itenfrdeptrorues

Il futuro delle città è verde

di: redazione

Si moltiplicano le proposte per le città da ridisegnare dopo la pandemia. I progetti riguardano le soprattutto le metropoli. Gli Champs-Elysées, la principale avenue di Parigi, saranno riqualificati a giardino per volontà della sindaca Anne Hidalgo come simbolo della rinascita della città dopo il Covid e come indicazione della nuova modernità. Si è costituito anche un Comitato economico per sostenere i lavori che immergeranno nel verde teatri, palazzi pubblici e negozi delle grandi marche. L’intenzione è reinventare i Champ-Elysées.

Leggi tutto

L'esempio di Raqqa, Siria

di: redazione

Leila Mustafa è una donna curda siriana. Ha combattuto per Raqqa, di cui è diventata da poco sindaca nel 2017 a none del Consiglio civile sotto il controllo congiunto arabo-curdo dall'aprile 2017. Appartiene al Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il cui capo Ocalan è in una prigione turca. "I pensieri del nostro leader, Abdullah Ocalan, ha detto Leila, sono stati il ​​fattore chiave per la liberazione di Raqqa".

Leggi tutto

Il nuovo "urbanesimo" di Stefano Boeri

di: Marco Castaldo

Stefano Boeri, architetto e urbanista di fama mondiale, intervistato da Corrado Formigli a Piazzapulita, programma di informazione su La7, analizza e propone soluzioni architettoniche e urbanistiche anche in funzione delle conseguenze della pandemia che colpisce la nostra società.

Leggi tutto

Cambiare le abitudini nelle città

di: Carlo Ratti*, Anna Konig Jerlmyr*

Il Covid 19 ha determinato cambiamenti nei modelli di lavoro che solo un anno fa erano inconcepibili. Adesso le persone lavorano in modo frammentario, usando gli uffici in momenti diversi per evitare sovraffollamenti. Oltre a ridurre il rischio del contagio, questa prassi spalma su più fasce orarie il momento in cui le persone usano le strade. In futuro, gli impiegati potrebbero partecipare a una riunione via Zoom alle nove e arrivare in ufficio a mezzogiorno. Altri potrebbero uscire alle tre del pomeriggio e concludere la giornata lavorativa via internet. Le ore di punta sarebbero una cosa del passato.

Leggi tutto

La trasformazione di Montevideo

di: Nadia Angelucci. Giornalista e scrittrice., Gruppo Reactor

Credo sia importante provare a capire quali sono le risorse, i valori e le assenze che si sperimentano nelle città, sia dal punto di vista funzionale che da quello estetico e della cura, e come costruire o ricostruire gli spazi attraverso una pratica di partecipazione. E’ stato importante apprendere dal mondo accademico ma anche dalle pratiche dei movimenti sociali e da ciò che si respira in strada a livello di costruzione culturale e sociale.

Leggi tutto

Un ponte è un gesto di pace

di: Renzo Piano

In questo posto ci siamo tutti smarriti due anni fa nello sgomento di questa tragedia e qui ci ritroviamo. Ci ritroviamo anche per un’altra ragione, per ringraziare chi ha costruito questo ponte, per l’energia che ci ha messo, con rapidità, ma senza fretta. Io ho contribuito, ho dato l’idea di un ponte che attraversi piano piano la valle, passo per passo, quasi chiedendo permesso, un ponte che sia come una nave, un grande vascello bianco che attraversa la valle.

Leggi tutto

Agopunture per il malato-città

di: Marco Pesce, architetto

Aspettando Godot.

Anno 2014

L’Ordine degli Architetti astigiano presenta il bando ARCHITETTURE SOTTILI, chiamando a raccolta i giovani progettisti locali e chiedendo loro di ripensare alcuni ambiti urbani non strategici della città. Rispondono alla call 45 architetti under 40 astigiani.

L’idea è quella di provare ad immaginare nuove occasioni di centralità per luoghi al momento privi di particolari funzioni, o con funzioni in parte da riconfigurare, e definire un nuovo approccio progettuale per gli spazi urbani.

Gli ambiti di studio individuati rappresentano emblemi di criticità presenti nella realtà urbana astigiana ma, al contempo, appaiono anche custodi di positività inespresse: si intravvedono potenzialità che, adeguatamente stimolate, potrebbero essere in grado di trasmettere i benefici al proprio intorno, sprigionare energia creativa ed indurre un positivo effetto a catena nelle zone limitrofe.

Anno 2015

Dopo mesi di attività serrata i gruppi completano il proprio lavoro: al progetto collaborano, in qualità di tutor, professionisti di fama internazionale quali Mario Cucinella, Alessandro Melis, Gonçalo Byrne, João Nunes. In città si discute delle "agopunture urbane", interventi leggeri, puntuali e a basso costo in grado di curare il degrado e migliorare il paesaggio urbano.

I criteri che guidano i vari progetti sono il budget ridotto per la loro realizzazione, la temporaneità e/o i bassi costi di manutenzione, la ricerca di soluzioni progettuali aperte e flessibili, il coinvolgimento della popolazione, l’aumento della superficie permeabile, la limitazione delle isole di calore, il miglioramento dell’accessibilità dei luoghi, l’aumento della pedonalizzazione delle aree urbane.

A maggio i 16 progetti vengono presentati alla città in diversi eventi ed infine vengono formalmente consegnati all’Amministrazione comunale. Il progetto ARCHITETTURE SOTTILI viene presentato alla Biennale dello Spazio Pubblico di Roma come esempio di approccio innovativo per gli interventi bottom-up in ambito urbano.

Anno 2016

A maggio i 16 progetti vengono (di nuovo) formalmente consegnati all’Amministrazione comunale in occasione dell’evento finale della rassegna triennale A.S.T.I. FEST, alla sua seconda edizione.

Anno 2020

Numero di Architetture Sottili realizzate in città al momento della redazione del presente testo: zero. Stiamo ancora aspettando Godot…

In questo periodo post lockdown città e comunità urbane in tutto il mondo stanno ripensando sé stesse, si stanno evolvendo cercando di migliorare la propria resilienza ovvero la capacità di tornare in equilibrio dopo una perturbazione, sia essa di natura climatica, economica, sociale, sanitaria.

Anche Asti si sta facendo delle domande, ma purtroppo sono sempre le stesse, da decenni: cosa mettiamo dentro i contenitori vuoti della città? Grande distribuzione organizzata o centro commerciale naturale? Nuovi parcheggi in centro o implementazione della mobilità sostenibile? Che fare nell’area della ex Way-Assauto?

Domande più che lecite, certo, ma che denunciano la mancanza di un approccio organico, sistemico, globale: la città è fatta di reti in perenne interazione tra loro, e senza una visione STRATEGICA del suo futuro le soluzioni saranno immancabilmente parziali, inadeguate, se non addirittura antitetiche tra loro, come spesso accaduto in passato.

Per rendere una città più vivibile è certamente necessario occuparsi delle sue aree emergenti, ma non basta: occorre anche pensare alla città “altra”, al tessuto connettivo tra gli spazi e gli edifici più importanti.

Sono i LUOGHI COMUNI, nella doppia accezione di “luoghi non emergenti” e “luoghi della comunità”: ambiti che vanno PROGETTATI, ma che non necessariamente devono essere COSTRUITI. Una città è fatta anche (e soprattutto) di vuoti, di luoghi nei quali lo sguardo e la mente di chi la abita possa rallentare, rilassarsi, spaziare.

Progettare la città non è solo riprodurre ambienti che rappresentino l’immagine dell’ordine attuale ma, al contrario, è proporre cosa essa dovrebbe e potrebbe essere in futuro.

Nei mesi di riposo forzato causa Covid-19 sono certo che molti di noi abbiano sognato di vivere in una città più verde, più accessibile, più connessa, più a misura delle utenze fragili, anche perché forse per la prima volta ci siamo sentiti tutti, indistintamente, quelli fragili.

Le ARCHITETTURE SOTTILI non avevano (e non hanno) le caratteristiche di progetti estemporanei, e a mio avviso si rivelano ancora oggi decisamente attuali poiché derivate dall’osservazione dei luoghi, dall’analisi del contesto e soprattutto dal confronto con i residenti.

Interventi leggeri, che però sottendono un progetto complessivo, un’idea di città: piccole operazioni di ridisegno dello spazio pubblico in grado di creare anticorpi al virus del l’abbandono e del degrado per il malato-città.

Il "mio" piano del traffico

di: Marco Castaldo

Da qualche settimana l’attenzione è puntata sul piano del traffico che l’Amministrazione comunale ha deciso di condividere con la cittadinanza per poter ottenere valutazioni e suggerimenti che, poi probabilmente, verranno discussi, e forse, presi in considerazione per eventuali future modifiche.

I vari soggetti, i cittadini in genere, che hanno preso visione del piano del traffico non sono certamente degli esperti in merito e non hanno, in genere, le competenze per poter esprimere un parere e una valutazione tecnica, ma, ognuno per le proprie sensibilità e conoscenze, è legittimato a dare un giudizio complessivo al progetto in generale. Per quanto mi concerne, pertanto, mi limiterò a esprimere considerazioni di massima sul concetto di “progetto” e di “visione” che traspare dal documento presentato.

