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Tra i Miserabili anche l’attore Jacopo Morra

di: Intervista a cura di Elena Fassio

Al teatro Carignano di Torino è andata in scena un’edizione teatrale di Les Miserbales di Victor Hugo*. Luca Doninelli riscrive Les Miserables in maniera molto toccante, dando la sensazione di un fiume in piena. La regia è affidata a Franco Però e il personaggio di Jean Valjean, simbolo universale del riscatto dei reietti, a Franco Branciaroli: insieme hanno dato alla luce un racconto, una sinfonia umana, che fa bene all’anima e ricorda – in ogni periodo storico – che a volte disobbedire alle leggi è un dovere.  L’attore Jacopo Morra, 1990, astigiano, interpreta il capitano della polizia, il rivoluzionario Combeferre e il delinquente Babette. Jacopo, dopo essersi laureato in Ingegneria del Cinema e della Comunicazione al Politecnico di Torino, so è diplomato all’Accademia di arte drammatica di Udine. Lo abbiamo intervistato

Appena diplomato all’Accademia sei entrato a far parte di un grande spettacolo: come hai fatto?

É stato il direttore dell’Accademia, Claudio De Maglio, a chiamare me e un altro compagno per questo provino. Ho saputo da subito di essere andato bene, ma viste le dimensioni e la durata della tournée, ho dovuto aspettare diverse settimane prima di avere una risposta definitiva: quando mi hanno chiamato per dirmi che ero preso stavo lavorando al capodanno astigiano in piazza Alfieri stappando bottiglie Asti Secco; è stata un’ottima occasione per brindare.

La tournée è iniziata nella primavera del 2018 e finirà tra quasi un anno: com’è la vita di un attore in giro per l’Italia?

Fare una tournée di quasi due anni è un evento più unico che raro nel panorama teatrale italiano, quindi ci tengo a dire che è un grande privilegio. Certo, non bisogna aver paura della vita da nomade, ma se come me hai degli affetti che ti supportano e ti spronano è bellissimo. Abbiamo girato tantissimi teatri stupendi, ma abbiamo anche molto tempo libero quindi io, che sono un curioso, faccio il turista. Giro la città e assaggio tutti i piatti tipici. Ognuno ha un po’ la sua vita e anche in tournée si dedica alle sue passioni, ma siamo un bel gruppo e, specialmente con gli attori più giovani, giriamo molto insieme.

Nel cast dei Miserabili ci sono anche “mostri” del palcoscenico come Franco Branciaroli: com’è lavorare a stretto contatto con loro?

Branciaroli è una personalità molto professionale ma estremamente affascinante. Lui calca i palcoscenici d’Italia da quasi 50 anni e quando è in vena racconta alcuni aneddoti o intavola discussioni su qualsiasi tema: ha una cultura vastissima e starei ad ascoltarlo per ore. Tuttavia non incute timori reverenziali e guardandolo lavorare si capiscono e imparano molte cose, non solo sulla recitazione, ma anche in momenti di conferenza stampa o incontro col pubblico.

Anche il regista, Franco Però, è un grande nome del teatro italiano: come vi ha diretti?

Il cast è formato in tutto da 13 persone, 8 della compagnia dello Stabile di Trieste e 5 del Teatro di Brescia. Il regista si è fidato molto di noi attori, anche dei più giovani, lasciandoci indipendenti sulla nostra interpretazione. I problemi maggiori li hanno dati la scenografia, mobile e cangiante, e il testo, perché racchiudere 1500 pagine in una piéce non è facile, specialmente con un mese scarso di prove per quasi tre ore di spettacolo. Però è venuto a vedere tutte le prime e ogni tanto passa ancora a trovarci, anche se ormai lo spettacolo è collaudato.

Quali sono i tuoi progetti dopo la fine della tournée?

So di aver iniziato la mia carriera in pompa magna quindi temo che dovrò tornare alla realtà e sicuramente ci saranno periodi di vacche magre, come per la maggioranze dei miei colleghi. Spero però che le realtà con cui ho lavorato mi diano altre occasioni, e intanto mando candidature anche nel mondo del cinema. Purtroppo il cinema italiano è fatto di dinamiche molto chiuse, per cui gli attori che lavorano sono sempre gli stessi e sono pochi. Il teatro invece dà più occasione di crescita e il fatto che a Torino il Carignano fosse sempre pieno per queste dieci date, mi fa ben sperare.

La tourné de I Miserabili, finita la tappa torinese questa settimana, continuerà a Bolzano dal 31 gennaio al 3 febbraio, Genova dal 5 al 10 febbraio, Milano dal 12 al 24 Febbraio, Como 26 e 27 febbraio, La Spezia 28 febbraio e 1 marzo, Novara 2 e 3 marzo, e poi Reggio Calabria, Messina e Catania.

*Il famoso testo di Hugo

La colpa di Jean Valjean, enfant de la rue, è stata quella di aver rubato un pezzo di pane. Da lì un susseguirsi di fughe e catture, che gli impediscono di andare a scuola, poi di trovare un lavoro, fino a spingerlo sempre più giù nel crudele baratro della vita da miserabile. E con lui una marea di altri personaggi che affollano la Parigi del 1820, che cercano di tirare avanti come possono, chi sacrificandosi fino allo stremo come Fantine, chi rubando e truffando come la banda di Thénardier.

Poi il cambio di rotta: l’incontro con un sacerdote fa diventare Jean Valjean l’uomo buono e onesto che lo spettatore incontra già dall’inizio dell’opera. Sindaco senza macchia di un piccolo paesino francese, attento ai suoi cittadini e ai più poveri, Jean ha cambiato nome, ma viene comunque perseguitato dall’ispettore Javert, che non accetta che il suo mondo di leggi impassibili venga modificato, neanche se in meglio.

Mentre infatti Javert è convinto che “E’ facile essere buoni, il difficile è essere giusti”, Jean ha provato sulla sua pelle che “non sempre gli uomini giusti sono uomini buoni”. Il delinquente, generoso e solidale, stravolge l’universo binario di Javert restando super partes, senza obbedire alle regole dei buoni né a quelle dei cattivi, ma a quelle dell’umanità. “Non sono i galeotti a fare le galere, ma le galere a fare i galeotti”, ricorda Hugo per bocca di Valjean.

In questo monumentale romanzo corale, Victor Hugo racconta le storie - che a volte stentano ad essere definite “umane”, ma tornano ad esserlo grazie all’intervento di Jean – di Fantine, che dopo aver venduto tutti i denti muore per sua figlia Cosette, a sua volta allevata e amata come una figlia da Jean, del poeta rivoluzionario Marius, del perfido Thénardier che inspiegabilmente riesce a crescere, in completa povertà, due figli nobili di spirito e onesti, Eponine e Gavroche, entrambi morti negli scontri rivoluzionari del 1848.

 

Nella foto: Jacopo Morra (con la bottiglia in mano) nei panni del rivoluzionario Combeferre

 

 

Tags: Jacopo Morra, Victor Hugo, astigiani

 


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