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“Una progettazione strategica di area vasta Alba, Alessandria e Asti: il welfare e le politiche sociali”

di: Bernardo Caccherano

In un contesto in continua trasformazione e nel quale le risorse disponibili risultano sempre più frammentate e limitate, si rende necessario, per dare risposte efficaci ed efficienti ai bisogni emergenti della popolazione e del territorio, rafforzare la dimensione comunitaria, utilizzare un approccio innovativo in un’ottica di sostenibilità e ripensare le governance territoriali.

A partire da tale presupposto, il lavoro intende dare un contributo, con un focus incentrato sul tema del welfare e delle politiche sociali, allo scopo di mettere in luce alcuni dati quantitativi relativi al territorio del quadrante sud-est del Piemonte. Passa a trattare, poi, i risultati emersi dall’indagine qualitativa effettuata attraverso il confronto con alcuni attori rilevanti del territorio, in modo da poter cogliere le relazioni attuali, le dinamiche in corso e gli sviluppi possibili, con particolare riguardo alle progettazioni in atto che possono essere considerate sperimentazioni innovative di welfare, utili basi di partenza per una progettazione strategica di area vasta in materia di welfare e politiche sociali.

Trova quindi spazio un’analisi che si propone di evidenziare, in modo sintetico, i risultati del lavoro di ricerca e di indagine compiuto, mettendo in luce ed in relazione tra di loro gli elementi di forza, gli elementi di debolezza, le opportunità e le minacce (analisi SWOT) rispetto al contesto esaminato, offrendo spunti di riflessione e delineando possibili sviluppi per una progettazione strategica di area vasta del quadrante sud est del Piemonte, in coerenza con gli auspici della Diocesi di Asti, della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e di Asti Studi Superiori.

Dall’analisi complessiva emerge un quadro in cui, a fronte di una sempre più diffusa consapevolezza da parte di tutti gli attori dell’utilità di collaborare e di “fare rete” per contribuire a creare inclusione, coesione ed innovazione sociale, in un contesto normativo e di programmazione che promuove queste linee di sviluppo ed in un periodo che, dal punto di vista economico, vede segnali che denotano un lieve ma graduale superamento della crisi, si contrappongono elementi di criticità dati dalle resistenze a concretizzare strategie comuni, coordinate e condivise, oltrepassando i confini amministrativi e gli steccati tra pubblico e privato, valorizzando e diffondendo le numerose e ricche esperienze di welfare già presenti, in una visione di governance di area vasta. In sintesi: un panorama in evoluzione, ricco di concrete realizzazioni e con un considerevole potenziale di crescita sociale virtuosa, ma anche caratterizzato da minacce che i principali attori del territorio dovranno provare a trasformare in opportunità per rendere possibile una progettazione strategica di area vasta.

Sul tema delle politiche sociali da programmare a livello di area vasta, costituisce un interessante “banco di prova” la partecipazione, da parte degli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali del Piemonte, in associazioni temporanee di scopo con soggetti del terzo settore e associazioni di volontariato, al bando emesso dalla Regione, nel maggio 2017, con oggetto "WE.CA.RE.: Welfare Cantiere Regionale - Strategia di innovazione Sociale della Regione Piemonte", finalizzato a coniugare coesione sociale, welfare e sviluppo economico.

Questo atto di indirizzo testimonia l’acquisita consapevolezza per cui le politiche di welfare si sono implementate in un contesto non più attuale, dato da una crescita economica costante, una popolazione giovane, bisogni relativamente omogenei, solide strutture familiari. Con il mutare del contesto (tassi di disoccupazione elevati, crescita delle disuguaglianze di reddito e sociali, povertà e invecchiamento della popolazione), si avverte sempre più l’esigenza di ripensare i modelli di welfare tradizionali in quanto divenuti insostenibili, sotto l'aspetto economico-finanziario, e inadeguati, per l'incapacità di dare risposte efficaci ai nuovi bisogni emersi: “inadeguatezza e insostenibilità sono due cose tra loro connesse in un perverso circolo vizioso, perché considerare le persone in difficoltà semplici consumatori passivi di servizi significa creare dipendenza anziché benessere ed alimenta un'insostenibile rincorsa tra bisogni e costi sempre crescenti.”