Le premesse e i presupposti che l’estensore del piano del traffico si pone sono, a mio giudizio, corrette e rispecchiano le esigenze che si sono palesate, anche con maggiore evidenza a causa dell’epidemia del coronavirus. L’esigenza di passare da un traffico automobilistico ad uno pedonale, la necessità di privilegiare il mezzo pubblico nei confronti dell’utilizzo dell’auto privata, privilegiare l’uso della bicicletta e del monopattino elettrici piuttosto che i mezzi motorizzati. Tutte soluzioni auspicabili che, anche prima della pandemia, erano state da più parti e più volte suggerite e richieste perché considerate scelte di buon senso volte a migliorare la vita e la salute di tutti i cittadini.

Leggi tutto

Asti: nuovo piano del traffico. Con gli occhi del pedone

di: Laurana Lajolo

Il nuovo piano del traffico per Asti, variato rispetto alla prima versione, è un appuntamento molto importante e qualificante o, almeno, dovrebbe esserlo.

Partendo dalla mobilità dovrebbe cambiare la fruizione della città da parte degli abitanti e dei turisti. Si prevede un’area pedonale più estesa dell’attuale (che è decisamente ristretta e condizionata) e anche della ZTL, piste ciclabili più collegate tra loro (poche le esistenti), si propone un miglioramento del servizio pubblico, essenziale per ridurre l’uso delle auto e l’inquinamento.

Leggi tutto

Urbanistica tattica. Riflessioni sul centro storico di Alessandria

di: Luca Zanon, architetto

Sono troppi anni, ormai, che il centro storico di Alessandria è assediato dalle automobili. Il confronto con le altre città italiane, simili per conformazione urbanistica e per dimensione, è impietoso: praticamente tutte le città dell'Emilia Romagna, del Veneto, e diverse realtà lombarde, hanno centri storici ampiamente chiusi alle autoTrovo sinceramente assurdo che strade come via Milano o via Vochieri siano interessate dal passaggio veicolare: stiamo parlando di arterie che ricalcano la morfologia dell'antico tessuto medioevale cittadino, e quindi poco adatte al passaggio degli automezzi. Chi si trova a passeggiare lungo queste vie spesso deve camminare rasente ai muri dei palazzi per il continuo passaggio delle automobili, o zigzagare a causa della sosta selvaggia dei soliti maleducati.

Anche la tesi, sostenuta da alcuni, sul fatto che il centro storico di Alessandria non si possa chiudere al traffico veicolare perché mancano i parcheggi lascia il tempo che trova. I parcheggi a corona del centro esistono già, basterebbe semplicemente renderli più fruibili, potenziarli, organizzarli in modo che possano costituire un punto di interscambio comodo dove l'automobilista può lasciare la sua autovettura e prendere una navetta per raggiungere il centro o decidere di andare a piedi.

Leggi tutto

Traiettorie di sviluppo locale, identità territoriale, Università

di: Enrico Ercole, Master in Sviluppo locale dell’Università del Piemonte Orientale, Polo Universitario di Asti

Tradizione è innovazione

Secondo un aforisma attribuito al commediografo inglese Oscar Wilde “la tradizione è un’innovazione ben riuscita”. Questa espressione è molto utilizzata dagli antropologi culturali, gli scienziati che si erano specializzati nello studio delle popolazioni primitive, e che poi hanno messo in luce come molti dei modelli elaborati per spiegare i comportamenti di quelle popolazioni fossero riscontrabili anche nelle società moderne. Gli antropologi culturali infatti ci ricordano che esiste un legame tra comunità, identità, tradizione. La tradizione è costituita dai saperi che hanno permesso alla comunità (un paese, un territorio) di sopravvivere nel tempo e che ne hanno costruito l’identità. Se pensiamo alle colline del Monferrato e delle Langhe, i saperi legati alla viticoltura e alla vinificazione hanno permesso alle comunità locali di trarre benefici economici e hanno costituito una parte importante della loro identità fatta di usanze e feste legate al ciclo della coltivazione della vite e della produzione del vino.

Qualcosa di non molto diverso è stato messo in evidenza dagli studiosi dello sviluppo locale, che studiano il modo in cui l’economia di un luogo cresce utilizzando i saperi lì presenti. L’industria automobilistica, ad esempio, nasce a Torino utilizzando i saperi organizzativi e tecnologici ereditati dall’essere stata la capitale di un regno che doveva la sua potenza, e sopravvivenza, a un esercito ben organizzato (sovente si è usato l’aggettivo “militaresco” per definire l’organizzazione delle grandi fabbriche fordiste) e ben armato e pertanto in possesso di competenze di metallurgia (per costruire i cannoni: nel grande cortile di quello che oggi è l’Arsenale della Pace, e che in passato era l’Arsenale militare, è ancora conservato il maglio che serviva per forgiare il metallo dei cannoni), e di meccanica (per costruire le armi leggere).

Leggi tutto

Per una città solidale e più green. Intervista a Maurizio Rasero Sindaco di Asti

di: Maurizio Rasero, Sindaco di Asti

Intervista di Laurana Lajolo.

La pandemia ha provocato un ulteriore aggravamento della situazione economica e sociale della città. Quali sono i provvedimenti di intervento del Comune?

I primi provvedimenti assunti dall’Amministrazione Comunale hanno riguardato la gestione dell’emergenza alimentare con iniziative solidali come “Dona  la spesa” nata dalla collaborazione tra l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Asti e l’Associazione Dono del Volo, la Caritas, la Croce Rossa, la Pastorale Giovanile, la San Vincenzo e il Banco Alimentare. Hanno prestato anche il loro prezioso contributo la Protezione Civile e l’Associazione Asso-Albania. Questo intervento immediato ha consentito da subito di sostenere le famiglie più bisognose prima ancora che venissero stanziati dal Governo i fondi destinati all’emergenza alimentare. La raccolta fondi ha consentito l’acquisto di pacchi spesa contenenti beni di prima necessità che, grazie al supporto del prof. Calabrese, hanno fornito, tra l’altro, il giusto apporto nutrizionale per aumentare le difese immunitarie e produrre più anticorpi per contrastare l’eventuale infezione da coronavirus.

Inoltre, a sostegno della liquidità delle famiglie, il Comune di Asti è stato il primo in Piemonte a sottoscrivere l’accordo per l’anticipo degli strumenti di sostegno al reddito per le lavoratrici ed i lavoratori della Provincia di Asti con le istituzioni del territorio, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali, la Banca CRAsti. Tale accordo prevede un’anticipazione dei trattamenti di integrazione al reddito previsti dall’accordo ABI, come disciplinati dal decreto legge “Cura Italia” rispetto al momento di pagamento dell’INPS. La Cassa di Risparmio di Asti che ha concesso tale anticipo ai clienti del gruppo già titolari di conto corrente ordinario operativo, inoltre, in accordo con i sottoscrittori, vista la finalità e la valenza sociale dell’iniziativa, non ha addebitato costi per oneri o interessi ai beneficiari dell’anticipazione, fatti salvi eventuali oneri addebitati in qualità di sostituto d’imposta.

Sono state inoltre adottate le seguenti iniziative:

  • NOI CI SIAMO ..... (supporto psicologico) con l’Associazione Mani Colorate e il Consultorio Francesca Baggio del CIF (Centro Italiano Femminile)
  • Mantieni Tu le distanze con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e l’APRI
  • PER UN BUON VICINATO (il Tuo vicino è in difficoltà????telefona....) con gli Amministratori di Condominio
  • AIUTA Medici, Infermieri e operatori sanitari (ospitalità in albergo) con Asl, Dono del volo, Alpini, Associazione Albergatori e Ristoratori
  • ATTENTA alle indicazioni sanitarie - Messaggio per gli stranieri nelle varie lingue con l’Associazione Migrantes
  • Per famiglie unite e connesse con la Consigliera di Parità e la Provincia di Asti
  • Contrasto all’usura con la Fondazione la Scialuppa della CRTO

Leggi tutto

Una città all'aperto

di: Laurana Lajolo

Le recenti agevolazioni per l’ampliamento degli spazi all’aperto di bar e ristoranti cambieranno le strade e le piazze di Asti. I dehors, però, vengono necessariamente a limitare lo spazio pubblico per i pedoni compressi dalla morsa delle auto, che nelle vie medioevali del centro sembrano ancora più invadenti.

Leggi tutto

Cambio di mentalità, intervista a Giorgio Galvagno, presidente Cassa di Risparmio di Asti

di: Giorgio Galvagno, presidente Cassa di Risparmio di Asti

Intervista di Laurana Lajolo.

In questa difficilissima situazione economica, forse ancora più grave per il nostro territorio, quali sono le direttrici di intervento della Banca?

Credo che in questa particolare situazione alla banche sia affidato un compito importante e delicato: quello di essere un volano finanziario capace di sostenere nel modo più celere e sburocratizzato possibile,  le iniziative e gli investimenti, nel pubblico e nel privato, che i cospicui stanziamenti nazionali ed europei renderanno possibili. 

