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Lo snodo urbanistico dell’area Way Assauto

di: Laurana Lajolo

Nel 1906 la cooperativa di Maestri vetrai aprono ad Asti la Vetreria con un’architettura industriale all’avanguardia. Quello stabilimento segna l’avvio del processo di industrializzazione della città, che viene incrementato con lo stabilimento della Way Assauto nel 1908. Intorno alla Vetreria nascono le case operaie e il circolo dei vetrai, l’asilo Ferrer (poi Educatorio e ora scuola per l’infanzia Lina Borgo). Intorno alla Way Assauto il quartiere si popola di nuove case di lavoratori con piccolo giardino e orto e inizia l’espansione della città nell’area di corso Alessandria.

Rimando allo studio dell’arch. Alessandro Cutelli riguardo alle caratteristiche architettoniche e produttive della fabbrica Way Assauto e alle sue trasformazioni per adeguare spazi di lavoro ai nuovi processi tecnologici. Cutelli sottolinea come lo stabilimento faccia ancora parte del paesaggio urbano e sottolinea il valore dell’architettura razionalista degna di conservazione e valorizzazione, che dovrebbe rimanere leggibile anche in fase di ri-funzionalizzazione del sito. (Lo studio è pubblicato su www.adlculture.it).

Una passata edizione di AstiFest dell’Ordine degli Architetti, Urbanisti e Paesaggisti della provincia di Asti si è occupata di archeologia industriale e mi auguro che presto quella documentazione possa avere un ulteriore sviluppo.

A partire dagli anni ’80 del ‘900 la Vetreria, diventata AVIR, viene trasferita a Quarto e la fabbrica metalmeccanica, cuore del movimento operaio astigiano, viene prima ridimensionata e poi chiusa. Sul sedime della Vetreria vengono costruiti condomini salvando soltanto la più antica Enofila (1874), che deve ancora avere una destinazione, mentre l’area della Way Assauto di proprietà privata, anche a causa del grave inquinamento del sito è rimasta abbandonata, un ”buco nero” che interrompe il tessuto cittadino.

Nel frattempo in corso Casale e in corso Alessandria si è insediata la grande distribuzione e la città si è dilatata in modo anonimo, senza più un centro riconosciuto del quartiere, con pochi servizi pubblici. Il quartiere è multietnico con insediamenti abitativi di famiglie giovani, ma privo di aree attrezzate e di aggregazione e di servizi collettivi.

L’area della Way Assauto assume dunque una precisa valenza urbanistica di raccordo tra comparti cittadini e quell’area potrebbe essere recuperata e trasformata in servizi a disposizione del pubblico attraverso una ampia consultazione della cittadinanza. Si possono progettare un parco polifunzionale ricreativo (come stanno progettando in altre città delle stesse dimensioni della nostra), collocare  nella struttura industriale laboratori tecnologici e di ricerca, attrezzature per lo smart working, gallerie d’arte e residenze di artisti sfruttando la luce delle grande finestrature (come avviene in altre città postindustriali), spazi polifunzionabili adattabili a esigenze divere e temporanee, un Museo del lavoro nella palazzina più antica del complesso industriale. Si creerebbero nuove occasioni di lavoro in campo sportivo, culturale, ambientale, scientifico e si qualificherebbe un settore importante della città.

L’area polivalente sarebbe un collegamento con i corsi che arrivano e partono dall’ex-fabbrica, ma anche con piazza Primo Maggio e corso Alfieri, valorizzando il pregevole Battistero (che oggi è quasi dimenticato anche nei percorsi turistici), e anche con il polo universitario.

I futuri spazi pubblici polivalenti possono interconnettersi con funzionalità già esistenti e altre nuove come il plesso scolastico del CPIA, nell’ex Macello e poi Comando dei vigili, e progetti come la possibile destinazione dell’Enofila a sede della Scuola alberghiera o a centro sportivo, governando urbanisticamente l’espansione di una porzione storica della città.

E’ un sogno visionario? Può darsi, perché vanno risolti alcuni spinosi problemi attinenti alla proprietà e all’inquinamento del suolo. Ma potrebbe anche essere un suggerimento per ripensare urbanisticamente un comparto importante della città e mantenere tracce di storia.

In questa prospettiva sarebbe significativo che professionisti di diverse competenze e l’Amministrazione comunale facessero crescere e precisassero il “sogno visionario”, perché può anche accadere che si possano realizzare progetti impegnativi a favore del bene pubblico.

Tags: sviluppo locale, Laboratorio città, riqualificazione edifici

 


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