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Il paesaggio come motore di sviluppo locale: analisi preliminare per il piano strategico Asti-Alessandria-Alba

di: Andrea Colombelli

La Convenzione Europea del Paesaggio definisce quest’ultimo come “[…] una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni” (Art. 1, comma a), evidenziando, per il suo riconoscimento, un approccio place-based, ovvero un approccio legato allo specifico rapporto tra esso e le comunità locali che lo vivono e lo plasmano.

La stessa Convenzione “[…] si applica a tutto il territorio e riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, che i paesaggi della vita quotidiana e i paesaggi degradati” (Art. 2), sancendo per la prima volta, secondo un approccio olistico, che tutte le componenti di un territorio hanno un valore paesaggistico di cui si deve tenere conto, superando così il dualismo tra aree vincolate di pregio e aree non vincolate tipico della pianificazione paesaggistica italiana.

Infine, evidenziando un approccio proattivo e non di mera tutela, la Convenzione designa la pianificazione paesaggistica come quella disciplina che “indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi” (Art. 1, comma f).

I tre approcci metodologici appena evidenziati, ovvero un approccio place-based legato ad una comunità locale, un approccio olistico nei confronti delle tematiche trattabili e un approccio proattivo delle possibili strategie, pongono le basi teoriche necessarie a considerare il paesaggio come un potenziale motore di sviluppo locale, suggerendone quindi l’inserimento tra gli assi di intervento del Piano Strategico d’Area Vasta che, con il sostegno e il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, di Asti Studi Superiori, della Diocesi di Asti e del Master in Sviluppo Locale dell’Università del Piemonte Orientale, mira a rilanciare il Quadrante Sud-Est del Piemonte (QSE).

L’obiettivo della presente indagine è stato quindi quello di indagare la possibilità di rendere il patrimonio paesaggistico un elemento complementare ad una più ampia offerta turistica di area vasta del QSE.

In primo luogo, basandosi sui dati del Piano Paesaggistico Regionale (PPR), è stata svolta un’analisi quantitativa delle risorse paesaggistiche presenti nel QSE, suddividendole in tre grandi componenti tematiche: naturalistico-ambientale; storico-culturale e percettivo-identitaria. Tramite un confronto assoluto e percentuale tra le risorse paesaggistiche comprese nel QSE e le stesse risorse presenti nel resto del territorio regionale si sono successivamente messe in evidenza quelle peculiarità valorizzabili ai fini di stabilire un’offerta turistica che porti ad un vantaggio competitivo del QSE verso competitors nazionali e internazionali. Tale analisi ha messo in evidenza le seguenti dinamiche:

  • La sua grande varietà che, secondo la classificazione usata dal Piano Paesaggistico Regionale (PPR), è testimoniata dalla possibile articolazione dello stesso paesaggio del QSE in tre grandi componenti (naturalistico-ambientale; storico-culturale; percettivo-identitaria), a loro volta comprendenti venti categorie di risorse paesaggistiche, in cui se ne ripartiscono ben sessantanove tipologie diverse. Si passa in particolare da risorse quasi esclusive, note e già sfruttate come i paesaggi vitati (92% del totale regionale), a risorse diffuse ma in via di abbandono come le ferrovie storiche (28% del totale regionale), senza dimenticare risorse “di nicchia”, ma uniche in Europa, come i paesaggi risicoli (6% del totale regionale). Tale varietà consentirebbe di ampliare l’offerta turistica dell’intero ambito di indagine;
  • La sua matrice geomorfologica comune che, esplicitata in contesti per lo più collinari, pedemontani e legati ad un fitto reticolo idrografico, facilita la presenza di risorse e dinamiche paesaggistiche comuni, qualunque sia la loro connotazione qualitativa, in ambiti amministrativi diversi. Questa continuità materiale da cui se ne è originata nel tempo anche una culturale, superando i fitti confini amministrativi dell’ambito di indagine, richiama l’opportunità di ideare e articolare strategie condivise;
  • La sua complessità che, derivante dalla successione, dalla stratificazione o dall’interconnessione tra singole risorse paesaggistiche di tipo puntuale, lineare e areale, è rappresentata dalla presenza di veri e propri contesti paesaggistici. Questi, identificati dal Piano Paesaggistico Regionale nelle categorie “aree rurali di specifico interesse paesaggistico” e “aree di particolare rilevanza visiva tra insediamento e contesto” sono infatti il risultato della relazione visiva e funzionale tra elementi naturali e antropici diversi (borghi, cascine, boschi, colture, vie di comunicazione, ecc.). Tale peculiare complessità, il cui peso quantitativo rispetto al resto del Piemonte è testimoniato ad esempio dagli “Insediamenti pedemontani o di crinale in emergenza” (64% del totale regionale) e dai “Sistemi rurali lungo fiume con radi insediamenti tradizionali” (26% del totale regionale), potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo dal punto di vista dell’offerta fruitiva;
  • L’eccellenza della sua componente vitivinicola che, oltre ad essere quasi esclusiva del QSE (92% del totale regionale), ne rappresenta, grazie al riconoscimento Unesco, il più importante esempio di successo quale processo di valorizzazione, a scala sovralocale, di una risorsa paesaggistica che ben esemplifica i due punti di forza precedentemente spiegati: pervasività e complessità. Questa eccellenza va infatti ben oltre i confini sanciti dall’Unesco e se da un lato la sua valorizzazione può coinvolgere tutti i paesaggi vitati del QSE, come già tentato nell’Astigiano con il progetto Enolandia, dall’altro, costituendo un’attrazione già riconosciuta a livello mondiale, può diventare elemento di punta e spina dorsale di un’offerta che si allarga anche ad altre risorse paesaggistiche.