Leggi tutto

Risorse economiche, culturali e sociali. Intervista a Mario Sacco, Presidente Fondazione Cra e Uni-Astiss

di: Mario Sacco, Presidente Fondazione Cra e Uni-Astiss

Intervista di Laurana Lajolo.

La tragica esperienza della pandemia ha posto in primo piano il personale sanitario e il ruolo della medicina territoriale. Quale sviluppo possono avere i corsi universitari dell’Astiss del settore socio- sanitario?

Di certo il Coronavirus ha messo in grave evidenza la carenza di personale sanitario sia per il sistema ospedaliero che per la sanità territoriale e non è stata causata dall’emergenza epidemiologica visto che si è quasi fermato tutto il resto, esami, visite, interventi, ecc.
Ad Asti abbiamo puntato su corsi universitari legati al socio-sanitario proprio per soddisfare questa esigenza e non ultimo Astiss è diventata agenzia formativa svolgendo corsi di O.S.S.
Pensate che per l’emergenza con una deroga della Regione sono stati impiegati oltre 1500 operatori senza titoli che però dovranno essere regolarizzati con corsi specifici più che altro di didattica visto che
la pratica l’hanno fatta, eccome.
Astiss può diventare in questo settore un polo di riferimento regionale. Se ce ne fosse stato ancora bisogno questa pandemia ha dimostrato che Salute, Benessere ed Alimentazione sono centrali per la vita di tutti.

Leggi tutto

Le critiche di Forum del paesaggio alla semplificazione urbanistica della Regione Piemonte

di: redazione

Il disegno di legge della Regione Piemonte n. 95 del 5 maggio 2020 “Interventi di sostegno finanziario e di semplificazione per contrastare l’emergenza da Covid-19” riguardante il rilancio economico del comparto edile, da approvare con un rapido iter procedurale con l’obiettivo di rilanciare la crescita, ha riscosso le critiche di tutte le forze ambientaliste piemontesi, che ritengono che così si privilegia lo sviluppo incontrollato dell’edilizia cementiera; con una semplificazione incontrollata degli adempimenti in materia di urbanistica, di edilizia e di tutela del paesaggi, deregolando le norme antimafia.

Leggi tutto

Verde urbano: una proposta concreta

di: redazione

I Consiglieri Comunali di Asti Maria Ferlisi Angela Motta Angela Quaglia Martina Veneto Michele Anselmo Mauro Bosia Massimo Cerruti Giuseppe Dolce Davide Giargia Mario Malandrone Giorgio Spata Luciano Sutera hanno presentato il seguente ordine del giorno il 22 maggio 2020

 Premesso che:

  • Il tema che tratta la proposta dell’ordine del giorno è quello della sostenibilità ambientale, fissato come centrale negli obiettivi di sviluppo sostenibile 17 Sustainable Development Goals (SDGs) dall’ONU. E’ presente direttamente nell’obiettivo SDGs 11 (per brevità Goal 11): Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. Nel SDGs 13: Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze. Nel SDGs 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica.
  • C’è un intendimento comune sull’analisi e la visione che le città debbano essere sempre più verdi e sostenibili. La cura, il mantenimento, la regolamentazione e il potenziamento del verde sono direttamente connessi alla vivibilità della città, a un futuro sostenibile e fortemente connesso con il tema degli obiettivi sostenibili che l’Onu ha fissato.
  • Gli spazi verdi saranno nei prossimi mesi e nel futuro, sempre più utilizzati dai cittadini, dalle associazioni, dalle scuole.
  • Vi è nella cittadinanza una più grande sensibilità per le tematiche relative agli ecosistemi urbani.
  • Da più parti (la società civile, associazioni e volontariato, movimenti giovanili) i cittadini chiedono un cambiamento volto a migliorare la vivibilità delle città, contrastare l’inquinamento e i cambiamenti climatici.
  • In dichiarazioni di intenti, l’attuale Amministrazione ha annunciato una propria sensibilità sulle tematiche ambientali.

Considerato che

  • La Legislazione nazionale pone obiettivi chiari alle Amministrazioni Comunali
  • Nel 2013 è entrata in vigore la legge nazionale 10/2013: Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, affinché il prossimo sviluppo dei contesti urbani avvenga in accordo con i princìpi del protocollo di Kyoto, in modo sostenibile, rispettoso dell’ambiente e dei cittadini e nella piena consapevolezza e conoscenza del proprio patrimonio verde. L’importante ruolo che gli alberi, in particolar modo, rivestono nel controllo delle emissioni, nella protezione del suolo, nel miglioramento della qualità dell’aria, del microclima e della vivibilità delle città, rende strategica per qualsiasi amministrazione comunale la conoscenza dettagliata del proprio patrimonio arboreo.

Impegnano il Sindaco e la Giunta nell’ intraprendere le seguenti azioni concrete:

  • Giornata dell’albero:

Istituire e celebrare concretamente la Giornata nazionale degli alberi al fine di perseguire, attraverso la valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l'attuazione del protocollo di Kyoto, ratificato ai sensi della legge 1º giugno 2002, n. 120, e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell'aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all'albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani.” Legge 14 gennaio 2013, n. 10

  1. “realizzare nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università e negli istituti di istruzione superiore, di concerto con il Ministero dell'istruzione, dell'Università e della ricerca e con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, iniziative per promuovere la conoscenza dell'ecosistema boschivo, il rispetto delle specie arboree ai fini dell'equilibrio tra comunità umana e ambiente naturale, l'educazione civica ed ambientale sulla legislazione vigente, nonché per stimolare un comportamento quotidiano sostenibile al fine della conservazione delle biodiversità, avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Nell'ambito di tali iniziative, ogni anno la Giornata di cui al comma 1 è intitolata ad uno specifico tema di rilevante valore etico, culturale e sociale. In occasione della celebrazione della Giornata le istituzioni scolastiche curano, in collaborazione con i comuni e le regioni e con il Corpo forestale dello Stato, la messa a dimora in aree pubbliche, individuate d'intesa con ciascun comune, di piantine di specie autoctone, anche messe a disposizione dai vivai forestali regionali, preferibilmente di provenienza locale, con particolare riferimento alle varietà tradizionali dell'ambiente italiano, con modalità definite con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente.” Legge 14 gennaio 2013, n. 10
  • Abbattiamo le emissioni: Predisporre un piano di messa a dimora di alberi, verde verticale, siepi, orti al fine di compensare le emissioni atmosferiche di polveri sottili e CO2. Il comune fissi una quota minima da piantare ogni anno, oltre ovviamente a rispettare la Legge 10 del 2013 e la sostituzione degli alberi abbattuti.
  • Una pianta ogni nato: Adempiere alla Legge 14 gennaio 2013, n. 10, per ogni bambino nato o adottato nei comuni sopra ai 15.000 abitanti venga piantato un nuovo albero dedicato e i dati dell’albero dedicato vengano comunicati ai genitori del bambino
  • I punti verdi: Sensibilizzare i cittadini, i privati, a piantare alberi autoctoni. Istituendo, nell’ambito delle risorse disponibili dall’Amministrazione, un apposito fondo per piantumare (e incentivare i cittadini a farlo) anche alberi di una certa dimensione in modo da creare dei punti verdi in pochi anni.
  • Valorizzazione dei giardini: valorizzare i giardini privati che hanno e conservano alberi di pregio, attraverso una mappatura o un sostegno e riconoscimento non economico ma sotto altre forme.
  • Realizzare una politica condivisa con gli organi professionali e le associazioni ambientaliste di tutela, cura e potatura, che rispetti prioritariamente la vita, la salute , la conservazione e lo sviluppo dell’albero.
  • Il catasto degli alberi: Creare un Catasto degli Alberi cittadino aggiornato e consultabile online dai cittadini e dalle associazioni, di cui sia garantito l'aggiornamento in tempo reale.
    1. Ad ogni albero abbattuto deve corrispondere una scheda che ne abbia determinato lo stato fitostatico e fitopatologico.
    2. Ricordiamo che tutti i comuni sopra i 15.000 abitanti si devono dotare di un catasto degli alberi e che gli amministratori del Comune dovrebbero produrre un bilancio del verde a fine mandato, che dimostri l’impatto dell’amministrazione sul verde pubblico (numero di alberi piantumati e abbattuti, consistenza e stato delle aree verdi, ecc.).
  • Gli alberi monumentali: Una particolare attenzione agli alberi monumentali, andando quindi ad inserire alberate, alberi di valore paesaggistico, pregio naturalistico al fine di tutelarne la conservazione. Sostenere nuove pratiche di riconoscimento e portare avanti quelle già avviate, come ad esempio quella della Way-Assauto, per il riconoscimento e la tutela degli alberi monumentali come beni comuni per il valore naturalistico, storico - culturale e paesaggistico

Ricordiamo che nella legge 10 del 2013 per «albero monumentale» si intendono:

  1. l'albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l'albero secolare tipico, che possono essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali;
  2. i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani;
  • gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.
  • Il regolamento del verde pubblico e privato.