Dalle interviste effettuate e dalle informazioni acquisite sono emerse, sul territorio oggetto dello studio, numerose e significative progettualità in corso, che presentano il tratto distintivo comune dell’innovazione sociale, quale elemento idoneo ad immaginare e valorizzare nuove esperienze e nuovi modelli, per fornire nuove risposte a nuovi e pressanti bisogni, per combattere le povertà e la vulnerabilità sociale, per favorire l’inclusione e per promuovere, al tempo stesso, un nuovo tipo di sviluppo, non solo per i cittadini ma insieme ai cittadini, favorendo l’interazione virtuosa tra tutti gli attori coinvolti nell’erogazione dei servizi, in modo da migliorare effettivamente ed in modo duraturo la qualità della vita delle persone.

Dallo studio, con le informazioni raccolte attraverso le interviste e le progettazioni più interessanti espresse dal quadrante sud est del Piemonte, appare chiaro come i sistemi di welfare si confrontino e debbano fare i conti con problemi che riguardano l’evoluzione della società nel suo complesso e non semplicemente gli utenti dei servizi: l’abituale associazione concettuale tra welfare e assistenza diventa limitativa e fuorviante, sia sotto il profilo della sua efficacia concreta, sia sotto il profilo della sua sostenibilità nel tempo.

Infatti si rende sempre più necessario dare spazio ad una accezione di welfare come catalizzatore e componente di nuove politiche integrate per la salute, l’ambiente, la cultura, il lavoro, lo sviluppo economico, che, per la loro progettazione ed attuazione, necessitano di nuove forme di governance locale ampia e condivisa. A questo si devono aggiungere il superamento delle barriere che separano le diverse professioni del sociale, lo sviluppo di una cittadinanza attiva e di un protagonismo dei singoli nel volontariato e nell’impegno a dare vita ad una imprenditorialità al servizio della società, una collaborazione tra pubbliche amministrazioni, terzo settore ed imprese che vada oltre gli steccati delle singole identità e delle rispettive missioni per conseguire, insieme, obiettivi di bene comune e di welfare di comunità.

Si deve quindi affermare un concetto di responsabilità sociale condivisa, da intendersi nel senso che, alla generazione di politiche pubbliche inclusive, devono concorrere soggetti di diversa natura, secondo un principio di reciprocità. Si rende necessario, pertanto, passare ad una nuova visione dell’economia e delle relazioni sociali, che sappia proporre nuovi paradigmi per lo sviluppo e per il benessere, in grado di valorizzare le potenzialità delle persone ed il loro agire e relazionarsi nell’ambito delle comunità in cui vivono. Allo stesso modo, i beneficiari dei servizi sociali non devono più essere considerati solamente soggetti passivi portatori di bisogni ma anche portatori di risorse utili e di potenzialità per la comunità.

Anche i territori di Alba, Alessandria ed Asti si trovano a questo bivio ed una progettazione strategica di area vasta deve necessariamente fare tesoro di questo nuovo approccio: segnali in questo senso se ne possono cogliere parecchi ed è emblematica, sotto il profilo della collaborazione instaurata e delle componenti di innovazione sociale presenti, la progettazione WE.CA.RE. che vede i territori di Asti ed Alessandria con un documento, con una strategia e con una candidatura comuni mentre Alba si è mossa in modo autonomo. Tuttavia questa situazione non deve stupire perché frutto di contesti di partenza molto diversi, che non hanno, però, impedito a questi tre territori di porre in essere un’azione coordinata e strategica, secondo un modello di governance di area vasta, che ha portato al riconoscimento dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato come patrimonio mondiale da parte dell’UNESCO.

E’ innegabile che questo risultato, sia pure molto rilevante, non costituisca un punto di arrivo ma debba considerarsi quale punto di partenza di un processo ampio e condiviso, puntando sulla sempre più diffusa consapevolezza della necessità di strategie di area vasta e di concentrazione degli interventi, in un quadro di riduzione delle risorse pubbliche disponibili: appare necessario favorire visioni condivise e strategie coordinate per un’area che non presenta una vocazione univoca, con la conseguente difficoltà di organizzare e gestire il governo del territorio in maniera sinergica su scala sovracomunale.

Si tratta, per questi territori, di affrontare una grande sfida per verificare la reale fattibilità di un percorso di sviluppo comune, improntato a principi di sostenibilità e di inclusione, aldilà di quelli che sono gli attuali confini amministrativi e di quello che emerge dall’attuale programmazione regionale, saldando il rilevante dinamismo dell’albese con l’elevata accessibilità degli altri territori, sfruttando le affinità, le peculiarità e gli elementi di complementarietà presenti.

Per la lettura della tesi integrale sito web: masl.digspes.unipmn.it

Tags: Master di sviluppo locale

 


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