A supporto dell’analisi quantitativa è stata anche effettuata un’analisi di tipo qualitativo basata sulle interviste condotte presso i seguenti attori istituzionali e tecnici coinvolti nella tutela e nella valorizzazione del paesaggio del QSE, mettendo in evidenza: elementi e dinamiche di positività e criticità riguardanti il paesaggio e caratterizzanti i sottoambiti territoriali del QSE; caratteristiche ed esiti di eventuali progettualità pregresse sullo sfruttamento delle potenzialità fruitive del patrimonio paesaggistico e possibili approcci futuri; relazioni esterne e possibile ruolo del sito Unesco dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato; possibile ruolo del Piano Paesaggistico Regionale e suoi limiti nel promuovere le potenzialità fruitive del patrimonio paesaggistico.

 

Ente

Rappresentante

Data

Osservatorio del paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano

Prof. Marco Devecchi

16/12/2017

Associazione per il patrimonio dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato

Dott. Roberto Cerrato

12/01/2018

Osservatorio del paesaggio di Langhe e Roero

Arch. Silvio Veglio

12/01/2018

Osservatorio del paesaggio Alessandrino

Dott. Carlo Bidone

13/01/2018

Osservatorio del paesaggio del Monferrato casalese

Prof. Valerio Di Battista

20/01/2018

Provincia di Asti

Dott. Paolo Lanfranco

08/02/2018

Provincia di Alessandria

Arch. Luisella Bellone

26/02/2018

Regione Piemonte

Arch. Maria Quarta

27/02/2018

 

Oltre a confermare quanto emerso dall’analisi quantitativa, le diverse interviste hanno messo in evidenza i punti di debolezza attuali, le opportunità da cogliere e le minacce da evitare.

Tra i punti di debolezza sono emersi:

La grande frammentazione amministrativa, dalle province ai comuni, oggi ulteriormente raggruppati in unioni di tipo istituzionale o in raggruppamenti volontaristici di promozione territoriale, fino alle ATL, non favorisce l’elaborazione condivisa di un progetto di paesaggio in chiave fruitiva a scala sovralocale, ma corrisponde ad una frammentazione di progettualità e iniziative. Ne deriva spesso, grazie anche al fiorire di agenzie/aziende private di promozione turistica, una sovrapposizione ridondante di offerte turistiche del patrimonio paesaggistico che rischiano di confondere e quindi scoraggiare eventuali fruitori;

Il progressivo invecchiamento della popolazione residente e lo spostamento delle giovani generazioni, maggiormente accentuato nelle aree pedemontane e collinari lontane dai maggiori centri urbani fornitori di servizi, sta provocando sia la perdita di quelle culture e saperi locali da cui dipende il mantenimento dei paesaggi tradizionali, potenziali risorse fruitive, sia la diminuzione di quelle risorse umane e imprenditoriali necessarie a garantire il supporto alle stesse esperienze turistiche (accoglienza, ristorazione, accompagnamento, ecc.);

Strettamente connesse alla precedente dinamica demografica, da un lato, la scarsa conoscenza del paesaggio locale da parte della sua comunità e dei suoi amministratori che porta ad una minore identificazione con esso e, di conseguenza, ad una sua minore cura (collocamenti scriteriati di attività impattanti, scarsa qualità edilizia e urbanistica, ecc.) e, dall’altro, la scarsa propensione all’apertura verso l’esterno che rende quasi impossibile l’accessibilità a certi territori e la loro fruizione esperienziale;

Soprattutto in riferimento a quello vitivinicolo, l’assenza di una traduzione in termini narrativi (es. storytelling) della diversità dei paesaggi che, spiegata soltanto in documenti di natura tecnica rivolti ad amministratori e operatori territoriali (es. del Dossier di candidatura e Piano di gestione del sito Paesaggi vitivinicoli Langhe, Roero e Monferrato), porta a un’offerta fruitiva ridondante e non diversificata (paesaggio del vino vs paesaggio della Barbera, paesaggio del Barbaresco, paesaggio del Barolo, ecc.).