Un regolamento del verde pubblico e privato e un piano comunale sul verde urbano che ne

  1. permetterebbe una gestione corretta, scientifica e un miglioramento anche in termine di cura.
  2. Sono ormai molte le città che si sono dotate di un piano ed un regolamento del verde cittadino in armonia con gli altri strumenti urbanistici, come d’altronde previsto dalla legge 10 del 2013, “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.
  3. Il piano relativo non solo al verde pubblico, ma anche a quello privato deve essere visibile, consultabile e permetterne ai cittadini la consultazione anche al fine di tutelarlo e salvaguardarlo
  4. La comunicazione a mezzo stampa e alla cittadinanza dell'abbattimento di alberi a alto fusto e la ripiantumazione di dieci alberi al posto di quello abbattuto
  • Investire in competenze. L’individuazione di figure professionali interne all’ente che abbiano professionalità dal punto di vista scientifico per gestire al meglio il verde pubblico
  • Partecipazione. Il coinvolgimento degli organi professionali, delle associazioni ambientaliste, dei cittadini residenti nelle scelte di gestione, mantenimento, salvaguardia e potenziamento del patrimonio arboreo.
  • L’affidamento a ditte specializzate del lavoro di potatura degli alberi, al fine di mantenerne la salute e l’integrità.
  • Bilancio di fine mandato: Ricordiamo la legge 10 del 2013 che recita “Due mesi prima della scadenza naturale del mandato, il sindaco rende noto il bilancio arboreo del Comune, indicando il rapporto fra il numero degli alberi piantati in aree urbane di proprietà pubblica rispettivamente al principio e al termine del mandato stesso, dando conto dello stato di consistenza e manutenzione delle aree verdi urbane di propria competenza. Nei casi di cui agli articoli 52 e 53 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e in ogni ulteriore ipotesi di cessazione anticipata del mandato del sindaco, l'autorità subentrata provvede alla pubblicazione delle informazioni di cui al presente comma”.
  • Strumenti per gli spazi verdi urbani. Sempre citando la legge 10 del 2013 il Comune si impegna nell'ambito delle proprie competenze e delle risorse disponibili, a promuovere l'incremento degli spazi verdi urbani, di «cinture verdi» intorno alle conurbazioni per delimitare gli spazi urbani, adottando misure per la formazione del personale e l'elaborazione di capitolati finalizzati alla migliore utilizzazione e manutenzione delle aree, e adottando misure volte a favorire il risparmio e l'efficienza energetica, l'assorbimento delle polveri sottili e a ridurre l'effetto «isola di calore estiva», favorendo al contempo una regolare raccolta delle acque piovane, con particolare riferimento:
  1. alle nuove edificazioni, tramite la riduzione dell'impatto edilizio e il rinverdimento dell'area oggetto di nuova edificazione o di una significativa ristrutturazione edilizia;
    • agli edifici esistenti, tramite l'incremento, la conservazione e la tutela del patrimonio arboreo esistente nelle aree scoperte di pertinenza di tali edifici;
    • alle coperture a verde, di cui all'articolo 2, comma 5, del regolamento di cui al d.P.R. 2 aprile 2009, 59, quali strutture dell'involucro edilizio atte a produrre risparmio energetico, al fine di favorire, per quanto possibile, la trasformazione dei lastrici solari in giardini pensili;
    • al rinverdimento delle pareti degli edifici, sia tramite il rinverdimento verticale che tramite tecniche di verde pensile verticale;
    • alla previsione e alla realizzazione di grandi aree verdi pubbliche nell'ambito della pianificazione urbanistica, con particolare riferimento alle zone a maggior densità edilizia;
    • alla previsione di capitolati per le opere a verde che prevedano l'obbligo delle necessarie infrastrutture di servizio di irrigazione e drenaggio e specifiche schede tecniche sulle essenze vegetali;
    • alla creazione di percorsi formativi per il personale addetto alla manutenzione del verde, anche in collaborazione con le università, e alla sensibilizzazione della cittadinanza alla cultura del verde attraverso i canali di comunicazione e di informazione.
  • Al fine di valorizzare, tutelare il patrimonio arboreo pubblico, si istituisca un ufficio apposito dotato di competenze specifiche (botanico, agronomo forestale). La globalizzazione e gli scambi sempre più espongono il patrimonio arboreo a nuovi patogeni: l’azione di tutela, salvaguardia e valorizzazione hanno bisogno delle giuste competenze.

Ricordiamo inoltre che il tema del verde non può essere visto solo in chiave statica e di sicurezza, serve un piano, una visione, un regolamento, trasparenza su un bene comune (catasto consultabile), serve un saldo verde positivo adeguato alle sfide ambientali del futuro.

Intervista a Paolo Lanfranco, presidente Provincia di Asti

di: Paolo Lanfranco, presidente Provincia di Asti

Lei è un sostenitore del ruolo dell’ente Provincia, quali settori di intervento ritiene che dovrebbero essere riabilitati?

La Provincia, soprattutto in un territorio caratterizzato da piccoli e piccolissimi paesi, è l’istituzione che può portare avanti politiche strategiche di area vasta; la tutela del territorio, il suo sviluppo, l’erogazione dei servizi ai cittadini non possono più essere garantiti dai Comuni che, nonostante il grande impegno messo in campo da amministratori, volontari e dipendenti tuttofare, non riescono a fare fronte alle esigenze del XXI secolo: abbiamo necessità di idee, di capacità di realizzarle e metterle a sistema, di fare squadra, di portare avanti sia l’attività ordinaria sia i progetti più lungimiranti, con personale qualificato e specializzato. Questo è il compito che spetterebbe all’Ente Provincia, compito che la rende oggi ancor più necessaria che in passato; l’assetto istituzionale dello Stato non può prescindere dall’individuazione di un soggetto territoriale forte che, oltre a garantire una manutenzione di strade e scuole quantomeno accettabile, sia vocato al coordinamento ed al supporto dello sviluppo territoriale, con particolare attenzione alle materie più delicate e complesse, quali l’ambiente, la pianificazione territoriale, l’organizzazione dei trasporti. Al cittadino potrebbe essere sfuggita la proliferazione di enti, consorzi, agenzie, associazioni e società costituite per gestire materie che potrebbero benissimo ritornare alla Provincia. Un’ultima considerazione: dovrebbe essere riabilitata la democrazia diretta e la dignità di chi dedica tempo e passione all’amministrazione locale; cavalcando argomenti demagogici è stata sottratta ai cittadini la possibilità di votare; va riaffermato come l’espressione dell’orientamento politico e la valutazione sull’operato degli Amministratori non costituiscano uno spreco di risorse, bensì un fondamento della democrazia.

Leggi tutto

Ricordo di Vittorio Gregotti

di: Maria Augusta Mazzarolli, urbanista

Il mio primo incontro con Vittorio Gregotti risale a marzo del 1988.

A seguito di una relazione che avevo tenuto, a Torino, al Congresso INU Piemonte, ero stata invitata a Milano, per un incontro di lavoro.

Avevo appena lasciato il Comune di Asti e la Gregotti Associati era stata incaricata, dall’Amministrazione comunale di Torino, di redigere il nuovo PRG.

Lo Studio Gregotti, in via Matteo Bandello, in una vecchia Fornace restaurata mi apparve, subito, come un moderno studio leonardesco.

In quel contesto architettonico, in un clima di surreale armonia, giovani architetti provenienti da tutte la parti del mondo, disegnavano, parlavano, discutevano, lavoravano….. vivevano.

La personalità carismatica di Gregotti era evidente.

Non esistevano gerarchie. I ruoli erano determinati dalle competenze e dalla capacità di ognuno.

Gregotti era un uditore attentissimo, molto formale, educato (di educazione sabauda, proveniva da un’antica famiglia di industriali del novarese), insofferente per ogni manifestazione di ignoranza, presunzione, volgarità.

Uomo di cultura e di mondo. è stato, nell’ultimo scorcio del passato secolo, punto di riferimento e professionista, in tutto il mondo, per soggetti pubblici e privati.

Ogni suo progetto era concepito con il rigore di una formula matematica.

Leggi tutto

La scuola: spazio educativo

di: Laurana Lajolo

Dal movimento studentesco agli anni ’80 la scuola ha avuto un grande spazio nel dibattito pubblico e culturale con riforme e sperimentazioni fino a che i provvedimenti più recenti hanno riportato indietro l’organizzazione dei contenuti della scuola con qualche inserimento di informatica e molta semplificazione nei processi di istruzione e di formazione.

Urbanisti e architetti avevano progettato spazi educativi in comunicazione con il quartiere e edifici flessibili, che  superavano i limiti dell’aula con i banchi in fila degli studenti che vedono non i visi dei compagni, ma le loro schiene, orientati soltanto verso la cattedra del docente con un’impostazione gerarchicamente rigida. Sono state costruite scuole materne e elementari (come si chiamavano allora) improntate a una didattica sperimentale, dove trovavano posto biblioteca, mensa, luoghi ludici, giardini e anche spazi aperti agli abitanti del quartiere. Una scuola educante, insomma, per tutta la comunità.

