017. Nella declinazione del titolo c’è il fatto ma ciò che dal testo si scopre sono le molte implicazioni strategiche e umane che caratterizzarono gli ultimi mesi di guerra e di Resistenza. E gli effetti che quelle tragiche esperienze hanno lasciato sui protagonisti.

In breve: siamo sull’Appennino reggiano, ad Albinea. Gli inglesi decidono di attaccare, insieme alle formazioni partigiane, il comando tedesco, insediato in due ville nobiliari,. Ma la presenza dei “ribelli” avrebbe provocato la “rappresaglia”, l’abituale dieci italiani per un tedesco. Il maggiore del Comando Alleato idea il piano di paracadutare un suonatore scozzese di cornamusa, in kilt, per confondere i tedeschi e far credere che l’attacco fosse condotto dai reparti militari alleati; è l’Operazione Tombola che coinvolge un  suonatore di cornamusa  scozzese, un piper della fanteria leggera, David Kirkpatrick arrivato in Italia con lo sbarco alleato in Sicilia.

Molti saranno i morti, ma la rappresaglia non ci fu. E i racconti dei testimoni emiliani che  avevano visto il mad piper arrivare e suonare con inglesi e partigiani lo descivono così : “al gh’iva la vèsta e al suneva la piva” (dalle pubblicazioni di Bruno Grulli, ricercatore, Reggio Emilia 2010).

Bagpipe, piva, zampogna, gaita, uillean pipe… non solo a Natale ...

 

 

Tags: tradizioni popolari, musica, cornamusa, zampogna, Natale

 


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