Tra le opportunità da cogliere sono invece emerse:

Grazie al successo del sito Unesco dei paesaggi vitivinicoli e all’operato della rete degli Osservatori del paesaggio, l’aumento tra comunità e amministratori locali della consapevolezza su cosa si intenda per “paesaggio” e sulla sua importanza strategica, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista di un generale benessere, che faciliterebbe una messa in campo di progettualità condivise su di esso, in termini sia di tutela sia di valorizzazione fruitiva di tipo esperienziale;

L’approccio metodologico della CEP, colto anche da norme e piani a livello nazionale e regionale e che vede nella valorizzazione del paesaggio un’opportunità di tutela attiva dello stesso, che faciliterebbe l’accettazione e la partecipazione a progettualità in cui gli interventi non sono più visti come imposizioni vincolistiche, ma come stimolo allo sviluppo sostenibile delle attività umane;

Il coinvolgimento nella definizione di una strategia di paesaggio a scala di QSE dell’Associazione dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, gestore dell’omonimo sito Unesco, che consentirebbe di valorizzarne e mutuarne il know-how anche negli altri territori limitrofi soprattutto sui temi della costruzione del consenso, della governance unitaria, della comunicazione promozionale, dei programmi educativi e della definizione di LLGG condivise di intervento tecnico (Piano di gestione);

Il coinvolgimento della rete degli Osservatori del Paesaggio, presenti in tutti i sottoambiti territoriali del QSE, che, valorizzandone esperienza e professionalità, faciliterebbero un coinvolgimento diretto delle comunità e degli amministratori locali sia sul tema del paesaggio in generale sia su una specifica strategia di sviluppo ad esso legato;

L’utilizzo dei contenuti analitici del Piano Paesaggistico Regionale (PPR) che consentirebbero, approfondendo l’approccio quantitativo qui utilizzato a scala di QSE, di valutare lo stato di fatto delle risorse paesaggistiche di ognuno dei sottoambiti territoriali che lo compongono, ponendo le basi concrete per la definizione di una più specifica narrazione a fini fruitivi dei diversi paesaggi locali e di una loro integrazione in una strategia di area vasta.

Infine, di seguito, si riportano le possibili minacce che sono state messe in evidenza:

L’omologazione, per motivi sia produttivi sia di appeal turistico, della varietà interna ai paesaggi vitati del QSE, che ancora conservano esempi di impianti tradizionali di grande valore culturale, sul modello intensivo ed estetico premiato e spinto dall’Unesco, che potrebbe portare alla banalizzazione del paesaggio vitato e, di conseguenza, anche ad una diminuzione della qualità e della diversificazione dell’offerta turistica ad esso legata;

La limitazione dell’offerta turistica a scala di QSE e nei suoi sottoambiti territoriali, grazie al successo e ai benefici portati dalla visibilità e dalla riconoscibilità del già citato riconoscimento Unesco nelle aree candidate, alla sola fruizione enogastronomica legata al patrimonio vitivinicolo, che potrebbe portare all’isolamento e all’esclusione di altre risorse paesaggistiche di grande valore sia intrinseco sia potenziale per il turismo;

L’ulteriore diminuzione del presidio territoriale, conseguente alle dinamiche di spopolamento e invecchiamento già in atto, che potrebbe portare alla perdita, alla banalizzazione o alla compromissione dei paesaggi locali e delle singole risorse paesaggistiche che li compongono con conseguenze negative sia sulla capacità di identificazione in esse delle comunità locali sia sulla possibilità di tramutarle in un motore di sviluppo legato a dinamiche fruitive;

L’ulteriore accentuazione dei campanilismi territoriali e dell’avocazione esclusiva di competenze di enti pubblici e agenzie private, come dimostra il caso del fallito tentativo regionale di accorpamento delle ATL operanti nel QSE, che potrebbe portare non solo alla difficoltà di elaborare strategie integrate e comuni di area vasta, ma anche a perpetuare dinamiche di inutile competizione interna attraverso la messa in campo di iniziative sovrapposte e ridondanti.

Per la lettura della tesi integrale sito web: masl.digspes.unipmn.it

Tags: Master di sviluppo locale

 


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