Leggi tutto

Coronavirus: dopo, tutto non sarà più come prima

di: Maria Augusta Mazzarolli, architetto urbanista

Durante una ripresa televisiva, su una saracinesca abbassata, era ben visibile uno striscione con la scritta: DOPO, TUTTO NON SARA’ PIU’ COME PRIMA. La scritta alludeva chiaramente alle condizioni in cui ci troveremo a vivere dopo la pandemia che sta travolgendo il mondo.

Del resto la Storia ci sta insegnando come le grandi virate, che nei secoli passati sono state causate, principalmente, da scoperte della scienza e della tecnica, da guerre o da rivoluzioni per rivendicare diverse modalità di vita e/o di lavoro, possono avvenire anche per il propagarsi di un microscopico virus.

Leggi tutto

Per l'Italia: un nuovo Rinascimento?

di: Maria Augusta Mazzarolli, urbanista

II manager Vittorio Colao, a conclusione di una sua recente intervista, ha auspicato che il popolo italiano, dopo questa pandemia e ritornato alla desiderata normalità, non dimentichi l’esperienza che lo ha portato, in brevissimo tempo, a cambiare i propri stili di vita e ad utilizzare la via telematica per lavorare, studiare, comunicare…

Un’esperienza a cui il popolo italiano, nel suo complesso, nonostante non fosse stato in precedenza tecnicamente ed adeguatamente preparato, ha saputo, con inaudita velocità, adattarsi ed adeguarsi.

Perderemmo, infatti, una grande occasione se, con il tanto auspicato ritorno alla normalità, ritornassimo come “prima e più di prima”, dimenticando questa, seppur breve, ma importante parentesi.

Anche nel diciannovesimo secolo, con la Restaurazione, le teste coronata erano ritornate, più o meno, a rioccupare gli stessi scranni su cui sedevano, prima che il generale Bonaparte li avesse detronizzati. I più pensavano che tutto sarebbe ritornato come prima. In realtà i nuovi e importanti messaggi dell’Illuminismo, portati per l’Europa dagli eserciti di Napoleone, come germogli, nel gito di pochi decenni, avrebbero cambiato le sorti del vecchio continente.

Leggi tutto

Cultura e creatività

di: Laurana Lajolo

I beni culturali e paesaggistici di Asti e della sua provincia sono senza un’adeguata valorizzazione, anche se nel tempo sono stati condotti censimenti e studi e si sono sviluppate molte proposte. Dobbiamo considerarli invece, dopo la fase di buio calato su teatro, cinema, musica, arte, libri, paesaggio, tutto diventato virtuale, una preziosa mappa del tesoro da dissotterrare con una creatività propria della produzione culturale.

Qualche esempio. Il Museo Paleontologico è la vetrina dei giacimenti fossili diffusi nell’ambiente, unici per gli studi paleontologici; i parchi e le riserve naturali; l’itinerario delle chiese romaniche nel Nord Astigiano e quelli degli scrittori, tutti luoghi visitabili individualmente o da piccoli gruppi, predisponendo una app come guida, ma anche con scenari multimediali ospitati su piattaforme Web.

Leggi tutto

Città e territorio dopo il coronavirus

di: Guido Montanari, docente Politecnico di Torino ed ex assessore

In questi giorni di ripresa dopo la pausa da epidemia di Corona virus, molti si interrogano sulla città del futuro. La riflessione è necessaria e urgente, ma deve essere svolta con i piedi per terra.
È curioso notare che alcuni sostenitori della città dei grattacieli, ora propongano la città giardino, dispersa nel territorio, come soluzione all’inquinamento e alla insalubrità delle città.

La città dei grattacieli e la città giardino sono due facce della stessa medaglia: espressione dell’incapacità di guardare all’urbanizzazione come fenomeno complesso che mette in gioco salute, ambiente, lavoro, trasporto, residenza, servizi, beni culturali, spazio pubblico e privato.
La città dei grattacieli è affascinante per sfida tecnologica ed estetica, ma è una città disumana, basata sulla difficoltà di relazioni sociali, della mancanza di rapporto con la natura e con i contesti storici. La città giardino è molto bella sulla carta: tante casette nel verde, disposte intorno alla città, ma nei fatti, quando applicata diffusamente, si trasforma nell’incubo delle città americane dove sono necessarie ore e ore di trasporto giornaliero in auto su impressionanti autostrade urbane per raggiungere i luoghi di lavoro (ricordate il film “Un giorno di straordinaria follia”, con Michael Douglas?).

Leggi tutto

La domotica sociale, le smart-cities e la nuova Asti

di: Marco Castaldo

Nell’ambito della progettazione o meglio, della ri-progettazione delle nostre vite e conseguentemente dell’ambiente in cui viviamo, a seguito della pandemia coronavirus, mi collego all’interessante contributo di Laurana Lajolo (leggi l'articolo) che propone un progetto articolato, interconnesso, ma fortemente radicato alle peculiarità della nostra città, Asti.

La necessità evidente di progettare nuove modalità di convivenza per tutti, ma soprattutto con particolare attenzione alle categorie fragili quali anziani, disabili e bambini, ci obbliga necessariamente a rivedere il modello attuale delle RSA dove, occorre ricordarlo, non risiedono solo persone anziane, bensì anche molti soggetti portatori di disabilità di varia natura e che hanno esigenze decisamente differenti dagli anziani, ma che, purtroppo, trovano molto raramente la soddisfazione dei loro bisogni in strutture diverse e più specializzate delle RSA stesse.

Leggi tutto

Possibilità di ripresa

di: Laurana Lajolo

Ipotizzando possibilità di ripresa per il territorio astigiano “ricomincio” da due comparti di grande importanza economica e sociale: l’edilizia e i servizi socio-sanitari, partendo dalla storia e dall’esistente.

L’edilizia è stato sempre un volano economico e ci sono ditte edili qualificate in grado di riconvertirsi rapidamente, come hanno dimostrato negli anni ’70 con investimenti mirati non più alle nuove costruzioni ma alle ristrutturazioni nel centro storico. Utilizzando con intelligenza i finanziamenti statali, regionali e europei si può incentivare la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente pubblico e privato in senso ecologico, creare lavoro e far ripartire un considerevole indotto.

L’altro indicatore è quello dei servizi alla persona rispondendo alle esigenze della comunità nel suo complesso nel campo dell’istruzione, della  formazione, della sanità e dei beni comuni.

I corsi universitari presenti in città: infermieristica, settore sociosanitario, educazione motoria offrono una qualificazione professionale per servizi diversi: l’attività di bambini e giovani, la salute della persona e del  benessere psicofisico, le esigenze dei disabili e degli anziani.

Leggi tutto

Ricominciamo

di: Laurana Lajolo

Stiamo entrando nella Fase 2 e moltissimi vogliono tornare alla normalità, ma quale normalità dopo un’esperienza così pesante e profonda? Bisognerebbe non tornare indietro, ma “ricominciare” a produrre e a progettare correggendo gli errori compiuti, cioè iniziare qualcosa di nuovo.

Nel periodo della chiusura alcune attività sono rimaste aperte, alcune fabbriche hanno continuato a lavorare. I furbastri, i soliti che speculano sulle disgrazie e si arricchiscono, hanno prodotto le mascherine taroccate, griffes di alta moda hanno fatto cucire dalle lavoranti tute per i medici anziché abiti da sfilata e intanto disegnavano le collezioni della prossima stagione.

Vogliamo vivere come prima o, con la ripartenza, abbiamo la possibilità di apportare modifiche a scelte nocive all’ecosistema? All’inizio della pandemia, quando spuntavano ovunque gli arcobaleni dell’”Andrà tutto bene”, si facevano buoni propositi. Ora il ceto imprenditoriale grida le sue ragioni economiche di ritornare alla produzione di prima.

Leggi tutto

Asti da ricostruire

di: Ottavio Coffano

La provincia di Asti è 97° in Italia per presenze turistiche e 103° su 107 province per numero di giovani laureati in percentuale della popolazione. Sconta, come anche il giornalismo, una scarsa autonomia dal mondo della politica e delle istituzioni. Finora in questi settori Asti ha perso tante battaglie e continuerà la discesa se tutti insieme, maggioranza e opposizioni, cittadini, tecnici, politici, imprenditori e personaggi della cultura non riusciranno a ricucire le varie Asti in un unico grande progetto a lungo termine.

Ciò presuppone che in questa crisi spaventosa nasca l’esigenza di un cambiamento nei cittadini, nelle classi dirigenti, nella politica, nelle piccole e grandi lobbies che finora hanno saputo solo gestire il declino.

Leggi tutto

Come immagini il mondo dell’architettura dopo l’attuale crisi virale? Occasione [oc-ca-ṣió-ne]

di: Marco Pesce, architetto

Circostanza o concorso di circostanze che rendono possibile l’avverarsi di un fatto, o che danno opportunità di fare qualche cosa; momento adatto, opportunità.

Ci ha colti tutti di sorpresa. Nessuno era preparato ad uno scenario distopico come quello che stiamo vivendo in queste settimane: miliardi di individui improvvisamente catapultati in una condizione che media (e governi) per settimane non sono riusciti a focalizzare bene, rappresentandola come qualcosa tra un reality globale sempre più drammatico e un episodio di Black Mirror dall’esito incerto. Ora (forse) ci siamo svegliati come da una trance collettiva. Ma di fronte al dramma in corso, che senso ha parlare di architettura? Ne ha molto.

[Flashback] Nel 2013, in previsione della prima edizione della rassegna A.S.T.I. FEST, ci eravamo interrogati sulla percezione che gli abitanti avevano della propria città. Il risultato era stato talmente significativo che alcuni pensieri dei cittadini erano stati stampati su grandi post-it ed appesi per le vie, dove sono rimasti per mesi: argomenti di discussione per passanti con il naso all’insù, tutti in (pigra) attesa di qualcosa di non ben definito in grado di cambiare le cose, tra nostalgici ricordi di una città che non c’era più e sfocate speranze per una città che non c’era ancora. Più o meno gli stessi discorsi che sentiamo oggi, affacciati dai balconi o mascherati ed ordinatamente in coda al supermercato.

Leggi tutto

Una politica culturale per lo sviluppo di Asti

di: Appunti di Laurana Lajolo

Asti attraversa un periodo di stagnazione economica e sociale e, se si vuole rivitalizzare, non può fare a meno di valorizzare le sue risorse, che sono molte e stratificate nei diversi periodi di storia, il patrimonio di conoscenze e di competenze di esperti, studiosi, operatori culturali e ambientalisti, che operano in città e producono progetti e azioni virtuose.

La città ha perso molte delle sue funzioni amministrative, statali e organizzative di capoluogo con il depotenziamento della Provincia, ma rimane centrale per il territorio provinciale e per tutto il sito seriale dell’Unesco “Paesaggi vitivinicoli Langhe-Roero e Monferrato” per l’incrocio di strade, ferrovie da riattivare, di vettori commerciali e industriali (vedi ad esempio il ruolo del retroporto di Genova).

Con il suo territorio e con il sito Unesco ha potenzialità notevoli di promozione turistica e culturale secondo gli stessi parametri del MiBAC per il riconoscimento di città italiana della cultura.  (vd. più avanti)

  • MUSEI, MONUMENTI, CHIESE, PATRIMONIO NATURALISTICO: Palazzo Mazzetti, Battistero, Museo Lapidario, Reperti Egizi – La signora delle Ninfee, Reperti di epoca romana, Chiesa di S. Secondo, Duomo, S. Martino, S. Paolo, S. Caterina, Viatosto, Museo diocesano, Archivio storico del Comune di Asti, Archivio del Seminario, Casa romana di via Varrone, Torre di S. Secondo,Torre Troyana, contesto del centro storico con palazzi d’epoca come Palazzo Gazzelli, torri e il “sistema” delle piazze, Teatro Alfieri, Palazzo Ottolenghi, Itinerario nel ghetto ebraico, Museo ebraico, Sinagoga e cimitero ebraico, Museo della deportazione ebraica, Palazzo Alfieri e Centro Studi Alfieriani, Fondazione Biblioteca G. Faletti, Fondazione Eugenio Guglielminetti, Museo Paleontologico
  • Patrimonio naturalistico: Valle Andona, Parco e Museo Paleontologico Astigiano, Parchi della città.

Leggi tutto

Ripresa attività del tavolo tecnico sui temi della mobilità sostenibile

di: redazione

GIOVEDÌ 19 DICEMBRE 2019 si è tenuta la trentasettesima riunione operativa del Tavolo tecnico per la mobilità sostenibile per fare il punto sulla situazione del trasporto nella realtà territoriale del sud Piemonte e per programmare future iniziative nel corso del 2020. Alla riunione hanno partecipato FRANCESCO BORDINO (Vice Sindaco del Comune di Neive), GIOVANNI CURRADO (Presidente del Tavolo tecnico per la mobilità sostenibile), MARCO DEVECCHI (Osservatorio del paesaggio), VITTORIO FIORE (Ordine degli Architetti di Asti), SILVIO GARLASCO (Giornalista ed esperto in campo trasportistico), GIANCARLO DAPAVO (Circolo Legambiente Gaia di Asti), MARIO DIDIER, CLAUDIO LANO, GUIDO ENRICO NEBIOLO, EGIDIO PARACCHINO, ALDO PAVANELLO (Esperti in campo di trasporto ferroviario), ALESSANDRO MORTARINO (Stop al consumo di territorio e giornalista), FABIO MUSSO (Presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Asti), FLAVIO PORRICOLO e GIUSEPPE SAMMATRICE (Interessati ai temi della mobilità sostenibile).

Il Presidente FABIO MUSSO dell’Ordine degli Architetti della provincia di Asti ha aperto i lavori della riunione, sottolineando l’importanza dei temi della mobilità sostenibile attraverso una attenta pianificazione del territorio. Al riguardo, è stato ribadito come l’Ordine degli Architetti di Asti sia da sempre particolarmente attento ed interessato a questi temi, anche attraverso una serie di eventi di coinvolgimento del territorio portati avanti nel tempo. L’Ordine parteciperà con interesse alle attività del Tavolo tecnico per la mobilità sostenibile, anche grazie alla presidenza dello stesso da parte dell’Arch. Giovanni Currado, membro dell’Ordine stesso.

Leggi tutto

Commercio fuori misura

di: Mario Malandrone, Consigliere comunale di Asti

Cara Giunta ti scrivo, così mi distraggo un po'.
Siccome sui giornali ho letto di grandi novità per il 2020: l'arrivo di nuovi centri commerciali e supermercati. Non ho potuto che constatare una visione innovativa per il nuovo anno, l'annuncio di un anno in cui il commercio rifiorirà, in cui si potrà pedalare e camminare in tranquillità, i contenitori saranno abitati, anche i senzatetto avranno una casa, in centro ogni negozietto rifiorirà, la città finalmente respirerà.
La grande novità per fare tutto ciò a parere dell'amministrazione : la grande distribuzione.
La Coop che decide di migliorarsi nello spazio di Via Monti è positiva e questo è innegabile.
Altre strutture già decise come l'arrivo di Decathlon in Corso Alessandria forse porteranno lavoro e novità.
Nel caso del supermercato di Corso Savona, a ridosso del fiume, non è nemmeno una decisione della Giunta, ci piomba addosso e nessuno pare adombrare dubbi su quel recupero e sulla destinazione dell'ex mulino, si dice deciso altrove, ma positivo.
" Ritengo sia una buona proposta, che include lavori di abbellimento e sistemazione della zona:
sicuramente meglio di un contenitore vuoto" il parere a nome del' amministrazione comunale.
La giunta ci parla di grandi trasformazioni che ognuno di noi sta già aspettando da anni ma che immaginavamo fossero un po' diverse, così come per il 2019 aspettavamo l'anno del recupero degli immobili ASL.

Leggi tutto

Sintesi dell'incontro del 18 dicembre 2019

di: Laurana Lajolo

Mercoledì 18 dicembre presso il Centro Culturale FuoriLuogo si è tenuto un primo incontro aperto, promosso dalla rivista www.adlculture.it in collaborazione con il Laboratorio della città, per discutere di riqualificazione urbana. Il Laboratorio si propone come luogo di incontro, piattaforma e contenitore di idee aperto a tutti quei cittadini, professionisti, rappresentanti di categoria ed amministratori che hanno a cuore la rinascita di Asti, e che desiderano presentare proposte per una città che da troppo tempo soffre di una manifesta fase di decadenza.

L’apertura dei lavori è stata affidata agli interventi degli architetti Marco Pesce e Domenico Catrambone i quali, partendo dalle proposte emerse dalle varie edizioni di A.S.T.I. FEST – Festival dell’Architettura Astigiano, hanno introdotto il tema dei numerosi immobili inutilizzati presenti in città.

Tra gli interventi anche quello dell’Assessore all’Urbanistica Coppo. La partecipazione all’incontro è stata numerosa, a testimonianza del grande interesse per l’iniziativa.

La prima riunione ha affrontato un ventaglio di temi che dovranno necessariamente essere declinati ed approfonditi nei prossimi incontri, al fine di individuare possibili temi specifici di studio, progettualità ed intervento.

Leggi tutto

Obiettivi primari

di: Alessandro Mortarino

Quaranta/cinquanta persone presenti a un incontro convocato per discutere di rigenerazione urbana, a una settimana dal giorno di Natale, rappresentano un ottimo viatico per l'avvio di un percorso virtuoso collettivo potenzialmente in grado di produrre idee concrete da trasformare in proposte e azioni. Urgenti e necessarie.
Molti i temi già suggeriti e molti gli altri "semi" latenti che nel primo incontro non si sono potuti accennare per mancanza di tempo e che sicuramente avrebbero favorito la definizione di un "contesto" a più ampio raggio (forse sarebbe utile "contingentare" gli interventi in 3/4 minuti per consentire a chiunque di esprimersi...). Ma già la prima sessione del dibattito ha fornito un quadro chiaro della situazione e tracciato alcuni "paletti" di delimitazione opportuni.
Dagli interventi, personalmente ho tratto alcune considerazioni che mi fanno pensare che per il corretto prosieguo occorrano sviscerare innanzitutto due aspetti.
Il primo riguarda il fatto che nelle prime analisi si è ragionato di città e di contenitori vuoti secondo una visione che mi è parsa fortemente basata sulla tecnica e sull'orientamento "antropocentrico". Temo non sia sufficiente: tutto il nostro pianeta è scosso dai tremori di un modello sociale che mostra i suoi limiti fisici e indica i rischi che l'intero ecosistema corre. L'emergenza climatica ci obbliga a ripensare il ruolo delle città, a immaginare azioni di grande portata e non solo "agopunture urbane", certamente utili ma insufficienti se a monte non vi è una visione a 360° che tocchi contemporaneamente urbanistica, mobilità, spazi verdi, rapporto tra impianti produttivi e natura, bisogni dei cittadini, risposte all'emergenza - appunto - planetaria.
Il secondo elemento è di carattere metodologico: negli ultimi anni (molti anni...) ciascuno di noi e tutti assieme abbiamo offerto alla città centinaia di momenti di studio e di analisi. Convegni, conferenze, seminari, tavole rotonde, interi festival che hanno contribuito alla disseminazione culturale e alla crescita di una coscienza collettiva, ma hanno tristemente fallito nel coinvolgere operativamente le classi politiche, gli amministratori pubblici, i decisori che hanno mostrato attenzione ma, all'atto pratico, non hanno modificato le loro scelte e decretato ancora una volta il decesso imperituro della pianificazione, relegata al ruolo di passivo contabile di un'urbanistica contrattata basata sulle volontà dei singoli e non degli interessi della collettività.
Occorre quindi, a mio avviso, che questo nostro "tavolo" si ponga da subito un obiettivo, onde evitare di ripetere l'errore di credere che buone idee e buone proposte siano accolte a braccia aperte da decisori politici troppo preoccupati a non scalfire lo status quo del "si è sempre fatto così"...
Io di obiettivi primari ne intravvedo sostanzialmente due (non nominati nel primo incontro, ma già ben presenti nelle analisi di tutti):
1) a livello generale, cioè nel contesto nazionale, la necessità di avere una norma/legge di riferimento a contrasto del consumo di suolo, che favorisca nel contempo il pieno ed esclusivo riuso dei suoli urbanizzati. Come Forum Salviamo il Paesaggio, una Proposta di Legge l'abbiamo elaborata grazie al lavoro di un Gruppo multidisciplinare formato da 75 massimi esperti (http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/la-nostra-proposta-di-legge/). Questa proposta normativa è in discussione al Senato da più di un anno, ma l'iter si è "misteriosamente" arenato e ora occorrerebbe che tutta la società civile ne sollecitasse la ripresa: c'è bisogno, quindi, anche della voce degli Ordini Professionali e dei Consigli comunali, al fianco di quella dell'Ispra, della Corte dei Conti e delle oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di singole persone che compongono il Forum nazionale (http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/12/legge-consumo-di-suolo-sollecitiamo-una-mozione-a-tutti-i-consigli-comunali/). Possiamo contare su una presa di posizione in tal senso anche a livello locale?
2) a livello cittadino, credo che non occorrano grandi voli pindarici per riconoscere che il Piano Regolatore vigente, nato già "vecchio" nel 2000, risulta non attuato nelle sue previsioni e enormemente sovradimensionato: andrebbe sostituito. I Sindaci che si sono avvicendati dal 2000 in avanti mi hanno sempre detto che adottare un nuovo PRGC costa fatica, tempo, denari e che quindi "non si può fare". Non commento l'assurdità proferita (bipartisan, non è una questione ideologica...), ma sostengo che almeno l'avvio di un tavolo partecipato per un nuovo Piano Strategico sarebbe azione necessaria e improcrastinabile. Questo nostro tavolo ritiene di produrre una richiesta collettiva (cioè sottoscritta da tutti gli Ordini professionali, dalle associazioni culturali, del volontariato, ambientaliste ecc.) all'amministrazione comunale e finalmente "costringerla" ad imboccare la strada della definizione (ripeto: partecipata) di una visione per il futuro cittadino?
Se non stabiliamo precisi obiettivi da subito (e obiettivi "alti") temo che faremo un avvicente percorso culturale, ma foriero di limitati effetti pratici.
E sarebbe un vero peccato...

Il riuso dei beni comuni per i valori civici

di: Carlo Sottile

Cara Laurana,

sono venuto all’appuntamento della tua rivista carico di appunti sul tema del riuso e prevedevo di argomentare pacatamente un approccio a quel tema, che dal tempo dei lavori della Commissione Rodotà (2007) sui beni comuni, si è arricchito su tutto il territorio nazionale, Asti compresa, di progetti autogestiti, di appuntamenti referendari (2011, per l’acqua pubblica) e ultimamente, dal 2017, dell’impegno di amministratori e costituzionalisti, nella rete delle “Città per l’attuazione della Costituzione”.

Non ho potuto dar voce a questa intenzione, e come me, hanno dovuto trattenere la parola, sodali ed amici, esponenti della cittadinanza attiva e attivisti da tempo impegnati nella lotta per i beni comuni (l’acqua, la salute pubblica, ma anche il paesaggio, gli ecosistemi, la conoscenza), che erano lì presenti e che ad uno ad uno se ne sono andati. Cosa è accaduto ?

Dopo un buon inizio, tutti seduti in circolo, tutti riconoscibili, a rappresentare un confronto/dialogo a molte voci, il seguito è andato all’incontrario, in una serie di lezioni, alcune fuori tempo e fuori luogo, come quella dell’amico Cesare, altre con spunti anche interessanti, gli architetti, e poi le solite voci del “partito del mattone”, che ogni volta che si manifesta la necessità di un cambio di paradigma o di visione, ripropongono le loro tirate mercantili e oppongono i valori immobiliari ai valori civici.

Non è così? Io ho appreso ieri che l’assessore all’urbanistica e le corporazioni professionali degli architetti e degli ingegneri hanno messo mano alle norme di attuazione del PRG, rimodulando oneri di urbanizzazione e standard urbanistici, “per favorire il recupero e scoraggiare le nuove costruzioni”. Chi ha discusso quell’intesa? I cittadini? Le organizzazioni della cittadinanza attiva? Serve per mettere un freno ai fenomeni di apartheid e di gentrificazione che ormai caratterizzano tutte le città, compresa la nostra, che sono attraversate dai flussi di merci e capitali che la deterritorializzano? Basta seguire quei flussi, a piedi e fare qualche sosta nel cortile dell’antico welfare abitativo della fabbrica vetreria in C.F. Cavallotti, oppure ai “Tetti blu” dove una edilizia residenziale pubblica in dismissione non garantisce neppure la manutenzione degli edifici, per accorgersi che interventi come quelli, per non parlare di nuovi progetti di parcheggi, favoriscono quei flussi.

Vogliamo considerare uno dei riusi in corso? Quello della ex Mutua, edificio da cui è stata sgombrata, con una imponente esibizione di violenza di Stato, una comunità in divenire, costruita su bisogni di vita e diritti di cittadinanza? Io e i miei sodali semplifichiamo dicendo “sarà una RSA per ricchi”. Un esempio da manuale, su come si riattiva il circuito della rendita urbana nell’epoca dell’apartheid e della gentrificazione, facendo finta di non vedere le difficoltà in cui versa la RSA storica della città, il Maina, ricca di architetture, storie e memorie di nostre generazioni. Cara Laurana,

considero la serata di ieri una occasione persa, ma che si può recuperare, Anzi sono sicuro che sarà così, ancora una volta grazie al tuo impegno. Ma, saputo che posso avere uno spazio sulla tua rivista, non rinuncio a dar voce ai miei argomenti, che di seguito riassumo.

Un esempio di approccio al riuso, che passa attraverso la categoria dei beni comuni, stà nell’esperienza dell’Amministrazione comunale di Napoli, che ha ripubblicizzato i servizi idrici ed ha riconosciuto ad uso civico urbano nove grandi complessi immobiliari. Oppure l’esperienza di un paesino delle Marche, Terre Roveresche, dove è stato approvato un regolamento che permette al Comune di acquisire coattivamente beni di proprietà privata abbandonati all’incuria, ai quali non sia stata attribuita una funzione sociale (condizione che l’art. 42 della Costituzione pone in capo alla proprietà privata e che il Comune sollecita, nei modi e nei tempi) per destinarli alla riqualificazione e al riuso, come beni comuni e dunque in disponibilità delle organizzazioni della cittadinanza attiva. Ma vanno ricordati anche i 200 comuni che hanno approvato regolamenti e patti di collaborazione sul modello della “amministrazione condivisa” tra comuni e organizzazioni della cittadinanza attiva, in attuazione del principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale (art. 117 e 118 della Costituzione . S’Tutti questi regolamenti, costituzionalmente orientati, affermano la categoria dei beni comuni, dunque sono in primo luogo strumenti delle organizzazioni della cittadinanza attiva. Vivono di partecipazione, dunque non possono essere agiti nella dimensione ristretta, autoritaria e corruttiva, della “urbanistica contrattata”. Esprimono la richiesta di sottrarre alla mercificazione proprietà pubbliche e private, quando queste possono essere destinate ad usi civici, di tutela dei diritti costituzionali e delle attività conformi a quelli. Esprimono l’esigenza di fermare un consumo di suolo che nella sua furia mercantile (costruire per vendere o per fare da sottostante a titoli di credito) ha provocato dissesti idrogeologici, interrotto cicli naturali e concorso a produrre situazioni di apartheid in tutte le periferie cittadine.

Con cordialità e affetto.

Matera un anno dopo

di: redazione

Paolo Verri, organizzatore del programma Matera 2019 capitale europea ella cultura, ha tracciato su Il Corriere della sera (17/12/19) il bilancio molto positivo del progetto Matera 2019 capitale europea della cultura:

i numeri: 940 eventi, 312.000 spettatori, 325 location, 72.000 passaporti acquistati per Matera 2019, forte incremento della ricettività con un brand della ristorazione lucana; superstrada Bari (aeroporto) – Matera; girato il film di 007; riapertura del Teatro progettato da Ludovico Quaroni per il centro di danza e teatro contemporanei, allestimento della Cava del sole (nella foto) (700 posti al coperto, 5 mila all’aperto) per concerti.

● L’obiettivo del programma: cambiamento dell’immagine di Matera a livello nazionale e internazionale

Partner: Enel, Intesa San Paolo, Leonardo Finmeccanica

Leggi tutto

Stati Generali della città

di: Mario Malandrone

AI consiglieri di minoranza e di maggioranza
Al Sindaco

Convochiamo un consiglio comunale aperto che sia l'inizio di un processo partecipativo per la città per il recupero degli spazi abbandonati!

Spazi abbandonati

Ho partecipato all'iniziativa del 18 dicembre della rivista www.adlculture.it  a Fuoriluogo sulla rigenerazione degli spazi inutilizzati. Ho sentito suggestioni, idee, riflessioni sul riuso di spazi, sulle problematiche nel poter attuare tali obiettivi. E' stata richiamata la visione di città.
Mi sembra di essere fermo da anni nello stesso tempo, si moltiplicano riflessioni, il tema degli spazi vuoti continua a essere dibattuto, in città in passato è stato il tema centrale delle campagne elettorali, eppure l'agire rimane cristallizzato e a fare un breve conto non molto è cambiato.

Nel 2009 comparvero sulle facciate di diverse strutture pubbliche striscioni che ne denunciavano l'abbandono. Su quegli stabili comparve la scritta "spazio occupabile" erano l'ex Enel, gli immobili ASL, la palazzina di comando della ex Colli di Felizzano, l'Upim, Via Allende.....Una provocazione che denunciava la fame di alloggi pubblici.

Sono passati 11 anni e gli immobili comunali, pubblici o privati vuoti continuano essere gli stessi, qualche eccezione : L'ex Caserma Muti è diventata Fuoriluogo grazie all'impegno di giovani, lo Spazio Vinci è diventato una scuola ma non è ancora stato completato, Via Orfanotrofio una Casa di Riposo.

Tutto il resto è immobile nel suo abbandono: la maternità, l'ex ospedale, Via Allende (tornata vuota e abbandonata), il Ferrohotel abbandonato, l'Upim (privata) abbandonata, l'Enofila abbandonata, lo spazio della Waya in attesa di una chiusura della bonifica è abbandonata, gli stabili dell'ex Casermone cadenti e poi ci sono tutti gli stabili destinati a alienazione (alcune scuole di frazione, la ex sede della Croce Verde, gli stabili di Via Govone).

Leggi tutto

Manifesto IX edizione festival del paesaggio agrario

di: redazione

Astigiano: terra di fossili terra di vino

IX edizione 28 settembre – 1 ottobre 2017

Temi degli incontri: Asti, Palazzo Mazzetti Il paesaggio multimediale. Asti, Uni-Astiss Turismo responsabile attraverso l’Astigiano. Asti, Istituto Penna La formazione dell’imprenditore agricolo. Asti, Museo Paleontologico Il Museo dei fossili e l’istituzione del Distretto paleontologico. Nizza Monf.to Enoteca regionale I gemellaggi dei siti Unesco Italia-Cina e le opportunità coimmerciale.  La Court Castelnuovo Calcea Buone pratiche per la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. Vaglio Serra Il paesaggio costruito dal vino e la rigenerazione edilizia.

 A conclusione dei lavoro si è stilato questo MANIFESTO

Noi Astigiani

Noi Astigiani e Monferrini,

Noi Astigiani e Monferrini del Mondo

  • consapevoli del ruolo fondamentale del paesaggio sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale, produttivo e economico;
  • amanti della natura nelle sue diverse espressioni di acqua, terra e cielo;
  • consci dell’importanza della storia, così come della preistoria con le sue valenze archeologiche e paleontologiche, delle tradizioni, della letteratura, della cultura popolare, dei saperi locali;
  • intenditori attenti dei cibi e dei vini della Terra d’Asti e del Monferrato

proclamiamo

 

col presente Manifesto al termine della IX Edizione del Festival del paesaggio agrario,

 

che il paesaggio sia posto al centro di tutte le politiche

in termini di pianificazione, gestione e valorizzazione territoriale mediante:

  • una sempre maggiore partecipazione delle popolazioni locali alle scelte di governo del territorio, quale vero ed efficace antidoto a politiche incongrue e penalizzanti;
  • la cessazione del consumo di suolo, come obiettivo centrale di tutte le decisioni politiche di sviluppo territoriale e l’INCENTIVAZIONE al recupero e alla rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio dell’esistente
  • la VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI TIPICI E D’ECCELLENZA, garantendo un adeguato reddito alle aziende attraverso le tecniche di coltivazione, la commercializzazione e la promozione del territorio di produzione
  • la promozione della cultura della legalità a tutti i livelli anche in campo ambientale e paesaggistico, produttivo da condursi con zelo ed impegno soprattutto presso le nuove generazioni;
  • lo sviluppo sostenibile in campo agricolo, costruttivo e viabilistico, come principio guida di ogni scelta operativa,
  • il sostegno alla RICERCA SCIENTIFICA nelle varie diramazioni la sua applicazione nel campo dell’educazione e della formazione di operatori consapevoli;
  • la valorizzazione della storia E DELLA CULTURA - peculiare di ciascun territorio astigiano e monferrino - come elemento prezioso ed irrinunciabile di identità paesaggistica da condividere in modo aperto, consapevole e generoso con altre comunità e contesti sociali;
  • l’acquisizione della piena consapevolezza dell’eccezionalità del patrimonio fossilifero astigiano come elemento forte e strategico di promozione e sviluppo economico e sociale;
  • la diffusione di BUONE PRATICHE RIFERITE AL PAESAGGIO E DI UNA COSCIENZA ECOLOGICA nella consapevolezza che il paesaggio  è parte essenziale del benessere fisico della persona;
  • la scelta convinta dell’importanza dei paesaggi astigiani e monferrini - riconosciuti dall’UNESCO di valore universale – quali ambasciatori ideali nel mondo dell’eccellenza e qualità dei vini per una loro piena affermazione sui mercati internazionali;

ed infine

  • che il PAESAGGIO AGRARIO sia considerato strategico per la qualità di vita di tutta la popolazione, anche e soprattutto di quella urbana, e conseguentemente che il lavoro degli agricoltori possa trovare un pieno e definitivo riconoscimento ed apprezzamento da parte dell’intera società.

Letto ed approvato

Vaglio Serra, 1 ottobre 2017

PRIMI FIRMATARI

ILARIA BORLETTI BUITONI, BEPPE ROVERA, MARIA LODOVICA GULLINO, VINCENZO GERBI, FRANCESCO SCALFARI, PAOLO VERRI, GIANFRANCO MIROGLIO, ASSOCIAZIONE PAESAGGI VITIVINICOLI CHIARLO, LAURANA LAJOLO, MARCO DEVECCHI, MARIA PAOLA AZZARIO, CENTRO PER L'UNESCO DI TORINO, ALESSANDRO MORTARINO, IGOR STAGLIANÒ, MICHELE CHIARLO, GIULIANO NOE’, AZIENDA FONTANAFREDDA, , STEFANO CHIARLO, PIER CARLO GRIMALDI,  LAURA BOTTO CHIARLO, FERRUCCIO CAPITANI, RENZO ARATO, ANGELA MOTTA , AUGUSTA MAZZAROLLI, MARCO PESCE, ELENA IVALDI, ROBERTA REGGIO COSCIA, MOVIMENTO STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO, FORUM SALVIAMO IL PAESAGGIO, JO BOAT VICENTE, VALERIA TRIMARCO, ELENA ACCATI, ALESSANDRO BONADONNA, ROBERTA FAVRIN, TIZIANA VALENTE, RICCARDO BELTRAMO, FABRIZIO AIMAR, MONICA ZANATTA, SERGIO CONTI

La raccolta delle firme è aperta alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • 1
  • 2

 


© 2018-2020 ADL culture On-line

Autorizzazione del Tribunale di Asti n. 4/2018

logoADL
Associazione Davide Lajolo onlus - via Alta Luparia, 5 - 14040 Vinchio (AT) - P.IVA. 91006490055


Contattaci: redazione@adlculture.it

 

adlculture.it rimane a disposizione dei titolari di copyright che non è riuscita a raggiungere.